{"id":12353,"date":"2014-10-26T00:05:22","date_gmt":"2014-10-26T00:05:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12353"},"modified":"2014-10-26T00:05:22","modified_gmt":"2014-10-26T00:05:22","slug":"per-un-altro-modello-di-banca-al-servizio-delloccupazione-del-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12353","title":{"rendered":"Per un altro modello di banca al servizio dell&#039;occupazione del paese"},"content":{"rendered":"<p>Dal socio Alessandro Andriola dell&#8217;ARS di Milano riceviamo e volentieri pubblichiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Black,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Il documento che segue \u00e8 stato scritto ormai qualche mese fa ed \u00e8 al contempo un tentativo di analisi politico-economica e commento critico alla piattaforma contrattuale ed al successivo documento \u201ctecnico\u201d (stilato con l\u2019ausilio di esperti), presentati dai sindacati firmatari di categoria alla controparte datoriale, l\u2019Associazione Bancaria Italiana (ABI) in vista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) settore credito, la cui scadenza sar\u00e0 pi\u00f9 che probabile oggetto di nuova proroga fino a febbraio 2015. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Black,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Inserir\u00f2 qualche breve nota esplicativa per la pubblicazione su Appello al Popolo, sperando di renderlo comprensibile anche ai non addetti ai lavori. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>Per un ALTRO modello di banca al servizio dell\u2019occupazione e del Paese<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Il documento <b>\u201cPer un nuovo modello di banca al servizio dell\u2019occupazione e del Paese\u201d<\/b> redatto dalle sigle sindacali firmatarie si affianca alla piattaforma contrattuale presentata a marzo 2014 nel tentativo di rafforzarne i magri contenuti.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">La piattaforma si era rivelata palesemente NON all\u2019altezza della situazione, anche se alcune idee erano e rimangono condivisibili (come quelle su esternalizzazioni, consulenze, tetto agli emolumenti del top management, limitazioni alle deroghe al CCNL*), <b>ma nell\u2019insieme<\/b> era priva del coraggio e dell\u2019ampiezza di respiro necessari ad un passaggio <b>storico <\/b>come quello attuale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Evidenti criticit\u00e0 all\u2019interno dello stretto ambito<i> sindacale<\/i> si palesavano:<\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">nel limitarsi spesso a richiedere informative e il coinvolgimento in commissioni bilaterali,<\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">nella richiesta economica di 175 euro che (con un <b>ROE<\/b>**<b> medio allo 0,1%<\/b>) <span style=\"text-decoration: underline;\">nel caso, non potr\u00e0 che sostanziarsi, <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>come lo scorso rinnovo<\/b><\/span><b>,<\/b> in una partita di giro con la quota di retribuzione differita, <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">nella troppa enfasi <i><span style=\"text-decoration: underline;\">sull\u2019ottenimento<\/span><\/i><i> <\/i>del \u201cFondo per l\u2019Occupazione\u201d in occasione dell\u2019ultimo rinnovo, quasi fosse una conquista. Esso non \u00e8 che un fondo <span style=\"text-decoration: underline;\">pagato <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>quasi interamente<\/b><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"> (80 milioni su 87) dai<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><b> lavoratori <\/b><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\">(Aree professionali, Quadri e Dirigenti)<\/span> che <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>in vece<\/b><\/span> di finanziare le 30.000 <span style=\"text-decoration: underline;\">NUOVE assunzioni<\/span> <span style=\"text-decoration: underline;\">millantate<\/span>, andr\u00e0, nero su bianco, ad integrare il \u201cFondo esuberi\u201d (il fondo di solidariet\u00e0 di settore che permette prepensionamenti fino a 5 anni prima della quiescenza) nella gestione delle prossime <i>tensioni occupazionali<\/i> (esuberi di personale) che imbastiranno <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>le aziende<\/b><\/span>. <\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>* <\/b><\/span><span style=\"font-size: small;\">Per <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>esternalizzazioni<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> si intendono le cessioni di rami d\u2019azienda a societ\u00e0 terze non incluse nel perimetro del settore credito; sono pericolose perch\u00e9 i lavoratori ceduti, alla scadenza del contratto in essere, acquisiscono quello in vigore nella societ\u00e0 cessionaria (metalmeccanico, commercio, ecc \u2026), perdendo le caratteristiche migliorative del contratto del credito. Le banche in pratica si disfano di personale che rischia di essere dopo pochi anni licenziato dalle societ\u00e0 acquirenti (spesso partecipate dalle banche stesse). Vanno pertanto contrastate con decisione.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Le <i>consulenze esterne<\/i> sono ormai una piaga. Le banche invece di assumere si avvalgono di societ\u00e0 esterne di consulenza (spesso i manager della banca hanno lavorato precedentemente in queste societ\u00e0) anche per le lavorazioni di routine pagando fior di quattrini. Vanno contenute all\u2019indispensabile.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Gli <i>emolumenti del Top Management<\/i> hanno raggiunto cifre stratosferiche, \u00e8 assolutamente condivisibile la richiesta in piattaforma di adottare la proporzione <span style=\"text-decoration: underline;\">massima<\/span> di 1 a 20 rispetto al salario medio della categoria.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Le <i>deroghe<\/i> peggiorative al CCNL sono la normalit\u00e0 negli altri settori grazie a sciagurati accordi tra Confindustria e Sindacati, ci\u00f2 non deve accadere anche nel settore del credito.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>** <\/b><\/span><span style=\"font-size: small;\">ROE: Return On Equity, Risultato netto\/Capitale proprio, \u00e8 un indice di redditivit\u00e0: esprime la redditivit\u00e0 complessiva dei mezzi propri, vale a dire quanti euro di utile netto l\u2019impresa ha saputo realizzare per 100 euro di capitale di rischio. