{"id":13149,"date":"2015-03-05T01:27:52","date_gmt":"2015-03-05T01:27:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13149"},"modified":"2015-03-05T01:27:52","modified_gmt":"2015-03-05T01:27:52","slug":"lillegittimita-costituzionale-delle-cessioni-di-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13149","title":{"rendered":"L&#039;illegittimit\u00e0 costituzionale delle cessioni di sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Venerd\u00ec 27 marzo, a Pavia, si terr\u00e0 il convegno organizzato dall&#8217;ARS e accreditato dall&#8217;Ordine degli avvocati di Pavia (con l&#8217;attribuzione di 6 crediti formativi validi ai fini dell&#8217;aggiornamento professionale continuo) intitolato &#8220;<em>Principi fondamentali della Costituzione italiana e obiettivi dell&#8217;Unione Europea. Due modelli a confronto. Profili di incompatibilit\u00e0<\/em>&#8220;. Anticipo, soprattutto per i soci e per i colleghi interessati che non potranno intervenire all&#8217;importante convegno, la mia relazione, che chiuder\u00e0 la giornata di studio. Ho affrontato il problema delle cessioni di sovranit\u00e0 sotto il profilo della contrariet\u00e0 ai principi fondamentali della Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 1, 3 comma 2\u00b0 e 4. Credo di averlo risolto in modo originale e giuridicamente convincente e mi auguro che tale soluzione possa togliere ogni dubbio sull&#8217;incostituzionalit\u00e0 del mezzo con il quale, come vedremo, si \u00e8 consolidato, di fatto ed <em>extraordinem,<\/em> un nuovo assetto di potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00ab<strong><em><span style=\"text-decoration: underline\">Cessioni di sovranit\u00e0 e profili di costituzionalit\u00e0<\/span><\/em><\/strong>\u00bb<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify\">Cosa si intende per <strong><span style=\"text-decoration: underline\">cessione<\/span> <\/strong>di sovranit\u00e0?<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questa locuzione si intende il <strong><span style=\"text-decoration: underline\">trasferimento permanente<\/span> di una specifica funzione sovrana dello stato a un&#8217;istituzione sovranazionale<\/strong> ed, in particolare, ad un organismo, ad un vero e proprio apparato di comando autoqualificatosi in chiave tecnica ed improntato ad una logica strutturale in apparenza federale, ma in realt\u00e0 oligarchico-plutocratica, imperniata su tale funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altra cosa \u00e8 la <strong><span style=\"text-decoration: underline\">limitazione<\/span><\/strong> di sovranit\u00e0 a cui fa cenno <strong>l&#8217;art.11 della Cost.<\/strong> A differenza della cessione, essa <strong><span style=\"text-decoration: underline\">ha carattere temporaneo<\/span> e la sovranit\u00e0 \u00e8 immediatamente riassumibile dal suo titolare <\/strong>allorch\u00e9 vengano a mancare le condizioni che giustifichino la limitazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dove nasce<\/strong> e <strong>come si sviluppa <\/strong>il concetto di cessione della sovranit\u00e0 ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E <strong>a quale progetto <\/strong><strong>era <\/strong>(ed \u00e8 tuttora)<strong> funzionale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nasce nell\u2019ambito della <strong><span style=\"text-decoration: underline\">corrente federalista<\/span><\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\"> europea<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I <strong>federalisti<\/strong> erano (e sono tuttora) una ristretta cerchia di filosofi e di politici \u201c<em>convinti che storicamente gli Stati nazionali europei non fossero ormai in grado di garantire benessere e sicurezza ai propri cittadini<\/em><em>\u201d<\/em> e <strong>certi che il destino di intere popolazioni dovesse essere la loro unificazione in uno stato federale<\/strong> (sul modello di quanto accaduto negli USA con la convenzione di Filadelfia), a prescindere dal fatto che le stesse popolazioni fossero o meno d&#8217;accordo su tale progetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L&#8217;iniziale idea di utilizzare<\/strong> <strong><span style=\"text-decoration: underline\">il metodo costituente<\/span><\/strong> per elaborare una costituzione federale e fondare la federazione europea <strong>venne presto abbandonata<\/strong>: non esiste infatti un popolo europeo; non c&#8217;\u00e8 una lingua europea evolutasi e consolidatasi nel