{"id":1322,"date":"2010-03-04T10:21:15","date_gmt":"2010-03-04T09:21:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1322"},"modified":"2010-03-04T10:21:15","modified_gmt":"2010-03-04T09:21:15","slug":"un-potere-senza-legalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1322","title":{"rendered":"Un potere senza legalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Non voto o voto scheda nulla&nbsp;da quasi dieci anni. Perci&ograve; la questione dell&#39;esclusione delle liste del PDL dalle elezioni che si svolgeranno nel lazio e in lombardia non dovrebbe interessarmi. Ci&ograve; &egrave; vero sul terreno pratico-politico; sul piano teorico le cose stanno diversamente. Tutti gli elementi che possano porre in evidenza che la democrazia &#8211; almeno nella forma maggioritaria, mediatica e con sbarramento a partiti nuovi &#8211;&nbsp;&egrave; oggi ridotta ad una farsa, ad un rito vuoto di significato, caratterizzato dall&#39;eterogenesi dei fini e dagli esiti paradossali devono essere posti in risalto, perch&eacute; sul tema si deve cominciare a parlare con sincerit&agrave;, profondit&agrave; e libert&agrave;. L&#39;analisi di Michele Prospero &egrave; profonda &#8211;&nbsp;anche se si limita a sollevare con acutezza il problema, senza offrire soluzioni e senza trarne corollari&nbsp;&#8211; e pertanto ne raccomando la lettura (SD&#39;A).<\/p>\n<p>di <strong>Michele Prospero<\/strong><\/p>\n<p>fonte <a href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\">Ilmanifesto<\/a><\/p>\n<p>&Egrave; davvero un grattacapo questa imbarazzante vicenda della (inevitabile) bocciatura delle liste della destra alle elezioni regionali. Una politica ormai esangue, di puro potere e senza alcun pathos, &egrave; riuscita a infilarsi in un dilemma paralizzante tra il principio di legalit&agrave; (anche le burocratiche e vetuste regole elettorali, dal momento che sono vigenti, vanno rispettate) e il momento della rappresentativit&agrave; (un cavillo procedurale, posto peraltro a garanzia della effettiva consistenza numerica delle liste sottoposte al vaglio dell&#39;elettore, inibisce proprio la misurazione del consenso di una forza data per maggioritaria).<\/p>\n<p>Il conflitto, spesso sordo, tra il politico e il giuridico &egrave; un momento costitutivo dell&#39;agire collettivo. E scegliere da che parte stare, in certi frangenti, non &egrave; affatto scontato. Il crudo realista Machiavelli scriveva che anche il principe, che fa la legge, &egrave; poi tenuto a rispettarla. Egli quindi dava, a suo modo, ascolto, entro un pensiero politico che pure postula la realt&agrave; del conflitto irriducibile, al principio di legalit&agrave;. Montesquieu, teorico del controllo predisposto da autorit&agrave; che si incastrano a vicenda per limare le asperit&agrave; del comando arbitrario, trovava invece &laquo;assolutamente ridicola&raquo; quella politica che, per prevenire dispute e discordie, &laquo;aggiungeva articolo su articolo&raquo; e non si avvedeva che &laquo;quanto pi&ugrave; moltiplicava le convenzioni, tanto pi&ugrave; moltiplicava i motivi di disputa&raquo;.<\/p>\n<p>La questione della relazione tra la regole e la politica &egrave; dunque molto spinosa se il demoniaco Machiavelli riconosceva le ragioni della legalit&agrave; come sovraordinata rispetto alla politica (che opera entro ordini e istituti solidi) e il candido moderato Montesquieu si inginocchiava dinanzi alle esigenze della politica di evocare uno spazio oltre il puro dettato normativo. &Egrave; chiaro che la politica, in quanto tale, abita strutturalmente in una zona ambigua in cui cio&egrave; la coppia legale\/illegale non esaurisce per intero il ventaglio delle possibilit&agrave; in campo. E tuttavia, se muovendosi in questa zona grigia, il politico per presentarsi al voto incappa in vizi di forma, palesa nella sua condotta delle pacchiane forzature delle regole date non pu&ograve; sottrarsi alle conseguenze sanzionatorie del suo maldestro operato. La politica, come scontro effettuale di forze, pu&ograve; anche valicare il confine tra lecito e illecito ma se la fisiologica opera di sorveglianza prestata dai poteri costituiti rileva violazioni delle norme nessuno pu&ograve; schivare la sanzione prevista dall&#39;ordinamento.<\/p>\n<p>Come conciliare l&#39;esigenza secondo cui nessun potere pubblico o privato pu&ograve; oltrepassare la norma valida e il contestuale interesse pubblico di celebrare elezioni davvero competitive, aperte cio&egrave; anche alle forze oggi azzoppate da cavilli e arcaismi che tuttavia vincolano le autorit&agrave; giudiziarie? Ogni soluzione appare paradossale. Il governo, abituato a stravolgimenti a getto continuo della non retroattivit&agrave; della norma e a industriali emissioni di leggi ad personam, potrebbe appellarsi alla sostanza dei rapporti di forza e, con un atto di potenza, decretare di sciogliere d&#39;imperio l&#39;impaccio in cui versano i candidati governatori. Il costo per il gi&agrave; debole principio di legalit&agrave; sarebbe per&ograve; assai elevato. Il governo spera forse che la castagna dal fuoco la tolgano i talebani, ovvero le toghe rosse invocate a compiere scelte politiche con sentenze a loro modo creative di nuovo diritto. L&#39;alternativa &egrave; chiara. O un reiterato abuso di potere perpetrato dall&#39;esecutivo o una delega ai talebani di creare diritto, e di non limitarsi ad interpretarlo. Comunque vada, non si esce in maniera pulita da questo assurdo dilemma di un potere senza legalit&agrave; e di un governatore trionfante ma senza rappresentanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non voto o voto scheda nulla&nbsp;da quasi dieci anni. Perci&ograve; la questione dell&#39;esclusione delle liste del PDL dalle elezioni che si svolgeranno nel lazio e in lombardia non dovrebbe interessarmi. Ci&ograve; &egrave; vero sul terreno pratico-politico; sul piano teorico le cose stanno diversamente. 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