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Era inoltre trapelata da un documento \u201criservato\u201d, poi ufficialmente reso noto, l\u2019intenzione di ABI di portare una serie di attacchi:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>&#8211; <\/b>ai<b> Consorzi <\/b>(societ\u00e0 di servizi che raggruppano ormai tutte le attivit\u00e0 di \u201cback office\u201d), in quanto considerati come insieme di attivit\u00e0 cedibili a terzi o, restando all\u2019interno dell\u2019area contrattuale, passibili di un contratto di serie B e <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; alle <b>RETI<\/b> (che svolgono le attivit\u00e0 <i>core<\/i> di servizio alla clientela, consulenza e vendita dei prodotti finanziari), per le quali vuole ulteriore flessibilit\u00e0, collegare quote crescenti di salario alle vendite, e <span style=\"text-decoration: underline;\">addirittura implementare l\u2019utilizzo di rapporti di <\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>lavoro autonomo<\/b><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>ABI in questo modo<\/b> attua un serio tentativo di instaurare un nuovo MODELLO DI BANCA: la <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>vera questione<\/b><\/span><span style=\"text-decoration: underline;\"> che la piattaforma non aveva affrontato<\/span> rimandandola al documento <i>tecnico <\/i>oggetto della presente disamina, che non \u00e8 mai stato discusso con i lavoratori (!).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Purtroppo ci\u00f2 che chiaramente gi\u00e0 emergeva dalla piattaforma \u00e8 la volont\u00e0 da parte sindacale di NON voler elaborare una visione diversa, realmente alternativa e, diciamolo, <i>scomodamente contrapposta.<\/i> Essa preferisce abbracciare quella imperniata sui <i>nuovi ricavi,<\/i> perniciosamente <i>mercatista,<\/i> partecipando attivamente, seppur in funzione lenitiva, al dispiego dei dolorosi processi riguardanti la riduzione di salario reale, di previsioni normative, di occupazione, sollecitando nel contempo posti di potere e prestigio per s\u00e9 all\u2019interno delle <i>Governance<\/i> delle banche, argomento che ABI si \u00e8 gi\u00e0 detta disponibile a discutere.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>Il fatto di voler accedere alla stanza dei bottoni, criticabile di per s\u00e9 nell\u2019attuale architettura del settore e dei sistemi di governo, diventa GRAVISSIMO nel momento in cui si colloca all\u2019interno di una cornice antidemocratica (senza pari nel mondo del lavoro) che solo il menefreghismo e la pigrizia mentale dei bancari hanno reso possibile.<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Siamo l\u2019UNICA CATEGORIA in cui non esistono le R.S.U., le Rappresentanze Sindacali Unitarie, cio\u00e8 i rappresentanti sindacali NON VENGONO ELETTI da TUTTI i lavoratori e nella pratica molto spesso nemmeno dagli iscritti (come vorrebbero le vigenti R.S.A., Rappresentanze Sindacali Aziendali) ma cooptati.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Citando l\u2019ABI (Audizione parlamentare del 27\/11\/2013 \u201cEsame delle proposte di legge C.5 ed abb. \u2013 Disposizioni in materia di rappresentanza e rappresentativit\u00e0 sindacale): \u201c<i>i ripetuti impegni contrattuali (in tema di RSU, compreso l\u2019ultimo contratto &#8211; 19 gennaio 2012,- art. 24, ultimo comma) <\/i>restano <i><span style=\"text-decoration: underline;\">senza attuazione per la<\/span><\/i><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b> confermata<\/b><\/span><\/i><i> <\/i><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>indisponibilit\u00e0<\/b><\/span><\/i><i><b> <\/b><\/i><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>sindacale <\/b><\/span><\/i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>\u2026<\/b><\/span>\u201d quindi non \u00e8 colpa della parte datoriale: sono i sindacati stessi che difendono il proprio \u201cpotentato\u201d da ogni possibile pericolo, paradossalmente anche da quello che potrebbe derivare da un maggior coinvolgimento dei loro <i>rappresentati<\/i> \u2026 <b>i lavoratori<\/b>. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Tornando al documento <i>tecnico,<\/i> esso d\u00e0 una lettura della realt\u00e0 che spesso risulta a dir poco superficiale; esso sfiora alcuni temi importanti restando per\u00f2 lontano dai gangli vitali della questione, non facendo altro che seguire la magra visione della piattaforma che lo ha preceduto senza che i contenuti possano dare credibilit\u00e0 all\u2019auspicata rinascita del settore e men che meno del Paese. Le radici della attuale situazione sono profonde e vanno ben oltre la mera <i>cucina sindacale.<\/i> E\u2019 tutto il contesto economico e politico che va preso in considerazione ed analizzato, come gi\u00e0 tentato di fare nella lunga introduzione alla Piattaforma del SALLCA (Sindacato Autorganizzato delle Lavoratrici e Lavoratori del Credito e Assicurazioni, una realt\u00e0 di BASE attiva nel settore), se vogliamo capire dove stiamo andando e come fare per evitarci una brutta fine.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Le questioni centrali da affrontare sono certamente complesse. Tenter\u00f2 di esporle nella trattazione delle criticit\u00e0 che a mio avviso sono emerse dalla lettura del documento, avvalendoci di qualche autorevole <i>parere tecnico.<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Questi in particolare i temi su cui si impernia il dissenso, di cui gli ultimi due forieri di alti rischi:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>1 &#8211; la proposta di allargare l\u2019offerta di consulenza e servizi negli ambiti immobiliare, fiscale, legale e amministrativo;<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>2 &#8211; la proposta di costituire consorzi di back office e addirittura consorzi di banche;<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>3 &#8211; il sostegno acritico alla diffusione della moneta elettronica.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Da segnalare inoltre una grande assenza: una lettura della Crisi, sforzo da ritenere ineludibile, alla cui luce individuare le conseguenti modalit\u00e0 di rilancio del settore e del Paese. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Cominciamo da quest\u2019ultima, <b>conditio<\/b> <b>sine qua non<\/b> della <i>ripresa<\/i>. Sconfiggere la crisi quindi per far ripartire il Paese con un sistema bancario a cui \u00e8 stato restituito il ruolo di supporto all\u2019apparato produttivo. Affidiamoci a Robert Skidelsky (economista di fama mondiale e biografo di John Maynard Keynes) per una messa a fuoco delle problematiche:<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Keynes (1883 &#8211; 1946) inizia l\u2019ultimo capitolo della sua <i>Teoria Generale (1936) <\/i>nel modo seguente: <i>\u201ci fallimenti pi\u00f9 gravi della societ\u00e0 economica in cui viviamo sono la sua incapacit\u00e0 di creare piena occupazione e la distribuzione dei redditi e della ricchezza arbitraria e iniqua\u201d (<\/i><i>Teoria Generale<\/i>, p. 372).