tempo; non c&#8217;\u00e8 una tradizione culturale europea. E poi vi sono <strong>difficolt\u00e0 tecniche insuperabili<\/strong>: la scelta della forma istituzionale (monarchia o repubblica?); la convivenza fra stati unitari centralizzati, stati federali e stati regionali; la produzione di una costituzione che metta tutti d&#8217;accordo; la centralizzazione del debito e la redistribuzione delle risorse; la questione della lingua ufficiale, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I federalisti pensarono allora ad <strong>un altro percorso,<\/strong> che individuarono proprio nella <strong>restrizione delle sovranit\u00e0 nazionali<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[NDR: chi ha letto il mio articolo &#8220;<em>Il fine giustifica i mezzi?<\/em>&#8221; pu\u00f2 saltare il paragrafo che segue e passare direttamente al paragrafo 3]<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li style=\"text-align: justify\">\u00a0Dall&#8217;osservazione degli eventi accaduti nel periodo della guerra di Corea (1950-1953) i federalisti intuirono che <strong>una crisi specifica dei poteri nazionali<\/strong> &#8211; ovvero l\u2019insorgere di \u201c<em>problemi percepiti socialmente<\/em>\u201d come non risolvibili \u201c<em>nel quadro nazionale<\/em>\u201d<strong> &#8211; potesse costituire un\u2019opportunit\u00e0<\/strong> \u201c<strong><em>per l\u2019avanzamento del processo di unificazione<\/em><\/strong>\u201d <strong>europea<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019illustre federalista pavese Mario Albertini elabor\u00f2 allora una \u201c<em><strong>strategia<\/strong><\/em>\u201d volta a favorire una \u201c<em>crisi specifica dei poteri nazionali<\/em>\u201d ed a sfruttare l\u2019occasione per completare il \u201c<em>processo di unificazione<\/em>\u201d: il \u201c<span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>gradualismo costituzionale<\/strong><\/em><\/span>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorreva in sostanza:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>a)<\/em><\/strong> creare \u201c<em>un\u2019istituzione democratica europea<\/em>\u201d (cio\u00e8 a livello sovranazionale) che fosse in condizione di \u201c<em>rivendicare progressivamente sempre maggiori poteri per s\u00e8 e per l\u2019Europa<\/em>\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>b)<\/em><\/strong> individuare <strong>un settore<\/strong> \u201c<em><strong>decisivo per l\u2019assetto statuale<\/strong><\/em>\u201d in cui <strong>una limitata cessione di sovranit\u00e0 da parte degli stati:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; li avesse <strong>privati dei poteri<\/strong> (connessi a quella porzione di sovranit\u00e0 ceduta) <strong>necessari per risolvere una crisi<\/strong> che avesse colpito proprio quel settore;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211; avesse palesato, all\u2019emergere della crisi, <strong>una contraddizione<\/strong> \u201c<strong><em>tra l\u2019esistenza di tale sovranit\u00e0 europea e l\u2019assenza di una vera politica e di un governo federale<\/em><\/strong>\u201d <strong>socialmente percepita <\/strong>(stante l\u2019impossibilit\u00e0 di risolvere la crisi in un quadro sovranazionale dai poteri limitati) <strong>come necessit\u00e0 di avanzamento verso l\u2019integrazione politica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il settore decisivo<\/strong> fu individuato nella <strong>sovranit\u00e0 monetaria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un\u2019unione monetaria europea<\/strong> presupponeva quel <strong>limitato<\/strong> \u201c<strong><em>passaggio di sovranit\u00e0<\/em><\/strong>\u201d <strong>a un&#8217;istituzione sovranazionale<\/strong> che, da un lato, avrebbe privato gli stati colpiti da una crisi economica della possibilit\u00e0 di reagire con provvedimenti adeguati (a cominciare dalla flessibilit\u00e0 del cambio) e, dall\u2019altro, avrebbe fatto emergere \u201c<em>la contraddizione di una moneta europea in assenza di un\u2019unione politica e di un governo federale europeo<\/em>\u201d, consistente nella mancanza di un potere politico in grado di gestire e risolvere la crisi finanziando lo stato o gli stati in <em>deficit<\/em> con il denaro degli stati in <em>surplus<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019adozione di una moneta unica<\/strong> &#8211; e la conseguente fuoriuscita delle determinazioni a questa relative dal monopolio della decisione politica