{"id":12395,"date":"2014-11-04T23:25:23","date_gmt":"2014-11-04T23:25:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12395"},"modified":"2014-11-04T23:25:23","modified_gmt":"2014-11-04T23:25:23","slug":"apologia-della-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12395","title":{"rendered":"Apologia della politica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Uno studio del sociologo <strong>Ivan Krastev, \u201cLa protesta globale\u201d<\/strong>, pubblicato lo scorso 30 giugno su \u201cAspenia\u201d, la rivista <strong>dell\u2019Aspen Institute<\/strong>, fornisce una visione cruda, ma molto chiara, dello snaturamento della democrazia nella sfera politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di riportare quanto scritto da Krastev, che nel descrivere le dinamiche oggetto del suo studio rivolge lo sguardo al panorama mondiale, vorrei focalizzare l\u2019attenzione su alcune caratterizzazioni italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla <a href=\"http:\/\/cinquantamila.corriere.it\/storyTellerThread.php?threadId=EnriBerlinguer\">questione morale posta da Berlinguer nella famosa intervista rilasciata a Eugenio Scalfari<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9871\">ai \u00a0colpi di mano di Andreatta<\/a>, passando per le indagini di \u201c<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mani_pulite\">Mani Pulite<\/a>\u201d e arrivando ai nostri giorni alla pubblicazione del <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/La_casta\">libro la \u201cCasta\u201d di Rizzo e Stella<\/a> e al successo elettorale del M5S alle politiche del 2013 con lo slogan \u201c<a href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/2013\/01\/mandiamoli_tutti_a_casa.html\">mandiamoli tutti a casa<\/a>\u201d: si evince un trentennale stillicidio perpetrato ai danni della \u201cpolitica\u201d da parte di chi detiene i mezzi per indirizzare l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In effetti se pensiamo ai progressi sociali ottenuti grazie all\u2019applicazione del modello Costituzionale italiano dal 1948 alla fine degli anni\u201970, viene da chiedersi come, chi quei progressi non li voleva, poteva porvi un freno. In una prima fase i \u201cnemici del modello costituzionale\u201d hanno pensato di <strong>influenzare<\/strong>, grazie alla televisione commerciale, che muoveva i primi passi in Italia proprio alla fine degli anni \u201870, <strong>l\u2019opinione pubblica<\/strong> distraendola con un modello economico e sociale alieno rispetto a quello italiano, facendogli quindi \u201csognare\u201d un mondo patinato e luccicante di cui si nascondevano le mille ombre e le mille contraddizioni: Berlusconi ci ha fatto sognare l\u2019America, pur essendo, fortunatamente, italiani. Dopo lo scandalo di \u201cTangentopoli\u201d, che aveva fatto <em>tabula rasa<\/em> dei principali partiti politici, la politica \u00e8 stata \u201csalvata\u201d da chi politico non era: un <strong>imprenditore<\/strong> che aveva sapientemente creato il suo elettorato con 15 anni di TV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A distanza di venti anni da quel 1994, i \u201cnemici del modello costituzionale\u201d hanno cambiato arma di distrazione e dalla TV sono passati a internet e ai social network per assestare il definitivo colpo alla democrazia rappresentativa che, occorre sottolinearlo, \u00e8 l\u2019unica forma di democrazia possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Veniamo quindi a Krastev, le cui parole spiegheranno meglio cosa ho voluto dire. Ne \u201c<a href=\"https:\/\/www.aspeninstitute.it\/document\/aspenia-65-la-protesta-globale-di-ivan-krastev\">la protesta globale<\/a>\u201d l\u2019autore si interroga sulle motivazioni che hanno spinto <strong>masse<\/strong> di cittadini ad animare proteste nei diversi angoli del globo terrestre, sulle forme di organizzazione, e sugli effetti che queste proteste hanno avuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro che ne esce \u00e8 sconcertante e allo stesso tempo illuminante per capire in che misura la democrazia sia in pericolo. Ancor pi\u00f9 sconcertanti risultano le considerazioni che si devono trarre per stabilire chi sta mettendo in pericolo la democrazia: <strong>i cittadini<\/strong>, che tanto pi\u00f9 cittadini non sono, avendo abdicato al proprio ruolo politico, disprezzandolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guai, nel 2014, a sbandierare pubblicamente la propria militanza politica, senza poi coprirsi di vergogna!