{"id":12299,"date":"2014-10-19T00:01:28","date_gmt":"2014-10-19T00:01:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12299"},"modified":"2014-10-19T00:01:28","modified_gmt":"2014-10-19T00:01:28","slug":"gli-insegnamenti-che-nulla-hanno-insegnato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12299","title":{"rendered":"Gli insegnamenti che nulla hanno insegnato"},"content":{"rendered":"<p>Il testo del 1999 &#8220;Les enseignements de l&#8217;aventure europ\u00e9enne&#8221; di Tommaso Padoa Schioppa<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> costituisce, con lucida e profonda consapevolezza, un magnifico archetipo della settaria ideologia europeista. Sar\u00e0 nostro compito in questo frangente metterne in luce le aporie e gli errori teorici dal punto di vista politico prima che economico.<\/p>\n<p>Niente pi\u00f9 del processo stesso di costruzione dello Stato sovranazionale europeo, infatti, testimonia meglio l&#8217;ideologia liberista che permea cos\u00ec profondamente le sue strutture di governo. Quanto pi\u00f9 si procede in questa strada, tanto pi\u00f9 si annullano i divieti alla libera circolazione dei capitali, aumentano le dismissioni e le svendite del patrimonio pubblico parallelamente all&#8217;aumento di privatizzazioni e costituzioni di oligopoli sovranazionali. Tanto i critici, quanto i sostenitori e i fautori di questo processo ne ammettono ormai la realt\u00e0 e la consistenza. Ci\u00f2 che merita ancora di un&#8217;attenta analisi sono gli elementi dottrinali e politici che tale progetto implica e che il testo di Padoa Schioppa ha il merito di mettere in luce.<\/p>\n<p><em>In primis<\/em> il paradosso della concorrenza fra Stati quale cardine del processo di integrazione.&#8221;I paesi costruiscono l&#8217;Europa facendosi concorrenza ugualmente&#8221;. Con inadeguata comprensione del fenomeno, si scrive che il processo di unificazione \u00e8 lungi dall&#8217;essere compiuto perch\u00e9 manca un&#8217;omogeneit\u00e0 dei paesi nelle politiche fiscali e giuslavoristiche, e non si capisce che proprio in virt\u00f9 di questo punto, il capitale ha compiuto il suo pi\u00f9 grande capolavoro. Mantenendo le divergenze tra gli Stati nazionali all&#8217;interno di una rigida cappa monetaria che non permette svalutazioni, con il sapiente uso della competizione, si sono create, e si continuano a creare, condizioni per illimitate occasioni di profitto.<\/p>\n<p>In secondo luogo, tale competizione altera e distorce completamente il fine ultimo dell&#8217;Unione enunciato dallo stesso Padoa Schioppa, cio\u00e8 la <em>Pax europea<\/em>. \u00c8 Evidente che continueranno ad esistere Stati che contribuiranno di pi\u00f9 al bilancio, e Stati a cui verr\u00e0 chiesto di abbassare ulteriormente le tutele e le garanzie sulle normative giuslavoristiche; continueranno ad esistere Stati magnete per i capitali, e Stati a cui sar\u00e0 chiesto di rinunciare ad ogni parvenza di sanit\u00e0 pubblica. Ma questo sar\u00e0 solo il portato pi\u00f9 evidente della traduzione dei principi del <em>laissez faire<\/em> come metodo di governo europeo. E&#8217; possibile, e anzi fortemente realistico, che le disfatte sociali e politiche di alcuni stati di fronte ad altri, nel panorama europeo, creino l&#8217;occasione per nuove ritorsioni e revanscismi che, attraverso la mobilitazione delle masse, riportino l&#8217;identit\u00e0 nazionale ad imperativo politico esclusivo, esaustivo e totalizzante. Insomma l&#8217;Unione, nella realizzazione dei suoi particolari fini, sarebbe in procinto di realizzare, in suo seno, quelle esecrabili condizioni, che cerca di rifuggire. Dov&#8217;\u00e8 la governance e l&#8217;unit\u00e0 europea in un quadro in cui i tedeschi perseguono ostinatamente con il paradigma del rigore; i francesi, con un presidente in piena cisi di consenso, che si propongono di sforare abbondantemente il limite del deficit del 3% imposto dal trattato di Maastricht, ma che non sono disposti a che anche altri lo facciano; i greci, notizia di pochi giorni, sempre pi\u00f9 collocati ad uscire in anticipo dal programma di controllo e sorveglianza dei propri conti da parte della Troika; ed infine l&#8217;Italia, che a dispetto degli annunci del suo premier, sembra orientata a rispettare remissivamente tutte le assurde direttive europee?