{"id":12637,"date":"2014-12-10T00:05:15","date_gmt":"2014-12-10T00:05:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12637"},"modified":"2014-12-10T00:05:15","modified_gmt":"2014-12-10T00:05:15","slug":"sulla-democrazia-una-riflessione-critica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12637","title":{"rendered":"Sulla liberaldemocrazia: una riflessione critica"},"content":{"rendered":"<p>    Una delle domande cruciali alla quale la filosofia politica tenta di dare da sempre una risposta \u00e8 la seguente: la democrazia pu\u00f2 davvero esistere nella sua forma pi\u00f9 pura? La risposta \u00e8 no, considerando la forma che la democrazia stessa assume in aggregati di vaste dimensioni. La risposta vira verso il s\u00ec se invece cominciamo a considerarla in contesti molto pi\u00f9 ristretti. Pu\u00f2 sembrare ovvio, ma, al netto dell\u2019insopportabile e vuota retorica che ci investe incessantemente per convincerci che stiamo vivendo nel migliore dei mondi possibili, ci sembra doveroso cercare di descrivere ci\u00f2 che realmente si deve intendere quando si parla di una moderna democrazia.<br \/>\n    Con la nascita dello Stato moderno, il concetto quasi utopistico e ideale di una democrazia diretta, assembleare, sulla scia di quella degli antichi per intenderci, \u00e8 divenuto un obiettivo irrealizzabile, semplicemente impossibile. Le democrazie su larga scala richiedono una strutturazione differente, la quale comporta, irrimediabilmente, una distorsione del principio democratico, della sua intima e intrinseca essenza.<br \/>\n    Tra democrazia ideale, insomma, e democrazia reale occorre istituire un ibrido che sancisca il compromesso necessario tra utopia e realt\u00e0. E occorre altres\u00ec realizzare un istituto che funga da filtro, essendo il governo di tutti reso impossibile da evidenti e insormontabili ostacoli numerici (ve la immaginate un\u2019assemblea di un milione di persone, tutte con uguale diritto a prendere la parola?) e geografici (estensione territoriale e dispersione demografica nei grandi Stati moderni).<br \/>\nSiamo di fronte ad una legge ferrea tale per cui quanto pi\u00f9 alto \u00e8 il numero dei cittadini appartenenti ad un sistema  formalmente democratico, tanto minore, paradossalmente, sar\u00e0 per essi la possibilit\u00e0 di partecipare direttamente alla presa delle decisioni di governo, insorgendo quindi la necessit\u00e0 di delegare ad altri questa funzione.<br \/>\n    Ecco dunque che si inventa (anzi, si prende in prestito dai regimi monarchici) l\u2019istituto della rappresentanza, affinch\u00e9 i componenti del corpo sociale possano essere rappresentati da un esiguo numero di individui in sede di potere decisionale. Accettando la soluzione della rappresentanza si estinguono automaticamente i limiti dimensionali di una comunit\u00e0 democratica, potendo il governo rappresentativo essere istituito per governare potenzialmente su un territorio illimitato, con un numero di abitanti altrettanto illimitato.<br \/>\n    In questo modo, lo snodo centrale del sistema democratico-rappresentativo \u00e8 costituito dalle libere elezioni, unico metodo capace di garantire a tutti quel minimo di partecipazione tale per poter definire il sistema politico come democratico. Ovviamente per\u00f2, la presenza di libere elezioni \u00e8 un elemento necessario, ma non sufficiente per determinare il grado di democraticit\u00e0 di un sistema, e di punti critici, nei moderni assetti democratici, ve ne sono parecchi. Analizziamoli brevemente.<\/p>\n<p><em>I limiti della democrazia liberal-elezionistica<\/em><\/p>\n<blockquote><p>Nessuno pu\u00f2 seriamente contestare che nonostante le grandi proclamazioni di principio sul valore della democrazia, noi viviamo sotto regimi oligarchici nei quali le grandi decisioni che riguardano la vita di tutti sono di fatto e spesso anche di diritto precluse alla grande maggioranza dei cittadini\u2026Sebbene in tutti gli Stati occidentali e in tutte le costituzioni si proclami la sovranit\u00e0 popolare, il popolo \u00e8 il grande assente della teoria e della prassi democratica.