{"id":12554,"date":"2014-11-24T09:49:57","date_gmt":"2014-11-24T09:49:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12554"},"modified":"2014-11-24T09:49:57","modified_gmt":"2014-11-24T09:49:57","slug":"a-proposito-di-leviathan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12554","title":{"rendered":"A proposito di Leviathan"},"content":{"rendered":"<p>Sembra che le mie previsioni risalenti ad inizio anno erano piuttosto esatte.<br \/>\nQuesto articolo \u00e8 stato scritto in &#8220;collaborazione&#8221; con il mio carissimo amico Ambrogio che, seppur arriva spesso dopo del sottoscritto, ha una dovizia di particolari che fanno onore agli oltre 30 anni di esperto di finanza qual&#8217;\u00e8 e che io non potevo assolutamente avere.<br \/>\nL&#8217;articolo \u00e8 liberamente tratto da qui:<br \/>\nhttp:\/\/www.telegraph.co.uk\/\u2026\/Spreading-deflation-across-Eas\u2026<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br \/>\nLa deflazione si sta presentando in tutte le potenze economiche asiatiche. Questa dinamica \u00e8 veloce e sta andando in profondit\u00e0, ed \u00e8 probabile che trover\u00e0 il suo sbocco in breve tempo in Europa, attraverso la guerra delle valute in atto oramai da mesi.<br \/>\nI prezzi alla produzione (PPI) sono in generale calo in Cina, Corea, Thailandia, Filippine, Taiwan e Singapore.<br \/>\nL\u201982% dei componenti nel paniere dei prezzi alla produzione stanno calando in Cina. Ancora peggio in Thailandia (90%), e a Singapore (97%). Detti panieri includono macchinari, telecomunicazioni e apparecchiature elettriche e chiaramente merci.<br \/>\nA tutto ci\u00f2 aggiungiamoci il calo dei prezzi delle materie prime in atto da molto tempo e anche il calo altrettanto accentuato di energia elettrica e del Baltec-index (gestisce il 70% del trasporto merci via mare transcontinentale).<br \/>\nChetan Ahya, di Morgan Stanley, dice che le forze deflazionistiche sono &#8220;sempre radicate&#8221; in gran parte dell&#8217;Asia. Detta evenienza espone ad un &#8220;rapido peggioramento della dinamica del debito&#8221; per una serie di paesi che hanno permesso ai loro indici di indebitamento di raggiungere livelli record durante l&#8217;era della \u201cgenerosit\u00e0\u201d della Fed (QE).<br \/>\nIl livello del debito per la regione nel suo insieme (escluso il Giappone) \u00e8 salito dal 147% al 207% del PIL in sei anni.<br \/>\nQuesti paesi stanno cercando di ridurre la leva finanziaria, ma il rallentamento del PIL nominale derivante dalla caduta dell\u2019inflazione \u00e8 pi\u00f9 veloce dei loro sacrifici. Infatti il rapporto debito\/PIL sta aumentando, nonostante gli sforzi,. Ed \u00e8 esattamente ci\u00f2 che sta accadendo in \u20acuropa ad Italia, Francia, Paesi Bassi, e gran parte della zona euro.<br \/>\nI dati che ci fornisce la banca d\u2019affari Nomura mostrano che l&#8217;indice PPI (Indice Prezzi alla Produzione) composito per tutta l&#8217;Asia emergente &#8211; tra cui l&#8217;India &#8211; \u00e8 passato in negativo in settembre.<br \/>\nTutto ci\u00f2 si verificava prima che la Banca del Giappone inviasse un ulteriore impulso deflazionistico attraverso la regione svalutando ancora lo yen, e prima dell&#8217;ultimo pesante ribasso dei prezzi del greggio.<br \/>\nUn recente studio condotto dalla Banca del Giappone ci dice che la politica cinese che ha sempre voluto un Yuan debole per guadagnare quote di esportazione \u00e8 stata la causa principale della crisi deflattiva del Giappone negli ultimi 20 anni: i famosi due decenni perduti.