<\/p>\n<p>In questo quadro paradossale si inscrive la concezione dello Stato nazione come realt\u00e0 da superare. &#8220;Creare l&#8217;Europa unita significa liberare lo Stato nazionale dal demonio del totalitarismo, minaccia sempre latente fintantoch\u00e9 la sovranit\u00e0 \u00e8 concentrata in una sola istanza. Distruggendo questa concezione esclusiva, la costruzione europea ha esaltato il ruolo benefico dello Stato nazionale, che conserva il suo valore positivo di tradizione storica e culturale&#8221;, o ancora &#8220;la frontiera fra il bene il male cessa di coincidere ipocritamente con le <strong>frontiere degli Stati<\/strong> per attraversare le nazioni e la <strong>coscienza individuale<\/strong> di ognuno. Tale \u00e8 il senso pi\u00f9 profondo della <strong>redenzione<\/strong> e della verit\u00e0 che la costruzione pacifica di una Europa unita offre alle nazioni europee&#8221;<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Tale apparato ideologico non si preoccupa di celare un meccanismo ricattatorio e volutamente paternalista nei confronti degli Stati nazionali e dei popoli europei. L&#8217;ispirazione della colpa \u00e8 solo il dispositivo per far leva sulla costruzione della buona comunit\u00e0 politica, che, in tale prospettiva, non \u00e8 mai quella storicamente realizzata negli stati nazionali, ma quella che dovrebbe essere negli intenti dell&#8217;uomo saggio. La virt\u00f9 individuale \u00e8 moralmente superiore ad un&#8217;etica condivisa di una comunit\u00e0. Se la virt\u00f9 \u00e8 il bene supremo, non la patria in quanto tale, solo la comunit\u00e0 virtuosa o il miglior ordine politico pu\u00f2 pretendere la lealt\u00e0 del saggio<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. La visione di questi uomini fanatici, dunque, contempla pienamente il tradimento della propria comunit\u00e0 e delle leggi costitutive del proprio Stato.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 deriva anche la ragione per cui le istituzioni europee debbano essere messe al riparo dai processi elettorali o dalle influenze politiche, il bene superiore per cui agiscono non pu\u00f2 essere messo al servizio del popolo. Per una tale ideologia il compito della banca centrale europea, ad esempio, \u00e8 quello di &#8220;convincere che la sua indipendenza e la sua azione non sono responsabili della disoccupazione in Europa&#8221;, non di lottare per abbatterla. La disoccupazione \u00e8 solo un effetto collaterale necessario, del comandamento generale della stabilit\u00e0 dei prezzi. In tale concezione, le istituzioni non sarebbero altro che un sistema di appagamento di tendenze e di bisogni, e quindi un organismo neutro, asettico, naturale. Niente di pi\u00f9 assurdo, ogni istituzione ha sempre un connotato sociale (e politico), funzione del gruppo che ne promuove la genesi, la diffusione e la resistenza<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. L&#8217;indipendenza di una banca centrale, in questo senso, \u00e8 il portato ideologico estremo di un gruppo di &#8220;burocrati rivoluzionari&#8221; iperliberisti.<\/p>\n<p>Infine, il tema della sovranit\u00e0. Con quale superficialit\u00e0 e astrattezza si pu\u00f2 scrivere che essa pu\u00f2 essere ceduta? Lo stesso art.