degli stati &#8211; era dunque <strong>il mezzo decisivo che avrebbe consentito<\/strong>,<strong> nella cinica visione federalista<\/strong>, <strong>di raggiungere il fine<\/strong>, cio\u00e8 l\u2019unione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 <strong>l\u2019origine del progetto dell\u2019unione monetaria<\/strong> <strong>e delle cessioni di sovranit\u00e0,<\/strong> spiegate con soave candore e stucchevole senso di compiacimento da uno dei suoi pi\u00f9 accaniti sostenitori, il prof. Roberto Castaldi, in questo documento: <a href=\"http:\/\/www.sisp.it\/files\/papers\/2012\/roberto-castaldi-1376.pdf\">http:\/\/www.sisp.it\/files\/papers\/2012\/roberto-castaldi-1376.pdf<\/a> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un progetto spregiudicato, figlio dell\u2019idea che il fine giustifichi i mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il fine non giustifica mai i mezzi<\/strong>. Una buona intenzione non rende n\u00e9 buono n\u00e9 giusto un comportamento in s\u00e9 scorretto. <strong>Ancor meno se l&#8217;intenzione non \u00e8 affatto buona e se i mezzi producono crisi<\/strong>, i cui \u201c<em><strong>effetti collaterali<\/strong><\/em>\u201d, presumibilmente non previsti dai padri federalisti, sono i <strong>suicidi<\/strong>, i <strong>fallimenti<\/strong>, la <strong>povert\u00e0 diffusa e crescente in larghi strati della popolazione<\/strong>, l\u2019<strong>emarginazione sociale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Peccarono di leggerezza<\/strong> i padri federalisti, non immaginando che da una crisi, da loro ritenuta strategica, potessero derivare cos\u00ec tragiche conseguenze.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">L&#8217;obiettivo di fondo del progetto<\/span><\/strong> <strong>non era per\u00f2 l\u2019unit\u00e0 politica europea<\/strong>. Questa era <strong>l\u2019ideologia propagandata<\/strong>, <strong>che dissimulava il vero fine<\/strong>: <strong><span style=\"text-decoration: underline\">la restaurazione di un sistema di potere<\/span><\/strong>. Lo si intuiva dalle stesse <strong>finalit\u00e0 della CEE<\/strong>, <strong>individuate dal Trattato di Roma del 1957 nelle quattro libert\u00e0<\/strong> &#8220;<strong>fondamentali<\/strong>&#8221; <strong>del liberismo economico<\/strong>: la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. I quattro principi sacri, da sempre, del liberismo, che <strong>trovarono immediato compendio nel programma posto a base della UE<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un certo tipo di capitalismo<\/strong>, quello pi\u00f9 sfrenato, fanatico, egoistico, oligarchico ed ultraliberista, che aveva caratterizzato l&#8217;Italia prefascista, che era stato l&#8217;espressione delle <em>\u00e9lites<\/em> capitalistiche e finanziarie dominanti e <strong>che si riteneva definitivamente accantonato con l&#8217;avvento del costituzionalismo democratico, ovvero con le democrazie sociali del secondo dopoguerra<\/strong>, si stava riorganizzando e stava preparando la sua rivincita, <strong>per rigenerarsi<\/strong>, <strong>con lo stratagemma del<\/strong> <em><strong>gradualismo<\/strong><\/em>, <strong>a livello sovranazionale nella futura UE<\/strong>, alla quale gli stati avrebbero gradualmente ceduto specifiche e decisive funzioni sovrane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo confessa papale-papale l&#8217;<em>ex<\/em> garante della Costituzione<\/strong> in una lettera scritta nel 2011 per il settimanale&#8221;<em>Reset<\/em>&#8221; (<a href=\"http:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/superare-il-dogma-della-sovranita-nazionale\">http:\/\/www.reset.it\/caffe-europa\/superare-il-dogma-della-sovranita-nazionale<\/a> ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Lo si capisce del resto dalla semplice lettura dei trattati<\/strong>, i cui <strong>valori supremi<\/strong> sono i classici valori del <strong>liberismo economico<\/strong>: la stabilit\u00e0 dei prezzi, l&#8217;istituzionalizzazione del mercato quale spazio aperto senza frontiere, la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali, la concorrenza (con il suo corredo delle liberalizzazioni, mortale per il lavoro autonomo, e del divieto di aiuti di stato, definiti \u201c<em>incompatibili con il mercato interno<\/em>\u201d dall\u2019art. 107 TFUE), la demolizione del <em>welfare<\/em>, la precarizzazione del lavoro e l&#8217;elevato tasso di disoccupazione (funzionali al principale obiettivo della stabilit\u00e0 dei prezzi), il divieto di ingerenza dello stato nell&#8217;economia, l&#8217;indipendenza della banca centrale dal governo, i vincoli di bilancio pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obiettivo era dunque la creazione di un <strong><span style=\"text-decoration: underline\">mercato unico senza stati<\/span><\/strong>,<strong> fortemente concorrenziale<\/strong>, in cui prevale la legge del pi\u00f9 forte, l\u2019egoismo individuale, il classismo, lo sfruttamento del lavoro, l\u2019insofferenza ad ogni limite morale.