{"id":13140,"date":"2015-03-02T12:58:46","date_gmt":"2015-03-02T12:58:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13140"},"modified":"2015-03-02T12:58:46","modified_gmt":"2015-03-02T12:58:46","slug":"la-libia-e-la-classe-politica-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13140","title":{"rendered":"La Libia e la classe politica italiana"},"content":{"rendered":"<p>La Libia \u00e8 ancora nel caos. Gruppi rivali si contendono la conquista dell&#8217;intero Paese diviso in pi\u00f9 territori: gli islamisti di al Fajar hanno conquistato Tripoli; i &#8220;laici&#8221; e i militari presidiano Tobruk; i guerriglieri dell&#8217;Isis, guidati da Abu Mohammed al-Adnani, avanzano e sembra abbiano fondato un piccolo califfato a Derna in rapida espansione. Ora sono giunti fino a Sirte, la citt\u00e0 natale di Gheddafi, su un golfo dove si trovano anche dei pozzi petroliferi. Forse l&#8217;Isis controlla anche Zuara, il porto da dove partono quasi tutti barconi colmi di migranti diretti verso l&#8217;Italia. Chi \u00e8 responsabile di questa tragedia? Di chi sono le colpe di questo macello? Rievocare gli avvenimenti di tre anni fa forse non d\u00e0 risposte esaurienti e definitive, ma pu\u00f2 aiutare a capire gli avvenimenti di oggi.<\/p>\n<p>Nel Giugno 2009 Berlusconi, capo del governo italiano, sottoscrive con Gheddafi un vantaggioso trattato di amicizia, con il quale l&#8217;Italia si impegna a non concedere mai le basi Nato, presenti sul nostro territorio, per attaccare la Libia. Due anni dopo, Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana e comandante in capo delle Forze armate, si rende protagonista della decisione di far entrare l\u2019Italia nella coalizione bellica internazionale contro Gheddafi. In un notturno e drammatico gabinetto di guerra, fa di tutto per condizionare Berlusconi a unirsi all&#8217;intervento armato che Francia e Stati Uniti hanno organizzato a tavolino. Berlusconi si piega alla volont\u00e0 di Obama e Sarkozy di abbattere Gheddafi. Il quotidiano Manifesto intervista il capo dello Stato e chiede se una tal grave decisione sia compatibile con l&#8217;articolo 11 della Costituzione italiana, che vieta la guerra contro altri popoli. Napolitano dichiara: &#8220;L\u2019articolo 11 della Costituzione deve essere letto e correttamente interpretato nel suo insieme. Partecipando alle operazioni contro la Libia sulla base della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, l\u2019Italia non conduce una guerra n\u00e9 per offendere la dignit\u00e0 di altri popoli, n\u00e9 per risolvere controversie internazionali\u201d (1). Da questo momento scatta la mobilitazione di telegiornali e quotidiani mondialisti per presentare Gheddafi come una copia levantina di Hitler.<\/p>\n<p>A fornire il pi\u00f9 forte sostegno alla guerra della NATO contro la Libia \u00e8 la cosiddetta &#8220;sinistra&#8221; e in particolare il Partito Democratico (PD), l\u2019altra formazione della coalizione unica, che nelle sedute parlamentari del 23 Marzo e del 4 Maggio, si pronuncia favorevolmente e con entusiasmo sugli attacchi della Nato. In seguito alla risoluzione Onu che d\u00e0 il via libera alla guerra, lo zelo di Bersani incalza la maggioranza: &#8220;Vogliamo capire anche se la maggioranza \u00e8 in grado di garantire gli impegni presi&#8221;. La sua mozione, sulla quale i governativi fingono l\u2019astensione, \u00e8 portata a termine con una larga maggioranza, espressa dai partiti di sinistra alleati con gli ominicchi centristi di Casini e offerta a Berlusconi che sentitamente ringrazia. Non fanno mancare il loro supporto Bertinotti e Vendola che indorano la guerra con la giustificazione &#8220;umanitaria&#8221; e la &#8220;difesa della democrazia&#8221;. Bertinotti scrive sul suo sito web: &#8220;Il pacifismo non \u00e8 un concetto che \u00e8 scolpito nella pietra&#8221; e aggiunge che esso deve essere &#8220;flessibile&#8221;. Nel mese di Febbraio, Vendola approva gli sforzi del consiglio nazionale libico di transizione per rovesciare Gheddafi, salvo poi invocare, ma dopo l\u2019uccisione del Colonnello, un ipocrita \u2018cessate il fuoco\u2019 e l&#8217;assistenza umanitaria sotto il controllo dell&#8217;Unione europea. In nome della &#8220;responsabilit\u00e0&#8221; La Russa, ministro americano della difesa, Frattini, ministro americano degli esteri e Fini, presidente americano della camera, si sintonizzano, in queste piroette, perfettamente con la cortigianeria del pidd\u00ec dei D&#8217;Alema e dei Veltroni, gi\u00e0 campioni nel 1999 a Belgrado. A parte una calcolata obiezione di Bossi che teme soltanto un possibile afflusso incontrollato di profughi ma sta bene attento a non far cadere il governo, tutti approvano subito la scelta \u201cbulgara\u201d dell&#8217;entrata in guerra.<\/p>\n<p>Berlusconi in un primo tempo concede le basi Nato in Sicilia a francesi e inglesi, che da l\u00ec fanno partire i loro bombardieri per vomitare morte su Tripoli e altre citt\u00e0 libiche; poi ordina i bombardamenti italiani. Dal 28 Aprile l&#8217;Italia partecipa attivamente; giorno e notte, i caccia italiani decollano da Trapani Birgi e dalla portaerei Garibaldi per fare guerra all\u2019ex colonia. Ma &#8220;Noi non siamo entrati in guerra\u201d dichiara Napolitano; e cos\u00ec \u201cargomenta\u201d: \u201cLa carta delle nazioni unite prevede un capitolo, il settimo, il quale nell&#8217;interesse della pace ritiene che siano da autorizzare anche azioni volte, con le forze armate, a reprimere le violazioni della pace&#8221;. Per\u00f2 a violare il trattato di pace e di amicizia firmato due anni prima \u00e8 l\u2019Italia che, per giunta, conduce una guerra contro gli interessi nazionali. Un\u2019indegna, servile, scellerata classe dirigente ci ha reso responsabili dell&#8217;ennesima &#8220;guerra umanitaria&#8221; a salvaguardia degli interessi strategici stranieri. Noi, prima ancora che i nostri interessi, perdemmo l&#8217;onore. Niente di nuovo. Facemmo la stessa cosa in Serbia nel 1999, sotto la procura-quisling di D\u2019Alema.<\/p>\n<p>(1) (<a href=\"https:\/\/www.wsws.org\/it\/2011\/jun2011\/lbit-j22.shtml\">https:\/\/www.wsws.org\/it\/2011\/jun2011\/lbit-j22.shtml<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Libia \u00e8 ancora nel caos. 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