{"id":13240,"date":"2015-03-19T00:03:53","date_gmt":"2015-03-19T00:03:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13240"},"modified":"2015-03-19T00:03:53","modified_gmt":"2015-03-19T00:03:53","slug":"laporia-delleconomia-mondo-capitalista-universalita-della-misura-ed-etnicita-della-forza-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13240","title":{"rendered":"L&#039;aporia dell&#039;economia mondo capitalista: universalit\u00e0 della misura ed etnicit\u00e0 della forza lavoro"},"content":{"rendered":"<p>Sin dagli esordi della sua nascita, il sistema di produzione capitalistico ha articolato il perimetro della sua azione spaziale in una duplice veste ideologica: quella etnica e quella universale.<\/p>\n<p>L&#8217;economia-mondo capitalista ha declinato tale fondamentale contraddizione in maniera del tutto originale tramite meccanismi di adeguamento, senza che potessero mai intervenire\u00a0elementi di paralisi e blocco, tali da pregiudicare il funzionamento del sistema stesso.<\/p>\n<p>La prima determinazione della contraddizione \u00e8 storica. Per affermarsi come economia mondo, infatti, il sistema ha dovuto passare attraverso il perimetro ben delineato delle economie nazionali dei nascenti Stati territoriali. Il mercato nazionale \u00e8 stato uno degli spazi in cui si \u00e8 elaborata una trasformazione per la crescita di una domanda interna, multipla, capace di accelerare la produzione e di dare avvio alla rivoluzione industriale, spiega efficacemente Fernand Braudel<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. L\u2019affermazione di un mercato interno, ha avuto, in alcune circostanze, il significato storico del successo di una classe sociale di imprenditori, cos\u00ec \u00e8 stato per l\u2019Inghilterra post-rivoluzionaria, per la Francia di Colbert e del Re Sole ed infine per gli Stati Uniti dopo la guerra di secessione. Le strutture dello Stato hanno servito come garanzia dei monopolisti, piuttosto che come protettrici della libera concorrenza, come viene comunemente dipinto. Tuttavia, se tale alleanza risult\u00f2 fondamentale per determinare l\u2019espansione del capitalismo come economia mondo, attraverso l\u2019assoggettamento delle nazioni periferiche al centro nella forma coloniale, lo stato territoriale \u00e8 sempre stato un\u2019appendice congiunturale al sistema capitalistico. In origine, infatti, i comuni italiani tra XIV e XV secolo, le citt\u00e0 dell\u2019alleanza hanseatica, il polo delle Fiandre ed infine le Province Unite Nel XVII secolo, non hanno avuto bisogno di agire attraverso lo Stato territoriale, per attuare una forma capitalistica di scambio ineguale tra aree a differente sviluppo e variabile stato delle forze produttive. Possiamo dedurre anche da ci\u00f2 come il capitale si sia sviluppato senza l\u2019apporto determinante dello stato territoriale, \u00e8 vero piuttosto esso ha avuto bisogno, in una seconda fase, della forza coercitiva degli Stati territoriali per la sua estensione ed unanime attuazione nel sistema mondo. Per i capitalisti, dunque, si \u00e8 sempre trattato di adeguare l\u2019imperativo della mercificazione di ogni cosa allo stato del processo di sviluppo storico delle forme di potere.<\/p>\n<p>Il nucleo dell\u2019aporia tra economia sopranazionale\/nazionale, nel sistema capitalistico, \u00e8 articolata a livello teorico nel concetto di scambio. Esso, infatti, come atto di cessione incrociata diretto all\u2019acquisizione di beni, funge da collante tra produzione, distribuzione e consumo. Lo scambio \u00e8 il fattore che, nella visione smithiana, subordina la divisione del lavoro e lo spazio economico. Se da una parte, in vista dello scambio, vengono disposte le differenze tra le forze lavorative, allo stesso tempo, occorre anche omologare gli aspetti formali del sistema affinch\u00e9 tutto possa assumere valore di scambio, fino ad arrivare alle estreme conseguenze, per le quali, l&#8217;identificazione del mezzo e della misura degli scambi rende possibile la nascita di un mercato della misura<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Tuttavia, lo scambio non \u00e8 mai neutro, esso nell&#8217;economia mondo capitalista si configura sempre come scambio ineguale. Infatti, all&#8217;interno di tale sistema, per stati nazionali di differente livello di sviluppo che si legano in un trattato commerciale, \u00e8 concepibile solo idealisticamente raggiungere un omogeneo livello di ricchezza. Il risultato di ogni convenzione pattizia sar\u00e0 piuttosto quello di allargare il divario di risorse e benessere che separa due economie distinte. Proprio in vista dello scambio, emergono con forza, dunque, i due tratti