<\/p><\/blockquote>\n<p>(G. Cantarano, <em>Tecnica, politica, democrazia<\/em>,  Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994, p. 21-22)<\/p>\n<p>    Nonostante appaia come un brillante esempio di ingegneria costituzionale, la democrazia rappresentativa non gode di apprezzamenti unanimi e gli attacchi nei suoi confronti sono favoriti dall\u2019attuale distorsione del nostro sistema socio-economico, sempre pi\u00f9 in mano a onnipotenti plutocrazie.<br \/>\n    Si va dagli strali pi\u00f9 virulenti a quelli maggiormente mediati da una sana dose di realismo, ma la sostanza non cambia molto ed \u00e8 rappresentata dalla constatazione che, pi\u00f9 che di regime democratico, occorrerebbe parlare di regime oligarchico per designare le modalit\u00e0 attraverso cui le nostre societ\u00e0 si strutturano.<br \/>\n    Una tale constatazione non \u00e8 una conquista recente della scienza politica, ma nasce con quest\u2019ultima e, nello specifico, con le puntuali ed empiricamente fondate analisi dei teorici della scuola elitista. Logicamente, quando parliamo di democrazia, dobbiamo dunque specificare cosa intendiamo per essa. Se auspichiamo, da puri fondamentalisti, di scovare e realizzare la democrazia intesa nel suo senso etimologico, classico, resteremo inevitabilmente delusi da un sicuro fallimento. Ma vi sono \u201cpuristi\u201d della democrazia per i quali essa, cos\u00ec com\u2019\u00e8 stata attualmente declinata, \u00e8 semplicemente un falso. Lo stesso ciclo elettorale viene considerato come un\u2019aberrazione tramite la quale il consenso degli elettori si compra attraverso un voto, come la verdura al mercato e, certamente, ridotta in questi termini, la democrazia appare indubbiamente come qualcosa di ben misero e poco attraente. Questo \u00e8 un punto importante perch\u00e9 una possibile degenerazione di una mera democrazia elezionistica \u00e8 la riduzione della politica a puro mercato dei voti, con la trasformazione dei partiti in partiti \u201cpigliatutto\u201d e con la conseguenza della perdita di una propria, solida e netta identit\u00e0 ideologica e programmatica.<br \/>\n    Ma i difetti dell&#8217;odierno sistema democratico sono tanti e tra essi vi \u00e8 l\u2019assoluta mancanza di una valida selezione della classe politica; tutti, si dice, hanno il diritto di fare politica e di rappresentare il popolo. Noi crediamo che questa sia un\u2019affermazione profondamente errata, concausa del degrado di questa creatura, la politica appunto, nella quale i processi di selezione delle classi dirigenti sono oscuri, burocratici, autoreferenziali. Il politico migliore, in democrazia, \u00e8 quello senza qualit\u00e0, cio\u00e8 il pi\u00f9 adattabile, il pi\u00f9 ser(vile). La \u201cdemocrazia dei moderni\u201d, insomma, favorisce inevitabilmente il sorgere di oligarchie di mediocri: \u00e8 il governo della mediocrit\u00e0. Pertanto, crediamo che la classe politica debba essere selezionata accuratamente; d\u2019altronde, non si capisce perch\u00e9 un medico o un ingegnere debbano dimostrare (giustamente) di saper curare malati e costruire edifici mentre un politico, al contrario, possa essere un potenziale analfabeta. In fondo, che sar\u00e0 mai, dovr\u00e0 solo contribuire a reggere le sorti dello Stato (che infatti \u00e8 una specie in via di estinzione).<br \/>\n    Il piano dell\u2019opinione pubblica \u00e8 poi un altro punto dolente, laddove gli organi che contano maggiormente nella costruzione del consenso sono spesso e volentieri controllati da grandi potentati economici, cio\u00e8 da oligarchie legate da un intreccio di interessi a quelle politiche. Su questo terreno, inoltre, l\u2019influenza crescente esercitata dalla televisione rispetto ad altri canali informativi, pur espandendo quantitativamente i flussi di informazioni, li impoverisce drammaticamente dal punto di vista qualitativo, con ricadute pessime sulla costruzione dell\u2019opinione pubblica medesima. Per questi motivi, dobbiamo guardare con diffidenza alle proposte di rinnovamento democratico che auspicano l\u2019avvento di una democrazia \u201creferendaria\u201d o elettronica, ormai fattibilissima sotto il profilo tecnologico. Con essa, premendo semplicemente un pulsante sulla tastiera di un computer, non si deciderebbero pi\u00f9 i decisori delle decisioni, ma si prenderebbero direttamente le decisioni stesse; il pericolo, evidente, \u00e8 che queste vengano assunte senza la necessaria conoscenza della