{"id":12726,"date":"2014-12-21T00:05:16","date_gmt":"2014-12-21T00:05:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12726"},"modified":"2014-12-21T00:05:16","modified_gmt":"2014-12-21T00:05:16","slug":"standard-per-leducazione-sessuale-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12726","title":{"rendered":"Standard per l&#039;Educazione sessuale in Europa"},"content":{"rendered":"<p>Prima di mettermi a scrivere ho preso un momento di riflessione\u2026durato un mese. Subito dopo aver letto lo \u201cStandard\u201d sull\u2019educazione sessuale, ho avuto un moto di rabbia e di paura. Autentica paura. E le mie reazioni sono state quindi sconclusionate. Ho abbandonato il documento sul desktop del mio pc e mi sono concessa il tempo necessario per decantare le emozioni e ragionare lucidamente.<br \/>\nNel frattempo la migliore amica di mia figlia quattordicenne \u00e8 rimasta incinta del fidanzatino quindicenne.<br \/>\nAllora ho ripreso in mano lo Standard e l\u2019ho riletto tutto, questa volta da madre che sa che ci sono ragazzine che considerano il \u2018preservativo\u2019 antiestetico e poco funzionale.<\/p>\n<p>Lo Standard \u00e8 stato approvato dall\u2019Ufficio Regionale per l\u2019Europa dell\u2019OMS e BZgA, e diffuso ai paesi europei per configurarsi come \u201cquadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorit\u00e0 scolastiche, sanitarie e specialisti\u201d.<br \/>\nLa prefazione e l\u2019introduzione sono lunghe e dettagliate, ed esprimono concetti condivisibili, come l\u2019approccio olistico e non repressivo alla sessualit\u00e0, volto non solo ad affrontarne gli aspetti negativi (gravidanze precoci e malattie veneree), ma anche gli aspetti positivi che fanno della sessualit\u00e0 un&#8217;esperienza fondamentale della natura umana e spirituale.<br \/>\nIn 18 mesi di analisi da parte di specialisti di nazioni diverse e con 4 work-shop, \u00e8 stato stilato il seguente documento che: &#8220;Presenta maggiori elementi per la concreta realizzazione dell\u2019educazione sessuale olistica nella scuola, sebbene il presente standard non vuole essere una guida per l\u2019attuazione dei programmi di educazione sessuale&#8221;.<br \/>\nA questo punto ci si pu\u00f2 chiedere quali siano in Italia i programmi di educazione sessuale. Si cerca, e si scopre che non esistono.<br \/>\nNei primi anni del secolo scorso era stata avanzata una proposta di legge sull\u2019educazione sessuale a scuola, prontamente bocciata dall\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica e dai genitori stessi.<br \/>\nUna pi\u00f9 recente proposta &#8211; l\u2019unica &#8211; risale al 1992, anche questa rivelatasi un buco nell\u2019acqua. Da allora l\u2019argomento \u2018educazione sessuale\u2019 non \u00e8 pi\u00f9 stato ripreso, se non in occasione dell\u2019emergenza AIDS: quindi per meri scopi di profilassi.<br \/>\nContinuando a cercare, si pu\u00f2 per\u00f2 anche scoprire che in Olanda, dove l\u2019educazione sessuale \u00e8 stata introdotta fin dai primissimi anni di vita, si registra un minor numero di gravidanze minorili e che in media l\u2019et\u00e0 del primo rapporto \u00e8 di 17 anni.<br \/>\n\u00c8 bene a questo punto fare delle valutazioni. Il buon senso impone di non essere contrari a un protocollo d\u2019intesa che tuteli anche a scuola il processo di evoluzione della personalit\u00e0 in tutte le sue componenti, ivi compresa quella sessuale, ma sempre il buon senso impone prudenza e attenzione al fatto che questo protocollo, questo &#8220;Standard&#8221;, possa non essere necessariamente preceduto e sostenuto da una formazione specifica del corpo docente, dall\u2019istituzione di organi di controllo, dalla creazione di supporti psicologici a chi sar\u00e0 investito di tale responsabilit\u00e0. Non \u00e8 rassicurante che questa necessariet\u00e0 non sia ritenuta imprescindibile nello &#8220;Standard&#8221;. E l&#8217;allarme cresce se si pensa all&#8217;effetto che possa avere sui nostri figli un tipo di &#8220;educazione&#8221; lasciata al totale arbitrio di chi la impartisce.