{"id":12777,"date":"2015-01-02T21:45:49","date_gmt":"2015-01-02T21:45:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12777"},"modified":"2015-01-02T21:45:49","modified_gmt":"2015-01-02T21:45:49","slug":"su-mazzini-e-lidea-di-nazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12777","title":{"rendered":"Su Mazzini e l\u2019idea di Nazione"},"content":{"rendered":"<p>Nel periodo in cui lo Stato nazionale non si era ancora affermato e gli imperi multietnici dominavano in vaste aree dell\u2019Europa, il pensiero e l&#8217;azione di Giuseppe Mazzini influirono idealmente e ideologicamente sui singoli movimenti risorgimentali e dell\u2019Italia e degli altri Paesi. Questi recepirono il messaggio mazziniano, adattandolo alle esigenze locali cos\u00ec come adeguarono tattiche, indirizzi ed esiti delle lotte per l\u2019indipendenza a vari e altri fattori, sia interni sia esteri. L&#8217;equilibrio tra le Potenze, l&#8217;azione diplomatica e l\u2019interesse economico pesarono sulla bilancia politica ancor pi\u00f9 dei principi mazziniani, ragion per cui gli studiosi considerano Mazzini, soprattutto dopo il 1849, un uomo politicamente sconfitto, perch\u00e9 non ottenne in Italia e in altri paesi quei successi che altri, pi\u00f9 assidui nel frequentare le stanze del potere ufficiale, raggiunsero. Ma, se l\u2019azione mazziniana sostenne senza fortuna le lotte nazionali per l\u2019indipendenza, le sue idee, sia pure adattate e a volte travisate, contribuirono comunque a trasformare politicamente l\u2019Europa e diventarono patrimonio comune ancora oggi considerato valido. Fu nel periodo compreso tra gli anni 1831 e 1848, che Mazzini diede forma organica al suo pensiero politico e allo stesso, negli anni successivi, si mantenne coerente, nonostante il mutare degli eventi tra i quali l&#8217;unificazione d&#8217;Italia, che certo era il sogno che gli premeva realizzare al di sopra d\u2019ogni altro. In questo processo di formazione ideologica e di progettazione insurrezionale alternato di continuo alle contingenze tattiche, egli riserv\u00f2 un grande ed essenziale spazio alla nuova idea di nazione.<\/p>\n<p>Mazzini riteneva che la nazione di origine medievale, legata alla figura del monarca o a un\u2019oligarchia nobiliare, era stata ormai sconfitta dal cosmopolitismo illuminista settecentesco con un opera di demolizione necessaria per affermare i diritti dell\u2019individuo fino allora conculcati; che questa funzione positiva s\u2019era svolta e chiusa in una determinata epoca, superata la quale, il XIX secolo avrebbe visto non pi\u00f9 l&#8217;individuo e le libert\u00e0 formali occupare il campo politico, bens\u00ec la nazione e la sua indipendenza &#8211; considerata da Mazzini una forma pi\u00f9 alta di libert\u00e0 &#8211; opporsi all&#8217;ordine sancito dagli imperi nel congresso di Vienna (1814).<\/p>\n<p>Mazzini concepiva la nazione come universale, democratica e composta da uomini che <em>&#8220;formano un solo gruppo, riconoscono uno stesso principio, e si avviano, sotto la scorta d&#8217;un diritto comune, al conseguimento di un medesimo fine&#8221; <\/em>(Giuseppe Mazzini, <em>Nazionalit\u00e0. Qualche idea su una costituzione nazionale (1835)<\/em>, in <em>Edizione nazionale degli scritti<\/em>, VI). In un\u2019Italia, come altre regioni europee, ancora contadina, l&#8217;universalit\u00e0 poteva sembrare una generosa illusione che aveva la forza di attrarre coloro che erano mossi dall\u2019interesse generale e non da quello di classe o personale. Ma, nel prefigurare una nazione di cittadini Mazzini sapeva bene che un limite \u201cculturale\u201d segnava la coscienza delle masse (compresa quella dei ceti medi e degli intellettuali) che non erano ancora preparate alle idee di nazionalit\u00e0 e di cittadinanza. Per questo insisteva molto per un\u2019educazione che teoricamente intendeva rivolgere a tutti i futuri cittadini, ma che nei fatti pot\u00e9 esercitare soltanto verso la classe operaia e in concorrenza con le correnti socialiste, le quali agivano ovviamente istruendo le masse sui temi della giustizia sociale e del progresso civile, pi\u00f9 che sulla formazione della coscienza nazionale. Mazzini, che non era sordo all\u2019esigenza di coniugare aspirazioni nazionali e questione sociale non solo operaia, non trascur\u00f2, durante l&#8217;esilio in Svizzera, di lanciare l\u2019invito a credere nell&#8217;unit\u00e0 della patria e ad agire per essa anche <em>&#8220;au cultivateur, au paysan&#8221;. <\/em>La sua opera educativa fu sempre protesa a formare la coscienza nazionale di tutto un popolo.