{"id":12993,"date":"2015-02-05T23:05:49","date_gmt":"2015-02-05T23:05:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=12993"},"modified":"2018-07-04T04:55:29","modified_gmt":"2018-07-04T02:55:29","slug":"un-libro-di-massimo-bontempelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=12993","title":{"rendered":"Un libro di Massimo Bontempelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">M.Bontempelli, <em>Un pensiero presente<\/em>, Indipendenza-Editore Francesco Labonia, 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo di intellettuali e militanti che pubblica la rivista \u201cIndipendenza\u201d ha fatto un&#8217;opera meritoria, raccogliendo in volume gli scritti che Massimo Bontempelli pubblic\u00f2 sulla rivista nel periodo 1999-2010. Si tratta di un volume di grande ricchezza e spessore intellettuale, che riesce difficile riassumere in una recensione. Bontempelli infatti affronta in questi articoli i temi pi\u00f9 diversi, dalla non violenza alla fecondazione assistita, dalla distruzione della scuola pubblica all&#8217;origine dello Stato nazionale italiano, dalla decrescita alla \u201cpersonalit\u00e0 narcisistica\u201d. Per chi non conoscesse Bontempelli, questo semplice elenco (neppure esaustivo!) potrebbe certamente indurre l&#8217;opinione che un libro come questo sia una raccolta di scritti estemporanei, magari brillanti e stimolanti, ma certamente poco organici. Sarebbe questa un&#8217;opinione del tutto erronea. Le analisi di singoli problemi, spesso indotti dall&#8217;attualit\u00e0 della cronaca, sono infatti in Bontempelli sempre ricondotte all&#8217;intelaiatura fondamentale del suo pensiero, che \u00e8 un pensiero \u201cforte\u201d, radicato nella tradizione filosofica occidentale (con il platonismo ad un estremo, e l&#8217;idealismo classico tedesco all&#8217;altro), nella critica marxiana dell&#8217;economia politica, nella capacit\u00e0 di ricostruzione storica della realt\u00e0 sotto esame.<!--more--><br \/>\nCome si \u00e8 detto, il volume affronta molti temi diversi, che non \u00e8 ovviamente possibile discutere in breve. Mi limito dunque ad un breve accenno a due ordini di problemi, che ricorrono in vari punti del libro, e che penso possano essere di particolare interesse per i nostri lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIn primo luogo, uno dei fili conduttori dell&#8217;analisi, da parte di Bontempelli, di problemi anche diversi fra loro (dalla crisi della scuola alla riflessione sull&#8217;11 settembre), \u00e8 la necessit\u00e0 di una riconquista della dimensione dello Stato-nazione da parte delle forze che intendono difendere la civilt\u00e0 sociale del nostro paese assieme ai diritti e ai livelli di vita dei ceti subalterni. Si tratta di un tema la cui importanza spinge Bontempelli a scrivere, fra gli altri, due articoli molto interessanti sull&#8217;origine dello Stato-nazione italiano, a partire dalle invasioni napoleoniche. Ovviamente, la tesi della necessaria riconquista della sovranit\u00e0 nazionale implica una forte critica nei confronti della costruzione dell&#8217;UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le critiche di Bontempelli all&#8217;UE riprendono la tesi, da molti ribadita, sull&#8217;inesistenza di un popolo europeo, e la approfondiscono, spiegando come i vari presupposti (culturali, economici, linguistici ecc.) che rappresentano la base di una costruzione nazionale \u201channo bisogno, per diventare elementi di una vera nazione, di una sintesi politica che ne progetti lo sviluppo nel futuro\u201d (pag.308). Il punto fondamentale \u00e8 che \u201cle nazioni (\u2026) si attualizzano sempre in connessione con qualche nuova grande idealit\u00e0 emergente nella storia che esse vanno ad incarnare\u201d(ibidem). Le nazioni dell&#8217;Ottocento incarnano infatti l&#8217;ideale del costituzionalismo liberale. Ma per quanto riguarda l&#8217;Europa, prosegue Bontempelli, essa \u201cnon pu\u00f2 essere uno Stato-nazione, anche perch\u00e9 in s\u00e9 non \u00e8 espressione di alcun nuovo ideale storico che possa unificare le sue divaricazioni interne. La vacuit\u00e0 unitaria culturale si conferma pure nella sua versione odierna, in cui \u00e8 soltanto una moneta, una Banca centrale ed una regolamentazione di pura mediazione tra i diversi egoismi economici\u201d (ibidem).