{"id":12671,"date":"2014-12-13T00:10:53","date_gmt":"2014-12-13T00:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12671"},"modified":"2014-12-13T00:10:53","modified_gmt":"2014-12-13T00:10:53","slug":"la-logica-del-profitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12671","title":{"rendered":"La logica del profitto."},"content":{"rendered":"<p>Siamo tendenzialmente portati a credere che, in campo economico, la convivenza tra razionalit\u00e0 e senso morale sia una questione piuttosto complicata. Spesso, i comportamenti assunti dagli operatori, per conseguire gli obiettivi economici, appaiono in contrasto con gli obiettivi etici e ci\u00f2 pu\u00f2 essere considerato vero se la razionalit\u00e0 viene utilizzata per ottenere un profitto di breve periodo, inteso come tornaconto individuale da ricercare con ogni mezzo.<br \/>\nQuesto accade quando la razionalit\u00e0 \u00e8 usata in modo opportunistico ed egoistico ma esiste anche il caso in cui la logica del profitto, sapientemente mediata, pu\u00f2 diventare un occasione per mantenere vitale la societ\u00e0 assicurando un benessere collettivo e duraturo.<br \/>\nUna Repubblica che per Costituzione \u00e8 fondata sul lavoro, sulla tutela della retribuzione \u201cdignitosa\u201d, del risparmio diffuso, dell\u2019accesso per tutti all&#8217;abitazione e all&#8217;istruzione, sul favore per l\u2019impresa artigiana e per i coltivatori diretti obbliga le istituzioni ad attuare misure fiscali e di politica industriale che portino a rendere pienamente &#8220;spendibile&#8221;, per il bene della societ\u00e0 stessa, il proprio patrimonio umano.<br \/>\nCi\u00f2 \u00e8 possibile solo attraverso un\u2019adeguata misura di spesa pubblica ed un\u2019imposizione fiscale che non serva solo ad inseguire i parametri imposti dalla logica del profitto fine a se stessa.<br \/>\nPurtroppo, ad un certo punto del nostro percorso, ha cominciato a farsi strada l&#8217;idea che questo modo di fare tendesse a dispensare troppo buonismo sociale e, con giustificazioni francamente poco plausibili, si \u00e8 deciso di rottamare il modello dello &#8220;Stato imprenditore&#8221; in favore di quello neoliberista per costringerci a ristabilire un contatto con la durezza del vivere.<br \/>\nSotto il termine neoliberismo ricadono oggi una serie di concezioni politiche, economiche e filosofiche incentrate sull&#8217;esaltazione del libero mercato e sulla necessit\u00e0 di ridurre al minimo l&#8217;intervento dello Stato nella vita pubblica ma si pu\u00f2 arrivare ad identificarlo anche nel processo che porta il potere finanziario a prendere il controllo dello stesso e dei suoi organi chiave.<br \/>\nL\u2019Unione europea, organizzazione non sovrana che non persegue gli interessi del gruppo sociale degli &#8220;europei&#8221;, essendo l&#8217;esperimento pi\u00f9 avanzato di neoliberismo, non potr\u00e0 mai essere un&#8217;alternativa in grado di garantire l&#8217;applicazione di una &#8220;sana&#8221; logica del profitto poich\u00e9 la sua unica vocazione \u00e8 l&#8217;instaurazione di un\u2019area di forte competizione commerciale tra Stati caratterizzata dalla \u201creligione\u201d della stabilit\u00e0 dei prezzi.<br \/>\nLa chiamano\u00a0concorrenza.<!--more--><br \/>\nIl significato di questa parola \u00e8 ritenuto scontato. C&#8217;\u00e8 un mercato, dicono, e c&#8217;\u00e8 la concorrenza. Il capitalismo, aggiungono, prevede l&#8217;uno e l&#8217;altra.<br \/>\nEppure a pensarci bene \u00e8 chiara anche un&#8217;altra cosa e cio\u00e8 che l&#8217;applicazione effettiva del principio della concorrenza porterebbe a limitare i profitti.