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li style=\"text-align: justify\">Svelata dunque <strong>la matrice ideologica<\/strong> delle c.d. cessioni di sovranit\u00e0 (con particolare riferimento ai poteri in materia economica, monetaria e fiscale) nonch\u00e8 <strong>le finalit\u00e0<\/strong> che esse sottendono, \u00e8 ora di <strong>analizzarne <span style=\"text-decoration: underline\">la compatibilit\u00e0 con il dettato costituzionale<\/span><\/strong> <strong>ed in particolare con i principi fondamentali della Carta,<\/strong> <strong>mancando un&#8217;esplicita fonte normativa che le consenta<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Detta fonte <strong>non pu\u00f2 infatti<\/strong> <strong>ravvisarsi nell&#8217;<span style=\"text-decoration: underline\">art. 11 della Costituzione<\/span><\/strong>, argomento molto gettonato da giornalisti e politici poco informati o in mala fede, ma assai <strong>meno dalla<\/strong> <strong>dottrina giuridica<\/strong> (anche quella schierata a favore del c.d. processo di integrazione europea), essendo essa <strong>consapevole che la ricerca di quella fonte nell&#8217;art. 11 Cost. non \u00e8 pertinente<\/strong>, poich\u00e8 la limitazione di sovranit\u00e0 ivi prevista \u00e8 <strong>funzionalmente correlata a finalit\u00e0 di pace e giustizia fra le nazioni<\/strong> assai lontane da quelle, di natura economica, perseguite dai trattati UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Conclusione alla quale aggiungiamo che la norma in questione <strong>non prevede<\/strong> &#8220;<strong><em>cessioni<\/em><\/strong>&#8221; (cio\u00e8 trasferimenti a carattere permanente), <strong>bens\u00ec<\/strong> &#8220;<strong><em>limitazioni<\/em><\/strong>&#8221; (rinunce temporanee e immediatamente riassumibili dal soggetto titolare) <strong>di sovranit\u00e0<\/strong>, purch\u00e9, oltretutto, ci\u00f2 avvenga <strong>a condizioni di parit\u00e0 con gli altri stati<\/strong>. Circostanza quest&#8217;ultima <strong>esclusa dalla predominanza tedesca e<\/strong> (in minima parte)<strong> francese<\/strong>,<strong> nonch\u00e8 da criteri di convergenza dell&#8217;inflazione e di riduzione del <em>deficit<\/em><\/strong> <strong>irragionevoli sul piano scientifico<\/strong>, la cui <strong>applicazione<\/strong> \u201c<strong>elastica<\/strong>\u201d (<strong>solo<\/strong> <strong>per alcuni<\/strong>) ha provocato <strong>squilibri e divergenti modalit\u00e0 di attuazione della moneta unica<\/strong> <strong>tra i vari stati<\/strong>.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li style=\"text-align: justify\"><strong>A differenti conclusioni<\/strong> approda invece la dottrina filo-europeista <strong>con riferimento all\u2019<span style=\"text-decoration: underline\">art.10 della Costituzione<\/span><\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">Prendendo le mosse dal curioso <strong>postulato<\/strong> della &lt;&lt;<em>progressiva messa in crisi delle tradizionali funzioni sovrane degli Stati nel campo della direzione e del controllo dei processi economici<\/em>&gt;&gt; essa sottolinea <strong>l\u2019esigenza<\/strong> di &lt;&lt;<em>assumere a punto di riferimento quel <strong>fenomeno sociale omogeneo<\/strong> co\u00adstituito dall\u2019insieme dei processi di verticalizzazione ed internazionalizzazione delle funzioni po\u00adlitiche<\/em>&gt;&gt; e <strong>ne deduce<\/strong> &lt;&lt;<strong><em>una posizione di supremazia della Comunit\u00e0 internazionale<\/em><\/strong>&gt;&gt;. Posizione che diverrebbe &lt;&lt;<em>presupposto per l\u2019attribuzione alla Comunit\u00e0 degli Stati di <strong>una vera e propria funzione normativa nel disciplinare<\/strong>, per conto di questi ultimi, <strong>specifiche questioni d\u2019interesse generale<\/strong><\/em>&gt;&gt;, con conseguente &lt;&lt;<strong><em> riconoscimento di fonte di diritto alle disposizioni del Trattato sull\u2019Unione monetaria<\/em><\/strong>&gt;&gt; (ora dei Trattati UE).