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scrive Krastev:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Sebbene alcune di queste manifestazioni siano state organizzate dai <strong>partiti d\u2019opposizione<\/strong> e dai <strong>sindacati<\/strong>, com\u2019era consuetudine in passato, il grosso delle proteste pi\u00f9 spettacolari non li vedeva tra gli organizzatori, ma tra i <strong>bersagli<\/strong>. Sono state queste <strong>manifestazioni prive di regia<\/strong>, <strong>di palchi <\/strong>e <strong>di arringhe dei politici<\/strong> che sono assurte a simbolo del movimento. Le proteste differivano, ma gli slogan erano incredibilmente simili: ai quattro angoli del globo i manifestanti si scagliavano <strong>contro la corruzione delle \u00e9lite<\/strong>, le crescenti diseguaglianze economiche, la mancanza di solidariet\u00e0 e di giustizia sociale e il disprezzo per la dignit\u00e0 umana.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Continua il sociologo<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<em>Si tratta di una <strong>rivoluzione senza ideologia<\/strong> e <strong>senza scopi definiti<\/strong>: in mancanza di alternative politiche, si risolve in <strong>uno scoppio di indignazione morale<\/strong>.<\/em>[\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La rivoluzione attuale non \u00e8 fatta di lettori; gli odierni studenti radicali si preoccupano solo di come essi stessi vivono il sistema, non della sua natura e dei meccanismi che lo governano. <strong>Non pensando in termini di gruppi sociali, questi ragazzi hanno un\u2019esperienza comune, ma mancano di un\u2019identit\u00e0 collettiva<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nella maggior parte delle proteste i manifestanti non descrivono la politica come un insieme di questioni, ma come <strong>un modo di essere<\/strong>. La sollevazione ha avuto le connotazioni di una trance collettiva, di un\u2019allucinazione di massa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>I manifestanti esprimevano <strong>sentimenti apertamente anti-istituzionali<\/strong> e di <strong>grande diffidenza verso<\/strong> sia il <strong>mercato<\/strong> che lo <strong>Stato<\/strong>; si dicevano contrari alle diseguaglianze sociali, ma anche a qualsivoglia forma di redistribuzione del reddito: la condivisione \u00e8 una <strong>decisione personale<\/strong>, non dev\u2019essere imposta dall\u2019alto.[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nel complesso, <strong>le piazze hanno ignorato i partiti politici<\/strong>, diffidato della stampa, rifiutato di riconoscere una qualsiasi leadership e <strong>rigettato tutte le organizzazioni formali<\/strong>, affidandosi a internet e ad assemblee locali per dibattere e prendere decisioni. \u201cQuesta \u00e8 una differenza culturale implicita, ma lampante tra la moderna protesta giovanile e quelle del passato\u201d, ha notato il giornalista Paul Mason. \u201c<strong>Chiunque appaia anche lontanamente un politico di carriera, chiunque tenti di adoperare una qualche retorica o sposi un\u2019ideologia \u00e8 accolto con un disgusto viscerale.<\/strong>\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>I manifestanti sono individui esasperati. Amano stare insieme e combattere insieme, ma non hanno un progetto collettivo. Diffidando delle istituzioni, non sono interessati a prendere il potere; sono una miscela tra un desiderio genuino di comunit\u00e0 e un incoercibile individualismo. Descrivono il loro attivismo politico quasi in termini religiosi, sottolineando la rivoluzione dell\u2019anima e il cambiamento mentale ispirati dalla loro esperienza di piazza. \u00c8 una rivoluzione a cui ognuno \u00e8 tentato di prendere parte, spinto dall\u2019indignazione e guidato dalla speranza. Estrema destra ed estrema sinistra vi si sentono entrambe a proprio agio; dopo tutto, \u00e8 una rivoluzione di brava gente contro governanti cattivi.[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>\u00c8 lo spirito libertario che tiene insieme le manifestazioni contro il regime autoritario in Egitto con Occupy Wall Street.<\/em><\/strong><em>[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Le persone non credono pi\u00f9 che i politici \u2013 chiunque essi siano \u2013 possano rappresentare i loro interessi e ideali.<\/em><\/strong><em>[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nelle sue corrispondenze per La Vanguardia sulla \u201crivoluzione dell\u2019anima\u201d degli <strong>indignados<\/strong>, il reporter Andy Robinson ha osservato che \u201cl\u2019iconica piazza centrale di Madrid, Puerta del Sol, ha visto uno strano incontro tra <strong>Medioevo<\/strong> e era <strong>digitale<\/strong>\u201d<\/em> <em>[\u2026]<\/em> <strong><em>perch\u00e9 le proteste del xxi secolo somigliano, per alcuni versi, a quelle medioevali.