<br \/>\nLa deriva monopolistica nasce da questa semplice constatazione ed \u00e8 da sempre supportata dalla convinzione inconfessabile che la concorrenzialit\u00e0 sia un&#8217;ipotesi intimamente ostile al capitale.<br \/>\nRispetto agli esperimenti di economia pianificata che rappresentano il tanto sbandierato nemico del capitale, la concorrenza gioca il ruolo del nemico fatto passare in sordina.<br \/>\nIl nemico pi\u00f9 insidioso del capitale non sarebbe quindi il socialismo ma la minaccia sempre incombente della concorrenzialit\u00e0.<br \/>\nLa questione della concorrenza riguarda l&#8217;aspetto teorico\u00a0del capitale ma il punto \u00e8 che il capitale non ha bisogno di teorie.<br \/>\nIl capitale ha bisogno di profitto e una teoria del profitto tende a voler prolungare sempre e comunque il momento del profitto.<br \/>\nQuesta riflessione diventa pi\u00f9 che mai doverosa in seguito all&#8217;introduzione, in Europa, delle politiche di\u00a0liberalizzazione.<br \/>\nLe suddette politiche si traducono in un percorso lungo il quale vengono gradualmente rimossi i divieti alla libera circolazione dei capitali favorendo le dismissioni e le svendite del patrimonio pubblico, le privatizzazioni e la creazione di oligopoli sovranazionali.<br \/>\nSi tratta del tentativo di estendere il principio concorrenziale anche a quelle categorie che per necessit\u00e0 sociale sono a regime vocazionalmente monopolistico.<br \/>\nSi vuole far credere che certi provvedimenti favoriranno la possibilit\u00e0 di razionalizzare i flussi di capitale ma razionalizzare il capitale significa anzitutto ridistribuirlo e una ridistribuzione del capitale tradisce nel modo pi\u00f9 assoluto la logica del profitto secondo cui il denaro deve \u201ccumularsi\u201d.<br \/>\nL&#8217;aumento della disuguaglianza \u00e8 quindi un fenomeno dovuto alle politiche economiche in atto:<br \/>\nderegulation e libero mercato hanno scatenato una corsa all&#8217;abbattimento dei costi determinando un assetto sociale in cui il mercato del lavoro deve essere necessariamente caratterizzato da una forte disoccupazione strutturale che renda naturale la flessibilit\u00e0 e la precariet\u00e0.<br \/>\nIl lavoratore da cliente viene incentivato a diventare debitore facilitando ulteriormente il processo.<br \/>\nEd eccoci dunque al punto.<br \/>\nPer secoli si \u00e8 ricavato il profitto dal lavoro e anche se c&#8217;\u00e8 voluto tempo e sacrificio la logica di quel profitto alla fine si \u00e8 dovuta &#8220;piegare&#8221; agli interessi della societ\u00e0.<br \/>\nOggi il profitto ha dato il benservito al lavoro e la societ\u00e0 si ritrova costretta a piegarsi alla logica del profitto da perseguire ad ogni costo.<br \/>\nNon \u00e8 vero, come \u00e8 stato detto, che esiste un problema nella &#8220;vecchia&#8221; concezione del lavoro; \u00e8 vero piuttosto che si \u00e8 creato un problema nel rapporto secolare tra lavoro e profitto. Il profitto ha &#8220;scaricato&#8221; il lavoro semplicemente perch\u00e9 non rende abbastanza.<br \/>\nLa nuova frontiera del profitto \u00e8 sotto i nostri occhi ed \u00e8 costituita dalla\u00a0crisi del lavoro che ha sostituito il lavoro come fonte del profitto. Il profitto \u00e8 in crisi, cio\u00e8 nella\u00a0crisi e uscire dalla crisi significherebbe uscire dall&#8217;attuale logica del profitto.<br \/>\nL&#8217;unica via per riconciliare razionalit\u00e0 e senso morale \u00e8 quella che riparte dalla nostra Costituzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo tendenzialmente portati a credere che, in campo economico, la convivenza tra razionalit\u00e0 e senso morale sia una questione piuttosto complicata. 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