{"id":12470,"date":"2014-11-30T00:05:19","date_gmt":"2014-11-30T00:05:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12470"},"modified":"2014-11-30T00:05:19","modified_gmt":"2014-11-30T00:05:19","slug":"la-deriva-della-scuola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12470","title":{"rendered":"La deriva della scuola italiana"},"content":{"rendered":"<p>La scuola italiana \u00e8 in difficolt\u00e0; le cause della sua crisi sono nei processi sociali che si avviano dal \u201968 ma conoscono una svolta radicale con la legge sull&#8217;autonomia scolastica del 1999.<\/p>\n<p>Il Sessantotto invest\u00ec di discredito l&#8217;esigenza della disciplina, come se fosse solo una maschera di rapporti di forza di natura classista. <em>Disciplina<\/em> significa per\u00f2 <em>obbedienza<\/em> e insieme <em>materia di insegnamento<\/em>: in questa congiunzione sta la sua legittimit\u00e0. Viceversa, con la fine dell&#8217;obbedienza gli stessi nuclei teorici della cultura e delle scienze appaiono non come la base su cui si sviluppa ogni ulteriore ricerca, ma nozioni anacronistiche e aride. Cos\u00ec il Sessantotto non \u00e8 <em>mai<\/em> andato al di l\u00e0 della subcultura. Ci\u00f2 spiega l&#8217;odierna generale incapacit\u00e0 di riconoscere e combattere la devastazione \u00a0culturale della scuola.<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;90 la crisi della scuola prende una nuova deriva che culmina con la legge dell&#8217;autonomia scolastica: il maoismo muta nel neoliberismo. La fine dell&#8217;URSS nel 1992 apre alle grandi imprese transnazionali il mondo intero<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>; le loro <em>lobby<\/em> guidano le scelte politiche importanti, comprese quelle legate all&#8217;istruzione. Una delle pi\u00f9 importanti, l&#8217;ERT (<em>European Round Table of Industrialist<\/em>) insiste con le burocrazie UE affinch\u00e9 l&#8217;istruzione sia staccata dai sistemi pubblici centrali, aperta e finalizzata al mondo del lavoro: con ci\u00f2 gli industriali europei chiedono che la scuola sia estraniata dalla cultura, dalla scienza e dalla cittadinanza. L&#8217;UE fa proprie queste esigenze: la scuola mirer\u00e0 a creare le condizioni della competitivit\u00e0 delle imprese, cio\u00e8, nell&#8217;ideologia neoliberista, il taglio del salario diretto e indiretto e l&#8217;arretramento dei diritti dei lavoratori; dunque la scuola pubblica deve costare <strong>poco<\/strong>, perch\u00e9 diminuisca l&#8217;esborso di denaro pubblico, deve essere <strong>fonte di profitto privato<\/strong>, deve dare, anzich\u00e9 cultura e scienza, l&#8217;abitudine al <strong>lavoro<\/strong> <strong>precario<\/strong>.<\/p>\n<p>Il mondo politico italiano, in dispregio dell&#8217;art. 33 della Costituzione, per il quale l&#8217;arte, la scienza e il loro insegnamento sono <em>liberi<\/em>, dunque non finalizzati all&#8217;impresa, si adegua alle indicazioni UE con la <em>Sintesi Maragliano<\/em> del 1997. Maragliano auspica il superamento della \u00abcultura del posto\u00bb verso la cultura della flessibilit\u00e0; a tale scopo suggerisce di trasformare la metodologia scolastica: la scuola deve fare sue le forme dell&#8217;apprendere proprio del mondo esterno; non occorrono insegnanti colti ma \u00abtesti di buona divulgazione \u2026 scritti con abilit\u00e0 narrativa, \u2026 pratiche di gioco, e non solo a livello elementare \u2026, contesti didattici all&#8217;interno dei quali\u00bb l&#8217;apprendimento \u00absia esperienza piacevole e gratificante, \u2026 macchine della conoscenza, \u2026 strumenti multimediali\u00bb, perch\u00e9 \u00ab<strong>non hanno affatto odore di scuola<\/strong><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> \u2026 e consentono di non disperdere \u2026 forme di intelligenza intuitiva, empirica, immaginativa, assai diffuse tra i giovani\u00bb.