<br \/>\nCome si evince dalla citazione precedente, il protocollo \u00e8 uno \u2018Standard\u2019, non una \u2018Guida\u2019, eppure il testo, cos\u00ec prosegue: \u201cL\u2019attuazione dell\u2019educazione sessuale deve essere assicurata da diversi organismi, ad esempio dallo stesso istituto scolastico e anche dalle Istituzioni vigilanti. \u00c8 necessario provvedere a luoghi, tempi e personale formato affinch\u00e9 l\u2019educazione sessuale venga effettivamente  realizzata. Tuttavia se mancano, l\u2019educazione sessuale pu\u00f2 comunque essere realizzata. Idealmente gli insegnanti di educazione sessuale (ovvero tutti gli insegnanti perch\u00e9 l\u2019educazione sessuale viene definita, nel testo, multidisciplinare e quindi affidata a pi\u00f9 insegnanti. N.d.R) dovrebbero aver ricevuto una formazione specifica. La mancanza di educatori con formazione specifica non deve essere usata come pretesto per non realizzare l\u2019educazione sessuale: questa va comunque introdotta mentre si provvede alla formazione degli insegnanti\u201d.<br \/>\nQuindi in parole povere si sta chiedendo ai genitori di accettare che degli insegnanti, loro malgrado impreparati, non ancora sottoposti a nessun esame d\u2019idoneit\u00e0 psicologica, insegnino ai propri figli  -fin dall\u2019asilo- a comprendere e vivere la propria sessualit\u00e0, e nondimeno si pretende la cieca fiducia dei genitori nei riguardi di questi insegnanti, perch\u00e9 tanto, nel frattempo, hanno l&#8217;opportunit\u00e0 di formarsi! Come chiedere a un malato di farsi curare da uno studente di medicina al primo anno: e se sbaglia? Pazienza: prima o poi, tra un morto e l&#8217;altro, imparer\u00e0 e non sbaglier\u00e0 pi\u00f9! Come chiedere di guidare a chi non ha la patente! ma s\u00ec, diamogliela lo stesso: tanto sulla strada, tra un incidente e l&#8217;altro, prima o poi imparer\u00e0!<br \/>\n\u00c8 chiaro che nessuno di noi si farebbe curare da uno studente di medicina e nessuno di noi darebbe mai la patente a chi non ha rigorosamente studiato teoria e pratica a scuolaguida. Perch\u00e9 dunque si dovrebbe accettare senza riserve che insegnanti senza formazione insegnino alcunch\u00e9 ai nostri figli, a maggior ragione quando la &#8220;materia d&#8217;insegnamento&#8221; \u00e8 cos\u00ec delicata e pu\u00f2 avere conseguenze devastanti sul futuro sviluppo dei nostri figli? E soprattutto: chi dovrebbe formare gli insegnanti se ancora non esistono organi di controllo e di formazione?<\/p>\n<p>Quindi dovrebbe essere proprio la Scuola, come Istituzione garante dell&#8217;educazione dei ragazzi, a pretendere dalle autorit\u00e0 competenti i programmi di formazione specifica per i suoi insegnanti, in modo da poter assolvere il delicato compito secondo modelli consoni alla tutela della salute psicofisica dei ragazzi.<br \/>\nMa trattare temi che, come questo protocollo, abbiano in qualche modo implicazioni culturali e\/o religiose, pu\u00f2 risultare ostico per le Istituzioni, soprattutto quelle scolastiche, che devono necessariamente fare mediazione tra le istanze della tradizione e quelle dalla laicit\u00e0: basti pensare all&#8217;insoluta questione del crocifisso nelle aule; o alle problematiche ancora aperte del bullismo o del razzismo.