{"id":12720,"date":"2014-12-29T05:26:39","date_gmt":"2014-12-29T05:26:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12720"},"modified":"2014-12-29T05:26:39","modified_gmt":"2014-12-29T05:26:39","slug":"roberto-calogiuri-la-scuola-del-governo-renzi-buona-per-gli-industriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12720","title":{"rendered":"Roberto Calogiuri: La scuola del governo Renzi, buona per gli industriali"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo apparso sul quotidiano on-line \u201cilfriuliveneziagiulia.it\u201d il 28 novembre scorso [gm]<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un filo, sottile ma solido, che collega il bisogno di supremazia economica degli USA con la rivalsa sull\u2019Europa. Il Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti ne \u00e8 la prova. E c\u2019\u00e8 un filo che collega la risposta economica che l\u2019Europa \u00e8 chiamata a dare, con la scuola: se l\u2019Europa vorr\u00e0 essere competitiva sul mercato mondiale, e rispetto agli USA, dovr\u00e0 mettere in atto le strategie economiche elaborate dalla Tavola Rotonda Europea degli Industriali, ossia considerare la scuola come un \u201csettore strategico\u201d.<\/p>\n<p>La dinamica \u00e8 semplice: se la scuola dovr\u00e0 essere il motore della crescita economica, dovr\u00e0 essere capace di creare una massa di consumatori che diano impulso ai mercati incrementando le vendite e, nello stesso tempo, di creare una classe di lavoratori docili e assuefatti ai meccanismi della flessibilit\u00e0 e della mobilit\u00e0: lavoratori che producano molto e costino poco. \u00a0Lo stesso ordine di motivazioni che orienta il governo alla riforma della Legge sul lavoro: svalutare il lavoro visto che non si pu\u00f2 svalutare la moneta.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sfuggito agli industriali che la scuola \u00e8 il luogo in cui passano TUTTI i futuri cittadini e dove tutti gli adolescenti possono essere educati alla libert\u00e0 critica e all\u2019autonomia di giudizio oppure, viceversa, essere condizionati ad assumere gli atteggiamenti conformisti dei potenziali consumatori.<\/p>\n<p>Negli USA questo \u00e8 un dato risaputo: la Lehman Brothers, fin dal 1997, sugger\u00ec\u00a0 agli imprenditori statunitensi di investire nella scuola, di rendere il sistema scolastico redditizio diminuendo il numero di insegnanti, aumentando il numero di alunni per classe e assumendo non abilitati perch\u00e8 costano meno. Insomma: rendere la scuola un settore industriale competitivo rispetto alla spesa che serve a mantenerlo.<\/p>\n<p>A esempio, Channel One, la rete televisiva che forniva programmi e tecnologia multimediale, produceva anche un programma didattico di venti minuti, dedicato agli alunni, in cui la pubblicit\u00e0 di due minuti veniva venduta alle multinazionali per 800 mila dollari. E infatti, gi\u00e0 nel 1955 Milton Friedman, il teorico del liberismo, indic\u00f2 che le scuole sarebbero state pi\u00f9 efficienti se sottoposte alle leggi di mercato e della concorrenza con l&#8217;autonomia.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il motivo per cui con il trattato di Maastricht l\u2019Unione Europea, pressata e ispirata dagli industriali europei, ha iniziato ad avere competenza in materia di istruzione. E questo \u00e8 il motivo per cui il governo Renzi ha varato il progetto della \u201cBuona scuola\u201d: portare i privati nella scuola e far confluire il meccanismo dell\u2019istruzione italiana nell\u2019ambito della produttivit\u00e0 aziendale, suggellando il processo con l\u2019introduzione dei test INVALSI. \u00a0Perch\u00e9 la scuola italiana, cos\u00ec com\u2019\u00e8, costa ancora troppo. E la\u00a0 meritocrazia diviene il pretesto per tagliare le gi\u00e0 magre risorse.