<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Hobson (economista inglese 1858 &#8211; 1940) sostiene che a causa della distribuzione diseguale del reddito e della ricchezza le famiglie rimangono con troppo poco potere d\u2019acquisto per acquistare i prodotti che contribuiscono a produrre. Per dirla pi\u00f9 precisamente, il <i>gap <\/i>eccessivo tra consumo e produzione o, che \u00e8 lo stesso, \u2018l\u2019eccesso di <i>risparmio<\/i>\u2019 fa s\u00ec che si produca di pi\u00f9 di quanto il reddito disponibile per il consumo possa acquistare a prezzi che garantiscono un profitto ai produttori. Quindi la societ\u00e0 si ritrova periodicamente con troppo capitale, e la conseguenza \u00e8 la crisi. <\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questo punto di vista ha diverse affinit\u00e0 con la teoria della crisi del capitalismo di Karl Marx (1818 &#8211; 1883), o almeno con una delle sue teorie. Marx sostiene che poich\u00e9 la classe dei lavoratori \u00e8 privata di una parte della crescita della produttivit\u00e0, non possiede i mezzi per acquistare una quantit\u00e0 sempre crescente dei beni prodotti dal suo lavoro. Quindi, come nell\u2019economia di Hobson, in quella di Marx ci sono periodiche <i>\u201ccrisi di realizzazione\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un\u2019analisi tipicamente <i>sotto-consumista<\/i> (Hobson) della Grande Depressione \u00e8 stata fornita da Marriner Eccles, governatore della Federal Reserve dal 1934 al 1948:<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Un\u2019economia di produzione di massa deve essere accompagnata dal consumo di massa. A sua volta, il consumo di massa richiede una distribuzione della ricchezza che fornisca agli uomini il potere d\u2019acquisto. Invece di raggiungere quel tipo di distribuzione, una gigante pompa idrovora fino al 1929 ha portato in poche mani una proporzione crescente della ricchezza prodotta. Questo \u00e8 servito all\u2019accumulazione di capitale. Ma togliendo potere d\u2019acquisto dalle mani della massa dei consumatori, i risparmiatori <\/i>(nel senso di \u2018produttori\u2019 ndr) <i>hanno negato a s\u00e9 stessi il tipo di domanda effettiva per i loro prodotti che giustificherebbe il reinvestimento in nuovi impianti dei loro capitali accumulati. Di conseguenza, come nel gioco del poker, quando le <\/i><i>chips <\/i><i>sono concentrate sempre in meno mani, gli altri giocatori possono rimanere nel gioco solo prendendo a prestito. Quando il credito si esaurisce, il gioco si ferma.\u201d (Eccles e Hyman, 1951, p.79 )<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ma il capitale in eccesso in una economia <i>aperta<\/i>, quale quella in cui viviamo, pu\u00f2 sfogare nei mercati esteri. Ci\u00f2 che sta facendo la Germania tramite le esportazioni e ci\u00f2 a cui stanno spingendo anche il nostro Paese (la prima avvantaggiata dalla moneta unica a scapito del secondo) al prezzo della mortificazione della domanda interna, della cancellazione dei diritti basilari dei lavoratori, della deflazione salariale. Ma gli squilibri della bilancia commerciale alla lunga portano in ogni caso problemi. Dalla guerra economica a quella militare il passo \u00e8 breve.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ancora Skidelsky:<\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> \u201cHobson chiamava la necessit\u00e0 di trovare uno sfogo straniero per l\u2019eccesso di risparmio <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>la \u201cradice economica dell\u2019imperialismo\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> (Hobson, 1902, parte I, cap. 5). Questa idea \u00e8 stata ripresa da Lenin per spiegare perch\u00e9 il capitalismo non era crollato con il passare del tempo.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Purtroppo, questo rimedio \u2013 che sia Hobson e Lenin chiamavano <i>imperialismo<\/i> \u2013 rimandava solo il<i> \u2018giorno del giudizio economico\u2019<\/i>. La spinta competitiva per conquistare nuovi mercati avrebbe portato a guerre tra le potenze per la \u201c<i>divisione e la spartizione del mondo<\/i>\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A differenza di Keynes, per il quale in assenza di stimoli esterni un\u2019economia in recessione potrebbe trovarsi bloccata in una situazione di semi-depressione (\u201cequilibrio di sotto-impiego\u201d), Hobson e Marx erano teorici del ciclo economico. Le recessioni, per quanto severe, generano riprese. Nello scenario di Hobson mentre la depressione peggiora, la \u2018classe dei risparmiatori\u2019 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">(nel senso di \u2018produttori\u2019 ndr)<\/span> <span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">vede il suo reddito ridursi, ma non fa alcun tentativo di ridurre il suo standard di vita \u2013 Hobson chiama questo comportamento \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>conservazione del consumo\u201d<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> \u2013 e questo riduce la propensione media al risparmio verso la \u2018normalit\u00e0\u2019. L\u2019economia di Marx trova la ripresa espandendo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cl\u2019esercito di riserva dei disoccupati<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201d. Questo potrebbe ridurre ulteriormente il potere d\u2019acquisto, ma permette alla classe dei capitalisti di ripristinare il tasso di profitto accaparrandosi sempre pi\u00f9 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>\u201cplus-valore\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il secondo effetto \u00e8 pi\u00f9 potente. Entrambi i rimedi sono temporanei, per\u00f2, e il boom seguente immancabilmente produce la depressione seguente.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial Narrow,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sia Hobson che Marx hanno suggerito rimedi permanenti. Hobson voleva redistribuire la ricchezza e il reddito, al fine di ridurre la quota di risparmio sul reddito nazionale. La cura pi\u00f9 radicale di Marx, come sappiamo, era di abolire il capitalismo\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Secondo i dettati keynesiani, gli USA risposero alla Grande Crisi del 1929 (crisi che, secondo molti all\u2019epoca, doveva segnare la fine del Capitalismo) col <i>New Deal<\/i> del Presidente Roosvelt e il <i>Glass \u2013 Steagall Act<\/i> del 1933 per ci\u00f2 che riguarda le banche.