{"id":12423,"date":"2014-11-09T08:44:20","date_gmt":"2014-11-09T08:44:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12423"},"modified":"2014-11-09T08:44:20","modified_gmt":"2014-11-09T08:44:20","slug":"i-mondi-dietro-le-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12423","title":{"rendered":"I mondi dietro le parole"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>\u201cPer poter essere forte,<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em> diventa un artista della parola;<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em> perch\u00e9 la forza dell\u2019uomo \u00e8 nella lingua,<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em> e la parola \u00e8 pi\u00f9 potente di ogni arma\u201d.<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em> Ptahhopte, 2000 a.c.<\/em><\/strong><br \/>\n<em> (maestro spirituale egizio, poi divinizzato)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;importanza della parola \u00e8 una delle grandi scoperte dei Sofisti.<br \/>\nPrima di loro, i pensatori pi\u00f9 antichi neppure si interrogavano sul linguaggio, perch\u00e9 molto semplicisticamente consideravano collegati, tanto da essere indistinti, i 3 strumenti della conoscenza: la cosa reale, il pensiero che la conosce e la parola che la esprime. Ne derivava l&#8217;uguaglianza tra pensiero e verit\u00e0, e quindi un&#8217;assoluta, ingenua fiducia nell&#8217;infallibilit\u00e0 del pensiero.<br \/>\nI Sofisti ebbero invece il merito di scardinare l&#8217;assioma che si basava su questo cieco ottimismo, o forse sarebbe meglio dire presunzione, e furono i primi a parlare delle tante facce della verit\u00e0, della pluralit\u00e0 delle opinioni, e del potere persuasivo delle parole.<br \/>\nQuesto pu\u00f2 e deve spaventare, perch\u00e9 vi \u00e8 un limite dove le certezze diventano convinzioni, e &#8220;<em>le convinzioni sono nemiche della verit\u00e0, pi\u00f9 pericolose delle menzogne<\/em>&#8221; (F. W. Nietzsche).<br \/>\nDopotutto lo stesso Socrate, il simbolo dell&#8217;umana ricerca dell&#8217;unica verit\u00e0, sapeva bene che la <strong>maieutica<\/strong> \u00e8 l&#8217;unico mezzo, ovvero il travaglio e le doglie del parto. e il parto, non \u00e8 mai detto che sia singolo&#8230;<\/p>\n<p>Secoli e secoli dopo, la scienza dar\u00e0 ragione ai bistrattati sofisti, troppo spesso ingiustamente accusati di essere tutta forma e poca sostanza &#8211; ammettendo in tal guisa, i detrattori, che in effetti una distinzione tra pensiero e cosa reale, c&#8217;\u00e8, e per conseguenza, tra pensiero e verit\u00e0 -.<br \/>\nIl metodo scientifico implica che qualunque indagine conoscitiva, per essere realizzata, necessita di una teoria che ci guidi nella scelta e nell&#8217;interpretazione dei dati. e una qualunque teoria non \u00e8 altro che una <em>possibile<\/em> spiegazione di un fenomeno.<br \/>\nFacciamo un esempio: se io volessi studiare il comportamento aggressivo dei bambini dai 5 ai 10 anni, innanzitutto dovrei definire quale comportamento \u00e8 aggressivo e quale non lo \u00e8, altrimenti non saprei neppure cosa osservare; in secondo luogo se volessi fornire una spiegazione del comportamento che ho definito aggressivo, dovrei quantomeno avere un&#8217;idea dei possibili fattori che influenzano e determinano proprio quel tipo di comportamento che ho deciso di osservare. Una <strong>teoria<\/strong> risponde a queste domande.<br \/>\nNaturalmente possono esserci diverse teorie che spiegano un fenomeno (nella fattispecie ci sono diverse teorie psicologiche che spiegano l&#8217;aggressivit\u00e0), e ognuna di queste pu\u00f2 essere del tutto divergente dall&#8217;altra.<br \/>\nPer cui ogni volta che un ricercatore decide <em>cosa<\/em> osservare, <em>dove<\/em> e <em>come<\/em> osservarlo, lo fa sulla base di una teoria. ovvero sulla base di un&#8217;opinione.