<br \/>\nPregiudizi di varia natura, con il loro corredo di pudori e di timori da un lato, e di ostentazioni e invadenze dall&#8217;altro, farciscono il tessuto sociale, e gli insegnanti &#8211; che di questo tessuto fanno parte &#8211; non ne sono esenti. Come possiamo dunque sperare che senza una formazione specifica, qualunque insegnante possa far comprendere nei modi pi\u00f9 consoni e sani l\u2019importanza della masturbazione precoce a un bambino di 4 anni? o che possa essere in grado di far \u2018giocare al dottore\u2019, senza inibizioni ma anche senza forzature, bambini dell\u2019asilo non solo di sesso diverso, ma anche dello stesso sesso? che sappia discriminare il limite tra conoscenza e riservatezza, tra esplorazione e violazione, nel &#8220;gioco del dottore&#8221;?<br \/>\n\u00c8 chiaro che la formazione degli insegnanti, mai come nella fattispecie di questi temi educativi, deve essere prioritaria. Tuttavia il dubbio sulla sua concretizzazione, permane: in un intero secolo i governi non sono riusciti a creare nessun programma di educazione sessuale e oggi, stilando uno standard in soli 18 mesi, chiunque potrebbe improvvisamente essere abilitato al ruolo di educatore sessuale?<br \/>\nLo standard recita: \u201cIl ruolo, le concezioni e la formazione degli educatori, come pure il quadro strutturale in cui operano, sono di estrema importanza per un&#8217;educazione sessuale di qualit\u00e0\u201d.  E ancora: \u201cEducatori competenti necessitano di una formazione in educazione sessuale, cos\u00ec come di un\u2019apertura mentale per la materia e una forte motivazione: devono credere fermamente nei principi dell\u2019educazione sessuale sopra menzionata\u201d.<br \/>\nFocalizziamo per un attimo le parole usate nello standard: necessitano, devono, estrema importanza. Sono tutti termini significativi, precisi, esigenti, che per\u00f2 cozzano contro l&#8217;estrema aleatoriet\u00e0 della frase: \u201cLa mancanza di formazione non deve essere una scusa per non fare educazione sessuale\u201d.<br \/>\n\u00c8 imbarazzante trovare la parola &#8220;scusa&#8221; allineata a quella di &#8220;mancanza di formazione&#8221;. La mancanza di formazione dovrebbe invece essere la &#8220;motivazione&#8221; per stilare programmi precisi di formazione, non per buttare allo sbaraglio chiunque.<br \/>\nOppure si deve pensare che gli errori che verrebbero sicuramente commessi a discapito dei bambini siano un giusto scotto da pagare per formare i docenti sul campo, risparmiando soldi e tempo?<\/p>\n<p>Lo Standard poi prosegue schematizzando le pratiche di educazione sessuale in base all\u2019et\u00e0 dello studente, ma tacendo ancora sulle modalit\u00e0 e gli approcci.<br \/>\nPer esempio da zero a 4 anni di et\u00e0, lo schema prevede di affrontare molti argomenti tra i quali masturbazione infantile precoce, scoperta della sessualit\u00e0 sia etero- sia omo-sessuale, igiene del corpo (come lavarsi le diverse parti del corpo), gravidanza e nascita, diversi modi per essere figlio all\u2019interno della famiglia e molti altri argomenti delicatissimi e di estrema importanza, la cui gestione verrebbe sottratta alla sfera familiare.<br \/>\nDecidere aprioristicamente ed arbitrariamente che la famiglia non sia all&#8217;altezza di impartire queste norme educative ai  propri figli, non solo non \u00e8 corretto ma \u00e8 anche controproducente per l&#8217;Istituzione stessa della famiglia, che si vedrebbe screditata in buona parte delle sue funzioni, non solo in quelle strettamente inerenti l&#8217;igiene sessuale.<br \/>\nPurtroppo in nessun punto dello Standard \u00e8 previsto un intervento della famiglia o un sostegno alla stessa &#8211; l\u00ec dove necessario &#8211; per costituire il tanto decantato patto educativo tra le due maggiori istituzioni deputate al sano sviluppo del bambino: scuola e famiglia. Di pi\u00f9: lo Standard, ignorando di fatto la corresponsabilit\u00e0 partecipativa della famiglia, non prende in considerazione neppure l&#8217;inevitabile conflitto che si innescherebbe tra le due istituzioni, a tutto svantaggio del bambino.