<\/p>\n<p>Gli animali, senza linguaggio di parole, imparano solo per esperienza, l&#8217;uomo impara non solo per esperienza ma anche per insegnamento, ossia con la scuola: per questo ha cultura e scienza. Prospettando il superamento della scuola, Maragliano distrugge il senso dell&#8217;insegnare e raccomanda la regressione alle forme elementari di apprendimento; auspicando (per gli altri) la precariet\u00e0 come stile di vita, si schiera per l&#8217;animalit\u00e0 del perfetto darwinismo sociale.<\/p>\n<p>La riforma dell&#8217;autonomia scolastica del 1999, germinata dalla <em>Sintesi Maragliano<\/em>, rappresenta il primo passo verso l&#8217;attuazione delle esigenze neoliberiste nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione. Nella sua furia anticulturale l&#8217;autonomia scolastica sfigura la didattica in un rapporto di diritto privato: parla di domanda, offerta, crediti, debiti, di <em>contratto formativo<\/em>; stacca cio\u00e8 l&#8217;istruzione dall&#8217;esigenza naturale di sapere.<\/p>\n<p>La scuola autonoma si separa dallo stato per favorirne l&#8217;estinzione; \u00e8 un&#8217;impresa che offre i suoi servizi alle famiglie come a clienti; offre alle altre imprese occasioni di profitto e si apre alle istituzioni presenti nel territorio; rifiuta tutto ci\u00f2 che con la sua rigidit\u00e0 ricorda l&#8217;etica: la classe scompare e ogni studente diventa gestore del suo percorso scolastico, l&#8217;ora non deve essere di sessanta minuti, l&#8217;anno non deve essere diviso in met\u00e0 uguali; regrediscono le materie per far posto ai progetti extracurricolari, la valutazione deve essere un pagamento trasparente e controllabile come uno scontrino.<\/p>\n<p>Nella scuola dell&#8217;autonomia la cultura \u00e8 mal tollerata, ormai clandestina: gli insegnanti che sanno testimoniano agli studenti un modello di vita troppo alternativo a quello piagato dalla competitivit\u00e0; si ostinano nella verbosit\u00e0 della \u00ablezione frontale\u00bb, sono refrattari alle nuove tecniche didattiche che gli aggiornatori cercano di inculcare loro. Tutto, invece, deve essere immediatamente utile: la programmazione diretta alla piccola abilit\u00e0 scalza l&#8217;ampio respiro del programma; tutto deve essere sempre innovato: il piano dell&#8217;offerta formativa va riformulato ogni anno; la didattica diventa un flusso di progetti che rampollano dalla creativit\u00e0 degli animatori dell&#8217;azienda scolastica e fecondano l&#8217;innata creativit\u00e0 nei discenti: la nuova generazione deve rinunciare con gioia alla sicurezza del posto fisso (\u00abIl posto fisso \u2026 che noia!\u00bb diceva ancora qualche anno fa il prof. Monti, \u00abIl posto fisso non esiste pi\u00f9\u00bb gli fa eco Renzi in questi giorni), con la didattica del progetto si abituer\u00e0 da subito al lavoro a progetto, cio\u00e8 al destino di precariet\u00e0 che incombe fuori dalla scuola. Il giudizio di qualit\u00e0 dell&#8217;istituto riposa sul numero dei progetti; quella che ne fa tanti piace ai dirigenti perch\u00e9 piace al ministero; per suscitarli quest&#8217;ultimo istituisce il fondo d&#8217;istituto; e cos\u00ec piace anche al sindacato, cui \u00e8 attribuita la competenza di contrattare con i dirigenti la spartizione del fondo.