<\/p>\n<p>La psicologia ha avuto infine il merito di rilevare un&#8217;ulteriore variabile che interviene nel processo conoscitivo: l&#8217;emozione. Grazie ai sempre pi\u00f9 affinati metodi d&#8217;indagine fisiologica e psicofisiologica, e alle sperimentazioni nell&#8217;ambito dell&#8217;apprendimento e della percezione, la psicologia ha saputo dimostrare come spesso sia proprio la sfera emotiva, la <em>variabile indipendente<\/em> (=causa) rispetto alle altre due, il pensiero e il linguaggio, configurabili quindi come <em>variabili dipendenti<\/em> (=effetto).<br \/>\nNe deriva che bisogni, paure e desideri personali possono influenzare la spiegazione di un fenomeno, spiegazione vulnerabile a mutamenti non solo tra diversi soggetti, ma anche in diversi momenti\/contesti nello stesso soggetto.<br \/>\nE dunque, proprio come insegnavano i Sofisti, il reale ha mille facce, mille parole, mille spiegazioni, ognuna potenzialmente vincente se si sanno impugnare le armi della persuasione.<br \/>\nEd \u00e8 qui che la parola gioca un ruolo fondamentale: \u00e8 intuitivo che parole cariche di significato emotivo possano influenzare il pensiero, e quindi la visione del reale, in una direzione piuttosto che in un&#8217;altra. La parola <em>diventa<\/em> la cosa che descrive: il potere evocativo della parola sta tutta l\u00ec, nell&#8217;identit\u00e0 perfetta tra se stessa e l&#8217;emozione.<br \/>\nUn esempio? pensate a quale mondo di gioia si apra per un innamorato all&#8217;udire la frase &#8220;ti amo&#8221;.<br \/>\nE quanto la parola sia addirittura pi\u00f9 potente dell&#8217;azione, lo dimostra il fatto che molti innamorati continuino a credere a quei &#8220;ti amo&#8221; nonostante le azioni del partner dimostrino spesso il contrario.<\/p>\n<p>Dunque, <strong>sapere usare le parole giuste per far leva sulle emozioni giuste, spinger\u00e0 il destinatario del messaggio ad accettare la visione del reale voluta dall&#8217;emittente<\/strong>.<br \/>\nSi tratta di meccanismi che la politica conosce bene.<br \/>\nUn successo tangibile della capacit\u00e0 persuasiva dell&#8217;emittente \u00e8 la mancanza di dubbio nel destinatario, e la sua pressoch\u00e9 completa inattitudine alle domande.<br \/>\nSe guardiamo lo scenario politico attuale, possiamo facilmente riscontrare una notevole arte persuasiva nei tre maggiori slogan propagandistici che imperano nei media.<br \/>\n1) <strong>Ce lo chiede l&#8217;Europa.<\/strong><br \/>\n2) <strong>Dobbiamo rispettare il patto di stabilit\u00e0<\/strong>.<br \/>\n3) <strong>Occorre essere competitivi<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 facile rilevare come queste tre affermazioni vengano &#8220;ricevute&#8221; dalla (ancora) maggior parte della popolazione senza nessuna obiezione, senza nessuna sfiducia. Il destinatario apprende la visione del mondo veicolata per il tramite di queste affermazioni, e semplicemente la ritiene vera.<br \/>\nSebbene infatti, sarebbe lecito attendersi per ogni affermazione quantomeno una domanda: <em>&#8220;perch\u00e9 ce lo chiede?&#8221;, &#8220;cosa si vuole stabilizzare con questo patto?&#8221;, &#8220;per arrivare dove? e soprattutto, in questo dove, ci arriverebbero davvero tutti, anche i lavoratori, e non solo chi li sfrutta?&#8221;<\/em>, nessuno di questi elementari dubbi viene maturato dai pi\u00f9.<br \/>\nPerch\u00e9?<br \/>\nProviamo allora ad analizzare le tre frasi.<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> Nella prima frase possiamo subito osservare che non viene chiamata in causa la Commissione Europea, o la BCE, o la Troika, i veri organi di governo fatti di uomini con interessi politici ed economici specifici, viene chiamata in causa un&#8217;astratta, impalpabile, spirituale, quasi mistica &#8220;Europa&#8221;. Per fare un parallelo esemplificativo, si pu\u00f2 osservare il diverso impatto che farebbe: &#8220;ce lo chiede il premier&#8221; piuttosto che &#8220;ce lo chiede l&#8217;Italia&#8221;.<br \/>\nNon a caso il nome completo di quest&#8217;essenza impalpabile, \u00e8 <em>Unione Europea<\/em>.