{"id":13292,"date":"2015-03-29T04:28:14","date_gmt":"2015-03-29T04:28:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13292"},"modified":"2015-03-29T04:28:14","modified_gmt":"2015-03-29T04:28:14","slug":"la-fine-della-nazione-e-la-fine-della-critica-e-viceversa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13292","title":{"rendered":"La fine della nazione \u00e8 la fine della critica (e viceversa)"},"content":{"rendered":"<p><em>Tramonto e resistenza della critica <\/em>(Quodlibet, 2013, pp. 249, 22 euro) \u00e8 l\u2019ultima raccolta di saggi di Romano Luperini, nato nel 1940, uno dei pi\u00f9 noti esponenti della \u201cnuova critica marxista\u201d del secondo Novecento<em>.<\/em> L\u2019ultima nel senso che, come l\u2019autore stesso dichiara introducendo il volume, non sar\u00e0 seguita da altre, in parte per motivi anagrafici, in parte per ragioni culturali e politiche. Luperini \u00e8 infatti convinto che oggi non vale pi\u00f9 la pena scrivere critica, perch\u00e9 si viene letti soltanto da una cerchia ristrettissima di specialisti che, si direbbe, vagano come larve in una terra desolata di rovine: quelle della scuola, dell\u2019universit\u00e0, dell\u2019ambiente letterario e, pi\u00f9 in generale, della \u201ccivilt\u00e0 italiana\u201d.<\/p>\n<p>Questo snodo cruciale della riflessione di Luperini merita di essere approfondito e discusso.<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 della globalizzazione, sostiene il critico, \u201crende sempre meno praticabili punti di vista nazionali\u201d. In tale contesto la critica ha perso il ruolo di \u201ctraduzione, trasmissione, trapianto sia orizzontale (al presente, fra lettori e gruppi diversi e anche fra nazioni diverse) sia verticale (dal passato al futuro)\u201d di un patrimonio inestimabile di valori non soltanto estetici ma anche etici. Dunque il destino di questa disciplina sembra intimamente legato al tramonto della nazione, soprattutto in un paese come l\u2019Italia in cui il nesso fra letteratura, identit\u00e0 e storia risulta da sempre molto stretto: e oggi, infatti, \u201csiamo senza racconto, senza mito e senza identit\u00e0\u201d. Ma dal momento che il ritorno a De Sanctis e al Risorgimento rappresenterebbe un\u2019anacronistica battaglia di retroguardia, Luperini si sente vicino alla posizione di Auerbach, secondo il quale \u201cla nostra casa filologica \u00e8 la terra, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere la nazione\u201d. Il racconto critico, dice Luperini, dovr\u00e0 essere \u201cplanetario\u201d. Il suo mandato sociale consister\u00e0 nel dare voce alla moltitudine dei \u201cmarginali\u201d, dei moderni \u2018Ntoni Malavoglia di tutto il mondo: una moltitudine della quale il critico stesso fa parte in quanto intellettuale. Non a caso, per Luperini il paradigma del nuovo intellettuale-marginale \u00e8 incarnato dal primo Saviano, l\u2019outsider precario e privo di reti di protezione, \u201cil ricercatore che si muove in scooter\u201d nelle periferie degradate.<\/p>\n<p>Alla prospettiva di Luperini si possono opporre due obiezioni.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che la moltitudine cosmopolita, proprio perch\u00e9 spogliata di ogni appartenenza particolare, finisce facilmente per essere inghiottita dalla Megamacchina mondiale dell&#8217;omologazione economica e tecnoscientifica: \u00e8, come riconosce Luperini stesso (si veda l\u2019intervista rilasciata sul \u201cCorriere della sera\u201d il 20.8.2014), la sorte toccata a Saviano, ormai diventato uno dei vari miti televisivi d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>In secondo luogo, va obiettato che, come la massima parte della cultura contemporanea, Luperini ha il torto di dare per scontato quello che non lo \u00e8 affatto, cio\u00e8 il compiuto trionfo della globalizzazione e la fine delle nazioni. Nell\u2019abbandono semi-ipnotico al fatalismo il critico neo-marxista appare maledettamente simile ai teorici tardo-novecenteschi del pensiero debole e del postmoderno da lui cos\u00ec aborriti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tramonto e resistenza della critica (Quodlibet, 2013, pp. 249, 22 euro) \u00e8 l\u2019ultima raccolta di saggi di Romano Luperini, nato nel 1940, uno dei pi\u00f9 noti esponenti della \u201cnuova critica marxista\u201d del secondo Novecento. L\u2019ultima nel senso che, come l\u2019autore stesso dichiara introducendo il volume, non sar\u00e0 seguita da altre, in parte per motivi anagrafici, in parte per ragioni culturali e politiche. 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