<br \/>\nOggi anche la Cina \u00e8 scossa dalla trappola della deflazione. Il PPI cinese \u00e8 negativo da 32 mesi, mentre l&#8217;economia \u00e8 alle prese con l&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva, senza che si salvi alcun comparto: dall\u2019acciaio al cemento, dal vetro ai prodotti chimici, dalle costruzione navale ai pannelli solari. Tutto il comparto \u00e8 sceso del -2,2% nel mese di ottobre.<br \/>\nLa portata dell\u2019eccesso di investimenti dei cinesi sfiora la fantascienza: il Paese ha impiegato 5.000 miliardi di dollari in nuovi impianti e in investimenti fissi lo scorso anno (tanto quanto l&#8217;Europa e gli Stati Uniti insieme) anche dopo che il Partito Comunista, nelle sue annunciate riforme del Terzo Plenum, ha promesso di ridurre questo eccesso di capacit\u00e0. Ma sappiamo tutti come si muove il pachidermico celeste impero. Le riforme arriveranno a tempo debitamente scaduto.<br \/>\nI prezzi al consumo stanno pian piano cominciando a seguire i prezzi di fabbrica. L&#8217;inflazione \u00e8 scesa a 1.6% in ottobre. Questo dato \u00e8 fortemente al di sotto dell&#8217;obiettivo del 3.5p% desiderato dalla Banca popolare cinese, e oramai appare sempre pi\u00f9 come un errore politico.<br \/>\nL&#8217;inflazione core \u00e8 al 1.4%. anche essa molto al di sotto di dove la si vorrebbe.<br \/>\nLa Cina ha gi\u00e0 avuto a che fare con la deflazione: durante la sua crisi bancaria alla fine del 1990, e di nuovo durante la recessione occidentale causata delle dot.com nel 2001-2002. Come ben sappiamo gli episodi si sono dimostrarono gestibili.<br \/>\nQuesta volta sar\u00e0 molto pi\u00f9 dura: l\u2019indebitamento complessivo, come abbiamo visto. \u00c8 altissimo e riguarda tutti i settori, non ultimo il sistema bancario-ombra e non ultimi gli ulteriori 12000 miliardi di dollari in crediti provenienti da Hong Kong.<br \/>\nStandard Chartered pensa che il debito totale ha raggiunto il 250% del PIL. Ovvero circa 26.000 miliardi dollari, per rendere l\u2019idea, ha la stessa dimensione del sistema commerciale bancario degli Stati Uniti e del Giappone messi insieme.<br \/>\nDa quanto ci dice l\u2019analista finanziario Larry Brainard, sembra che la Cina stia scivolando verso una trappola del debito in stile europeo.<br \/>\n&#8220;E &#8216;aritmetica. La deflazione ti uccider\u00e0 se sei \u201cleva\u201d. E &#8216;solo una questione di quanto velocemente accadr\u00e0. Non sappiamo quanto grande sia il problema poich\u00e9 la Cina sta giocando al gioco delle tre carte, spostando il debito da una carta all\u2019altra&#8221;.<br \/>\n&#8220;La linea di fondo \u00e8 che la deflazione dei PPI aumenta il costo della leva finanziaria su tutta la linea. Il rischio \u00e8 che si scatena un ciclo di auto-rafforzamento di default del debito e l&#8217;aumento dei crediti non performanti che corre fuori dal controllo delle autorit\u00e0. La Cina dovr\u00e0 tagliare i tassi &#8220;.<br \/>\nL\u2019Asia non \u00e8 ancora in una vera e propria guerra di valuta, ma nessun paese pu\u00f2 stare a guardare i propri vicini di casa che gettano rifiuti tossici deflattivi sul loro prato. La Corea ha minacciato di forzare verso il basso il won, di pari passo con lo yen. La banca centrale di Taiwan \u00e8 dovuta gi\u00e0 intervenire.<br \/>\nQuesti scontri avvengono in una regione di forti contrasti e dispute territoriali, senza alcuna struttura di sicurezza in stile Nato. Per mettere la pace ci sar\u00e0 bisogno della diplomazia USA, la quale ha pesantemente a che fare con tutti gli attori<br \/>\nIl vertice Asia-Pacific di cooperazione economica della scorsa settimana ha portato ad una finta pace. Il leader cinese Xi Jinping ha stretto la mano ai nazionalisti giapponesi di Shinzo Abe, anche se entrambe le parti si stanno riarmando e le loro navi da guerra si minacciano a vicenda ogni giorno. In un mondo del genere &#8211; mercantilista per temperamento, in ogni caso &#8211; il tentativo di esportare la deflazione ai vicini prende una brutta piega.