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ancor pi\u00f9 profondo l\u2019intervento dello Stato nella <i>risposta italiana<\/i>, quella risposta che continu\u00f2 ad essere la caratteristica principale, nel bene e nel male, della nostra economia anche dopo il Fascismo e la guerra, trovandone sintesi democratica nel tentativo di composizione del conflitto tra <i>Capitale<\/i> e <i>Lavoro <\/i>nelle sedute dell\u2019Assemblea Costituente e nel nobile frutto del loro lavoro: la Costituzione.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">La \u201cvia\u201d italiana pose le basi per una economia mista a met\u00e0 tra la pianificazione e il libero mercato avvalendosi di un grande intervento <i>dirigista<\/i> dello Stato.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Georgia,serif;\">Con la recessione economica <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>il ritiro immediato dei depositi privati<\/b><\/span> fece tremare banche importanti come la Banca Commerciale italiana, il Credito Italiano, Il Banco di Roma, l\u2019Istituto Italiano di Credito Marittimo. Queste banche, nella loro natura di \u2018banche miste\u2019, avevano investito a lungo termine ingenti capitali nelle industrie ed ora dovevano fare i conti con giganteschi immobilizzi di capitale. Il fascismo, viste le dimensioni della crisi industriale, non pot\u00e9 fare uso della consueta strategia consistente nell\u2019assunzione dei debiti delle imprese da parte dello Stato. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Georgia,serif;\">Non potendo contare sulla finanza straniera, di fronte al pericolo reale del fallimento delle principali banche che avrebbe travolto l\u2019intera economia nazionale, il regime attu\u00f2 una vera e propria svolta dirigista. Il <span style=\"text-decoration: underline;\">primo passo fu il definitivo smantellamento della \u2018banca mista\u2019<\/span> che, nata dopo la riforma bancaria del 1894, gestiva il risparmio, il credito a breve termine e finanziava le imprese con prestiti a lungo termine che, in caso di mancata restituzione, si traducevano nella possibilit\u00e0 della banca mista di rilevare quote azionarie delle imprese insolventi. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Georgia,serif;\">Dal 1933 le funzioni di prestito a lungo termine insieme al portafogli di partecipazione azionaria alle imprese furono attribuite all\u2019I.R.I., l\u2019Istituto per la Ricostruzione Industriale, in cui si concentr\u00f2 un ingente patrimonio industriale costituito dall\u2019industria siderurgica bellica (Terni e Ansaldo), dall\u2019industria estrattiva e cantieristica (Odero-Terni-Orlando, Cantieri riuniti dell\u2019Adriatico), dall\u2019industria automobilistica (Alfa Romeo), dalle imprese costruttrici di locomotive, da importanti pacchetti azionari nei settori chiave dell\u2019industria elettrica, della siderurgia civile, delle fibre artificiali. L\u2019I.R.I. acquis\u00ec, per scongiurarne il fallimento, anche la propriet\u00e0 delle tre principali banche miste quali La Banca Commerciale, il Credito italiano e il Banco di Roma. All\u2019I.R.I. fu affiancato l\u2019I.M.I., Istituto Mobiliare Italiano, che aveva il compito di finanziare l\u2019industria a medio e lungo termine attraverso l\u2019emissione di obbligazioni. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Georgia,serif;\"><b>La crisi del 1929 segn\u00f2, con la nascita della banca pubblica e della partecipazione statale, il mondo economico ed industriale italiano <\/b><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>per i successivi 60 anni<\/b><\/span><b>: dallo Stato liberale si pass\u00f2 allo Stato imprenditore e banchiere, che si fece mallevadore di una via italiana al capitalismo<\/b>. [\u2026] Non pi\u00f9 arbitro <i>super partes<\/i>, ma giocatore attivo. Il capitalismo italiano si separava dal capitalismo europeo e occidentale\u201d.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Lo Stato italiano attua quindi a piene mani le politiche keynesiane di <i>deficit spending<\/i>, nella particolare cornice di <i>repressione finanziaria<\/i>, regolamentando i mercati di capitale, l\u2019iniziativa privata e le banche (con la Legge bancaria del 1936). E\u2019 ovviamente uno Stato che pu\u00f2 agire sul <i>Debito positivo<\/i>, perch\u00e9 monopolista nell\u2019emissione della moneta tramite la propria Banca Centrale ed \u00e8 libero dai lacci e lacciuoli di qualsivoglia trattato sovranazionale. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Il potenziale immenso di questo strumento ce lo illustra il Giornalista Paolo Barnard: <i>\u201cGli USA nel 1946-47 avevano un deficit di bilancio del 27% sul PIL. Oggi la UE giudica un 3% gi\u00e0 troppo alto! Gli USA lo mantennero finch\u00e9 non ebbero creato la nazione pi\u00f9 ricca del mondo e finanziato l\u2019Europa a risorgere dalle macerie. Nel 1994, l\u2019Italia fu giudicata dalle agenzie di rating come \u201cun\u2019economia leader\u201d, e aveva un deficit tre volte quello di oggi, al 10%! Altro che PIIGS\u201d. <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">L\u2019Italia diventer\u00e0, pur tra squilibri distributivi a volte ampi, uno dei Paesi pi\u00f9 ricchi al mondo. L\u2019Italia raggiunger\u00e0, inoltre, la piena occupazione a met\u00e0 circa degli anni \u201960. <i> <\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">A questo punto torniamo a Skidelsky per chiudere il cerchio:<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>Tuttavia, lo Stato si \u00e8 rivelato incapace di proteggere la rivoluzione keynesiana dalle conseguenze del continuo pieno impiego che essa garantiva. La <b>piena occupazione<\/b> rafforzava il potere sindacale, i sindacati usarono la loro forza per spingere i salari oltre la produttivit\u00e0, e hanno cominciato a ridurre i profitti. Ecco che la classe imprenditoriale ha chiesto la fine dell\u2019impegno alla piena occupazione, tasse pi\u00f9 basse, e libert\u00e0 di esportare il Capitalismo.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i><b>Penso che questa analisi spieghi molte caratteristiche dell\u2019economia post-Reagan e post-Thatcher: i livelli molto pi\u00f9 alti di disoccupazione, l\u2019indebolimento dei sindacati, la decurtazione della rete di sicurezza sociale, la stagnazione dei salari reali e la concomitante esplosione dell\u2019indebitamento delle famiglie, l\u2019aumento della pressione sull\u2019orario di lavoro, le riforme fiscali a favore del capitale, la de-regolazione della finanza, e molto altro.