<\/p>\n<p>Mazzini &#8211; e non fu il solo &#8211; parl\u00f2 di riscoperta della nazione partendo da basi gi\u00e0 ben sedimentate dai secoli: la comunanza di lingua e di costumi. Se una nazione non si inventa dal nulla, va comunque ricostruita come nazione dei cittadini. Egli affermava scrivendo dall\u2019estero: <em>&#8220;nous ne croyons pas \u00e0 l&#8217;eternit\u00e9 des races. <\/em><em>Nous ne croyons pas \u00e0 l&#8217;eternit\u00e9 des langues. Nous ne croyons pas \u00e0 l&#8217;\u00e9ternelle et tout puissante influence des climats sur le d\u00e9veloppement de l&#8217;activit\u00e9 humanitaire&#8221;. <\/em>Infatti <em>&#8220;la langue c&#8217;est le verbe d&#8217;un peuple; c&#8217;est sa pens\u00e9e, l&#8217;id\u00e9e qu&#8217;il est charg\u00e9 de repr\u00e9senter dans le monde, le signe de sa mission&#8221; (<\/em>Giuseppe Mazzini, <em>Humanit\u00e9 et patrie<\/em>, in <em>Edizione nazionale degli scritti<\/em>, VII)<em>. <\/em>Per Mazzini dunque la nazione, se non pu\u00f2 ignorare l\u2019<em>ethnos<\/em>, neanche si identifica con esso, sia perch\u00e9 \u00e8 fattore difficilissimo a individuarsi, sia perch\u00e9 ha scarso peso come elemento utile per costituire interesse comune e sentimento di appartenenza. Insomma la nazione etnica fornisce solo i mattoni, ma a legarli \u00e8 la malta dei vincoli che la storia comune crea, delle condivise convinzioni democratiche, delle regole che il popolo, la comunit\u00e0 dei cittadini, sceglie a suffragio universale. Risorgimento significava per lui la costruzione di un ordinamento statuale democratico. Da ricostruire \u00e8 la nazione nel senso pi\u00f9 nobile, quella &#8220;storica&#8221;, quella che si si costituisce liberamente intorno a una serie secolare di eventi e tramite scelte politiche: concetto di ampio respiro e non facilmente assimilabile, ma al quale Mazzini riserva una considerazione particolare e finisce talora per farlo valere per la nazione storica <em>tout court<\/em>. Il concetto di nazione \u201cstorica\u201d si accorda inoltre con un altro e importante aspetto dell\u2019ideologia mazziniana, che gli storici a volte hanno giudicato severamente: la patria <em>in fieri<\/em>. Traspare l\u2019idea da una sua considerazione sulla situazione spagnola dove, indirizzandosi agli uomini del &#8220;Propagador de la libertad&#8221; (rivista spagnola 1835-1838) egli dice: <em>&#8220;la rivoluzione spagnola \u00e8 bene una rivoluzione nazionale perch\u00e9 opera la fusione del popolo, rende le genti &#8220;omogenee&#8221;<\/em>. (Giuseppe Mazzini, <em>De la nationalit\u00e9 au Propagador, <\/em>in <em>Edizione nazionale degli scritti, <\/em>VII).<\/p>\n<p>La rivoluzione nazionale \u00e8 l\u2019idea forte che per sua natura punta all&#8217;Umanit\u00e0 e non al cosmopolitismo. Il cosmopolitismo mira a riscattare l&#8217;umanit\u00e0 attraverso l&#8217;individuo; l&#8217;Umanit\u00e0 mazziniana riscatta gli individui attraverso la patria. \u00c8 la stessa differenza che passa tra libert\u00e0 semplice e la libert\u00e0 piena che si realizza dentro e attraverso l&#8217;associazione. Il cosmopolita resta passivo, non ha bisogno di agire per ottenere il suo scopo, o rischia addirittura, confondendo fine e mezzi (i diritti individuali), di accettare il dispotismo e di far coincidere la patria con il suo egoistico bene (<em>ubi bene, ibi patria)<\/em>. Mazzini, che s\u2019era gi\u00e0 opposto agli imperi fondando la Giovane Europa, si contrappose al cosmopolitismo filosofico, illuministico e sociale dei democratici comunisti, fondando la Lega Internazionale dei Popoli. Il cosmopolitismo avverso al principio della nazionalit\u00e0, trover\u00e0 poi eco nel Manifesto del Partito Comunista, dove si dice che