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale interpretazione potrebbe &lt;&lt;<em>ritenersi <strong>in linea con le indicazioni rivenienti dal disposto dell\u2019art. 10 comma 1 Cost.<\/strong><\/em>&gt;&gt;, in base al quale \u201c<em>l\u2019ordinamento italiano si conforma alle<\/em><em> norme del diritto internazionale generalmente riconosciute<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 &#8211; si badi bene &#8211; <strong>ove a tale norma si dia<\/strong> &lt;&lt;<strong><em>una lettura che ne apra i contenuti in vista della valorizzazione dell\u2019ordinamento internazionale<\/em><\/strong>&gt;&gt; e che &lt;&lt;<em>non sia circoscritta all\u2019individuazione esclusiva di disposizioni a carattere consuetudinario, bens\u00ec estesa a ricomprendere anche le altre regole che possono considerarsi espressione del potere organizzativo della Comunit\u00e0 internazionale, <strong>ovviamente prescindendosi dalla natura convenzionale che le medesime presentano<\/strong><\/em>&gt;&gt; (F. Capriglione, <em>Moneta<\/em>, Enc. Diritto, Aggiornamento III, Giuffr\u00e8, Milano, 1999, 760).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;<strong><em>Prescindendosi, o<\/em><\/strong><strong><em>vviamente<\/em><\/strong><strong><em>&#8230;<\/em><\/strong>\u201d (!) E qui casca l\u2019asino, perch\u00e8 <strong>da tale natura non \u00e8 assolutamente possibile prescindere<\/strong>. \u00c8 infatti nozione pacifica in dottrina e nella giurisprudenza della Corte Costituzionale che <strong>il meccanismo di adattamento automatico previsto dall&#8217;articolo 10 Cost.<\/strong> <strong><span style=\"text-decoration: underline\">vale limitatamente alle fonti consuetudinarie<\/span><\/strong>, cio\u00e8 a quelle <strong><span style=\"text-decoration: underline\">norme di validit\u00e0 generale<\/span><\/strong> riconosciute come tali dalla comunit\u00e0 internazionale, <strong>rimanendone invece escluso tutto il diritto internazionale pattizio<\/strong>, ovvero quello che sorge da trattati validi solo per gli stati che li hanno stipulati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La questione fu oggetto di <strong>approfondita discussione in Assemblea Costituente<\/strong>, ove venne proposto <strong>un emendamento<\/strong> inteso a sopprimere le parole &#8220;<strong><em>generalmente riconosciute<\/em><\/strong>&#8221; dal testo dell&#8217;articolo, poich\u00e8 ritenute inutili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La commissione tuttavia precis\u00f2 che si trattava di <strong><span style=\"text-decoration: underline\">un&#8217;espressione tecnica<\/span> per indicare <span style=\"text-decoration: underline\">il diritto internazionale generale<\/span><\/strong>, <strong>lasciando ad altri procedimenti l&#8217;adattamento del diritto italiano a quello internazionale pattizio<\/strong>. L&#8217;emendamento non fu approvato e nella seduta del 24 marzo 1947 l&#8217;Assemblea approv\u00f2 l&#8217;attuale testo dell&#8217;articolo 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D&#8217;altra parte <strong><span style=\"text-decoration: underline\">l&#8217;interpretazione estensiva<\/span> di una norma inserita tra i principi fondamentali della Costituzione deve ritenersi <span style=\"text-decoration: underline\">inammissibile<\/span><\/strong>: si risolverebbe infatti in <strong>una forma di <span style=\"text-decoration: underline\">revisione tacita<\/span> del principio in essa affermato<\/strong>, pacificamente <strong>sottratto al procedimento di revisione in quanto<\/strong> &#8220;<strong><em>fondamentale<\/em><\/strong>&#8221; e, perci\u00f2, insuscettibile di modifica (secondo l\u2019insegnamento della Corte Cost.).<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 <strong><span style=\"text-decoration: underline\">il diritto internazionale pattizio entra nel nostro ordinamento come fonte secondaria<\/span><\/strong>: tra le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute opera <strong>la consuetudine che impone agli stati di osservare gli accordi liberamente stipulati<\/strong> (<strong><em><span style=\"text-decoration: underline\">pacta sunt servanda<\/span><\/em><\/strong>). Da questa fonte primaria deriva l&#8217;obbligo delle istituzioni di far rispettare i trattati nell&#8217;ambito statale.