{"id":1256,"date":"2010-02-20T19:20:07","date_gmt":"2010-02-20T18:20:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1256"},"modified":"2010-02-20T19:20:07","modified_gmt":"2010-02-20T18:20:07","slug":"il-dalai-lama-e-obama-lincontro-tra-i-due-premi-nobel-della-menzogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1256","title":{"rendered":"Il Dalai Lama e Obama. L&#039;incontro tra i due premi nobel della menzogna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">L&#39;articolo di Domenico Losurdo &egrave; stato scritto prima dell&#39;incontro tra Obama e il Dalai Lama. Ma ad incontro avvenuto &egrave; la migliore riflessione che si potesse svolgere (SD&#39;A)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di <strong>Domenico Losurdo <\/strong>fonte <a href=\"http:\/\/www.domenicolosurdo.blogspot.com\">domenicolosurdo<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La notizia &egrave; ora ufficiale. Tra breve il Dalai Lama sar&agrave; ricevuto da Obama alla Casa Bianca. L&rsquo;incontro tra queste due anime gemelle era inevitabile: a venti anni di distanza l&rsquo;uno dall&rsquo;altro (1989 e 2009) hanno ricevuto entrambi il Premio Nobel per la pace, ed entrambi hanno conseguito questo riconoscimento ad maiorem Dei gloriam, o per essere pi&ugrave; esatti a maggior gloria della &laquo;nazione eletta&raquo; da Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 1989 era l&rsquo;anno in cui gli Usa conseguivano il trionfo nella guerra fredda e si apprestavano a smembrare l&rsquo;Unione Sovietica, la Jugoslavia e &ndash; cos&igrave; essi speravano &ndash; anche la Cina. In queste condizioni ad essere incoronato come campione della pace non poteva che essere il monaco intrigante che gi&agrave; da trent&rsquo;anni, incoraggiato e finanziato dalla Cia, si batteva per staccare dalla Cina un quarto del suo territorio (il Grande Tibet).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2009 la situazione era cambiata in modo radicale: i dirigenti di Pechino erano riusciti ad evitare la tragedia che si voleva infliggere al loro paese; invece di essere ricacciato nei decenni terribili della Cina, oppressa, umiliata e spesso condannata in massa alla morte per inedia, della &laquo;Cina crocifissa&raquo; di cui parlano degli storici, un quinto della popolazione mondiale aveva conosciuto uno sviluppo prodigioso, mentre chiari risultavano il declino e il discredito che colpivano la superpotenza solitaria che nel 1989 aveva creduto di avere il mondo nelle sue mani. Nelle condizioni che si erano venute a creare nel 2009, il Premio Nobel per la pace incoronava colui che, grazie alla sua abilit&agrave; oratoria e alla sua capacit&agrave; di presentarsi come un uomo nuovo e venuto dal basso, era chiamato a ridare lustro all&rsquo;imperialismo Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt&agrave;, ora il significato autentico della presidenza Obama &egrave; sotto gli occhi di tutti. Non c&rsquo;&egrave; area del mondo in cui non si siano accentuati il militarismo e la politica di guerra degli Usa. Nel Golfo Persico &egrave; stata inviata una flotta, attrezzata per neutralizzare la possibile risposta dell&rsquo;Iran ai bombardamenti selvaggi che Israele sta preparando febbrilmente grazie anche alle armi fornite da Washington. In America Latina, dopo aver incoraggiato o promosso il golpe in Honduras, Obama installa sette basi militari in Colombia, rilancia la presenza della IV flotta, approfitta dell&rsquo;emergenza umanitaria in Haiti (la cui gravit&agrave; &egrave; anche la conseguenza<br \/>\n\tdel dominio neo-coloniale che gli Usa vi esercitano da due secoli) per occupare massicciamente il paese, con un dispiegamento di forze che &egrave; anche un pesante avvertimento ai paesi latino-americani. In Africa, col pretesto di combattere il &laquo;terrorismo&raquo;, gli Usa rafforzano in tutti i