il \u201cproletariato non ha patria\u201d. Sfuggiva in quel periodo ci\u00f2 che \u00e8 palese oggid\u00ec osservando la superclasse globale finanziaria, e cio\u00e8 che <em>\u201cil vero internazionalismo apatriottico \u00e8 da sempre quello delle classi agiate e dirigenti\u201d<\/em>. (Luciano Canfora, in \u201cIl Corriere della sera\u201d, 1996). In definitiva, contrariamente a quanto asseriva il Manifesto Comunista, Mazzini era fortemente convinto che i lavoratori hanno una patria e che fosse da respingere finanche il cosmopolitismo dal basso degli operai italiani che all\u2019estero, entrando in associazioni o sindacati stranieri, sottraevano, a suo avviso, energie alla lotta patriottica italiana.<\/p>\n<p>Sia che guardasse alle realt\u00e0 nazionali europee sia a quella italiana, per Mazzini restava valida l&#8217;idea della rivoluzione sincronicamente presente in ogni dove; soprattutto per l\u2019Italia era questa la <em>conditio sine qua non<\/em> il suo progetto politico di rinascita pienamente nazionale rischiava di snaturarsi; coerente a questa convinzione, ritenne che il regno del Nord fu solo un disegno dinastico dei Savoia. Tra le iniziative teoriche e pratiche mirate alla realizzazione del suo progetto, una in particolare ha attirato da sempre le facili critiche degli storici: la guerra di popolo. In effetti, la fiducia nella forza del numero dei patrioti contro quella degli eserciti regolari e nell\u2019azione delle bande armate diede esiti scarsi se non fallimentari. La spedizione dei Mille, eccezione che fece storia a s\u00e9 per molti motivi, sembr\u00f2 ridar credito alle tesi mazziniane sulla guerriglia; ma il fenomeno non si ripet\u00e9 e, del resto, nei decenni precedenti non ve n\u2019era stato uno uguale in nessun angolo d\u2019Europa. Il dibattito sulla validit\u00e0 delle spedizioni di volontari matur\u00f2 verso la conclusione che, mancando il concorso anche indiretto di un esercito amico, la guerra di popolo aveva scarse prospettive di successo. Lo stesso Mazzini che, specialmente negli anni Sessanta, confidava nell\u2019intervento unisono di alcuni eserciti regolari (italiano, serbo, forse ungherese e polacco) in appoggio alle insurrezioni progettate nei Balcani, non esit\u00f2, come \u00e8 noto, a trattare con lo stesso re d&#8217;Italia.<\/p>\n<p>L&#8217;affermazione teorica di fede nella guerra di popolo diede comunque i suoi frutti storici e ideali; l\u2019eco mazziniana risuona ancora nell\u2019art. 52 della nostra Costituzione: <em>\u201cLa difesa della Patria \u00e8 sacro dovere del cittadino. Il servizio militare \u00e8 obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. [\u2026] L&#8217;ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica\u201d.<\/em> Ispirandosi a quella fede, oggi pi\u00f9 di ieri uno Stato nazionale autenticamente sovrano ha l\u2019obbligo costituzionale di darsi a sua difesa un esercito popolare di leva obbligatoria per impedire che stati stranieri impongano a loro esclusivo servizio un esercito mercenario di contraenti, non pi\u00f9 a difesa della Patria, ma per pi\u00f9 o meno palesi disegni imperialistici. Mazzini, che tra i cardini del suo pensiero coltivava l\u2019idea che non basta l&#8217;indipendenza per avere la nazione, declinerebbe oggi l\u2019indipendenza come sovranit\u00e0 di popolo.<\/p>\n<p>(Luciano Del Vecchio, socio ARS)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/scienzepolitiche.uniroma3.it\/fguida\/files\/2009\/11\/Mazzinidispensa.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">Fai clic per accedere a Mazzinidispensa.pdf<\/a><\/p>\n<p>Giuseppe Mazzini, <em>Edizione nazionale degli scritti<\/em><\/p>\n<p>Giuseppe Mazzini, Pensieri sulla democrazia in Europa, traduzione di Salvo Mastellone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel periodo in cui lo Stato nazionale non si era ancora affermato e gli imperi multietnici dominavano in vaste aree dell\u2019Europa, il pensiero e l&#8217;azione di Giuseppe Mazzini influirono idealmente e ideologicamente sui singoli movimenti risorgimentali e dell\u2019Italia e degli altri Paesi. 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