\u00a011 della Costituzione italiana reca nell&#8217;inciso la condizione necessaria per alcune limitazioni di sovranit\u00e0, ovvero la loro l&#8217;attuazione simmetrica e con equivalente forza anche negli altri Stati, condizione che per ora manca del tutto: \u00abl&#8217;Italia [&#8230;] consente, <strong>in condizioni di parit\u00e0 con gli altri<\/strong><strong> Stati<\/strong>, alle limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni\u00bb. Occorre, per di pi\u00f9, notare che il verbo utilizzato \u00e8 limitare non cedere. Differenza fondamentale. Uno Stato che limita i propri poteri, rinuncia ad utilizzarli, ma ne rimane il legittimo possessore. Ne deriva che i trattati europei non possono essere altro che diritto internazionale, che acquisiscono la loro forza in virt\u00f9 del fatto che gli Stati rinuncino ad utilizzare alcune delle loro prerogative. Ci\u00f2 invalida nettamente la proposizione secondo la quale l&#8217;Unione Europea non sarebbe altro che il primo passaggio dallo stato di natura allo stato civile nel campo dei rapporti tra Stati sovrani<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Il rapporto tra Stati \u00e8 ancora un rapporto profondamente immerso nello stato di natura. Non c&#8217;\u00e8 nessuna autorit\u00e0 morale che obbliga a rispettare i patti tra Stati, perch\u00e9 primo e incondizionato pu\u00f2 essere solo il diritto col quale uno Stato si autodetermina. Gli Stati sovrani vivono l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro nello stato di natura e possiedono il carattere della personalit\u00e0 giuridica. Ciascuno \u00e8 sovrano alla pari degli altri, ciascuno possiede il medesimo diritto alla guerra. Eppure, non siamo di fronte ad una situazione priva di diritto, nella misura in cui ogni stato riconosce queste qualit\u00e0 distintive nell&#8217;altro da s\u00e9. Tuttavia, se il diritto internazionale si crea a partire da questo riconoscimento, esso pu\u00f2 basarsi, come richiama Machiavelli<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, solo sulla forza specifica di ciascuno Stato rispetto ad un altro e in base a determinate condizioni estrinseche che portano a stringere patti. Proprio di entrambi i fattori \u00e8 la loro occasionalit\u00e0. I fattori alla base di ogni patto tra Stati sono cio\u00e8 congiunturali, e nessun patto pu\u00f2 essere eterno, nella misura in cui i fattori che lo fondano si trovano a cambiare.<\/p>\n<p>Dunque, come scrive Rousseau la sovranit\u00e0 \u00e8 indivisibile, per la stessa ragione per cui essa \u00e8 inalienabile, &#8220;Poich\u00e9 la volont\u00e0 \u00e8 generale o non lo \u00e8; essa \u00e8 volont\u00e0 del corpo del popolo o soltanto di una sua parte. Nel primo caso, questa volont\u00e0 dichiarata \u00e8 un atto della sovranit\u00e0 e fa legge; nel secondo, non \u00e8 che una volont\u00e0 particolare o un atto della magistratura, tutt\u2019al pi\u00f9 un decreto. Ma i nostri politici, non potendo dividere la sovranit\u00e0 nel suo principio, la dividono nel suo oggetto; la dividono in forza e volont\u00e0, in potenza legislativa e in forza esecutiva, in diritti di imposta, di giustizia e di guerra, in amministrazione interna e in potere di trattare con lo straniero; a volte confondono tutte queste parti e a volte le separano e fanno del sovrano un essere immaginario formato di pi\u00f9 pezzi messi insieme, come se componessero l\u2019uomo a partire da pi\u00f9 corpi, uno dei quali avrebbe gli occhi, l\u2019altro le braccia, l\u2019altro i piedi e nient\u2019altro<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>&#8220;. Il filosofo francese ci dice, cio\u00e8, che ogni separazione all\u2019interno del potere sovrano \u00e8 fittizia ed irreale. La stessa tripartizione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario, non