<br \/>\nUn conflitto che deriverebbe delle lacune procedurali e di metodo inerenti allo Standard: se non vi sono adeguate indicazioni e spiegazioni inerenti al metodo di insegnamento, la confusione, non solo tra insegnante e insegnante, ma anche tra famiglia e insegnanti, rischia di creare ulteriori osteggiamenti al fronte educativo sessuale, andando a rinforzare, anzich\u00e9 estinguere, pregiudizi, pudori e timori che ogni retroterra culturale porta con s\u00e9.<br \/>\nMa rimane il fatto che potrebbe crearsi un ulteriore, e forse inestricabile nodo programmatico: se \u00e8 vero com&#8217;\u00e8 vero che lo Standard non \u00e8 una guida, andare a enucleare metodi e indicazioni, rischia di farlo diventare tale. E in questo caso quale sarebbe il limite tra coercizione educativa e libert\u00e0 interiore dello sviluppo di ognuno? Insomma, questo protocollo in quanto Standard pu\u00f2 comportare il rischio di confusione e fallacia di metodo, e in quanto Guida, pu\u00f2 comportare il rischio di intrusiva e dannosa invadenza dell&#8217;intimit\u00e0. Oltre ai conflitti tra istituzioni di cui si accennava prima, e che a loro volta comporterebbero il rischio di denuclearizzare la societ\u00e0, deprivando la famiglia di buona parte del suo ruolo sociale.<br \/>\nForse, a conti fatti, 18 mesi per stilare un programma di educazione sessuale, sono un po&#8217; pochini&#8230;<\/p>\n<p>Lo Standard, con le opportune puntualizzazioni, potrebbe fornire un ottimo spunto per creare all\u2019interno della famiglia un incontro culturale tra figli e genitori, e potrebbe altres\u00ec offrire un&#8217;ottima opportunit\u00e0 anche per gli adulti &#8211; genitori e insegnanti &#8211; per interrogarsi in modo pi\u00f9 consapevole sul tema della sessualit\u00e0. Solo nella piena sinergia tra scuola e famiglia, l&#8217;educazione trova il suo completo e armonioso compimento.<br \/>\nTutto questo prevede un forte investimento dello Stato prima verso le famiglie e poi verso la scuola, richiede la forte motivazione ad affrontare l\u2019educazione sessuale verso una direzione che non sia solo l&#8217;evitamento delle gravidanze minorili o della trasmissione delle malattie veneree, ma anche di arricchimento della personalit\u00e0 e della vita stessa di ognuno, cos\u00ec come lo stesso Standard si prefigge.<br \/>\n\u00c8 vero infatti che oggi di sessualit\u00e0 si parla poco e spesso male, con il risultato che i ragazzi tendono a coprire queste lacune di conoscenza con sistemi di informazione affidati al web, a riviste, al &#8220;sentito dire&#8221;. Quindi uno Standard informativo che faccia finalmente chiarezza su questi temi, sar\u00e0 di supporto sia ai ragazzi, sia alle famiglie, sia alla scuola.<br \/>\nMa occorre che lo Standard trovi reciproca condivisione tra scuola e famiglie e una formazione adeguata degli insegnanti.<br \/>\nAltrimenti chi potr\u00e0 rassicurare l&#8217;ansia dei genitori quando di ritorno dall&#8217;asilo, il proprio figlio parler\u00e0 di masturbazione o del &#8220;gioco del dottore&#8221; fatto con l&#8217;amichetto?<br \/>\nQuindi lo Standard non deve essere un&#8217;imposizione generica, di un astratto Ufficio Europeo, lontano dalla conoscenza e dalla comprensione della realt\u00e0 locale di ogni Stato, in cui lo Standard sarebbe giusto convivesse, piuttosto che travalicare famiglia e cultura.<br \/>\nUn&#8217;imposizione, peraltro, secondo cui la formazione \u00e8 un optional, e dove al contrario, la velocit\u00e0 \u00e8 lo strumento, e l&#8217;omologazione sociale spersonalizzante, l&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p>Ivana Viazzi e Lucia Biasco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di mettermi a scrivere ho preso un momento di riflessione\u2026durato un mese. 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