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIn secondo luogo, Bontempelli analizza, in molti degli articoli raccolti nel libro, il modo in cui l&#8217;attuale \u201ccapitalismo assoluto\u201d influisce sulla dimensione della personalit\u00e0. Si tratta di una analisi che rimanda alla teorizzazione filosofica, antropologica e psicologica che Bontempelli ha sviluppato in vari testi e in particolare in \u201cFilosofia e realt\u00e0\u201d (edizioni CRT 2000). Per Bontempelli il capitalismo diviene \u201cassoluto\u201d quando la sua logica riesce a informare di s\u00e9 non solo l&#8217;ambito della produzione ma l&#8217;insieme della societ\u00e0. Gli effetti di questa nuova situazione, che Bontempelli data a partire dall&#8217;ultimo quarto del Novecento, sono, per quanto riguarda il tema in questione, la creazione e la diffusione di nuove forme di personalit\u00e0: in particolare la personalit\u00e0 narcisistica, che in epoche precedenti era s\u00ec presente ma minoritaria, diviene oggi il tipo umano \u201cdi riferimento\u201d. Queste innovazioni psicologiche e antropologiche sono la radice ultima, secondo Bontempelli, dell&#8217;impotenza in cui si dibattono i vari movimenti antisistemici, che continuano a combattere alcuni aspetti del capitalismo senza capire come la pervasivit\u00e0 della logica capitalistica abbia oggi radicalmente spostato il fronte della lotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale impotenza rende purtroppo altamente probabile un esito fortemente drammatico della crisi del capitalismo, che secondo Bontempelli \u00e8 destinata ad avvitarsi su se stessa: in sostanza il capitalismo croller\u00e0 per le sue contraddizioni senza che nasca al suo interno una forza storica capace di guidare il suo superamento in modo da minimizzarne la distruttivit\u00e0. Su questo punto credo convenga lasciare la parola allo stesso Bontempelli, con una lunga citazione che spero possa dare al lettore un&#8217;idea dello spessore e della densit\u00e0 del suo argomentare: \u201cogni sistema sociale stabilmente strutturato, per quanto oppressivo, in quanto stabilmente strutturato esprime sul piano empirico qualche sia pur empiricamente deformato significato trascendentale. Il capitalismo \u00e8 invece l&#8217;unico sistema il cui funzionamento \u00e8 in contraddizione con la natura trascendentale umana. Se \u00e8 tale, per\u00f2, come ha fatto a nascere e svilupparsi? \u00c8 nato perch\u00e9 \u00e8 stato lo strumento indiretto dell&#8217;emersione storica di due significati trascendentali, il valore dell&#8217;individualit\u00e0 e quello dell&#8217;appartenenza nazionale, di cui sono state levatrici storiche le classi borghesi proprio attraverso la forza tratta dalla nuova economia del plusvalore di cui erano attrici e profittatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 sviluppato perch\u00e9 ha utilizzato per il suo funzionamento risorse non sue: le risorse politiche e spiritualmente coesive della nazionalit\u00e0, le risorse psichiche e comportamentalmente disciplinatrici della famiglia e della scuola borghesi, le risorse produttive dell&#8217;etica religiosa e corporativa del lavoro, le risorse socialmente regolatrici dei codici d&#8217;onore aristocratici. Ma l&#8217;utilizzazione di queste risorse presupponeva l&#8217;autonomia funzionale delle sfere in cui si formavano, e la parzialit\u00e0 sociale, per quanto determinatrice in ultima istanza degli indirizzi generali, del modo di produzione capitalistico. Una volta per\u00f2 che il modo di produzione capitalistico \u00e8 diventato totalitario, sottomettendo direttamente alla sua logica di funzionamento tutte le sfere sociali, questa sua potenza storicamente assoluta avvelena le stesse risorse antropologiche di cui avrebbe bisogno. All&#8217;altezza del nostro tempo storico si rivela cos\u00ec come la vera contraddizione distruttiva da cui il capitalismo \u00e8 segnato non sia una di quelle tematizzate dalla tradizione marxista (tra capitale e lavoro, tra borghesia e proletariato, tra forze produttive e rapporti di produzione), ma quella tra esso e la natura umana. La potenza che distrugger\u00e0 il capitalismo sar\u00e0 dunque la potenza stessa del capitalismo, dato che in futuro i suoi effetti universalmente destrutturanti non saranno pi\u00f9 contenuti da forme organizzative precapitalistiche.\u201d (pag.160).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo post \u00e8 pubblicato anche su &#8220;mainstream&#8221;: http:\/\/il-main-stream.blogspot.it\/2015\/02\/un-libro-di-massimo-bontempelli.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>M.Bontempelli, Un pensiero presente, Indipendenza-Editore Francesco Labonia, 2014 Il gruppo di intellettuali e militanti che pubblica la rivista \u201cIndipendenza\u201d ha fatto un&#8217;opera meritoria, raccogliendo in volume gli scritti che Massimo Bontempelli pubblic\u00f2 sulla rivista nel periodo 1999-2010. Si tratta di un volume di grande ricchezza e spessore intellettuale, che riesce difficile riassumere in una recensione. 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