{"id":13181,"date":"2015-03-10T00:05:41","date_gmt":"2015-03-10T00:05:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13181"},"modified":"2015-03-10T00:05:41","modified_gmt":"2015-03-10T00:05:41","slug":"riforma-costituzionale-e-italicum-un-combinato-disposto-potenzialmente-letale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13181","title":{"rendered":"Riforma costituzionale e Italicum: un combinato disposto potenzialmente letale"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attuale classe politica alla guida di questo Paese non \u00e8 soltanto in larga parte palesemente inadeguata, \u00e8 anche pericolosa. Inadeguati e senza spessore sono coloro di cui si circonda il Premier, il quale, dal canto suo, \u00e8 invece un uomo politico abile, infido e senza scrupoli, che non esiterebbe a tradire chiunque pur di realizzare i suoi fini. Per utilizzare una metafora calcistica, il buon Matteo si appresta a mettere a segno una doppietta che stender\u00e0 gli avversari, ovvero far approvare una riforma costituzionale solo a prima vista mal congegnata e una riforma elettorale perfettamente congeniale ai suoi obiettivi da reuccio. Che il livello delle nostre classi dirigenti non sia eccelso ce ne siamo accorti ormai da qualche tempo e a nostre spese, ma questi provvedimenti, inerenti le uniche dimensioni attorno alle quali peraltro ruota l\u2019interesse di un Parlamento ormai destituito di qualsiasi altra facolt\u00e0 di intervento, se non nascondessero dell\u2019altro, sarebbero troppo brutti anche per essere l\u2019opera di inguaribili incompetenti. La regia dell\u2019inquilino di Palazzo Chigi \u00e8 imperniata in modo evidente sulla scelta di contornarsi di personaggi opachi e completamente privi di capacit\u00e0 e di mordente al fine di poterli muovere a suo piacimento, imponendo il suo volere e la sua strategia senza che nessuno si azzardi a dissentire (la cosiddetta fronda interna dei Fassina e dei Civati \u00e8 uno scherzoso passatempo). Renzi \u00e8 il Re Sole, almeno cos\u00ec si percepisce quando si guarda nello specchio, e nessuno dei suoi accoliti deve oscurarlo quel sole.<\/p>\n<p>\tAndiamo con ordine e cominciamo dalla riforma costituzionale. Com\u2019\u00e8 noto, il pilastro portante di tutta la riforma \u00e8 il definitivo superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto. In conseguenza di ci\u00f2, il ddl prevede che l\u2019unico titolare del rapporto fiduciario con il Governo rimanga la Camera dei Deputati. Il Senato della Repubblica, che avrebbe dovuto trasformarsi nel Senato delle Autonomie e che invece conserver\u00e0 la sua denominazione (l\u2019unica cosa che conserver\u00e0) \u00e8 rimodulato secondo un disegno solo apparentemente senza senso. I senatori, dai 345 attuali, verrebbero ridotti a 100; 95 di essi proverrebbero dalle varie amministrazioni territoriali (Consigli Regionali, Province autonome e Municipalit\u00e0), mentre 5 sarebbero nominati direttamente dal Presidente della Repubblica e rimarrebbero in carica \u201csolo\u201d sette anni non rinnovabili. Il nuovo testo dell\u2019art. 55 della Costituzione, desunto dall\u2019art. 1 del ddl 2613 appena approvato alla Camera, recita testualmente: \u201c <em>Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali. Concorre, paritariamente, nelle materie di cui agli articoli 29 e 32, secondo comma<\/em> (dello stesso ddl), <em>nonch\u00e9, nei casi e secondo modalit\u00e0 stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita funzioni di raccordo tra l&#8217;Unione europea, lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all&#8217;attuazione degli atti normativi e delle politiche dell&#8217;Unione europea e ne valuta l&#8217;impatto. Valuta l&#8217;attivit\u00e0 delle pubbliche amministrazioni, verifica l&#8217;attuazione delle leggi dello Stato, controlla e valuta le politiche pubbliche. Concorre a esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge<\/em>\u201d. Il ddl, all\u2019art. 2, prosegue: &#8220;<em>I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori<\/em>&#8220;. Ricordiamo infine le uniche funzioni legislative che il Senato potr\u00e0 ricoprire, enunciate all\u2019art. 10 del ddl in questione: \u201c<em>La funzione legislativa \u00e8 esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche, di referendum popolare, per le leggi che danno attuazione all&#8217;articolo 117, secondo comma, lettera p), per la legge di cui all&#8217;articolo 122, primo comma, e negli altri casi previsti dalla Costituzione<\/em>\u201d. Tralasciamo in questa sede le altre importanti innovazioni previste, soprattutto in riferimento al Titolo V, e volgiamoci ora ad una sintetica disamina dell\u2019altra riforma che ci interessa ai fini del nostro discorso, quella elettorale.