{"id":13010,"date":"2019-09-08T06:00:44","date_gmt":"2019-09-08T04:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13010"},"modified":"2019-09-02T12:02:55","modified_gmt":"2019-09-02T10:02:55","slug":"la-restaurazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13010","title":{"rendered":"La Restaurazione"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><strong>di Luca Mancini (FSI Roma)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>NdA: L&#8217;articolo \u00e8 uscito per la prima volta l&#8217;8 febbraio 2015 ma lo ripropongo, poich\u00e9 credo sia un&#8217;analisi sempre attuale.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con il termine \u201cRestaurazione\u201d, sul piano storico-politico, si indica il processo di ristabilimento dei sovrani assoluti in Europa, in seguito alla prima sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813. L&#8217;imperatore francese con le sue innumerevoli campagne militari non aveva portato soltanto la guerra nei vari Paesi europei, ma soprattutto si era fatto portatore di quegli ideali che avevano animato la Rivoluzione francese e avevano dato vita ad un nuovo tipo di Stato, che si pu\u00f2 definire liberale, in opposizione allo Stato d&#8217;Anci\u00e9n Regime di tipo feudale. La nobilt\u00e0 perse gran parte del suo potere politico e dei suoi privilegi economici e nacque il Codice Civile Napoleonico, attualmente ancora in vigore in Francia e che fece da modello per tutti i codici europei successivi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La nobilt\u00e0 europea, dopo la sconfitta di Napoleone, si riun\u00ec a Vienna nel 1814 e pens\u00f2 bene di poter cancellare dalla Storia tutte le idee rivoluzionarie che nel frattempo avevano attecchito nei vari paesi europei e ritenne di poter fare ci\u00f2 semplicemente restaurando lo Stato d&#8217;Ancien Regime, rimettendo i vari monarchi decaduti sui loro troni e ridando alla nobilt\u00e0 i loro antichi privilegi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il seguito della Storia \u00e8 abbastanza noto. Il XIX secolo fu caratterizzato da una serie infinita di rivoluzioni in tutto il continente che portarono all&#8217;abbattimento di quell&#8217;ordine che era stato restaurato a Vienna e alla costituzione degli Stati liberali. Fu cos\u00ec che la \u201cRestaurazione\u201d pass\u00f2 alla Storia come il tentativo maldestro e disperato da parte della nobilt\u00e0 di recuperare una serie di privilegi che il popolo era riuscito a togliergli tramite la lotta. La Rivoluzione francese aveva acceso un fuoco, Napoleone lo aveva portato nei vari paesi europei e la nobilt\u00e0 non comprese che non si poteva spegnere un fuoco acceso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell&#8217;ultima parte del XIX secolo in quasi tutta Europa nacquero una serie di stati che si diedero una costituzione liberale e un ordinamento parlamentare e giuridico nuovo, ispirandosi ai vari tentativi della Francia rivoluzionaria. La classe borghese era riuscita ad arrivare al potere politico e tramite questo cerc\u00f2 di aumentare le capacit\u00e0 del suo potere economico. Infatti in questi anni era opinione comune tra le classi dirigenti borghesi che lo Stato non dovesse intervenire in maniera particolare nel sistema economico e che il mercato, in base alla legge dell&#8217;economista francese Say, si sarebbe autoregolato, dal momento che ogni venditore \u00e8 anche compratore e pertanto l&#8217;offerta \u00e8 sempre in grado di creare la propria domanda.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel corso degli anni a venire questa convinzione ebbe diverse occasioni per dimostrarsi fallace. Dal 1873 al 1896 il mondo capitalistico cadde nella sua prima grande crisi di sovrapproduzione. Durante gli anni del primo conflitto mondiale, gli Stati si videro costretti ad entrare massicciamente nell&#8217;economia, nazionalizzando settori dell&#8217;industria che erano strategicamente importanti per la vittoria della guerra e infine nel 1929 il capitalismo liberista conobbe la sua crisi pi\u00f9 grande e profonda.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tra gli anni Venti e Trenta, dinanzi a questi ciclici fallimenti, in molti iniziarono a mettere in discussione il sistema capitalistico di stampo liberista che creava delle enormi disuguaglianze sociali. Improvvisamente quello che era stato considerato come un dogma inoppugnabile inizi\u00f2 ad essere messo in discussione e ci\u00f2 non avveniva soltanto ad opera dei socialisti, ma anche degli stessi liberali, primo fra tutti l&#8217;economista inglese John Maynard Keynes.