costitutivi del sistema, da una parte l&#8217;universalizzazione, perch\u00e9 il sistema deve formare i quadri e la classe dirigente del paese pi\u00f9 debole che non avrebbe alcun interesse all&#8217;abbraccio di quello forte. \u00c8 preciso compito di queste classi dirigenti, plasmate da un sapere tecnico e scientifico, preparare le condizioni politiche e sociali che presiedono l&#8217;entrata nell&#8217;area di libero mercato, adattando la legislazione e le istituzioni economiche statuali per conformarli ai principi del mercato e della concorrenza, legittimando l\u2019eliminazione di ogni resistenza all\u2019espansione delle efficienze produttive, cercando di pervenire alla fase finale in cui il valore d&#8217;uso sia completamente sostituito dal valore di scambio. Nello stesso tempo, l&#8217;adesione ad un tale sistema non fa venir meno, le condizioni soggettive nazionali delle forze produttive, la divisione del lavoro su scala internazionale impone la loro distintivit\u00e0 etnica<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea unifica e porta alle estreme conseguenze la duplice polarit\u00e0 appena descritta, cos\u00ec da far affiorare contrasti insanabili e trascinare i conflitti tipici dei rapporti di produzione (stato della propriet\u00e0 e stato della distribuzione della ricchezza) in sede istituzionale e geopolitica. La storia dell&#8217;Unione \u00e8 ormai tristemente nota, i capitalisti creditori avevano bisogno di uno spazio liscio a geometria variabile, cio\u00e8 aree differenti per sviluppo economico, fiscalit\u00e0, welfare e stato sociale, ma perfettamente e rigidamente integrate dal vincolo monetario della valuta comune. Solo cos\u00ec le differenze hanno consentito la profittabilit\u00e0 dei capitali, mentre l&#8217;integrazione valutaria li ha protetti dalle svalutazioni. Inoltre, la rigidit\u00e0 del vincolo monetario ha contribuito a scavare un solco tra le bilance commerciali dei paesi dell\u2019area euro, che non \u00e8 stato supplito da alcun intervento redistributivo, e, come se non bastasse, i vantaggi del capitale sono stati gli svantaggi del fattore lavoro. Le differenze economiche, infatti, hanno causato una forte divisione del lavoro e una polarizzazione dei distretti industriali nelle aree del centro, causando deflazione e deindustrializzazione in quelle della periferia. Evidente, che una tale polarizzazione della ricchezza su scala internazionale abbia innescato fantomatiche convinzioni secondo le quali alcuni gruppi sociali potessero considerarsi \u201csuperiori\u201d o maggiormente \u201cproduttivi\u201d rispetto ad altri, convinzioni che dal campo economico si sono facilmente trasposte al campo politico e sociale, alimentando revanscismi e ansie di rivincita tra i lavoratori europei. Lungi dall\u2019essere effetti collaterali di un cattivo funzionamento delle giovani istituzioni europee, i principi regolativi sono la sistematica attuazione di un piano lucidamente enunciato gi\u00e0 nel 1999 da Tommaso Padoa Schioppa :<em>&#8220;anche quando non \u00e8 organizzata e nasce dalla volont\u00e0 di prevalere, l\u2019antica volont\u00e0 di potenza che per lungo tempo animato gli Stati nazionali e li anima ancora, la concorrenza, purch\u00e9 non violi le regole dei trattati, \u00e8 lecita e assolutamente utile&#8221;<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a>.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> F.Braudel, <em>Civilisation materielle, economie et capitalisme<\/em>,\u00a0 XV-XVVII siecle, <em>Le Temps du Monde<\/em>, Paris 1979. Pp. 235-237.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> M.Amato e L.Fantacci, <em>Fine della finanza<\/em>, Roma 2009. Pp.239-240.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> I. Wallerstein, <em>Capitalismo storico e civilt\u00e0 capitalistica<\/em>, Trieste 2000. Pp. 64-75.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> T.Padoa Schioppa, <em>les enseignements de l&#8217;aventure europ\u00e9enne<\/em>, in <em>Commentaire<\/em>, n.87, 1999. Pp. 575-592.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sin dagli esordi della sua nascita, il sistema di produzione capitalistico ha articolato il perimetro della sua azione spaziale in una duplice veste ideologica: quella etnica e quella universale. L&#8217;economia-mondo capitalista ha declinato tale fondamentale contraddizione in maniera del tutto originale tramite meccanismi di adeguamento, senza che potessero mai intervenire\u00a0elementi di paralisi e blocco, tali da pregiudicare il funzionamento del sistema stesso. La prima determinazione della contraddizione \u00e8 storica. 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