<\/p>\n<p>I progetti devono darsi un&#8217;aria di seriet\u00e0; la scuola autonoma esige dai loro autori un preciso riscontro documentario dell&#8217;attivit\u00e0 da svolgere e di quella svolta. Poich\u00e9 per\u00f2 ogni atto didattico \u00e8 ormai pensato in termini di progetto elaborato <em>ex novo<\/em>, il lavoro degli insegnanti non \u00e8 pi\u00f9 preparare la lezione, insegnare, correggere le prove e valutarle, ma, oltre all&#8217;attivit\u00e0 di animazione, il paludamento documentario dell&#8217;accessorio. Cos\u00ec la scuola dell&#8217;autonomia \u00e8 la scuola della burocrazia.<\/p>\n<p>La scuola autonoma \u00e8 anche la scuola della competitivit\u00e0. Con la funzione-orientamento gli istituti scolastici si dotano di un apparato pubblicitario per aumentare il numero degli iscritti. La pubblicit\u00e0 scolastica non pu\u00f2 certo prospettare ai suoi ancora virtuali clienti le fatiche dell&#8217;autentico lavoro scientifico e culturale: accuratezza teorica, impegno paziente, verifiche severe, valutazioni oggettive; attrae i clienti, come voleva Maragliano, con la piacevolezza dei progetti, con la loro variet\u00e0, con la sicurezza del risultato, con l&#8217;esclusione della fatica.<\/p>\n<p>La scuola autonoma mantiene le sue promesse; di anno in anno le valutazioni agli esami di stato lievitano: bench\u00e9 spesso di fronte a baratri di ignoranza, i commissari esterni superano in generosit\u00e0 quelli interni; ma prima ancora i dirigenti sono intervenuti per sfoltire i programmi, per addolcire i cerberi, per graziare i casi disperati.<\/p>\n<p>In definitiva la crisi della scuola, che si imputa al tradizionalismo dei docenti, \u00e8 il risultato necessario dell&#8217;autonomia scolastica: \u00e8 essa che, in odio alla cultura, alla scienza e alla cittadinanza, <strong>impedisce agli insegnanti di insegnare<\/strong> e <strong>agli alunni di imparare<\/strong> \u2013 e che ci riesca piuttosto bene \u00e8 quello che rilevano perfino le statistiche PISA OCSE. Oltre a escludere dalla scuola la cultura e la scienza, l&#8217;autonomia ha poi consentito di tagliare in modo brutale le spese destinate all&#8217;istruzione. Manca per\u00f2 ancora qualcosa alla soddisfazione dell&#8217;<em>industrialist<\/em>: privatizzare la scuola, snaturando lo stato giuridico degli insegnanti per costringerli ad allentare ogni resistenza. A colmare la lacuna arriva <em>La buona scuola<\/em>.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 per colpire con pi\u00f9 efficacia la vittima occorre prima paralizzarla col senso di colpa: <em>La buona scuola<\/em> fa degli insegnanti il capro espiatorio della crisi. Imputa loro la scarsa competitivit\u00e0 del sistema economico italiano: anzich\u00e9 addestrare lavoratori a loro agio con la flessibilit\u00e0, essa sarebbe fossilizzata sui <em>saperi<\/em> <em>codificati<\/em>; quindi educherebbe poeti e filologi, estranei al mondo globalizzato e inetti a raccoglierne le sfide; col risultato che le nostre aziende non troverebbero le giuste professionalit\u00e0, perderebbero competitivit\u00e0 e chiuderebbero.<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;istruzione \u00e8 l&#8217;unica soluzione strutturale alla disoccupazione\u00bb, proclama il Rapporto; ma si tratta di una frase dalla fonetica problematica e sospesa a un dato molto fragile<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. \u00c8 vero che la disoccupazione italiana deriva da gravi problemi di competitivit\u00e0; ma i dati mostrano che dal 1992 al 1996, ben prima della <em>Buona Scuola<\/em>, la nostra economia era cos\u00ec competitiva da esportare capitali, e che i problemi sono arrivati dopo il 1996. Se fosse il momento di scherzare, se ne potrebbe concludere che la scuola italiana <em>prima<\/em> dell&#8217;autonomia fosse