{"id":12819,"date":"2015-01-10T00:05:39","date_gmt":"2015-01-10T00:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12819"},"modified":"2015-01-10T00:05:39","modified_gmt":"2015-01-10T00:05:39","slug":"dallhomo-sapiens-allhomo-reiterans","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12819","title":{"rendered":"Dall\u2019homo sapiens all\u2019homo reiterans"},"content":{"rendered":"<p>La post-modernit\u00e0 come epoca della fine delle ideologie. Questo clich\u00e9 retorico nasconde a nostro avviso una verit\u00e0 differente. L\u2019epoca che si vorrebbe depurata da tutte le vetuste ideologie novecentesche si sta in realt\u00e0 potentemente delineando come l\u2019epoca forse pi\u00f9 ideologica della storia, pervasa da un\u2019ideologia neutra, quasi impalpabile, sotterranea, la quale tuttavia sta penetrando in profondit\u00e0 nel tessuto sociale e culturale dell\u2019umanit\u00e0, generando un uomo ormai soggiacente al volere e alla meccanica della sua stessa creatura: la Tecnica.<\/p>\n<p>\tLa soggezione di fronte allo strapotere di questo moderno Leviatano \u00e8 la cifra di un uomo irriconoscibile, che ha rinunciato a se stesso e che appare profondamente assorbito da dinamiche dominate da meccanismi autoregolativi e autoperpetuantesi. La post-modernit\u00e0 si presenta come l\u2019epoca dell\u2019automatizzazione dell\u2019uomo, della sua alienazione completa, dell\u2019abdicazione totale del suo pensiero e del suo pensare. Le conseguenze pratiche di questo mutamento, che \u00e8 al tempo stesso filosofico ed antropologico, sono di notevole portata e investono evidentemente tutte le principali dimensioni che caratterizzano il vivere umano, sia esso inteso nel pi\u00f9 ampio spettro delle relazioni sociali e comunitarie come in quello pi\u00f9 ristretto e privato dell\u2019ambito prettamente individuale. Lo scivolamento di <em>status<\/em> ontologico dell\u2019uomo da creatore a suddito della propria creatura produce ripercussioni rilevanti sulla vita associata delle societ\u00e0 contemporanee, determinando un asservimento totale della vita umana a logiche economicistiche pervase da una sorta di tecnicismo razionalistico di per s\u00e9 sussistente che si sgancia dalla realt\u00e0 delle cose per assurgere a unica e assiomatica verit\u00e0, la quale pretende di non conformarsi pi\u00f9 al divenire, ma, al contrario, di imbrigliare quest\u2019ultimo entro le sue ferree ed asettiche costruzioni iper-razionalistiche.<\/p>\n<p>\tSpostando l\u2019attenzione dal piano pi\u00f9 squisitamente filosofico alle sfere della politica e dell\u2019economia, non possiamo fare a meno di notare come il crescente peso acquisito dal tecnicismo in tutte le dimensioni della vita contemporanea abbia comportato il rovesciamento decisivo del rapporto gerarchico intercorrente tra politica ed economia, con la prima divenuta ormai mera ancella della seconda. Le ricadute pi\u00f9 visibili si hanno sulla qualit\u00e0 e sull\u2019effettivit\u00e0 del processo democratico-partecipativo, andando ad intaccare la natura stessa di quella sovranit\u00e0 popolare che \u00e8 il fondamento di qualsiasi societ\u00e0 che aspiri a definirsi democratica. I poteri economico-finanziari operano secondo logiche avulse dal ricorso alla trasparenza, al controllo e alla partecipazione della cittadinanza e, come si pu\u00f2 ben comprendere, il ribaltamento gerarchico di cui sopra porta con s\u00e9 l\u2019ovvia conseguenza di una traslazione dei processi decisionali dai luoghi classici della \u201clocalizzazione della sovranit\u00e0\u201d, ossia i parlamenti, a clubs ristretti i cui membri costituiscono \u00e9lites impenetrabili e operanti secondo logiche autoreferenziali. In questo senso, i parlamenti sono divenuti ormai luoghi di semplice ratifica formale di decisioni assunte altrove, venendo dunque svuotati del loro significato pi\u00f9 autentico.