{"id":12957,"date":"2015-01-30T00:05:25","date_gmt":"2015-01-30T00:05:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12957"},"modified":"2015-01-30T00:05:25","modified_gmt":"2015-01-30T00:05:25","slug":"materialismo-storico-e-filosofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12957","title":{"rendered":"Materialismo storico e filosofia"},"content":{"rendered":"<p>I politici di sinistra sembrano riconoscere come imperativo categorico l&#8217;esecuzione di compiti storici. Alcuni critici hanno spiegato questo atteggiamento con l&#8217;influsso esercitato su Marx da Hegel, dal principio di questi secondo cui il reale \u00e8 il razionale. Si tratta per\u00f2 di una spiegazione insostenibile: il culto della storia \u00e8 una conseguenza del materialismo storico, propriamente del fatto che esso rifiuta il presente e vive nel futuro. Allo stesso modo, presumendo di aver divinato dove vada la storia, il politico di sinistra concepisce l&#8217;azione politica non come realizzazione nel presente dell&#8217;interesse generale, ma come eversione del presente a vantaggio del nuovo.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 storica (il destino degli antichi) \u00e8 il movimento per cui un cerchio di condizioni, raggiunta <em>silenziosamente<\/em> la sua completezza, diviene un&#8217;esistenza <em>imprevista<\/em>; questa imprevedibilit\u00e0 \u00e8 l&#8217;essenza della necessit\u00e0: la libert\u00e0 la conosce solo <em>a posteriori<\/em>, e lo fa non perch\u00e9 possa modificarla, ovviamente, ma per acquisire consapevolezza della propria profondit\u00e0. Invece il rifiuto del presente \u00e8 anche rifiuto dell&#8217;imprevedibilit\u00e0 dal futuro, e immagine della storia come di un <em>unico<\/em> fiume in movimento, di cui si pu\u00f2 aumentare la velocit\u00e0 suscitando l&#8217;azione rivoluzionaria delle masse o assecondando le iniziative dei poteri forti. L&#8217;onore del materialista storico consiste nell&#8217;accelerare il moto del fiume; egli dunque risponde non pi\u00f9 alla politica, ossia al gioco delle <em>libert\u00e0<\/em> sostanziate o almeno ispirate da leggi <em>universali<\/em>, ma a un destino <em>superiore<\/em> alla stessa libert\u00e0; e l&#8217;etica gli appare come una velleit\u00e0 piccolo-borghese, irrilevante per colui che ha gi\u00e0 conosciuto il destino e si \u00e8 messo dalla sua parte; lo stato costituzionale, la forma per cui l&#8217;individuo in quanto tale \u00e8 persona, gli appare come una sovrastruttura insincera, finalizzata a creare negli schiavi l&#8217;illusione della libert\u00e0 che li rende pi\u00f9 docili. Poich\u00e9 il materialista storico agisce non <em>politicamente<\/em>, come libero rispetto ad altri liberi, ma <em>storicamente<\/em>, come strumento della necessit\u00e0 assoluta, il presente non ha diritto davanti a lui; cos\u00ec, nell&#8217;applicazione estrema di quest&#8217;ottica, Stalin poteva non solo privare i kulaki della propriet\u00e0 della terra, ma sterminarli, privarli anche della propriet\u00e0 del loro corpo. Cos\u00ec i comunisti italiani potevano tradire apertamente il loro fine politico, cio\u00e8 la difesa degli interessi dei lavoratori all&#8217;interno dello stato italiano, per continuare a sentirsi al servizio del destino che con la globalizzazione aveva rivelato una nuova sua et\u00e0.<\/p>\n<p>Nella sua pretesa di conoscere la legge della storia cos\u00ec da poterne accelerare il corso, il materialista storico fa della stessa storia un ambito della natura, concepisce la libert\u00e0 come un gioco illusorio della necessit\u00e0, regredisce cio\u00e8 al fatalismo. Questa pretesa e il conseguente naturalismo non sono hegeliani. Hegel ha ben chiara la distinzione tra ci\u00f2 che semplicemente <em>\u00e8<\/em> e ci\u00f2 che <em>\u00e8 giusto<\/em>. In riferimento al diritto positivo, egli riconosce che tutte le leggi positive, anche le pi\u00f9 disumane come quelle romane sui debitori, trovano una <em>spiegazione<\/em> nei contesti storici in cui sono diventate vigenti; ma la conoscenza di queste spiegazioni non ne costituisce in alcun modo la <em>giustificazione<\/em>; anzi, proprio il fatto che trovano una spiegazione soltanto nel loro contesto storico ne prova la caducit\u00e0 e dunque l&#8217;aberrazione etica: con la fine del contesto che le genera finisce anche la loro esistenza empirica; esse restano come relitto di un passato terribile che pu\u00f2 suscitare forse un interesse storiografico, ma certo non pi\u00f9 filosofico.