capace di raccordarsi all&#8217;impresa, di renderla competitiva cos\u00ec da creare occupazione, e che proprio le riforme culminate nell&#8217;autonomia abbiano distrutto queste capacit\u00e0. Sarebbe per\u00f2 una conclusione futile, proprio come l&#8217;assunto su cui \u00e8 costruito il rapporto Renzi. In realt\u00e0 la decadenza dal 1996 a oggi ha ben altri motivi. Strettamente economici. La perdita di competitivit\u00e0 e la disoccupazione, nonostante il <em>frame<\/em> che i mezzi di comunicazione diffondono, non hanno <em>nulla<\/em> a che fare con l&#8217;istruzione; e che la <em>Buona Scuola<\/em> dia per scontato il contrario \u00e8 un&#8217;offesa gratuita a tutti gli insegnanti italiani.<\/p>\n<p>Se volesse effettivamente assicurare competitivit\u00e0 alla nostra economia, fermare i fallimenti delle aziende e creare posti di lavoro, Renzi dovrebbe emancipare l&#8217;Italia dalla servit\u00f9 politica ed economica. Invece approfitta dell&#8217;emergenza creata col disastro economico per imporre a un popolo sbalordito cambiamenti radicali della sua Costituzione: nel suo documento \u00abfondata sul lavoro\u00bb non \u00e8 pi\u00f9 la Repubblica democratica, ma l&#8217;istruzione. Cos\u00ec la <em>Buona Scuola<\/em> si affretta verso il sacrificio finale della cultura, della scienza, degli insegnanti e degli alunni all&#8217;ideologia neoliberista.<\/p>\n<ul>\n<li>L&#8217;istruzione viene <em>fondata sul lavoro<\/em>: non ha fini propri, ma esegue gli ordini dell&#8217;impresa privata da cui \u00e8 costretta ad elemosinare i fondi che lo stato le lesina; non si gestisce in base alle esigenze sue proprie, ma per offrire occasioni di profitto. In questo modo \u00e8 distrutta la libert\u00e0 d&#8217;insegnamento garantita dall&#8217;art. 33 Costituzione.<\/li>\n<li>Gli insegnanti subordinati ai dirigenti e i dirigenti subordinati al ministero sono costretti alla docilit\u00e0 da una valutazione dei risultati didattici determinata da poteri sovrastatali, indifferente ai fini della scuola italiana, che sono la cittadinanza, la sensibilit\u00e0 culturale e la competenza scientifica. Anche questo lede la libert\u00e0 d&#8217;insegnamento che l&#8217;art. 33 della Costituzione garantisce.<\/li>\n<li>Tutti gli insegnanti sono flessibilizzati: perdono la titolarit\u00e0 della cattedra, entrano nell&#8217;organico funzionale di una <em>rete<\/em> di scuole, da cui i dirigenti li chiamano secondo le esigenze del loro istituto. Inoltre possono essere obbligati a insegnare materie affini o addirittura secondarie rispetto al loro corso di studi.<\/li>\n<li>Sono inseriti in un registro nazionale in base al portfolio di competenze che rende pubblica la valutazione della loro professionalit\u00e0.<\/li>\n<li>Perdono la progressione di carriera basata sull&#8217;anzianit\u00e0, bench\u00e9 questa sia un criterio riconosciuto universalmente; nella <em>Buona Scuola<\/em> l&#8217;esperienza conta anche meno della cultura, anzi si parla con disprezzo di \u00abinvecchiamento\u00bb dei docenti italiani.<\/li>\n<li>Le somme messe in palio con gli scatti di competenza sono irrisorie: gli stipendi restano tra i pi\u00f9 bassi d&#8217;Europa. In prospettiva ci\u00f2 comporta che i giovani pi\u00f9 brillanti eviteranno la professione d&#8217;insegnante: la <em>Buona Scuola<\/em>, come l&#8217;arma atomica, fa sentire per lungo tempo gli effetti della sua distruttivit\u00e0.