annulla l&#8217;unit\u00e0 e la pienezza della sovranit\u00e0, che risiede nel popolo e nelle sue leggi costitutive. In questo senso i poteri concessi all\u2019Unione non sarebbero altro che una mera delega, una rinuncia temporanea. Essa, quindi, pu\u00f2 esercitare la propria forza solo in virt\u00f9 di una finzione giurisdizionale, ovvero che i legittimi popoli sovrani, attraverso le loro assemblee, abbiano rinunciato ad esercitare o delegato la propria sovranit\u00e0, peraltro senza mai essersi mai veramente espressi su questo punto. Si pu\u00f2 e si deve distinguere fra il diritto e l&#8217;esercizio del potere supremo, ma non si pu\u00f2 non ammettere che il secondo derivi dal primo. Lo stesso Padoa Schioppa non pu\u00f2 sorvolare sul fatto che &#8220;l&#8217;Europa si \u00e8 fatta seguendo un metodo che si potrebbe definire col termine dispotismo illuminato, procedura perfettamente legittima, ma ancorata al metodo democratico solo per l&#8217;esistenza della democrazia all&#8217;interno degli Stati, non da un processo democratico europeo&#8221;<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Questo \u00e8 di gran lunga il paradosso pi\u00f9 rilevante cui si trova di fronte la costruzione sovranazionale europea: essa trae tutti i suoi poteri da quegli organismi che intende cancellare. Le istituzioni europee, per\u00f2, spingono con insistenza le burocrazie nazionali e i partiti a compiere &#8220;il lavoro sporco&#8221;, a tagliare salari, pensioni e stato sociale, ponendo nell&#8217;immaginario sociale i poteri statuali nazionali nel negativo, mentre, con abile propaganda le istanze europee volte alla modernizzazione all&#8217;efficientamento, alla sburocratizzazione passano nel positivo. L&#8217;uomo che governa deve ordinare ad altri di punire colui che ha bisogno di costrizione, mentre lui stesso deve assegnare premi, consiglia il saggio Simonide al tiranno Gerone, oggi la tirannia europeista ha imparato in pieno la lezione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> T.Padoa Schioppa, les enseignements de l&#8217;aventure europ\u00e9enne, in Commentaire, n.87, 1999. Pp.575-592.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> T.Padoa Schioppa cit., pp.582-583.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> L. Strauss, Sulla Tirannide, VII, p.140.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> C. L\u00e9vi-Strauss, &#8220;Histoire et ethnologie&#8221;,\u00a0<em>Revue de M\u00e9taphysique et de Morale<\/em>, 54 (1949), pp. 363-91, ristampato in C. L\u00e9vi-Strauss,\u00a0<em>Anthropologie structurale<\/em>, cit., trad. it. &#8220;Storia ed etnologia&#8221;, in\u00a0<em>Antropologia strutturale<\/em>, cit., pp. 13-41.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0T.Padoa Schioppa cit., p.575.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> N.Machiavelli, Discorsi sulla prima deca di Tito Livio, l.3, XLII.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> J.J. Rousseau, Il contratto sociale, L. II, cap. 2.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> T.Padoa Schioppa cit., p.577.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo del 1999 &#8220;Les enseignements de l&#8217;aventure europ\u00e9enne&#8221; di Tommaso Padoa Schioppa[1] costituisce, con lucida e profonda consapevolezza, un magnifico archetipo della settaria ideologia europeista. Sar\u00e0 nostro compito in questo frangente metterne in luce le aporie e gli errori teorici dal punto di vista politico prima che economico. Niente pi\u00f9 del processo stesso di costruzione dello Stato sovranazionale europeo, infatti, testimonia meglio l&#8217;ideologia liberista che permea cos\u00ec profondamente le sue strutture di governo. 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