<\/p>\n<p>\tIl cosiddetto Italicum, nella sua ultima versione, prevede che i 630 deputati della Camera vengano eletti in cento collegi (non pi\u00f9 nelle 26 circoscrizioni in cui fino alle ultime elezioni \u00e8 stato suddiviso il territorio nazionale) con un sistema proporzionale contraddistinto da mini-liste composte in media da sei candidati ciascuna. Alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato sia le liste bloccate che il premio di maggioranza previsti dal Porcellum, solo i capi lista, ovvero i primi ad essere eletti, saranno bloccati. Gli altri candidati saranno scelti tramite preferenze, ma se ne potranno esprimere solo due. Collegi uninominali saranno previsti solo per la Valle D\u2019Aosta e per le Province autonome di Trento e Bolzano. Per quanto riguarda le soglie di ingresso, per i partiti in coalizione \u00e8 previsto una sbarramento al 4,5%, per le liste non coalizzate uno al 3% (inizialmente era all\u20198%) e per le coalizioni vi sar\u00e0 una soglia del 12%. La vera novit\u00e0 tuttavia sta nella previsione del doppio turno. Infatti, qualora nessuna lista riuscisse ad ottenere al primo turno il 40% dei suffragi, in seguito al quale scatterebbe un premio di maggioranza del 55% dei seggi, pari a 340 deputati, si affronterebbero al secondo turno le due liste maggiormente votate. Alla lista vincente spetterebbe un premio di maggioranza del 53% dei seggi, pari cio\u00e8 a 327 deputati, ovvero pur sempre la maggioranza assoluta dei deputati della Camera.<\/p>\n<p>\tMolto bene, anzi, molto male, perch\u00e9 ora facciamo due conti e sviluppiamo le considerazioni finali. Partendo dalla riforma costituzionale, i detrattori bollano la nuova struttura del Senato come un insensato pastrocchio. Non proprio, perch\u00e9 Renzi i suoi conti li sa fare, e anche bene. Un Senato formato dai rappresentanti dei governi locali significa una cosa molto semplice: un Senato di marca Pd, considerando che a livello amministrativo il Pd governa in via maggioritaria in gran parte del Paese. A questo punto entra in scena l\u2019altro capolavoro, l\u2019Italicum. Ora, rimanendo sostanzialmente inalterati gli attuali equilibri politici, il Pd, ballottaggio o meno, avrebbe la quasi certezza di affermarsi come il partito vincente, piazzando i suoi 340 o 327 bei parlamentari sugli scranni di Montecitorio. Attenzione per\u00f2, perch\u00e9 le leggi le far\u00e0 solo la Camera, e ci\u00f2 significa che il Pd potr\u00e0 fare tutto quello che vorr\u00e0 senza pi\u00f9 alcun contrappeso, con un Senato ugualmente di marca Pd totalmente ammansito in caso di esame di leggi costituzionali o di revisione costituzionale, uniche reali prerogative legislative che gli verranno riconosciute oltre alla partecipazione all\u2019elezione del Presidente della Repubblica. E il gioco \u00e8 fatto. Un combinato disposto micidiale che servir\u00e0 a far digerire ad un Paese inebetito una guida politica a partito unico, con buona pace della rappresentanza democratica e della partecipazione delle minoranze, pi\u00f9 o meno nutrite che siano. Il disegno lungimirante dei padri costituenti, i quali avevano sapientemente contenuto i rischi derivanti da un eccessivo potere affidato all\u2019esecutivo (l\u2019esempio del ventennio allora appena superato era un insegnamento ancora presente e vivo) incanalando il sistema verso un modello parlamentaristico e partitico, verrebbe senza troppi riguardi riposto per sempre nel cassetto. L\u2019unica speranza per annullare la finalit\u00e0 di un tale progetto risieder\u00e0 nel referendum confermativo che scatter\u00e0 qualora la riforma dovesse passare solo con la maggioranza assoluta e non con quella rafforzata dei 2\/3. E pensare che proprio la Consulta, nella sentenza sopra richiamata, ha fatto tabula rasa del premio di maggioranza definendolo portatore di una \u201coggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica\u201d. Ma, si sa, quello era un Porcellum, mica un sovrano illuminato come il buon Matteo. Siamo sicuri che al Re Sole sar\u00e0 riservata molta pi\u00f9 indulgenza.<br \/>\nEvviva il Re!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale classe politica alla guida di questo Paese non \u00e8 soltanto in larga parte palesemente inadeguata, \u00e8 anche pericolosa. Inadeguati e senza spessore sono coloro di cui si circonda il Premier, il quale, dal canto suo, \u00e8 invece un uomo politico abile, infido e senza scrupoli, che non esiterebbe a tradire chiunque pur di realizzare i suoi fini. 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