<\/p>\n<p>La distinzione tra il semplice essere e la sua legittimit\u00e0 etica \u00e8 distinzione tra la storia e la filosofia: mentre la storia accerta e spiega il semplice essere, solo la filosofia pu\u00f2 mostrarne la giustizia. La filosofia ha questo potere non perch\u00e9 usurpi prerogative teologiche (essa \u00e8 la fine della teologia), ma perch\u00e9 il suo metodo consiste nell&#8217;esposizione della verit\u00e0 attraverso il dispiegamento sistematico della critica. La mentalit\u00e0 comune concepisce ogni cosa buona nel suo <em>genere<\/em>; il metodo hegeliano trova il difetto, ossia la contraddizione, proprio nel <em>genere<\/em>; in questo non fa che generalizzare la scoperta kantiana dell&#8217;antinomia delle idee cosmologiche. Hegel va per\u00f2 oltre: la contraddizione \u00e8 l&#8217;annullarsi del genere; ma il genere annullato non \u00e8 il vuoto bens\u00ec un nuovo genere in cui la contraddizione del primo \u00e8 risolta: questo esito positivo della dialettica \u00e8 la speculazione. Anche il nuovo genere \u00e8 contraddittorio e dunque si annulla a sua volta. Questo annullamento non \u00e8 per\u00f2 identico al primo: nega il secondo genere che \u00e8 il negativo del primo, dunque RIpropone il primo. La circolarit\u00e0 che cos\u00ec si stabilisce \u00e8 la verit\u00e0 in senso enfatico, come unit\u00e0 di essere e dover-essere. Per esempio, il torto nega la legge astratta, ma \u00e8 un&#8217;esistenza contraddittoria, negativa: \u00e8 la volont\u00e0 che si realizza annullando la volont\u00e0; la sua esistenza sembra libera, assoluta, ma in effetti \u00e8 uno scivolare nella pena \u00ad\u2013 risveglia le Erinni; il contrappasso \u00e8 dunque la verit\u00e0 dell&#8217;intero movimento: \u00e8 un torto che cancella il torto, un&#8217;azione che nell&#8217;eliminare il suo negativo elimina anche la propria negativit\u00e0 e <em>ripristina<\/em> la giustizia. Mentre il materialismo storico si limita a concepire la <em>storia<\/em> come il <em>procedere<\/em> di un fiume verso un fine <em>indeterminato<\/em>, Hegel ha concepito la <em>verit\u00e0<\/em> come <em>ritorno<\/em> dal <em>procedere<\/em>. \u00c8 dunque erroneo pensare insieme ai marxisti che Hegel abbia sostenuto che la storia si sviluppi <em>in base<\/em> alla coscienza e alle sue idee, anzich\u00e9 in base all&#8217;<em>essere<\/em> cosciente, alla struttura materiale; la verit\u00e0 \u00e8 invece che la storia non ha nessuno sviluppo organico immanente, ma <em>nella<\/em> storia e <em>nonostante<\/em> la sua casualit\u00e0 si sviluppa la <em>libert\u00e0<\/em>, in base all&#8217;<em>autocritica<\/em> immanente dell&#8217;idea.<\/p>\n<p>Viceversa, il materialismo storico non \u00e8, n\u00e9 purtroppo vuole esserlo, una filosofia della storia, ossia esso non \u00e8 valutativo. L&#8217;indicazione che la politica e la cultura non abbiano un&#8217;evoluzione propria, ma seguano quella dell&#8217;economia, gli preclude il diritto di poter discriminare la giustizia e la verit\u00e0 degli oggetti storici. Negare infatti alla politica e alla cultura l&#8217;evoluzione propria, fare dei progressi scientifici ed etici un semplice riflesso dei progressi del modo di produzione, oltre a trascurare che il modo di produzione si evolve anche in base alla tecnica, che progredisce solo se progredisce la scienza, che quindi \u00e8 fondato da ci\u00f2 che deve fondare, equivale ad affermare che la politica e la cultura non progrediscano per la