{"id":1254,"date":"2011-03-18T21:00:20","date_gmt":"2011-03-18T20:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1254"},"modified":"2011-03-18T21:00:20","modified_gmt":"2011-03-18T20:00:20","slug":"la-cina-e-vicina-agli-stati-uniti-test","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1254","title":{"rendered":"Il Giappone aveva scelta?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Tonguessy<\/strong><\/p>\n<p>Non voglio qui addentrarmi nelle statistiche ed analisi su ci\u00f2 che sta accadendo alle centrali nucleari giapponesi. Voglio invece tentare di comprendere se il Giappone poteva permettersi di non costruirle. Se cio\u00e8 l&#8217;essere ammessi tra\u00a0 gli stati pi\u00f9 potenti del mondo non abbia dei costi che la gente comune debba sopportare comunque, mentre il grosso dei benefici va alle solite elites.<\/p>\n<p>Ma prima di affrontare questi argomenti occorre fare una precisazione: il Giappone aveva gi\u00e0 conosciuto in prima persona i problemi nucleari. Esattamente il 6 Agosto del 1945 conobbe Little Boy e tre giorni dopo Fat Man, portavoci della nuova frontiera energetica. Avevano quindi avuto modo di testare dettagliatamente il senso e la portata di questo tipo di problematiche.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che non tutto il nucleare \u00e8 uguale: l&#8217;uso civile di questa energia non pu\u00f2 essere minimamente paragonato all&#8217;uso bellico. Potrei essere d&#8217;accordo, ma fino ad un certo punto. Gli effetti devastanti di una difficoltosa gestione del nucleare civile non sono meno imponenti di quelli bellici. Ricordiamoci Chenobyl, e l&#8217;immissione nella vita di noi europei di inquinanti che hanno fatto salire alle stelle le disfunzioni della tiroide, ad esempio.<\/p>\n<p>&#8220;La contaminazione di Chernobyl corrisponde a circa 100 volte l&#8217;effetto contaminante combinato delle bombe di Hiroshima e Nagasaki.&#8221;[1]<\/p>\n<p>Davanti ad una frase del genere la distinzione tra nucleare civile e bellico diventa ridicola. Certo, le bombe furono sganciate apposta e le fughe radioattive invece no. E con questo?<\/p>\n<p>Il Giappone importa la maggior parte delle risorse necessarie al proprio fabbisogno energetico. E&#8217; la terza potenza economica mondiale dopo USA e Cina ed il terzo maggiore consumatore di petrolio.<br \/>\nAttualmente le centrali idroelettriche coprono l&#8217;11% del fabbisogno nazionale, mentre le centrali nucleari ne forniscono il 30%.<br \/>\nE&#8217; chiaro che senza quel 30% di nucleare il deficit energetico sarebbe imponente per questo paese che ha pochissime risorse nel proprio territorio. La coesistenza con queste mine vaganti rappresenta quindi la strada maestra per restare nella competizione internazionale.<\/p>\n<p>Non si tratta quindi di sapere solo quanto sia difficile da gestire una centrale nucleare, quanto sia pericolosa l&#8217;eventuale fuoriuscita di materiale radiattivo, ma anche di calcolare quanto in primo piano possa andare la produzione del terziario che garantisce al Giappone una discreta superiorit\u00e0 internazionale.<br \/>\nNello scontro tra danni collaterali e calcoli di crescita vincono sempre questi ultimi, tanto in ambito industriale che finanziario. Questa \u00e8 la cosa grave.<br \/>\nQuesta \u00e8 la cifra del Progresso, queste sono le regole del Mercato.<br \/>\nLa scelta di ridurre la produzione energetica per premunirsi contro quei disastri nucleari che si stanno manifestando in questi giorni, avrebbe comportato una minore penetrazione dei colossi nipponici dell&#8217;elettronica e della meccanica nei mercati internazionali. Il gioco (chiamiamolo cos\u00ec) non sta nella moderazione, ma nell&#8217;avanzamento di posizioni rispetto alle dinamiche economiche mondiali.<\/p>\n<p>Certo, si sarebbe potuto giocare la pedina delle energie alternative. Ma l&#8217;apparato industriale (cos\u00ec come spiegato in un mio precedente articolo [2]) non cura questi interessi, e si muove su profili molto diversi. Il gioco consiste nel far funzionare al meglio le parti che sono messe a disposizione dei giocatori. Non \u00e8 ammessa l&#8217;introduzione di pezzi che non siano adeguatamente sponsorizzati da lobbies.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, dopo avere toccato con mano il significato dell&#8217;inquinamento nucleare da una parte, e della crescita industriale dall&#8217;altra, i vertici della piramide sociale del Sol Levante decisero che s\u00ec, il gioco valeva la candela.<br \/>\nDa bravi ingranaggi che muovono ingranaggi ancora pi\u00f9 grandi, anche loro diedero il loro apporto per la crescita mondiale.<br \/>\nHiroshima e Nagasaki erano ormai episodi lontani, ed il dramma nucleare in un paese costantemente flagellato da terremoti un&#8217;evenienza statisticamente irrilevante.<br \/>\nE comunque molto meno importante del PIL.<\/p>\n<p>[1]http:\/\/www.molecularlab.it\/news\/view.asp?n=4027<br \/>\n[2]http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1672<\/p>\n<p><em><strong>Chiediamo scusa ai lettori che hanno tentato di commentare e a quelli che hanno intenzione di farlo. Per il momento non \u00e8 possibile.\u00a0 Purtroppo non\u00a0riusciamo nemmeno\u00a0a pubblicare i commenti nostri (degli utenti). Stiamo risolvendo i problemi che abbiamo. Fortunatamente siamo in grado di postare gli articoli. <\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tonguessy Non voglio qui addentrarmi nelle statistiche ed analisi su ci\u00f2 che sta accadendo alle centrali nucleari giapponesi. Voglio invece tentare di comprendere se il Giappone poteva permettersi di non costruirle. Se cio\u00e8 l&#8217;essere ammessi tra\u00a0 gli stati pi\u00f9 potenti del mondo non abbia dei costi che la gente comune debba sopportare comunque, mentre il grosso dei benefici va alle solite elites. 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