<\/li>\n<li>La flessibilizzazione integrale degli insegnanti, l&#8217;esigenza che siano innovativi anzich\u00e9 colti, ne fa degli avventizi senza dignit\u00e0, dunque senza autorevolezza di fronte agli alunni, in una scuola divenuta il giardino d&#8217;infanzia di Maragliano, dove si gioca per imparare; ma i ragazzi che crescono senza autorevolezza si abbandonano al gioco violento; cos\u00ec la scuola italiana, per ora appena sfiorata dal bullismo, divenuta <em>buona scuola<\/em>, dovr\u00e0 spendere in <em>metal detector<\/em> quello non d\u00e0 agli insegnanti, per arginare le stragi cos\u00ec ricorrenti nelle buone scuole anglosassoni.<\/li>\n<li>Gli insegnanti perdono l&#8217;uguaglianza: si former\u00e0 un&#8217;<em>\u00e9lite<\/em> di virtuosi dell&#8217;aggiornamento, dell&#8217;innovazione, dell&#8217;arricchimento dell&#8217;offerta formativa, delle attivit\u00e0 \u00abprofessionali\u00bb, da cui i docenti che svolgono bene il lavoro in classe saranno esclusi e valutati: guider\u00e0 la <em>buona scuola<\/em> chi ha sbagliato professione.<\/li>\n<li>A elargire i crediti agli insegnanti un comitato di valutazione di cui fa parte anche un estraneo al mondo della scuola \u2013 a riprova del disprezzo che la <em>Buona Scuola<\/em> nutre per tutti gli insegnanti e per la libert\u00e0 costituzionale d&#8217;insegnamento.<\/li>\n<li>Le attivit\u00e0 che daranno crediti, di fatto la zavorra che gi\u00e0 oggi impedisce alla scuola italiana di funzionare come potrebbe, assumeranno un ruolo ancora pi\u00f9 centrale e porteranno a un enorme aumento non retribuito dell&#8217;orario di lavoro.<\/li>\n<li>La costrizione degli insegnanti all&#8217;aggiornamento e all&#8217;innovazione didattica disperder\u00e0 le loro energie. Infatti, aggiornamento e innovazione, centrali nel mondo del lavoro e nell&#8217;insegnamento universitario, sono <strong>marginali <\/strong>nella scuola: la scuola deve educare bambini, fanciulli, giovani, che hanno gli stessi problemi di psicologia evolutiva dalla notte dei tempi; deve guidarli a raggiungere competenze che riguardano <em>non<\/em> le frontiere della ricerca, dove le conoscenze sono ipotesi suscettibili di essere corrette da ipotesi<em> innovative<\/em> e solo il <em>problem solving<\/em> pu\u00f2 soccorrere, ma i nuclei consolidati delle scienze, le loro formule <strong>codificate<\/strong>. I docenti non hanno il compito di accrescere la scienza, raggiungono l&#8217;<em>optimum<\/em> gi\u00e0 solo col padroneggiare gli <em>elementi<\/em> consolidati delle discipline. La scuola \u00e8 per sua natura conservatrice ed \u00e8 <em>necessario<\/em> che lo resti. Tanto pi\u00f9 che l&#8217;innovazione riduce gli alunni a cavie e scarica su di loro le conseguenze dei necessari errori cui ogni autentica sperimentazione va incontro.<\/li>\n<li>L&#8217;aggiornamento coatto diffama gli insegnanti in quanto d\u00e0 a intendere a chi \u00e8 estraneo alla scuola che essi abbiano finora eluso l&#8217;approfondimento della loro disciplina e del modo di porgerla, cio\u00e8 che si siano sottratti all&#8217;<strong>ordinaria<\/strong> attivit\u00e0 di preparazione delle lezioni.<\/li>\n<li>Un altro mito, quello dell&#8217;informatica, ignora quanto essa sia gi\u00e0 diffusa nelle scuole: perfino il rapporto PISA OCSE del 2012 mostra che i nostri alunni risultano <em>pi\u00f9<\/em> capaci di risposta se i quesiti sono somministrati loro in versione informatica; ignora inoltre che in ogni caso le competenze informatiche <em>presuppongono<\/em>, non sostituiscono, quelle tradizionali: grammaticali, matematiche, scientifiche.