<\/em><\/strong><em> <strong>A quel tempo le persone non scendevano in piazza con l\u2019ambizione di rovesciare il re o di sostituirlo con un altro a loro pi\u00f9 gradito<\/strong>; <strong>manifestavano per<\/strong> <strong>obbligare il sovrano a fare qualcosa<\/strong> <strong>in loro favore<\/strong>, o per impedirgli di far loro del male.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nel suo notevole libro <strong>Controdemocrazia<\/strong>, il filosofo politico francese <strong>Pierre Rosanvallon<\/strong> coglie al meglio la natura sia<strong> pre <\/strong>che<strong> post-politica<\/strong> delle nuove forme di <strong>attivismo civico<\/strong>. Rosanvallon ha preconizzato l\u2019emergere di <strong>proteste prive di leader<\/strong> come strumento per trasformare la democrazia nel xxi secolo. [\u2026] Per Rosanvallon \u00e8 chiaro che passo dopo passo la \u201c<strong>democrazia positiva delle elezioni e delle istituzioni legali si trover\u00e0 assediata dalla sovranit\u00e0 negativa della societ\u00e0 civile<\/strong>.\u201d La <strong>sovranit\u00e0 popolare<\/strong> si affermer\u00e0 come <strong>potere di rifiutare<\/strong>: non aspettiamoci leader politici con visioni di lungo periodo o movimenti politici capaci di ispirare progetti collettivi. Non aspettiamoci partiti politici in grado di catturare l\u2019immaginario dei cittadini e assicurarsi la lealt\u00e0 dei loro seguaci. La democrazia del futuro apparir\u00e0 molto diversa: la gente salir\u00e0 alla ribalta solo per <strong>rifiutare determinate politiche<\/strong> o <strong>cacciare singoli personaggi politici<\/strong>. I conflitti sociali determinanti che daranno forma allo spazio politico saranno quelli tra cittadini ed \u00e9lite, non tra destra e sinistra. La nuova democrazia sar\u00e0 una democrazia del rifiuto. [\u2026] non chie\u00addete ai dimostranti cosa vogliono: <strong>essi sanno solo ci\u00f2 che non vogliono<\/strong>. La loro etica del rigetto pu\u00f2 essere radicale e totale, come <strong>il rifiuto in blocco del capitalismo globale che ha connotato il movimento Occupy Wall Street<\/strong>; oppure modesta e localistica, come le proteste contro la nuova stazione fer\u00adroviaria di Stoccarda. Ma il principio \u00e8 lo stesso: <strong>abdicazione a qualsiasi scelta e attivismo politico confinato unicamente al rifiuto<\/strong>. Le proteste pos\u00adsono riuscire o fallire, ma ci\u00f2 che ne definisce il profilo politico \u00e8 un gene\u00adralizzato \u201cno\u201d. Per essere gridato, questo \u201cno\u201d non ha pi\u00f9 bisogno di leader o istituzioni: bastano telefonini e social network. [\u2026] L\u2019elettore odierno svolge essenzialmente lo stesso ruolo del leggendario Pavel Pichugin, il popolare buttafuori dei pi\u00f9 esclusivi night club russi che ha il potere supremo di stabilire chi far entrare e chi no; ma <strong>non ha alcuna voce in capitolo sul tipo di musica suonata nel club<\/strong>. [\u2026] per svolgere il loro ruolo simbolico le proteste devono rispondere a determinati criteri: essere di massa e spontanee, ovvero <strong>non organizzate da un partito politico<\/strong>; mettere insieme persone che in condizioni normali non farebbero gruppo; <strong>rinunciare del tutto<\/strong> \u2013 per incapacit\u00e0 o disinteresse \u2013 <strong>a formare partiti o a formulare alternative politiche<\/strong>; <strong>parlare in termini morali, non politici<\/strong>. In sintesi: devono essere come i movimenti di protesta cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nel 2011, la rivista Adbusters pubblic\u00f2 l\u2019ormai noto poster raffigurante una ballerina che danzava sull\u2019iconico toro della borsa di New York, facendo appello a occupare Wall Street. In cima al poster campeggiava la scritta: <strong>\u201cQual \u00e8 la nostra unica richiesta?\u201d<\/strong> In una democrazia senza rappresentan\u00adza, ogni movimento politico ha diritto a una unica richiesta: pu\u00f2 essere mol\u00adto concreta, come ridurre il prezzo del biglietto dell\u2019autobus a S\u00e3o Paulo oppure bloccare il progetto di ricostruzione della stazione di Stoccarda. In questi casi, c\u2019\u00e8 una concreta probabilit\u00e0 che la richiesta venga accolta. Ma la rivendicazione pu\u00f2 anche essere grandiosa, come abolire il capitalismo, e allora essa risulta fine a se stessa. Il punto \u00e8 che per avere successo, la protesta dev\u2019essere o <strong>estremamente concreta<\/strong>, o <strong>puramente simbolica<\/strong>. <strong>La via di mezzo \u2013 il vasto, caotico spazio della politica reale \u2013 \u00e8 assente. <\/strong><\/em><em>[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Le proteste non hanno inciso sulle politiche dei governi; piuttosto, hanno cambiato il modo in cui questi comunicano ci\u00f2 che fanno. [\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>le proteste lasciano l\u2019iniziativa politica nelle mani delle stesse \u00e9lite contro le quali si scagliano: sta a queste distillare selettivamente il messaggio della piazza e trarne le conseguenze, elaborando una risposta alla crisi.