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma <span style=\"text-decoration: underline\">solo<\/span><span style=\"text-decoration: underline\"> entro determinati limiti<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E qui arriviamo al <strong>nocciolo del problema<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo la Corte Costituzionale, <strong>i principi fondamentali della Costituzione e i diritti inalienabili della persona <\/strong>(cio\u00e8 tutte le norme che caratterizzano la nostra Repubblica come uno Stato di diritto, basato su una democrazia del lavoro) <strong>costituiscono un <\/strong>\u201c<strong><em>limite all\u2019ingresso <\/em><\/strong><em>[&#8230;] <strong>delle norme internazionali generalmente riconosciute <\/strong>alle quali l\u2019ordinamento giuridico italiano si conforma secondo l\u2019art. 10, primo comma della Costituzione (sentenze n.48 del 1979 e n. 73 del 2001)<\/em>\u201d <strong>ed operano quali <\/strong>\u201c<strong><em>controlimiti all\u2019ingresso delle norme dell\u2019Unione europea <\/em><\/strong><em>(ex plurimis: sentenze n.183 del 1973, n. 170 del 1984, n.232 del 1989, n.168 del 1991, n.284 del 2007) [&#8230;] Essi rappresentano, in altri termini, gli elementi identificativi ed irrinunciabili dell\u2019ordinamento costituzionale, perci\u00f2 stesso sottratti anche alla revisione costituzionale (art. 138 e 139 Cost.: cos\u00ec nella sentenza n.1146 del 1988)<\/em>\u201d (cos\u00ec la recentissima sentenza <strong>Corte Cost. n.238 del 22 ottobre 2014<\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le cessioni di sovranit\u00e0 imposte dai trattati UE non dovrebbero cio\u00e8 &#8220;<strong><em><span style=\"text-decoration: underline\">indurre alterazioni dei lineamenti del nostro stato come stato di diritto, democratico e sociale<\/span><\/em><\/strong>&#8221; (<strong>Mortati<\/strong>, <em>Istituzioni diritto pubblico<\/em>, Tomo II, Nona edizione, Padova, 1976, 1501 e ss.). Ne consegue che il trasferimento delle relative competenze ad organi comunitari potrebbe ritenersi ammissibile <strong><span style=\"text-decoration: underline\">ove questi ultimi fossero informati ai principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale<\/span> <\/strong>e risultassero soddisfatte <strong>le esigenze caratterizzanti il tipo di aggregazione sociale voluta dai padri costituenti<\/strong>.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li style=\"text-align: justify\">L\u2019attenzione cade perci\u00f2 sui <strong>primi quattro articoli<\/strong> della Costituzione e, in particolare, sul <strong>principio democratico<\/strong>, su quello <strong>di eguaglianza<\/strong> e su quello <strong>lavorista<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">La forma democratica<\/span><\/strong>, com&#8217;\u00e8 noto, \u00e8 stabilita dall&#8217;art. 1 Cost.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dichiarazione di <strong><span style=\"text-decoration: underline\">appartenenza<\/span> della sovranit\u00e0 al popolo<\/strong> implica <strong>la <span style=\"text-decoration: underline\">permanenza<\/span> dell&#8217;esercizio di questa nel popolo come <span style=\"text-decoration: underline\">contrassegno essenziale ed ineliminabile del regime democratico<\/span><\/strong> e significa che <strong><span style=\"text-decoration: underline\">l&#8217;esercizio dei poteri pi\u00f9 elevati<\/span><\/strong>, <strong>cio\u00e8 quelli che condizionano la direzione e lo svolgimento degli altri<\/strong>, <strong><span style=\"text-decoration: underline\">\u00e8 attribuito al popolo in modo ineliminabile<\/span><\/strong>, sicch\u00e9 questo non possa esserne spogliato nemmeno attraverso procedimenti di revisione costituzionale. Il diritto del popolo di partecipare alle supreme decisioni politiche <strong><span style=\"text-decoration: underline\">rientra cio\u00e8 fra i diritti inalienabili di cui al successivo art.2<\/span><\/strong>, restando cos\u00ec sottratto al potere di revisione (<strong>Mortati<\/strong>, <em>Op. cit.<\/em>, Tomo I, Decima edizione, Padova, 1991, 153 ss.