<\/p>\n<p>\tL\u2019emblema pi\u00f9 concreto di questo processo di tecnicizzazione della politica e di estinzione della prassi trasformativa \u00e8 quello fornito dall\u2019attuale costruzione europea, poggiante su irrazionali criteri economicistici e contabili, assurti tuttavia ad intoccabili ed irriformabili Moloch ideologici. Essa appare, senza alcun dubbio, come l\u2019inveramento storico di quel dogma dell\u2019irreversibilit\u00e0 che rischia di far pericolosamente regredire l\u2019umanit\u00e0 verso un unico modello: quello dell\u2019<em>homo reiterans<\/em>.<\/p>\n<p>\tPrendendo in prestito un termine proprio dell\u2019economia industriale, si potrebbe definire il nostro attuale sistema democratico come un sistema a \u201cobsolescenza programmata\u201d; la democrazia \u00e8 garantita quanto basta per far credere alla cittadinanza di essere davvero un soggetto partecipativo, sebbene inserire una scheda in un\u2019urna una volta ogni cinque anni appaia ben poca cosa. Ma ad essere sottoposta ad un regime di obsolescenza programmata non \u00e8 solo la democrazia, bens\u00ec l\u2019uomo stesso. Siamo di fronte ad un vero e proprio svuotamento di ogni progetto umanistico cui fa da contraltare una drammatica automatizzazione dell\u2019umano che \u00e8 l\u2019anticamera di quella logica dell\u2019irreversibilit\u00e0 che sembra costituire l\u2019unico possibile orizzonte imposto da una sorta di finalismo storico dal quale non poter in alcun modo sfuggire e che, in ultima istanza, rappresenta l\u2019irreversibilit\u00e0 stessa dell\u2019accettazione dell\u2019attuale strutturazione del mondo, espressione di quella religione globalista e iperliberista che ne connota in profondit\u00e0 l\u2019essenza.<\/p>\n<p>\tTale religione detta senza mezzi termini l\u2019agenda di una politica totalmente eterodiretta, la quale appare aver rinunciato a delineare nuove visioni della societ\u00e0 che non siano diretta espressione di quel sostrato economicistico che informa l\u2019azione di tutti i soggetti coinvolti nei processi decisionali. Ad esso si devono tutti quei meccanismi psicologici innervati dal potere che sono la cifra della sua possibilit\u00e0 scientemente pianificata di creare biopoliticamente una soggettivit\u00e0 anestetizzata e addomesticata. Questo punto \u00e8 di fondamentale importanza, in quanto il sistema si adopera nella creazione di vere e proprie procedure di controllo delle stesse formazioni discorsive che strutturano la realt\u00e0 anzich\u00e9 rispecchiarla, mirando a disciplinare totalmente la soggettivit\u00e0 individuale e a farle accettare quella prigione senza sbarre che \u00e8 ormai divenuta la societ\u00e0 a noi contemporanea. La rilevanza del livello psicologico \u00e8 estrema perch\u00e9 dall\u2019accettazione psicologica del sistema di potere ne scaturisce direttamente quella culturale. Siamo cio\u00e8 di fronte ad un cambiamento di grande portata: il potere riesce subdolamente a farsi accettare, a creare consenso, a convincere della giustezza dei suoi fini e dei mezzi atti a raggiungerli, estirpando psicologicamente, ancor prima che culturalmente, ogni reale forma di resistenza al suo dominio. Il potere e la strada da esso imposta all\u2019umanit\u00e0 stanno diventando, pertanto, culturalmente irreversibili.<\/p>\n<p>\tResta da capire quanti e quali spazi possa ancora avere la politica per ripristinare il suo ruolo e per liberarsi dalla sua riduzione a mero epifenomeno dell\u2019economia. Nel momento pi\u00f9 florido dell\u2019antipolitica, occorre rendersi conto che proprio la politica pu\u00f2 e deve essere lo strumento per poter nuovamente concepire la possibilit\u00e0 di pensare la libert\u00e0 dal determinismo della tecnica. Solo la politica e solo attraverso essa, in definitiva, sar\u00e0 possibile innescare un nuovo umanesimo grazie al quale l\u2019uomo potr\u00e0 tornare a farsi nuovamente misura di tutte le cose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La post-modernit\u00e0 come epoca della fine delle ideologie. Questo clich\u00e9 retorico nasconde a nostro avviso una verit\u00e0 differente. 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