[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Le proteste attuali hanno pi\u00f9 a che fare col <strong>disimpegno<\/strong> che con la richiesta di ascolto<\/em><em>. Esse non lanciano nuovi attori politici, n\u00e9 ricostruiscono la fiducia nei governi; piuttosto, <strong>fanno della sfiducia nelle istituzioni una regola di condotta<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Numerosi commentatori vedono in queste proteste una sorta di \u201crivoluzione non governativa\u201d. In un certo senso hanno ragione: molti degli attivisti sono membri di ong e la loro insistenza sul controllo e sulla trasparenza rispecchia la cultura del terzo settore.[\u2026]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Il messaggio anti-istituzionale delle proteste spinge infatti le giovani generazioni verso un attivismo centrato su internet e li <strong>disincentiva a pensare in termini organizzativi<\/strong><\/em><em>.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questo scenario, che altro non \u00e8 se non la dura realt\u00e0, o ci si abbandona a fare spallucce e si <a href=\"http:\/\/youtu.be\/spOBkd0P5Mc\">butta gi\u00f9 la pillola azzurra<\/a> oppure ci si chiede cosa fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se i nostri nemici ci hanno messo nelle condizioni di odiare la politica, l\u2019unica cosa che possiamo fare \u00e8 amarla. Dedicarci a lei, organizzarci politicamente, <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11470\">costruire un partito politico come ci ha insegnato quella classe dirigente a cui dobbiamo tornare ad ispirarci<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo abbandonare quelle stupide idee che ci hanno inculcato negli ultimi anni i nuovi servi dei nostri nemici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dobbiamo ripudiare l\u2019idea che basta protestare per ottenere qualcosa e quindi dobbiamo disprezzare chi ci invita a farlo. Penso ai vari movimenti che iniziano con il NO seguito da un qualcosa: NO TAV, NO TTIP, ma anche NO EURO. Chi non sceglie la via dell\u2019organizzazione politica, perch\u00e9 \u201c<em>a lui non gli interessa la politica<\/em>\u201d si merita la TAV, il TTIP e l\u2019EURO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le trasformazioni della societ\u00e0 in cui oggi viviamo, radicalmente diversa da quella di 30 anni fa, sono il frutto NON di un complotto giudaico-pluto o pippo-massonico, ma il risultato di un&#8217;attivit\u00e0 POLITICA sapientemente portata avanti da una esigua minoranza ORGANIZZATISSIMA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto cruciale \u00e8 quindi nell&#8217;organizzazione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">IN DEMOCRAZIA CHI SI ORGANIZZA VINCE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pare quindi scontato che i movimenti di protesta non organizzati politicamente NON SERVONO A NULLA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo vale anche \u00a0per girotondi, popolo viola, occupy wall street, greenpeace, indignados e &#8211; come rifiuto della democrazia rappresentativa &#8211; anche per il M5S.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;1% sta vincendo e se il restante 99% non la smette di prendersela con la politica, continuer\u00e0 a vincere per sempre, ma come ho gi\u00e0 avuto modo di dire <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=11988\">VINCEREMO NOI<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Andrea Franceschelli<\/em><\/strong><em> \u2013 ARS Abruzzo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio del sociologo Ivan Krastev, \u201cLa protesta globale\u201d, pubblicato lo scorso 30 giugno su \u201cAspenia\u201d, la rivista dell\u2019Aspen Institute, fornisce una visione cruda, ma molto chiara, dello snaturamento della democrazia nella sfera politica. Prima di riportare quanto scritto da Krastev, che nel descrivere le dinamiche oggetto del suo studio rivolge lo sguardo al panorama mondiale, vorrei focalizzare l\u2019attenzione su alcune caratterizzazioni italiane. 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