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Orbene, nessuno pu\u00f2 seriamente dubitare che <strong><span style=\"text-decoration: underline\">il potere di assumere tutte le decisioni riguardanti la politica economica, monetaria e fiscale<\/span><\/strong> <strong>rientri fra quelli<\/strong> <strong><span style=\"text-decoration: underline\">pi\u00f9 elevati e condizionanti<\/span> che l&#8217;art. 1 Cost. attribuisce al popolo in modo permanente ed ineliminabile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I trattati UE hanno invece trasferito tale potere (art.li da 119 a 133 TFUE) ad <span style=\"text-decoration: underline\">apparati di comando<\/span><\/strong> (Consiglio, Commissione Europea e BCE), <strong>privi di legittimazione democratica<\/strong>, che sono il braccio dei gruppi finanziari e delle multinazionali economiche che utilizzano il paravento degli stati per legittimarsi nella UE. <strong>Apparati che operano<\/strong>, come ci ha candidamente spiegato Mario Monti (<em>Intervista sull&#8217;Italia in Europa<\/em>, 40 e ss.), &#8220;<strong><em><span style=\"text-decoration: underline\">al riparo dal processo elettorale<\/span><\/em><\/strong>&#8221; e che pertanto <strong>sfuggono completamente al controllo popolare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essi hanno istituito <strong>un\u2019unione monetaria<\/strong>, <strong>adottando una moneta non nazionale<\/strong>,<strong> l\u2019euro <\/strong>(art. 3 co. 4 TUE),<strong> emessa e controllata <\/strong>(<em>ex<\/em> art. 127 e ss. TFUE)<strong> da un organismo sovranazionale estraneo alla Costituzione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Hanno poi sottoposto gli stati a <strong>vincoli insensati e deleteri di bilancio pubblico<\/strong> (il 3% del <em>deficit<\/em> : art. 126 TFUE e relativo protocollo; sino addirittura al pareggio di bilancio con il c.d. <em>Fiscal Compact<\/em>); <strong>vincoli<\/strong> che <strong>erodono il risparmio privato<\/strong> (secondo una nota relazione di contabilit\u00e0 nazionale), <strong>ostacolano gli investimenti<\/strong> che da questo dipendono ed <strong>impediscono le politiche sociali che la Costituzione impone alle istituzioni dello stato al fine di realizzare l&#8217;eguaglianza sostanziale tra i cittadini<\/strong> (art.3 co. 2\u00b0 Cost.) <strong>e garantire la piena occupazione<\/strong> (art. 1, 4 e 36 Cost.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le funzioni sovrane dello stato afferenti alla politica economica<\/strong>,<strong> monetaria e fiscale sono state definitivamente cedute a tali apparati<\/strong>,<strong> la cui <span style=\"text-decoration: underline\">struttura<\/span> e la cui <span style=\"text-decoration: underline\">azione<\/span> in quei settori si pongono <span style=\"text-decoration: underline\">in palese ed insanabile contrasto con il principio democratico di cui all\u2019art. 1 Cost<\/span><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Conseguentemente, <strong>il popolo italiano non pu\u00f2 pi\u00f9 scegliere l&#8217;indirizzo fiscale, economico e monetario<\/strong> che gli organi elettivi dovrebbero perseguire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Questi indirizzi fondamentali sono <span style=\"text-decoration: underline\">predeterminati<\/span> senza alcuna partecipazione del popolo sovrano<\/strong>, qualunque sia l&#8217;esito delle consultazioni elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Svuotata da tali contenuti, <strong>rimane poco o nulla della sovranit\u00e0 popolare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Essa, in conclusione, <strong><span style=\"text-decoration: underline\">non appartiene pi\u00f9 al popolo<\/span><\/strong>.<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li style=\"text-align: justify\">Ma vi \u00e8 di pi\u00f9. Le cessioni di sovranit\u00e0 economica, monetaria e fiscale hanno prodotto <strong><span style=\"text-decoration: underline\">alterazioni dei lineamenti <\/span><\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">fondamentali <\/span><\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">del nostro stato anche come stato sociale<\/span><\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\">I valori supremi dei trattati UE, fideisticamente perseguiti dai predetti apparati di comando, si collocano agli antipodi di quella \u201c<em>democrazia sociale<\/em>\u201d che \u00e8 \u201c<strong><em>il contenuto coessenziale a qualsiasi regime democratico<\/em><\/strong>\u201d (<strong>Mortati<\/strong>, <em>Op. cit.