<br \/>\nIl che necessariamente induce nell&#8217;interlocutore un senso di fiducia, di speranza, di calore, di solidariet\u00e0. Siamo animali sociali, filogeneticamente programmati per non stare da soli, per cui \u00e8 il nostro stesso DNA che registra e convalida l&#8217;utilit\u00e0 per la propria sopravvivenza di un&#8217;unione, meglio ancora se europea e non soltanto italiana, perch\u00e9, va da s\u00e9, la prima viene avvertita come pi\u00f9 grande e pi\u00f9 potente della seconda. Quali azioni e quali scopi si perseguano poi in quest&#8217;unione, se davvero sia un&#8217;unione di reciproche solidariet\u00e0, non \u00e8 cosa che viene ponderata, cos\u00ec come fa l&#8217;innamorato che si fa incantare dalle parole, rimanendo cieco a tutto il resto.<br \/>\nE dunque l&#8217;essenza spirituale Europa, assisa nel firmamento della sua grandezza e magnificenza, seguendo la logica delle parole, non pu\u00f2 non agire per il bene dei mortali europei. per cui il nuovo Dio Europa potrebbe anche chiedere al nuovo Abramo di sacrificare suo figlio, e Abramo eseguirebbe perch\u00e9 a chiederlo \u00e8 Dio.<br \/>\nSappiamo che nella bibbia un antico Dio ferm\u00f2 la mano dell&#8217;antico Abramo un attimo prima che sgozzasse il suo stesso figlio Isacco.<br \/>\nIl dio Europa invece, continua a chiedere sacrifici umani, e non accenna a fermare nessuna delle mani che in nome suo sgozzano dignit\u00e0 e vita. Il dio Europa, per gli amici Juncker, predica e anzi intima a tutti austerit\u00e0 e tasse, ma \u00e8 anche &#8220;l&#8217;ideologo e il demiurgo di un sistema di elusione delle rendite che ha consentito al Granducato del Lussemburgo di trasformarsi nel pi\u00f9 raffinato e impenetrabile paradiso fiscale d&#8217;Europa. E ha garantito a oltre 340 fra aziende e multinazionali di arricchirsi a dismisura sottraendo alle casse dei paesi europei e agli Stati Uniti oltre 2.000 miliardi di euro di tasse&#8221;.<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> Nella seconda frase abbiamo a che fare con la parola <em>stabilit\u00e0<\/em>: il termine \u00e8 sicuramente ambasciatore di valori e bisogni che ciascuno di noi, costantemente, ricerca in ogni ambito dell&#8217;esistenza. Quando si parla di stabilit\u00e0, la nostra mente evoca immediatamente la stabilit\u00e0 dei propri affetti, della propria famiglia, della propria salute, delle conquiste negli studi, nel lavoro, in un crescendo emotivo che sogna benevolenze e opulenze sempre pi\u00f9 prospere.<br \/>\nE questi sogni sono legittimati dall&#8217;esame di realt\u00e0 grazie ad un&#8217;altra parola di forte impatto emotivo: <em>il patto<\/em>. Con questa parola vengono subito in mente mani che si stringono, soddisfazioni reciproche, pace e bene. amen.<br \/>\nQuindi in questa seconda affermazione, la propaganda si gioca un po&#8217; tutti gli assi nella manica: se da un lato abbiamo la stabilit\u00e0, una gran bella parola, con un curriculum di significati eccellenti e con una fedina valoriale assolutamente pulita, dall&#8217;altro abbiamo il patto, una parola persino pi\u00f9 bella, perch\u00e9 d\u00e0 a quella che la segue il marchio della solennit\u00e0, del giuramento che non pu\u00f2 essere spezzato, e quindi della serenit\u00e0. stabile serenit\u00e0, appunto. che si pu\u00f2 chiedere di pi\u00f9? un lucano? no, pi\u00f9 Europa.<br \/>\nPoco importa se questo patto preveda in Italia, l&#8217;ennesimo taglio alla sanit\u00e0, addirittura ai fondi per la disabilit\u00e0, o se in Inghilterra le t-shirt femministe contro l&#8217;uso del corpo femminile siano fatte da operaie sfruttate e sottopagate alle Mauritius, con 62 penny (meno di 1 euro) all&#8217;ora, lavorando per molte ore al giorno e dormendo in 16 in una stanza, e se poi quelle stesse magliette vengono vendute a Londra a 45 sterline l\u2019una (circa 55 euro).<\/p>\n<p><strong>3)<\/strong> Nella terza affermazione siamo davanti a una parola che ha un suo fascino, tutto terreno e mondano, ma anche, che lo si voglia o no, una sua imprescindibilit\u00e0 dalla nostra quotidianit\u00e0: la <em>competitivit\u00e0<\/em>.