<\/li>\n<li>L&#8217;idea di riservare lo scatto di merito ai due terzi dei docenti di un istituto non premia il merito, ma spinge i docenti ad accumulare <strong>pi\u00f9<\/strong> crediti degli altri, cio\u00e8 alla competitivit\u00e0. Il rapporto Renzi vuole cos\u00ec ignorare che la competitivit\u00e0 tra gli istituti \u00e8 uno dei motivi maggiori della decadenza della scuola. Imporla agli insegnanti \u2013 un atto di fede nel neoliberismo \u2013 li mortifica e avvelena il clima scolastico, rende pi\u00f9 difficile la collaborazione didattica, fa nascere una flora di certificazioni fasulle di crediti comprati.<\/li>\n<li>La speranza che quei docenti insicuri di conseguire lo scatto per esiguit\u00e0 di crediti, facendo domanda negli istituti infestati di docenti con pi\u00f9 grave esiguit\u00e0, creino una migrazione che possa uguagliare le differenze qualitative tra gli istituti, ha qualcosa di sconcertante: ammesso e non concesso che i crediti esprimano qualcosa, docenti con crediti poco sopra la mediocrit\u00e0 non possono fare differenza qualitativa. In realt\u00e0 gli istituti si distingueranno in buoni e cattivi e, a dispetto di ogni piano di miglioramento, in virt\u00f9 della pubblicit\u00e0 della valutazione, questi ultimi perderanno iscrizioni e chiuderanno.<\/li>\n<li>Ancora pi\u00f9 sconcertante \u00e8 il pensiero espresso nello stesso contesto, che questa migrazione di quasi sufficienti sia un fattore di <em>coesione<\/em> \u00c8 difficile immaginare che gli istituti infestati dai cattivi docenti, e questi in prima fila, possano festeggiare i nuovi arrivati, venuti soltanto a contendere loro l&#8217;osso dello scatto di merito.<\/li>\n<li>Gli insegnanti con pochi crediti nel portfolio potranno essere additati come responsabili dell&#8217;insuccesso formativo degli alunni, ed essere oggetto di rivalse giudiziarie da parte delle loro famiglie. Prima o poi si aprir\u00e0 per loro la prospettiva del licenziamento.<\/li>\n<li>Nel frattempo la scuola pubblica si depaupera e chiede soldi alle famiglie: gli edifici diventano cadenti, sfidano le norme di sicurezza. La visibilit\u00e0 di questo degrado apre spazio in Italia al fallimentare modello anglosassone: una scuola pubblica pericolante e pericolosa per la maggioranza della popolazione e scuole private di qualit\u00e0, frequentabile solo dai figli di chi potr\u00e0 permettersi il pagamento di alte rette.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La <em>Buona Scuola<\/em>, a dispetto del suo titolo, progetta il definitivo annientamento della dignit\u00e0 scientifica e culturale della Scuola Italiana. La sua realizzazione \u00e8 un danno per tutti. Tutti hanno il dovere di respingerla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paolo Di Remigio<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Prendiamo queste notizie dal bellissimo blog di Roberto Renzetti <a href=\"http:\/\/www.fisicamente.net\">www.fisicamente.net<\/a> .<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il neretto \u00e8 nostro.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Si direbbe proprio costruito <em>ad hoc<\/em>. Sulla questione cfr. l&#8217;ottimo articolo di Ferretti al seguente indirizzo: http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/10\/08\/disoccupazione-giovanile-colpa-dellistruzione-parola-di-confindustria\/1147379\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola italiana \u00e8 in difficolt\u00e0; le cause della sua crisi sono nei processi sociali che si avviano dal \u201968 ma conoscono una svolta radicale con la legge sull&#8217;autonomia scolastica del 1999. Il Sessantotto invest\u00ec di discredito l&#8217;esigenza della disciplina, come se fosse solo una maschera di rapporti di forza di natura classista. Disciplina significa per\u00f2 obbedienza e insieme materia di insegnamento: in questa congiunzione sta la sua legittimit\u00e0. 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