<\/em>, Tomo I, Decima edizione, Padova, 1991, 147) e che rappresenta <strong>l\u2019ideologia accolta dalla nostra Legge fondamentale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quanto valori supremi del liberismo economico (lo si \u00e8 visto molto bene nel corso di questa giornata di studio), <strong><span style=\"text-decoration: underline\">implicano l\u2019attuazione di una politica economica esattamente contrapposta agli obiettivi della piena occupazione<\/span><\/strong> (art. 1 e 4 Cost.) <strong><span style=\"text-decoration: underline\">e dell\u2019uguaglianza sostanziale<\/span><\/strong> (art. 3, comma 2\u00b0 Cost. ed art.li da 35 a 47 Cost., che ne costituiscono la specificazione) che informano invece il nostro ordinamento costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cessione a quegli apparati di comando delle funzioni sovrane in materia di politica economica, monetaria e fiscale, perfezionatasi con la ratifica dei Trattati UE, <strong>ha di fatto comportato la disattivazione dei primi quattro articoli e di tutta la parte<\/strong> \u201c<strong>economica<\/strong>\u201d <strong>della Costituzione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cio\u00e8 <strong><span style=\"text-decoration: underline\">la disattivazione<\/span><\/strong><span style=\"text-decoration: underline\"> <strong>dei principi caratterizzanti il tipo di stato voluto dal popolo italiano<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non siamo solo di fronte ad una macroscopica alterazione dei lineamenti fondamentali del nostro stato. <strong><span style=\"text-decoration: underline\">Si \u00e8 resa<\/span><\/strong> <strong><span style=\"text-decoration: underline\">inoperativa la nostra Costituzione<\/span> ben oltre i limiti di una revisione costituzionale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con la progressiva cessione di specifiche funzioni sovrane, <strong><span style=\"text-decoration: underline\">un nuovo assetto di potere si \u00e8 consolidato di fatto ed<\/span><\/strong><span style=\"text-decoration: underline\"> <strong><em>extraordinem<\/em><\/strong><\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 trattato di <strong><span style=\"text-decoration: underline\">un atto eversivo<\/span>,<\/strong> di <strong><span style=\"text-decoration: underline\">una rivoluzione<\/span><\/strong> a tutti gli effetti, attuata <strong>senza violenza<\/strong> <strong>fisica<\/strong> perch\u00e8 il popolo italiano, non accorgendosi di nulla, non ha opposto resistenza.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\" start=\"9\">\n<li>L\u2019ARS \u00e8 un&#8217;associazione \u201c<em>sovranista<\/em>\u201d. \u201c<em>Sovranismo<\/em>\u201d e \u201c<em>sovranista<\/em>\u201d sono neologismi. Indicano <strong><span style=\"text-decoration: underline\">la volont\u00e0 politica di attuare la controrivoluzione democratica<\/span><\/strong>, ovvero di <strong>abbattere il mercato unico e<\/strong> <strong><span style=\"text-decoration: underline\">riconquistare le funzioni sovrane<\/span> gradualmente cedute dagli stati agli apparati di comando plutocratici della UE<\/strong>.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dove c\u2019\u00e8 la sovranit\u00e0 popolare ci pu\u00f2 essere democrazia sociale<\/strong>, che \u00e8 la forma pi\u00f9 compiuta della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se non c\u2019\u00e8 sovranit\u00e0, non pu\u00f2 esserci democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Riconquistata la piena sovranit\u00e0<\/strong>, <strong>l\u2019Italia potr\u00e0 disporre di enormi mezzi per attuare le politiche di piena occupazione<\/strong>,<strong> di eguaglianza sostanziale<\/strong> <strong>e di protezione sociale<\/strong>, che rappresentano l\u2019obiettivo programmatico dettato dalla Carta costituzionale alle istituzioni dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 l\u2019obiettivo che l\u2019ARS intende conseguire. Sar\u00e0 una battaglia lunga e durissima, ma la combatteremo, per il rispetto che dobbiamo al nostro passato e per sperare in un futuro di effettiva democrazia e di diffuso benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Mario Giambelli \u2013 ARS Lombardia)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 27 marzo, a Pavia, si terr\u00e0 il convegno organizzato dall&#8217;ARS e accreditato dall&#8217;Ordine degli avvocati di Pavia (con l&#8217;attribuzione di 6 crediti formativi validi ai fini dell&#8217;aggiornamento professionale continuo) intitolato &#8220;Principi fondamentali della Costituzione italiana e obiettivi dell&#8217;Unione Europea. Due modelli a confronto. Profili di incompatibilit\u00e0&#8220;. Anticipo, soprattutto per i soci e per i colleghi interessati che non potranno intervenire all&#8217;importante convegno, la mia relazione, che chiuder\u00e0 la giornata di studio. 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