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Partendo da queste riflessioni, i diversi governi intrapresero una serie di politiche economiche stataliste e se si pensa al mondo della met\u00e0 degli anni trenta si pu\u00f2 notare che il capitalismo liberista era praticamente scomparso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;Unione Sovietica, perseguendo il modello comunista, non conobbe affatto la crisi del &#8217;29, anzi mentre molti paesi del mondo occidentale languivano in altissimi tassi di disoccupazione, i sovietici raggiunsero quasi un regime di piena occupazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;Italia fascista era impegnata nella costruzione dello Stato corporativo dove tutte le classi produttrici, coordinate e controllate dallo Stato, collaboravano per il bene della nazione considerato come valore supremo. Questo modello economico all&#8217;epoca era ritenuto come la \u201cterza via\u201d tra capitalismo e comunismo e molti Paesi dell&#8217;Europa centro-orientale tentarono di seguirlo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La Germania nazionalsocialista, pur non avendo creato le istituzioni dello Stato corporativo, segu\u00ec una politica molto simile. L&#8217;economia era sotto il controllo della politica e al servizio di essa per il bene del V\u00f6lk tedesco e inoltre era regolata dal piano quadriennale varato da G\u00f6ring nel 1936, che ricordava molto i piani quinquennali di Stalin.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Persino gli USA avevano abbandonato il laissez-faire ed erano passati al New Deal del presidente Roosevelt. In quegli anni sui giornali americani non era difficile leggere frasi come: \u201cNoi americani siamo destinati a dipendere molto dallo Stato come unico mezzo per salvare il sistema capitalista\u201d; \u201cLe analogie tra l&#8217;economia del New Deal e quella dello Stato corporativo di Mussolini o dello Stato totalitario di Hitler sono strette ed evidenti\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non vi era pi\u00f9 traccia del liberismo e le cose in Europa rimasero a lungo in questo modo, ossia fino agli anni &#8217;80. Infatti, dopo la fine del conflitto mondiale in molti Stati europei nacquero delle costituzioni democratiche che portarono con s\u00e9 principi lavoristici e di solidariet\u00e0 nei rapporti economici, sconosciuti alle costituzioni liberali del XIX secolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il vecchio ordine liberale era stato abbattuto e l&#8217;umanit\u00e0 sembrava stesse proseguendo il suo cammino lasciando il capitalismo liberista ai libri di Storia, esattamente come era avvenuto con il feudalesimo, grazie ai principi della rivoluzione francese.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Negli anni Ottanta invece avvenne la stessa cosa che successe a Vienna nel 1814. Un ristretto gruppo di persone, in questo caso l&#8217;alta borghesia finanziaria, cap\u00ec che stava perdendo potere e che i suoi profitti si stavano riducendo e tent\u00f2 di restaurare il suo potere esattamente come la nobilt\u00e0 aveva tentato di restaurare i suoi antichi privilegi. Nascono da qui le varie politiche economiche neoliberiste nelle quali siamo ancora coinvolti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il crollo dell&#8217;Unione Sovietica e la fine del bipolarismo non fecero altro che accelerare e incentivare questo processo. L&#8217;alta borghesia finanziaria pens\u00f2 bene di non avere pi\u00f9 rivali e pertanto di poter restaurare prepotentemente il suo antico potere. Negli anni &#8217;90 tutti i paesi europei seguirono l&#8217;esempio della Thatcher e del presidente USA Reagan e venne restaurato il capitalismo liberista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il varo di queste politiche neoliberiste negli ultimi trent&#8217;anni pu\u00f2 essere considerato una vera e propria \u201cSeconda Restaurazione\u201d, mirante a restituire potere politico ed economico ad un piccolo gruppo di persone che lo stavano perdendo. Evidentemente questi uomini, come i loro predecessori, non sanno che non si pu\u00f2 spegnere un fuoco acceso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Viva la Repubblica libera e sovrana!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luca Mancini (FSI Roma) NdA: L&#8217;articolo \u00e8 uscito per la prima volta l&#8217;8 febbraio 2015 ma lo ripropongo, poich\u00e9 credo sia un&#8217;analisi sempre attuale. Con il termine \u201cRestaurazione\u201d, sul piano storico-politico, si indica il processo di ristabilimento dei sovrani assoluti in Europa, in seguito alla prima sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813. 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