<\/b><\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>Ma la soluzione di Reagan e Thatcher al problema del capitalismo ha ricreato il problema Hobsoniano del sottoconsumo. A partire dagli anni \u201880 i ricchi, nei paesi occidentali, sono stati in grado di appropriarsi della fetta del leone della crescita della produttivit\u00e0. Ecco perch\u00e9 crisi future sono inevitabili. Per evitarle dobbiamo riequilibrare la nostra vita economica: dal consumo verso il tempo libero, dalla finanziarizzazione verso la sostenibilit\u00e0, dalla globalizzazione verso la comunit\u00e0, dall\u2019amore per il denaro verso l\u2019etica. Come farlo \u00e8 una questione politica [\u2026]\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">In piena sintonia col nuovo corso ultraliberista la <b>risposta politica<\/b> italiana all\u2019attuale crisi si sostanzia (oltre che nella privatizzazione del patrimonio pubblico) nel protrarsi delle ben note <i>austerit\u00e0<\/i> (tasse e tagli alla spesa pubblica) e nelle cosiddette <i>riforme<\/i>, delle quali \u00e8 perno e fondamento imprescindibile la <b>riforma del lavoro <\/b>dettata dalla BCE: demolizione delle conquiste sindacali del trentennio d\u2019oro, ricattabilit\u00e0 dei lavoratori per imporre moderazione salariale, precariet\u00e0, disoccupazione; fattori che, come precedentemente visto, <span style=\"text-decoration: underline;\">non possono portare che ad altra crisi<\/span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Tale risposta politica ben si riassume nel <i>Campione<\/i> dei provvedimenti: il <i>pareggio di bilancio in Costituzione:<\/i><b> la garrota delle austerit\u00e0 sempiterne, la torchia dei popoli.<\/b> Ecco il sacrosanto commento di Stefano Rodot\u00e0: <i>\u201cIl pareggio di bilancio in Costituzione ha reso Keynes anticostituzionale\u201d<\/i>.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ora, in simili condizioni, \u00e8 impossibile pensare che si possa riprendere un qualsiasi segmento del settore privato <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>SE NON RIPARTE IL PAESE<\/b><\/span><b>, <\/b>men che meno le banche<b> <\/b>se vogliamo siano funzionali alla ripresa stessa<b> \u2026 <\/b>ed il Paese potr\u00e0 ripartire solo se in primis <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>riconquister\u00e0 la propria sovranit\u00e0 politica, economica e monetaria.<\/b><\/span><b> <\/b>E con questo, riprendendo il percorso ideale tracciato dalla nostra Costituzione, si intende perlomeno la possibilit\u00e0:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di essere padroni della propria moneta svincolandosi dal ricatto dei <i>mercati<\/i> e di poter attuare le necessarie politiche monetarie,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di controllare il debito pubblico perch\u00e9 denominato in una moneta di cui si ha il monopolio dell\u2019emissione e perch\u00e9 in regime di <i>repressione finanziaria<\/i> attraverso la fissazione dei tassi e la regolamentazione delle attivit\u00e0 finanziarie, <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di poter usare il potente volano dell\u2019intervento pubblico, con una seria e costruttiva <b>politica industriale<\/b>, nei settori strategici, nella ricerca scientifica e nei servizi primari alla popolazione come scuola e sanit\u00e0,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di proteggere ed incentivare il MADE IN ITALY, patrimonio immenso che si va velocemente depauperando, <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di attuare quelle politiche che sono nell\u2019interesse del LAVORO (autonomo o dipendente che sia),<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; di poter trattare <i>da pari<\/i> con gli altri Paesi europei al fine di tessere la trama di una Europa dei Popoli e degli Stati sovrani che seguendo lo schema del matematico John Nash (Beautiful Mind) e sconfessando l\u2019individualismo di Adam Smith, vedano <span style=\"text-decoration: underline;\"><b>nel perseguimento dell\u2019interesse comune il maggior vantaggio per il singolo<\/b><\/span>, in modo da debellare le teorie coercitive del \u201cvincolo esterno\u201d e delle conseguenti \u201causterit\u00e0\u201d a cui siamo oggi incatenati dall\u2019Euro e dai trattati europei.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Detto questo, <i>ca va sans dire,<\/i> che riguardo al problema del <i>nanismo<\/i> dell\u2019industria italiana, le soluzioni proposte dal documento tecnico unitario paiono assolutamente risibili. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Lasciando da parte le produzioni agricole ed alimentari, specchio della nostra storia, della nostra diversit\u00e0 territoriale ed immensa ricchezza invidiataci da tutto il mondo, spesso il <i>\u201cpiccolo \u00e8 bello<\/i>\u201d, come andava di moda anni fa, si rivela oggi un grosso limite. Grazie alle economie di scala, pi\u00f9 grande \u00e8 l\u2019impresa e pi\u00f9 produttivi sono i lavoratori, maggiori sono i salari, minore \u00e8 l\u2019orario di lavoro, maggiori gli investimenti per addetto. Ma la questione \u00e8 che nessun <i>Centro di assistenza e consulenza <\/i>in tema di <i>concentrazione, ricapitalizzazione, quotazione in borsa<\/i> o <i>fiscalit\u00e0 e normativa <\/i>(soluzioni previste nel documento sindacale per il rilancio di settore e sistema),<i> <\/i><b>potr\u00e0 mai sostituirsi ad una decisa e concreta politica industriale da parte dello Stato,<\/b> che inverta con coraggio il deleterio processo di privatizzazione partito negli anni \u201990. E non sar\u00e0 certo l\u2019abolizione dell\u2019art. 18 dello Statuto dei lavoratori a incentivare a fare il salto dimensionale ad un imprenditore. Non \u00e8 la possibilit\u00e0 di licenziare <i>ad libitum,<\/i><b> <\/b>ma una economia sana e adeguati consumi che lo indurranno ad assumere ed investire nella produzione.<b> <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Folle inoltre l\u2019incentivo alla corsa all\u2019internazionalizzazione, come se l\u2019export ci potesse salvare dal baratro. L\u2019export trova la sua maggior linfa \u2026 nella depressione del mercato interno e nella moderazione salariale &#8230; niente di nuovo sotto il sole!<b> <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Viviamo in un mondo dove le idee di <i>mercato <\/i>e <i>competitivit\u00e0<\/i> dominano senza una vera critica se non da parte di esigue minoranze. Ormai il <i>pensiero unico<\/i> ha invaso le menti e assorbito qualsiasi ambito dell\u2019esistenza, in un monopolio culturale senza precedenti, da cui non \u00e8 rimasto immune nemmeno il sindacato.