<br \/>\nSe la stabilit\u00e0 e il patto fanno leva sulle istanze pi\u00f9 nobili dell&#8217;animo umano, la competizione fa leva sugli aspetti che stanno nel fondo dell&#8217;animo, quelle istanze che ci inducono a credere &#8220;io merito pi\u00f9 di lui&#8221; o &#8220;io ho bisogno pi\u00f9 di lui&#8221;, e che sia in povert\u00e0 che in ricchezza, sia in salute che in malattia (perch\u00e9 queste sono, con religiosa sintesi, tutte le condizioni possibili di vita), non aspettano altro che l&#8217;occasione per farsi avanti.<br \/>\nSiamo sempre in perenne competizione col mondo. la vita \u00e8 essa stessa lotta, lo sappiamo bene, e dobbiamo costantemente metterci alla prova contro qualcun altro: si comincia da piccoli col genitore del proprio sesso, con amici e nemici per far breccia nel cuore desiderato, col compagno di banco per un voto in pi\u00f9 o per copiare dai suoi fogli durante i compiti in classe, col proprio collega per la promozione. La competizione fa cos\u00ec parte di noi, \u00e8 cos\u00ec &#8220;naturale&#8221;, che quindi non nutriamo nessun sospetto, nessun allarme se a un certo punto ci viene chiesto di essere competitivi.<br \/>\n\u00c8 il &#8220;fino a che punto&#8221; e soprattutto &#8220;a quale costo&#8221;, anche a costo di lavorare per 3 euro all&#8217;ora come in Grecia, che viene taciuto, grazie all&#8217;anestetico della presunta <em>normalit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Stiamo dunque combattendo contro squali della finanza e della dialettica.<br \/>\nNon per niente questi squali vorrebbero disporre dell&#8217;eliminazione degli studi umanistici dai programmi scolastici: questo il desiderio candidamente espresso da Davide Serra, amico e finanziatore di Renzi.<br \/>\nChi vuole comandare deve mantenere il monopolio delle parole, perch\u00e9 sa che le parole sanno essere pi\u00f9 convincenti delle azioni: hanno un incanto, una purezza che l&#8217;azione non ha.<br \/>\nQuello che noi possiamo fare \u00e8 risvegliare le giuste emozioni tenute sopite da parole che illudono e ingannano.<br \/>\nCome si fa a resistere al canto delle sirene dell&#8217;illusione?<br \/>\nCon l&#8217;autostima. Solo chi svilisce se stesso ha bisogno di un padrone. E quanto pi\u00f9 svilir\u00e0 se stesso, la propria famiglia, i propri avi e il lavoro e\u00a0il sangue glorioso dei propri avi, tanto pi\u00f9 cercher\u00e0 altrove, in terra straniera i propri padroni.<br \/>\nQuello che dobbiamo fare \u00e8 rieducare alle radici di ognuno, alla dignit\u00e0 di ognuno, che \u00e8 cosa direttamente antagonista all&#8217;individualismo arrivista o arrendevolista.<br \/>\nDalla dignit\u00e0 della propria storia, nasce l&#8217;orgoglio di esserci, di avere dubbi, di fare domande, di &#8220;cercare l&#8217;uomo&#8221; dietro il servo.<br \/>\nL&#8217;orgoglio di militare, di suscitare dubbi, di far capire, di far militare.<br \/>\nPer arrivare dove?<br \/>\nAi mondi dietro nuove parole e nuove azioni.<br \/>\nAi tanti mondi dei tanti popoli, finalmente uniti nell&#8217;unica unione possibile: il rispetto di ogni sovranit\u00e0 nazionale, di ogni dignit\u00e0 nazionale. Perch\u00e9 queste sono le tante facce della verit\u00e0: ogni Nazione \u00e8 una faccia della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Senza le nazioni sovrane, quest&#8217;unione \u00e8 senza volto, senz&#8217;anima.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;unica verit\u00e0 che vogliamo.<br \/>\nUnisciti a noi. Insieme, ce la faremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPer poter essere forte, diventa un artista della parola; perch\u00e9 la forza dell\u2019uomo \u00e8 nella lingua, e la parola \u00e8 pi\u00f9 potente di ogni arma\u201d. Ptahhopte, 2000 a.c. (maestro spirituale egizio, poi divinizzato) &nbsp; L&#8217;importanza della parola \u00e8 una delle grandi scoperte dei Sofisti. 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