<\/p>\n<p>Di fronte a questa eventualit\u00e0, le risposte e le critiche alla \u201cBuona Scuola\u201d sono state numerose e roventi. Dopo due mesi di consultazioni on-line e pi\u00f9 di duemila incontri (tra <em>hackaton<\/em>, <em>co-design jams<\/em>, <em>barcamp<\/em> e <em>world caf\u00e8<\/em> come vuole il lessico inaugurato dal premier) ci si ritrova al punto di partenza:<strong> il governo dice che \u00e8 stato un successo senza precedenti, e l\u2019opposizione sostiene trattatarsi di un fallimento con una magra percentuale di partecipazione e di accessi<\/strong>.<\/p>\n<p>Qualcuno avanza l\u2019ipotesi che, pi\u00f9 di un\u2019autentica disposizione all\u2019ascolto della base, si tratti di un\u2019operazione di marketing e retorica demagogica, senza effettive ricadute sulle decisioni ministeriali che sembrano, peraltro, gi\u00e0 deliberate: in effetti, le mosse del governo spingono in questa direzione.<\/p>\n<p>Per esempio, \u00e8 di oggi la notizia che nel questionario di autovalutazione che le scuole dovranno presentare dall\u2019anno prossimo, una delle voci decisive saranno i risultati del test INVALSI, vale a dire uno dei principali strumenti orientati a destrutturare la scuola odierna per adattarla alle esigenze imprenditoriali. Occorre ricordare, tra l\u2019altro, che le prove Invalsi sono eclusivamente scritte e non prevedono alcuna verifica orale che, d\u2019altro canto, sarebbe troppo dispendiosa.<\/p>\n<p>In sostanza, la \u201cBuona Scuola\u201d proposta dal governo sar\u00e0 fondata su competenza, metodi e saper fare invece che su conoscenza, contenuti e sapere. <strong>In pratica la scuola non sar\u00e0 pi\u00f9 il luogo della cultura, della mediazione, della cooperazione o della trasmissione della memoria collettiva. Sar\u00e0, invece, il luogo della competizione, del consumo e della rapidit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Per rendersene conto, \u00e8 sufficiente leggere le 136 pagine del progetto. <strong>Qui manca ogni accenno alla didattica, alla pedagogia e al diritto allo studio. Manca ogni aggancio alla Costituzione repubblicana e ai concetti di uguaglianza e di accesso all\u2019educazione statale. Sembra passato inosservato il fatto che nel titolo del ministero dell\u2019Istruzione sia scomparso, gi\u00e0 da molto tempo, il termine \u201cPubblica\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Il fine principale, e unica intenzione concreta e dichiarata, \u00e8 la compressione dei salari con la limitazione della spesa, la modifica dello statuto giuridico dei docenti, l\u2019introduzione della competizione tra insegnanti, della mobilit\u00e0 territoriale, della flessibilit\u00e0 delle mansioni. E poi l\u2019introduzione della tecnologia e delle imprese. Tutti i docenti sono destinati a competere tra loro, a guadagnare meno e produrre di pi\u00f9. Solo i dirigenti, ossia i presidi, non subiranno decurtazioni dello stipendio.<\/p>\n<p>Il meccanismo meritocratico che organizza la progressione di carriera dei docenti, come quasi tutti i sindacati hanno provato con calcoli e proiezioni, in realt\u00e0 porta la categorie ancora pi\u00f9 indietro rispetto le medie europee ed \u00e8 uno specchietto per le allodole, per tutti coloro che credono al mito dell\u2019\u201dinsegnante fannullone\u201d e ritengono che 60 euro al mese siano sufficienti a riformare la classe insegnante e motivarla a produrre impegno, dedizione e rinnovamento.<\/p>\n<p>Il fine principale, come vogliono la logica neoliberista e gli interessi di mercato che guidano le scelte finanziarie europee, \u00e8 quello di deprimere la massa dei lavoratori e fidelizzare, gratificandola, l\u2019\u00e9lite dei dirigenti. D\u2019altro canto, un rapporto OCSE del 1996 gi\u00e0 auspicava che gli insegnanti fossero ridotti al semplice rango di \u201cprestatori di servizi educativi\u201d. E, di conseguenza, le scuole diventeranno un luogo di controllo sociale ed economico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo apparso sul quotidiano on-line \u201cilfriuliveneziagiulia.it\u201d il 28 novembre scorso [gm] &nbsp; C\u2019\u00e8 un filo, sottile ma solido, che collega il bisogno di supremazia economica degli USA con la rivalsa sull\u2019Europa. Il Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti ne \u00e8 la prova. 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