materia in questione. Il problema di fondo \u00e8 che la massa tende, in politica, ad esprimersi sull\u2019onda di impulsi emotivi, raramente mediati da una razionale disamina delle problematiche. L\u2019opinione fluisce in modo epidermico, superficiale, approssimativo; e una tale tendenza \u00e8 favorita dall\u2019ormai avvenuto passaggio da una cultura fondata su ci\u00f2 che \u00e8 letto (e quindi mediato dalla riflessione e dal pensiero) ad una cultura fondata su ci\u00f2 che \u00e8 visto (immediata, stereotipata, senza filtri intellettuali), determinata da una trasformazione antropologica che conduce, secondo una definizione di Sartori, dall\u2019<em>homo sapiens<\/em> all\u2019<em>homo videns<\/em>.<br \/>\n    Un ulteriore spunto di riflessione critica discende poi dall\u2019analisi di uno dei moderni cardini della teoria democratica: il principio maggioritario. A tal proposito, Luciano Canfora afferma che uno strumento molto efficace a garanzia del potere delle oligarchie \u00e8 la legge elettorale maggioritaria. Con essa<\/p>\n<blockquote><p>si costringe \u2013 il verbo pu\u00f2 apparire ruvido, ma il risultato \u00e8 quello \u2013 l\u2019elettore a scegliere, se vuol esprimere un voto \u00abutile\u00bb, non indiscriminatamente, ma tra quelle determinate opzioni. E poich\u00e9 le opzioni \u00abutili\u00bb convergono verso il centro \u2013 la cui conquista \u00e8, nei paesi ricchi, la vera posta in gioco elettorale  \u0336 , \u00e8 tendenziale che gli eletti siano, in larga misura, espressione degli orientamenti moderati; e che, dato il costo della elezione, appartengano, per lo pi\u00f9, ai ceti medio-alti, tradizionalmente moderati. Cos\u00ec si determina daccapo, per altra via, il fenomeno, caratteristico dell\u2019epoca in cui vigeva il suffragio ristretto: l\u2019emarginazione cio\u00e8 dei ceti meno \u00abcompetitivi\u00bb e il drastico ridimensionamento della loro rappresentanza.<\/p><\/blockquote>\n<p>(L. Canfora, <em>Critica della retorica democratica<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2002,  p. 53)<\/p>\n<p>    Insomma, pi\u00f9 astutamente rispetto al passato, alla limitazione diretta dei diritti altrui (suffragio ristretto) si sostituisce una limitazione indiretta facente leva proprio sulle leggi elettorali di tipo maggioritario. Tutto ci\u00f2, peraltro, \u00e8 reso possibile dall\u2019emancipazione di coloro che detengono i poteri decisionali dagli organi elettivi in quanto confortati dal plebiscito dei mercati, non da quello dei voti. La conferma di quest\u2019ultimo assunto ci viene primariamente dalla constatazione della sostanziale identit\u00e0 di politiche dei governi che si alternano nei Paesi occidentali; identit\u00e0 che \u00e8 il frutto della prevalenza delle oligarchie economiche rispetto ai soggetti politici nella presa delle decisioni ultime.<br \/>\n    Per farla breve, la politica appare dunque come un mero mercato dove si comprano voti e si acquisisce il consenso di masse facilmente manipolabili e fondamentalmente impreparate sul piano della cultura politica medesima.<\/p>\n<p><em>Democrazia e XXI secolo: un binomio incerto<\/em><br \/>\n    Chiedendoci quale futuro ci aspetti, non possiamo fare a meno di sottolineare come l\u2019odierna cultura liberal-democratica appaia come una cultura infiacchita, mediocre, creatrice di un uomo debole, pericolosamente impreparata ad affrontare i nuovi scenari planetari. Essa non \u00e8 pi\u00f9 trainata da potenti ideologie, non \u00e8 pi\u00f9 intrisa di valori netti e definiti che diano una direzione all\u2019agire sociale, \u00e8 la cornice di una societ\u00e0 stanca, passiva e viziata che non sembra rendersi conto del pericoloso precipizio sul quale si sta affacciando.<br \/>\n    In questo quadro, le stesse dinamiche globali non giocano a favore del rafforzamento dei regimi democratici per una pluralit\u00e0 di ragioni. La prima \u00e8 che l\u2019attuale ordine economico non sembra essere messo in discussione da valide alternative e il monetarismo imperante, unito ai meccanismi decisionali autoreferenziali delle plutocrazie mondiali, non promette certo di implementare gli spazi di partecipazione democratica. Strettamente connessa al fattore precedente \u00e8 la globalizzazione; abbiamo gi\u00e0 spiegato che l\u2019aumento di scala non fa bene al principio democratico e, se la scala diventa mondiale, i gangli decisionali del sistema saranno sempre pi\u00f9 traslati ad un livello internazionale, attraverso modalit\u00e0 completamente estranee ad ogni forma di partecipazione democratica.