{"id":12316,"date":"2014-10-29T03:03:53","date_gmt":"2014-10-29T03:03:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12316"},"modified":"2014-10-29T03:03:53","modified_gmt":"2014-10-29T03:03:53","slug":"giorgio-mascitelli-lascensore-si-e-rotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12316","title":{"rendered":"Giorgio Mascitelli: L&#039;ascensore si \u00e8 rotto"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\"><i>Da \u201cAlfabeta 2\u201d del 3.7.2014. Ringrazio l&#8217;autore per l&#8217;autorizzazione a pubblicare l&#8217;articolo [gm]<\/i><\/p>\n<p class=\"western\">\n<p class=\"western\">Il Censis ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto relativo alla crescente sfiducia nella scuola italiana come strumento di avanzamento sociale. In esso si snocciolano una serie di dati drammatici e pertinenti, dal calo delle iscrizioni all\u2019universit\u00e0 alla crescita del tasso di abbandoni degli studi degli alunni di famiglie disagiate e altri per la verit\u00e0 un po\u2019 fuori luogo rispetto al tema della sfiducia nella scuola, come la crescente preoccupazione per l\u2019insufficienza o la totale mancanza di posti nella scuola dell\u2019infanzia, specialmente nelle grandi aree urbane.<\/p>\n<p class=\"western\">Del resto la notizia di fondo non \u00e8 certo inedita: gi\u00e0 nel 2010 l\u2019OCSE in uno suo documento aveva segnalato l\u2019Italia, insieme a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, come uno dei paesi in cui la scuola garantisce meno mobilit\u00e0 sociale (per la cronaca i paesi pi\u00f9 virtuosi sono quelli scandinavi e l\u2019Austria, cio\u00e8 paesi dove lo stato sociale funziona ancora).<\/p>\n<p class=\"western\">Ci\u00f2 che lascia sorpresi nel rapporto Censis e nel modo in cui \u00e8 stato accolto sui giornali \u00e8 il fatto che non una parola venga spesa sul contesto economico-sociale in cui questa crisi si svolge, per cui un lettore potrebbe essere indotto a credere che sia un problema specificamente scolastico. Per esempio, se la disoccupazione e la sottoccupazione intellettuali aumentano, pi\u00f9 che un problema di scarsa efficienza scolastica si tratta di una conseguenza del calo dell\u2019occupazione nella pubblica amministrazione e nella grande industria ossia nei settori che tradizionalmente hanno bisogno di manodopera qualificata. Forse allora pi\u00f9 che chiedersi se la scuola sia pronta o meno alle esigenze del mercato del lavoro, tema dominante nella discussione pubblica, bisognerebbe chiedersi dove reperire fondi per investimenti lungimiranti in settori avanzati, vista la scarsa propensione del capitale privato a investimenti di questo genere.<\/p>\n<p class=\"western\">In questo sguardo strabico sulla scuola si deve riconoscere una prova eloquente dell\u2019egemonia culturale del discorso neoliberista. \u00c8 infatti uno dei fondamenti ideologici del neoliberismo, in particolare della sua variante blairiana con il suo welfare delle opportunit\u00e0, affidare alla scuola la responsabilit\u00e0 assoluta e unica di una mobilit\u00e0 sociale, negando l\u2019evidenza che pi\u00f9 aumenta la disuguaglianza a livello generale meno \u00e8 possibile alla scuola esercitare alcuna funzione di mobilit\u00e0 sociale. Questo discorso in un paese debole e perdente nella globalizzazione come l\u2019Italia assume poi dei caratteri particolarmente dannosi perch\u00e9, prendendo a modello paesi che occupano gradini superiori nella gerarchia internazionale, non consente di analizzare con realismo le problematiche e le risorse effettivamente presenti nella scuola italiana.<\/p>\n<p class=\"western\">L\u2019atteggiamento di scarsa consapevolezza delle classi dirigenti italiane su queste tematiche mi sembra testimoniata da due episodi. Da un lato il provvedimento del governo Letta che stanziava delle risorse per creare posti di lavoro stabili per giovani e che peraltro non ha raggiunto minimamente gli obiettivi stabiliti (pensato per la formazione di centomila posti tra il 2013 e il 2015, ha contribuito a crearne solo ventiduemila) riguarda solo coloro che sono privi di titoli di studio. Dall\u2019altro \u00e8 molto indicativa la polemica condotta da illustri economisti contro il liceo classico, perch\u00e9 in questa scuola andrebbero gli studenti migliori che diventerebbero menti strappate alle scienze e all\u2019economia.<\/p>\n<p class=\"western\">Il che dimostra la tendenza delle nostre classi dirigenti a occuparsi del sesso degli angeli anche in una chiave pragmatico-economicista, visto che, in un paese in cui una quota crescente dei pochi neolaureati in materie tecniche e scientifiche va all\u2019estero perch\u00e9 non trova sbocchi lavorativi sul mercato interno, sono verosimilmente altre le emergenze in quell\u2019ambito.<\/p>\n<p class=\"western\">Infine non va dimenticata la sostanziale ipocrisia della commissione europea che a parole invita i singoli paesi a rafforzare le politiche dell\u2019istruzione, e dall\u2019altro richiede esplicitamente tagli crescenti alla spesa scolastica. E forse varrebbe la pena di chiedersi se questa pericolosa schizofrenia sia frutto soltanto della progressiva incapacit\u00e0 di governo delle istituzioni europee o sia piuttosto un prodotto di una politica volta a consegnare all\u2019Italia e agli altri paesi mediterranei il ruolo di fornitore di manodopera non qualificata. Insomma l\u2019ascensore sociale si \u00e8 rotto, ma i tecnici non sembrano capaci n\u00e9 particolarmente desiderosi di ripararlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da \u201cAlfabeta 2\u201d del 3.7.2014. Ringrazio l&#8217;autore per l&#8217;autorizzazione a pubblicare l&#8217;articolo [gm] Il Censis ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto relativo alla crescente sfiducia nella scuola italiana come strumento di avanzamento sociale. 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