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">In quest\u2019epoca si \u00e8 persa l\u2019idea della funzione <i>sociale <\/i>dell\u2019impresa privata, sollecitata anche dalla Costituzione. Adriano Olivetti diceva: <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>La fabbrica non pu\u00f2 guardare solo all\u2019indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l\u2019uomo, non l\u2019uomo per la fabbrica.\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Le banche, fabbriche del credito, sono <i>soggetti privati<\/i> ormai completamente espropriati della funzione sociale e dediti esclusivamente al perseguimento del lucro. Dichiarazioni di circostanza a parte, la miopia propriamente connaturata <i>al risultato aziendale<\/i> non permette loro di porsi il problema n\u00e9 delle prospettive del settore n\u00e9 del Paese.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">L\u2019impostazione del documento unitario non esplicita il tentativo di alcuna analisi <i>macro <\/i>e di fronte ai dati che testimoniano la gravit\u00e0 del tracollo si limita a individuare ragioni e soluzioni che sono del tutto <i>marginali.<\/i> <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Un esempio: <i>\u201cla stabilit\u00e0 del sistema sta pesantemente mettendo in discussione il ruolo di intermediazione del sistema bancario\u201d.<\/i> Certo le regolamentazioni sono sempre pi\u00f9 stringenti in fatto di capitalizzazione ma il problema principale, dopo varie stagioni di chiusure e rientri anticipati delle linee di fido effettuati sull\u2019onda della crisi, delle austerit\u00e0 e del panico derivato, \u00e8 che le aziende superstiti, ora, si guardano bene dall\u2019aumentare gli investimenti, soprattutto se a debito, dal momento che non c\u2019\u00e8 una domanda idonea ad assorbire una maggior produzione. In gergo si dice che IL CAVALLO NON BEVE.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">A nulla potranno, per lo stesso motivo, il reiterato taglio dei tassi e neppure le nuove LTRO di Draghi, le TLTRO, ossia Targeted Longer-Term Refinancing Operations (e si sta dimostrando proprio cos\u00ec, tanto da essere definite un FLOP dai giornali economici, <i>ndr<\/i>), cio\u00e8 liquidit\u00e0 fornita alle banche dietro <i>l\u2019impegno<\/i> di finanziare imprese e famiglie (impegno falso perch\u00e9 sono esclusi i mutui e perch\u00e9 le sanzioni per un utilizzo speculativo sono risibili).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">I dati riguardanti i crediti deteriorati e le sofferenze sono impressionanti, forse pensare che la colpa sia tutta dei <i>modelli di valutazione del rischio<\/i> ormai fortemente automatizzati, \u00e8 troppo riduttivo. Soprattutto se, dati alla mano, la maggior parte di essi riguardano i prestiti concessi ai Grandi Clienti, gli <i>amici<\/i> insomma \u2026 <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Le banche dovrebbero fare la loro parte TORNANDO A \u201cFARE LE BANCHE\u201d, nell\u2019alveo di una ripristinata <b>sana<\/b> regolamentazione della finanza ispirata ai principi costituzionali che preveda innanzitutto:<b> <\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>&#8211; il ritorno alla divisione tra banche d\u2019affari e banche commerciali, <\/b>(e su questo concordiamo col documento unitario) come voleva la legge bancaria del 1936,<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>&#8211; forti limitazioni alla libert\u00e0 di movimento dei capitali,<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>&#8211; la nazionalizzazione di Bankitalia <\/b>ed il suo<b> consolidamento col Ministero del Tesoro,<\/b> <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">&#8211; il ritorno in auge nel settore del <b>fine pubblico<\/b> che sia <b>prioritario <\/b>rispetto a quello imprenditoriale\/privato, prevedendo anche la <b>partecipazione dello Stato<\/b> nelle maggiori banche.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Solo su queste fondamenta la <i>\u201ccucina sindacale\u201d<\/i> di settore potr\u00e0 costruire una base di tutela per tutti i dipendenti (su cui edificare i miglioramenti per le professionalit\u00e0 pi\u00f9 elevate), attraverso la <span style=\"text-decoration: underline;\">reintroduzione<\/span> degli automatismi, il <span style=\"text-decoration: underline;\">superamento<\/span> del Sistema Incentivante (un sistema che in Rete premia la quantit\u00e0 delle vendite a scapito dell\u2019etica e nei Back Office assolutizza la discrezionalit\u00e0 aziendale), la <span style=\"text-decoration: underline;\">liberazione<\/span> dal ricatto delle odiose pressioni commerciali in modo da sostenere un <i>modo di fare banca <\/i>virtuoso per il Cliente, per il Collega, per il Paese.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>L\u2019alternativa \u00e8 la svendita e il declino senza ritorno di tutto il Sistema Italia e il Sindacato non pu\u00f2 evitare di farsi carico delle sue responsabilit\u00e0: in futuro non avr\u00e0 alibi a propria discolpa.<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">*** *** ***<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Veniamo ora al primo dei tre punti del documento unitario indicati precedentemente, cio\u00e8 la proposta di allargare l\u2019offerta di consulenza e servizi negli ambiti immobiliare, fiscale, legale e amministrativo. Esso ci permette di affrontare un argomento importantissimo, sempre legato a quanto fin qui esposto. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">In sintonia col documento unitario, \u00e8 giusto chiedere alle banche di tornare a fare il proprio mestiere, cio\u00e8 erogare credito, perch\u00e9 questa \u00e8 la loro vera e imprescindibile funzione, ma non possiamo certo pretendere che esse si approprino di <i>nuove attivit\u00e0<\/i> per recuperare la redditivit\u00e0 perduta. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Non \u00e8 plausibile pensare di trasformare i lavoratori che compongono la categoria, o una gran parte di essi, in fiscalisti, avvocati, consulenti immobiliari od economici, revisori dei conti, ecc\u2026, professioni che richiedono al giorno d\u2019oggi una altissima specializzazione, vista la complessit\u00e0 degli adempimenti e delle problematiche. N\u00e9 tantomeno farne degli improbabili <i>\u201ctuttologi\u201d. <\/i>Non \u00e8 questo il modo di rilanciare il settore n\u00e9 di mantenere i livelli di occupazione, ne \u00e8 solo un tentativo cerchiobottista e maldestro.