critica, dunque in base al criterio di giustizia e di verit\u00e0, ma perch\u00e9 si adeguano al contesto storico-materiale, ossia che non ci sia scienza, ma solo ideologia e che siamo tutti nell&#8217;oscurit\u00e0. Allo stesso modo, se, come il termine \u00abmaterialismo\u00bb suggerisce, la struttura economica \u00e8 cieca natura, allora i passaggi da un modo di produzione all&#8217;altro non sono salti dalla necessit\u00e0 alla libert\u00e0, ma sono come lo svilupparsi di una nuove specie viventi a partire dalla selezione naturale, uno sviluppo indifferente alla volont\u00e0 umana, perch\u00e9 vi si va da una forma animale a una diversa forma animale. Le successive ibridazioni del marxismo con il positivismo e addirittura con il naturalismo nietzschiano non sono dunque una degenerazione, ma \u00e8 nella natura stessa della concezione di Marx rifiutare la distinzione tra <em>verum<\/em> e <em>factum<\/em>, tra filosofia e storia naturale. Come il neo-hegelismo crociano, anche il marxismo fa della storia l&#8217;unica scienza e solo per una fortunata incoerenza non considera i concetti scientifici come pseudo-concetti.<\/p>\n<p>\u00c8 paradossale che entrambe queste scuole che pretendono di avere in Hegel un punto di riferimento, abbiano trascurato che per Hegel la storia si identifica con la conoscenza solo empirica, che certo applica categorie al suo oggetto, ma non pu\u00f2 arrivare a conoscenze universali, le uniche che abbiano dignit\u00e0 scientifica, le uniche che siano suscettibili di giustificazione filosofica. L&#8217;equivoco \u00e8 nato dall&#8217;incapacit\u00e0 di staccarsi dal pregiudizio dell&#8217;immobilit\u00e0 delle essenze logiche: poich\u00e9 sembra evidente che la logica segua il principio di identit\u00e0, sia cio\u00e8 tautologia, il moto del concetto non pu\u00f2 essere logico, ma un debito della logica dall&#8217;empiria \u2013 questo sostenne Trendelenburg e a questo si sono attenuti tutti i critici di Hegel, che in questo modo sono arretrati anche rispetto a Kant. A Hegel \u00e8 invece evidente il contrario: poich\u00e9 la contraddizione \u00e8 un dato logico ineludibile la logica stessa, <em>prima<\/em> della sua applicazione alla natura e allo spirito, non \u00e8 identica, ma ha l&#8217;inquietudine propria dell&#8217;attivit\u00e0 vitale. Dunque <em>a prescindere<\/em> dall&#8217;empiria storica, l&#8217;uomo supera la sua naturalit\u00e0 e si giustifica in virt\u00f9 della sua anima logica: essa, e nulla di mistico, \u00e8 la verit\u00e0 della storia, ma <em>soltanto<\/em> la sua verit\u00e0, non la causa degli avvenimenti storici, tanto meno il fine cosciente degli attori storici. Dunque non esiste nessuna concezione idealista della storia che sia contrapposta a quella materialista; esiste una considerazione filosofica che nel gioco delle lotte di classe, delle guerre e delle paci scorge <em>anche<\/em> un progresso della libert\u00e0 politica conseguente al suo carattere autocritico. Questo progresso, riscontrabile non dalla storiografia, ma solo dalla filosofia <em>nella<\/em> storiografia, \u00e8 la sola giustificazione della storia, una giustificazione che non riguarda gli avvenimenti e che non risarcisce in alcun modo le sofferenze (\u00e8 la storia stessa, nella sua maniera imperfetta e casuale, a farlo), ma soltanto consente <em>a noi<\/em> di non volgere via lo sguardo dalla storia, travolti dal senso di nausea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I politici di sinistra sembrano riconoscere come imperativo categorico l&#8217;esecuzione di compiti storici. Alcuni critici hanno spiegato questo atteggiamento con l&#8217;influsso esercitato su Marx da Hegel, dal principio di questi secondo cui il reale \u00e8 il razionale. Si tratta per\u00f2 di una spiegazione insostenibile: il culto della storia \u00e8 una conseguenza del materialismo storico, propriamente del fatto che esso rifiuta il presente e vive nel futuro. 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