<br \/>\n    Vi \u00e8, infine, la sfida dettata dall\u2019educazione dei cittadini, che si traduce nella possibilit\u00e0 di costruire un\u2019opinione pubblica che si edifichi attraverso filtri informativi validi. E, come abbiamo visto, la straripante crescita dei canali informativi non comporta necessariamente un\u2019altrettanta crescita della competenza e della comprensione. Approssimazione nel giudizio e propaganda trovano terreno fertile in una situazione del genere.<br \/>\n    In altre parole, la democrazia deve ancora dimostrare il suo successo perch\u00e9 le sfide pi\u00f9 difficili da affrontare sono quelle affacciatesi sulla scena mondiale con l\u2019apertura del nuovo millennio. La partita vera \u00e8 ancora da giocare.<\/p>\n<p><em>Oltre il liberalismo<\/em><br \/>\n    La partita di cui sopra necessita il superamento dell\u2019attuale cultura liberale, una cultura da ristrutturare. La democrazia, oggi, \u00e8 un contenitore vuoto, privo di valori, e il liberalismo stesso deve assumersi grandi responsabilit\u00e0 se, come \u00e8 accaduto, non \u00e8 stato in grado di riempire quel contenitore con validi contenuti, fatti salvi quelli materiali, quantitativi, puramente mercantili.<br \/>\n    Esso, pensato per condurre verso l\u2019autorealizzazione dell\u2019individuo, si \u00e8 trasformato in una massocrazia ed \u00e8 stato declinato in una maniera quantitativa anzich\u00e9 qualitativa. Paradossalmente, questa nuova foggia assunta dal liberalismo lo ha condotto a diventare il demiurgo di una societ\u00e0 individualistica solo in apparenza, ma con un\u2019essenza intimamente organicistica. Infatti, sotto una pur reale atomizzazione delle esistenze individuali si assiste, in realt\u00e0, ad una ricomposizione di queste ultime in un costrutto sociale fortemente omologante e dal quale \u00e8 praticamente impossibile rendersi davvero autonomi, nonostante si creda di esserlo. In altre parole, ci troviamo in un sistema sub-totalitario che ci ingloba e che condiziona pesantemente tutta la nostra vita, incasellata in un paradigma totalmente economicistico del quale siamo prigionieri. Tutto ruota attorno al parametro economico e la nostra esistenza \u00e8 definibile in base a criteri puramente quantitativi. E ad uscirne sconfitto e immiserito \u00e8 l\u2019uomo medesimo.<br \/>\n    La sfida da affrontare sta dunque nel riuscire a ripristinare il criterio qualitativo come parametro per definire l\u2019esistenza degli esseri umani, unica ricetta possibile per ricostruire una comunit\u00e0 coesa e intrisa di senso civico. Per il nostro Paese la strada \u00e8 gi\u00e0 stata tracciata anni orsono. Lo strumento non potr\u00e0 che essere uno, il ripristino del dettato costituzionale, un esempio tra i pi\u00f9 avanzati di \u201cingegneria\u201d sociale ed economica, un faro di civilt\u00e0.<br \/>\nOccorre dunque riforgiare uno Stato forte e autorevole e, contestualmente, i suoi cittadini, i quali dovranno sentirsene parte inscindibile. In tal senso, vogliamo concludere con una frase di John Stuart Mill, una frase che \u00e8 al tempo stesso un monito:<\/p>\n<blockquote><p>Il valore di uno Stato, alla lunga, \u00e8 il valore degli individui che lo compongono\u2026questo Stato si accorger\u00e0 che, con dei piccoli uomini, non si pu\u00f2 realizzare nulla di veramente grande\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p>(J.S. Mill, <em>La libert\u00e0. L\u2019utilitarismo. L\u2019asservimento delle donne<\/em>, Milano, Rizzoli, 1999, p. 227)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle domande cruciali alla quale la filosofia politica tenta di dare da sempre una risposta \u00e8 la seguente: la democrazia pu\u00f2 davvero esistere nella sua forma pi\u00f9 pura? La risposta \u00e8 no, considerando la forma che la democrazia stessa assume in aggregati di vaste dimensioni. La risposta vira verso il s\u00ec se invece cominciamo a considerarla in contesti molto pi\u00f9 ristretti. 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