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Il grande problema della <i>disoccupazione tecnologica<\/i> fu gi\u00e0 previsto da Keynes nella sua \u201cTeoria generale dell\u2019occupazione, dell\u2019interesse e della moneta\u201d:<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>Siamo affetti da una nuova malattia di cui alcuni lettori possono non aver ancora sentito il nome, ma di cui sentiranno spesso parlare negli anni futuri \u2013 chiamata disoccupazione tecnologica. Questo significa disoccupazione causata dalla scoperta di nuovi mezzi per risparmiare sull\u2019utilizzo del lavoro ad una velocit\u00e0 superiore a quella con la quale riusciamo a trovare nuove forme d\u2019impiego\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Superando Marx, che vedeva il fenomeno dell\u2019innovazione tecnologica portatore di un suo equilibrio intrinseco: <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><i>L\u2019innovazione tecnologica e organizzativa \u00e8 un\u2019arma a doppio taglio, mentre crea nuovi sentieri di sviluppo per l\u2019assorbimento dell\u2019eccedenza di capitale produce anche un effetto destabilizzante. Le ondate di innovazione nel campo della tecnologia e delle forme organizzative sono invariabilmente associate a crisi di \u2018distruzione creatrice\u2019, nelle quali un complesso di forme dominanti viene rimpiazzato da un altro\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Il processo ineludibile di automazione che ha visto protagonisti prima l\u2019agricoltura, poi l\u2019industria e successivamente <i>i terziari <\/i>non va sub\u00ecto ma messo a frutto. E\u2019 l\u2019occasione per dare continuit\u00e0 a quel percorso di emancipazione che ci ha portato dallo sfruttamento schiavistico della prima rivoluzione industriale ad oggi: una situazione ancora accettabile dal punto di vista salariale e normativo, almeno in categoria (nonostante i continui peggioramenti), ma ancora lontanissima da ci\u00f2 che potrebbe realmente essere.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Certamente non \u00e8 il pretesto per percorrere la strada inversa, quella che nell\u2019ottica di sudditanza alla <i>produttivit\u00e0 <\/i> (cio\u00e8 al ripristino del tasso di profitto) vogliono imporci nuovamente, usando come pretesto la crisi e come strumenti il ricatto, la flessibilit\u00e0 e la precariet\u00e0 (le famose <i>riforme<\/i>) che gonfiano l\u2019esercito di disoccupati e sottoccupati rigettandoci in una crisi peggiore come visto precedentemente grazie alle analisi di Hobson e Marx.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">E\u2019 sensato credere che <i>le macchine, <\/i>scusate la grezza generalizzazione, debbano essere al servizio dell\u2019uomo e non il contrario. Per questo \u00e8 plausibile ritenere che alla lunga solo la tendenza ad una <b>progressiva universale riduzione dell\u2019orario di lavoro<\/b> a parit\u00e0 di salario (un po\u2019 meno o, perch\u00e9 no, un po\u2019 di pi\u00f9) potr\u00e0 portare alla soluzione dei fenomeni di <i>disoccupazione tecnologica <\/i> e di <i>crisi di sottoconsumo (o sovrapproduzione che dir si voglia),<\/i> mantenendo alta una domanda (salari) che dovr\u00e0 equilibrare una offerta (produzione di beni e servizi) <span style=\"text-decoration: underline;\">potenzialmente<\/span> a <i>crescita infinita<\/i>, la quale sar\u00e0 opportunamente modulata e indirizzata verso i servizi alla persona, alla cultura, ai viaggi, al tempo libero, alla qualit\u00e0 della vita, facendo un domani del lavoro una <i>parte accessoria<\/i> della vita umana.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Gi\u00e0 <b>nel 1945<\/b> Keynes ricord\u00f2 a T.S. Eliot che <i>\u201cla politica di piena occupazione tramite gli investimenti\u201d era \u201c[&#8230;] solo una particolare applicazione di un teorema intellettuale. \u00c8 possibile produrre lo stesso risultato consumando di pi\u00f9 o lavorando di meno. Personalmente consideravo la politica di investimenti come un primo soccorso. Ma quasi certamente non sar\u00e0 sufficiente. <\/i><i><b>Meno lavoro \u00e8 la soluzione definitiva:<\/b><\/i><i> una settimana lavorativa di 35 ore negli Stati Uniti sarebbe una soluzione <\/i><i><b>ora<\/b><\/i><i>\u201c <\/i>(nel 1945! ndr).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ancora Skidelsky:<i> \u201cKeynes pensava che per i tempi attuali avremmo facilmente raggiunto la fase in cui l\u2019accumulazione di capitale non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec importante. Le economie ricche potrebbero produrre tutti i beni di consumo necessari alle nostre esigenze ragionevoli, quindi <\/i><i><b>la politica dovrebbe mirare a realizzare una pi\u00f9 equa distribuzione della ricchezza e ad aumentare il tempo libero<\/b><\/i><i>, <\/i>(il cosiddetto \u201cperiodo d\u2019oro dell\u2019abbondanza di capitale\u201d ndr).<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Ma purtroppo<i> \u201csiamo ancora fissati con la crescita economica, pur avendo abbandonato ogni tentativo di controllare il livello o il tipo di investimenti. Per promuovere la crescita incoraggiamo sempre di pi\u00f9 il consumo attraverso la pubblicit\u00e0 <\/i>(e il debito ndr)<i>, e promuoviamo attivamente le disuguaglianze\u201d.<\/i> <\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">*** *** ***<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Gli ultimi due punti sono forieri di alti rischi. Riguardo la proposta sindacale di costituire <b>consorzi<\/b> (fino a ieri il contrasto a queste politiche era la madre di tutte le battaglie) si riporta uno stralcio del volantino SALLCA \u2013 CUB che ben ne individua i rischi e le incongruenze:<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i><b>La principale asserzione <\/b><\/i>(del documento tecnico ndr)<i> <\/i><i><b>riguarda infatti la proposta di costituire un consorzio dove infilare tutte le attivit\u00e0 di back-office al fine di rafforzare l\u2019area contrattuale. <\/b><\/i><i>Ci chiediamo da dove sia uscito questo uovo di Colombo, visto che negli ultimi anni tutti i lavoratori, a partire naturalmente da quelli direttamente coinvolti, hanno tentato in ogni modo di contrastare la formazione dei consorzi, visti giustamente come un\u2019iniziativa aziendale tesa a sganciare un segmento lavorativo dal contratto del credito al fine di poter un giorno applicare norme, accordi e trattamenti retributivi meno costosi (-20% di stipendi, 40 h settimanali di lavoro, inquadramenti inferiori). Incuranti di questa resistenza dal basso, i sindacati hanno sempre firmato, tra feroci polemiche, accordi che consentivano la formazione dei consorzi di Gruppo, limitandosi a chiedere garanzie occupazionali e normative \u201ca tempo\u201d, destinate a decadere dopo un certo numero di anni.