modi il loro dispositivo militare: il suo compito reale &egrave; di rendere il pi&ugrave; difficile possibile l&rsquo;approvigionamento di energia e di materie prime di cui la Cina ha bisogno, in modo da poterla strangolare al momento opportuno. Nella stessa Europa, Obama non ha affatto rinunciato all&rsquo;espansione della Nato a Est e all&rsquo;indebolimento della Russia; le concessioni sono formali e mirano soltanto a isolare il pi&ugrave; possibile la Cina, il paese che rischia di mettere in discussione l&rsquo;egemonia planetaria di Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">S&igrave;, &egrave; in Asia che il carattere aggressivo della nuova presidenza americana emerge con particolare chiarezza. Non si tratta solo del fatto che la guerra dall&rsquo;Afghanistan &egrave; stata estesa al Pakistan, con un ricorso agli arei senza piloti (e un seguito di &laquo;danni collaterali&raquo;) nettamente pi&ugrave; massiccio che ai tempi dell&rsquo;amministrazione Bush jr. E&rsquo; soprattutto significativo quello che avviene nello stretto di Taiwan. La situazione stava migliorando nettamente: tra la Cina continentale e l&rsquo;isola i contatti e gli scambi sono ripresi e si stanno sviluppando; si sono ristabiliti anche i rapporti tra Partito Comunista Cinese e Kuomindang. Con la nuova vendita di armi Obama vuole conseguire un obiettivo ben preciso: se proprio non si pu&ograve; smembrare il grande paese asiatico, almeno bisogna impedirne la riunificazione pacifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E&rsquo; a questo punto che annuncia il suo arrivo a Washington una vecchia conoscenza della politica di contenimento e di smembramento della Cina. Ecco entrare di nuovo in scena al momento opportuno Sua Santit&agrave; che, prima ancora di mettere piede negli Usa, benedice da lontano il mercante di cannoni che siede alla Casa Bianca. Ma il Dalai Lama non &egrave; universalmente noto come il campione della non-violenza? Su questa raffinata manipolazione mi permetto di rinviare a un capitolo di un mio libro (La non-violenza. Una storia fuori dal mito), che Laterza mander&agrave; in libreria il prossimo 4 marzo. Per ora mi limito ad anticipare un elemento. Libri che hanno come autore o come coautore ex-funzionari della Cia rivelano una verit&agrave; che non deve essere mai persa di vista: la non-violenza &egrave; uno &laquo;schermo&raquo; (screen) escogitato dal dipartimento dei servizi segreti statunitensi maggiormente impegnato nella &laquo;guerra psicologica&raquo;. Grazie a questo &laquo;schermo&raquo; Sua Santit&agrave; era immerso in un&rsquo;aura sacra, mentre a lungo, dopo la sua fuga dalla Cina nel 1959, ha continuato a promuovere nel Tibet una rivolta armata, alimentata dalle massicce risorse finanziarie, dalla poderosa macchina organizzativa e multimediale e dall&rsquo;immenso arsenale degli Usa, e tuttavia fallita a causa del mancato appoggio da parte della popolazione tibetana. Si trattava di una rivolta armata &ndash; scrivono<br \/>\n\tsempre gli ex-funzionari della Cia &ndash; che ha consentito agli Usa di accumulare preziose esperienze per le guerre in Indocina, cio&egrave; per guerre coloniali &ndash; aggiungo questa volta io &ndash; che sono da annoverare tra le pi&ugrave; barbare del ventesimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora il Dalai Lama e Obama si incontrano. Era nella logica delle cose. Questo incontro tra i due Premi Nobel della menzogna sar&agrave; assai affettuoso come solo pu&ograve; esserlo un incontro tra due personalit&agrave; legate tra di loro da affinit&agrave; elettive. Ma esso non promette nulla di buono per la causa della pace.<br \/>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#39;articolo di Domenico Losurdo &egrave; stato scritto prima dell&#39;incontro tra Obama e il Dalai Lama. 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