<br \/>\nLa Cina ha finora seguito il premier Li Keqiang, un uomo determinato a portare il suo paese fuori dal problema creditizio e da un modello di sviluppo obsoleto, prima che cada nella trappola del reddito medio. Non si \u00e8 fatto ricorso ad un altro pacchetto di stimoli monetari &#8211; al di l\u00e0 di colpi di liquidit\u00e0 a breve termine &#8211; anche se i prezzi delle case sono in calo da cinque mesi e la crescita \u00e8 svanita.<br \/>\nLo studio della \u201cQuantit\u00e0 di moto inseguitore di Fathom\u201d suggerisce che la crescita del PIL di fondo \u00e8 scesa al 5%.<br \/>\nIl tasso di rifinanziamento di riferimento di un anno \u00e8 ancora al 6%. Il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche \u00e8 ancora 20pc. Il credito \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile.<br \/>\nN\u00e9 la Cina \u00e8 intervenuta a tenere premuto lo yuan. Gli acquisti di obbligazioni estere sono scesi a zero, gi\u00f9 da $ 35 miliardi al mese di inizio dell&#8217;anno. Lo yuan si \u00e8 apprezzato nei confronti dello yen del 22% da giugno, del 50% dalla met\u00e0 del 2012 e del 12% nei confronti dell&#8217;euro dall\u2019inizio dell&#8217;estate.<br \/>\nLa Cina \u00e8 in effetti legata al dollaro a filo doppio.<br \/>\nGeorge Magnus di UBS dice che cos\u00ec non pu\u00f2 continuare. &#8220;Quello che sta accadendo nel mercato immobiliare \u00e8 la punta di un iceberg per l&#8217;intera economia. La Cina dovr\u00e0 ricorrere ad una reflazione monetaria durante l&#8217;inverno, e credo che questo includer\u00e0 un yuan pi\u00f9 basso. Ci stiamo dirigendo verso una guerra valutaria &#8220;, ha detto.<br \/>\nTutto ci\u00e8 \u00e8 troppo simile alla tempesta finanziaria del sudest asiatico del 1998, quando una svalutazione dello Yen innesc\u00f2 un tumulto bancario e spinse Pechino sull&#8217;orlo della svalutazione. Washington disinnesc\u00f2 la crisi stabilizzando lo yen, con la promessa di adesione della Cina all&#8217;Organizzazione mondiale del commercio.<br \/>\nSar\u00e0 difficile ripetere quel trucco in questi tempi di deflazione. Il pericolo \u00e8 chiaro e la Cina si sentir\u00e0 in dovere di difendersi, gettando il suo peso enorme in una battaglia a colpi di \u201cfrega il tuo vicino\u201d in tutta l&#8217;Asia orientale.<br \/>\nSe questo dovesse accadere, la madre di tutti gli shock deflazionistici si presenter\u00e0 in Europa prima che le autorit\u00e0 della UE siano scese dal letto.<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\nLe cartucce bagnate di Draghi che per far partire il QE dovrebbe aggirare il regolamento della UE, ovvero circa l&#8217;impossibilit\u00e0 di finanziare direttamente gli Stati (comprando direttamente TdS in pratica si fa ci\u00f2) a breve non faranno pi\u00f9 paura e le sue ultime parole &#8220;non teniamo nessuno con la forza dentro l&#8217;euro&#8221; lasciano ampio spazio ad una pi\u00f9 che doverosa riflessione: l&#8217;\u20acuro \u00e8 TUTT&#8217;ALTRO CHE IRREVERSIBILE, ANZI!<\/p>\n<p>Non so quanto dovremo aspettare ma parliamo di una morte annunciata.<\/p>\n<p>Roberto Nardella ARS Puglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra che le mie previsioni risalenti ad inizio anno erano piuttosto esatte. Questo articolo \u00e8 stato scritto in &#8220;collaborazione&#8221; con il mio carissimo amico Ambrogio che, seppur arriva spesso dopo del sottoscritto, ha una dovizia di particolari che fanno onore agli oltre 30 anni di esperto di finanza qual&#8217;\u00e8 e che io non potevo assolutamente avere. 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