<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>Non paghe di questa erosione progressiva dell&#8217;area contrattuale, le organizzazioni sindacali firmatarie <b>fanno ora un salto di qualit\u00e0<\/b>, proponendo esse stesse la costituzione di un consorzio<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>di settore\u201d che risolva i problemi anche di quelle aziende o quei gruppi che ancora non hanno provveduto autonomamente. La giustificazione \u00e8 \u201cpreventiva\u201d: lo proponiamo noi ai banchieri cos\u00ec<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i>riusciamo a preservare l\u2019area contrattuale del credito. Della serie: se ci facciamo del male da soli sar\u00e0 meno doloroso&#8230;<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><i><b>La proposta \u00e8 evidentemente inaccettabile, nel merito e nel metodo<\/b>: come si permettono di estrarre dal cilindro una cosa di questa portata senza averla mai discussa con i lavoratori? Perch\u00e9 non hanno espresso le loro intenzioni nel giro di assemblee che si \u00e8 concluso due mesi fa? Perch\u00e9 non prendono atto che il CCNL del 2012 sul punto dell&#8217;\u201dinsourcing\u201d \u00e8 totalmente disatteso, visto che alcune aziende (MPS con Fruendo e Unicredit con Ubis) hanno fatto esattamente l&#8217;opposto, esternalizzando e cedendo attivit\u00e0, cos\u00ec come sembra orientata a fare BNL?\u201d<\/i><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Belle domande a cui ciascuno pu\u00f2 provare a darsi una risposta \u2026<\/span><\/p>\n<p align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">*** *** ***<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Due parole infine sulla moneta elettronica, tema molto delicato, visto che tra l\u2019altro proprio dal 30 giugno imprese e lavoratori autonomi sono tenuti ad accettare i pagamenti sopra i 30 euro tramite il POS (Point Of Sale), cio\u00e8 il bancomat. Sebbene per gli inadempienti non sia prevista sanzione ci\u00f2 costituisce un primo e notevole passo verso ci\u00f2 che potrebbe essere realmente un pericolo: <b>l\u2019abolizione del contante<\/b>.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Se da una parte la tracciabilit\u00e0 delle transazioni potrebbe portare all\u2019emersione del \u201cnero\u201d e dell\u2019evasione fiscale che ne consegue, dall\u2019altra una forte limitazione dell\u2019uso del contante o addirittura una sua eventuale abolizione costituirebbe un grave limite alla libert\u00e0 personale e un altrettanto grave pericolo per l\u2019integrit\u00e0 dei depositi.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">In uno Stato virtuoso tornato padrone della propria moneta e del proprio agire politico-economico e che attui le necessarie politiche redistributive, l\u2019evasione non sarebbe un grande problema perch\u00e9 la tassazione (che servirebbe solo ai fini redistributivi e a regolare la quantit\u00e0 di moneta all\u2019interno del sistema economico <b>ma non<\/b> a finanziare alcunch\u00e9) avrebbe un volto umano e laddove vivessimo in un Paese con un alto livello civico e culturale costruito nel tempo con l\u2019esempio personale della classe dirigente e l\u2019impegno educativo quotidiano della scuola e della famiglia, il fenomeno sarebbe del tutto marginale.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Nel caso di uno <i>Stato predatore<\/i> che a causa del \u201cvincolo esterno\u201d (assenza di monopolio nella emissione della moneta, necessit\u00e0 di finanziarsi con la tassazione, debito pubblico in moneta estera) deve in ogni modo prelevare dalle tasche dei cittadini il denaro per affrontare qualsiasi spesa, l\u2019evasione diventa per molti una <b>questione di sopravvivenza<\/b>.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Una eventuale <i>abolizione del contante<\/i> sgraverebbe le banche dai costi di trasporto e custodia dei valori <span style=\"text-decoration: underline;\">ma soprattutto le salvaguarderebbe dalla <\/span><i><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>corsa agli sportelli<\/b><\/span><\/i> (quella che fu fatale nel \u201929) in caso di crisi aziendale o sistemica. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Sarebbe inoltre pi\u00f9 facile eseguire prelievi forzosi in stile Cipro per far fronte ai diktat europei<\/span> \u2026 <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">E per finire ci\u00f2 che fino ad oggi \u00e8, per la singola banca, iscritto a bilancio come DEBITO nei confronti della clientela esigibile a vista o a scadenze concordate, diventerebbe per il sistema bancario <i>IRREDIMIBILE<\/i>, cio\u00e8 non rimborsabile. Il denaro potr\u00e0 cambiare banca ma <b>mai<\/b> uscire dal circuito bancario. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">A questo punto a livello di <i>sistema<\/i> non potremmo pi\u00f9 considerare i depositi dei clienti DEBITI da parte delle banche ma poste assimilabili alle voci di Patrimonio Netto! <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Se poi aggiungiamo che gi\u00e0 oggi, in Germania, i correntisti sono chiamati a concorrere all\u2019eventuale fallimento dell\u2019istituto di credito c\/o il quale detengono i propri depositi (anche se per ora solo quelli con giacenze superiori ai 100.000 euro) e tanto si vuole estendere a tutti i Paesi dell\u2019Eurozona, il quadro \u00e8 presto fatto. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\">Potremmo ritrovarci inseriti in un sistema che si riveli potenzialmente uno strumento di controllo, ricatto e coercizione, degno dei migliori film di fantascienza. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Tahoma,sans-serif;\"><b>Alessandro Andriola<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal socio Alessandro Andriola dell&#8217;ARS di Milano riceviamo e volentieri pubblichiamo. *** Il documento che segue \u00e8 stato scritto ormai qualche mese fa ed \u00e8 al contempo un tentativo di analisi politico-economica e commento critico alla piattaforma contrattuale ed al successivo documento \u201ctecnico\u201d (stilato con l\u2019ausilio di esperti), presentati dai sindacati firmatari di categoria alla controparte datoriale, l\u2019Associazione Bancaria Italiana (ABI) in vista del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) settore credito, la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[3827,3828,3829,3830,3831,3832,3833,3834,3835,3836,3837,3838,3839],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3df","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12353"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12353"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12353\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12353"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12353"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12353"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}