{"id":13295,"date":"2015-03-30T00:05:51","date_gmt":"2015-03-30T00:05:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13295"},"modified":"2015-03-30T00:05:51","modified_gmt":"2015-03-30T00:05:51","slug":"alcune-osservazioni-sulla-scuola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13295","title":{"rendered":"Alcune osservazioni sulla scuola italiana"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;istruzione si articola in quattro momenti: innanzitutto la <em>lezione<\/em>, che fornisce all&#8217;alunno l&#8217;impulso ad acquisire le conoscenze e le competenze \u2013 essa implica che l&#8217;insegnante abbia la loro completa padronanza, quindi sia anche capace di affascinare con il suo virtuosismo; poi l&#8217;<em>esercitazione<\/em>, in cui l&#8217;insegnamento diventa apprendimento: l&#8217;alunno vi arriva a interiorizzare le conoscenze, a capire i problemi e a possederne le tecniche di soluzione \u2013 essa \u00e8 la vera quintessenza dell&#8217;istruzione, e se inizia sotto la guida dell&#8217;insegnante deve in ogni caso finire con il lavoro autonomo dell&#8217;alunno; poi la <em>verifica<\/em>, in cui l&#8217;alunno dimostra di avere appreso: di padroneggiare le conoscenze, di saper risolvere <em>da solo<\/em> i problemi \u2013 la verifica implica nell&#8217;insegnante l&#8217;attenzione all&#8217;espressivit\u00e0 particolare delle prove e l&#8217;accuratezza della correzione in vista del progresso complessivo dell&#8217;alunno. Infine, nella <em>valutazione<\/em> delle verifiche, l&#8217;insegnante dichiara pubblicamente l&#8217;avvenuto apprendimento.<\/p>\n<p>Dal punto di vista <em>interno<\/em> al processo didattico, la valutazione \u00e8 il momento meno importante \u2013 sebbene pochi riescano a restare indifferenti al vanto del bel voto; da quello <em>esterno<\/em> essa resta il condensato ufficiale della didattica: dichiara ai genitori e alla societ\u00e0 in generale che il discente ha raggiunto un determinato livello di apprendimento, che lo rende idoneo a svolgere determinati ruoli sociali. Per la societ\u00e0 \u00e8 dunque essenziale che la correttezza della valutazione sia garantita da un controllo a pi\u00f9 livelli. Essa \u00e8 controllata dal basso da alunni e genitori cos\u00ec che gli insegnanti si attengano a criteri oggettivi e dichiarati. Essa \u00e8 controllata anche dal lato: forti differenze di valutazione <em>tra<\/em> i diversi insegnanti sono indice di errore e tendono ad essere corrette dal cosiddetto voto di consiglio. A entrambi questi controlli manca per\u00f2 la possibilit\u00e0 di rilevare se il lavoro didattico ha esposto i contenuti nella loro pregnanza o se si \u00e8 tenuto sulla superficie, se l&#8217;insegnante si sia limitato a leggere i titoli o sia sceso al \u201cperch\u00e9\u201d; infatti gli alunni, non avendo possibilit\u00e0 di confronto tra diversi insegnanti della stessa disciplina, identificano questa a quelli, dicono di solito che una certa disciplina \u00e8 noiosa o interessante, non, come sarebbe pi\u00f9 corretto, che l&#8217;insegnante \u00e8 noioso o interessante; da parte loro, i genitori e i colleghi insegnanti non sono presenti all&#8217;azione didattica, non hanno elementi per giudicare ed \u00e8 sufficiente la valutazione positiva a rassicurarli (solo pochi genitori eroici si allarmano perch\u00e9 il figlio non studia mai). Affinch\u00e9 la valutazione non sia strutturalmente scorretta cos\u00ec da portare a un sistema scolastico fallimentare, in cui si insegna ma non si apprende, \u00e8 dunque necessario anche il <em>controllo dall&#8217;alto<\/em> del lavoro didattico; solo esso pu\u00f2 accertare se l&#8217;alunno abbia effettivamente conseguito gli obiettivi dichiarati, come dichiara la valutazione positiva, o soltanto la loro apparenza.<\/p>\n<p>La scuola gentiliana effettuava questa valutazione in due modi: quantitativo, cio\u00e8 se il programma fosse stato completato, e qualitativo, attraverso l&#8217;esame di stato. Se il primo modo \u00e8 chiaramente insufficiente, perch\u00e9 fare tutto il programma non vuol dire farlo bene, nel secondo si manifesta l&#8217;inaccettabilit\u00e0 di quella didattica \u2013 e che l&#8217;esame di stato, tra ordini e contrordini, resista ancora oggi, per quanto annacquato in dosi omeopatiche, \u00e8 indice della profonda confusione di quanto \u00e8 stato fatto nella scuola italiana negli ultimi venti anni. Con la sua riforma Gentile introduce l&#8217;esame finale basato su prove scritte elaborate dal Ministero della pubblica istruzione, e su una commissione <em>esterna<\/em> che valuta le prove scritte e orali degli alunni. Poich\u00e9 gli alunni sono ammessi all&#8217;esame solo in quanto il precedente scrutinio degli insegnanti interni li ha valutati almeno sufficienti, la valutazione negativa del candidato da parte della commissione esterna, di insufficienza o comunque inferiore a quella d&#8217;ammissione, pu\u00f2 <em>soltanto<\/em> significare una doppia valutazione negativa del lavoro degli <em>insegnanti<\/em> interni: questi non avrebbero consolidato e approfondito abbastanza i contenuti didattici e inoltre avrebbero dato una valutazione esagerata del profitto dei loro alunni. Solo che a pagare questo doppio errore, vero o presunto che sia, non sono gli insegnanti interni, ma gli alunni. L&#8217;irrazionalit\u00e0 di questa prassi \u00e8 manifesta dalla regola vigente fino a non molto tempo fa, quando l&#8217;esame aveva ancora pretese di seriet\u00e0, di non esporre i tabelloni dei risultati prima che <em>tutti<\/em> i membri della commissione avessero abbandonato i locali della sede d&#8217;esame \u2013 si temevano reazioni scomposte. Se l&#8217;esame di stato ancora oggi fa notizia sui giornali, nonostante si sia trasformato in una commedia, \u00e8 perch\u00e9 nella sua essenza contiene un&#8217;offesa elementare al senso di giustizia e alla logica della didattica, che solo il buon senso (purtroppo non cos\u00ec diffuso come pensava Cartesio) dei commissari impedisce che si trasformi in una vessazione gratuita.<\/p>\n<p>La stessa storia della riforma Gentile conferma la natura impropria dell&#8217;esame di stato. Fu voluto con poca carit\u00e0 cristiana dal Partito Popolare e dai cattolici perch\u00e9 anche le scuole pubbliche soffrissero gli svantaggi della commissione esterna che le scuole private cattoliche dovevano accettare a fine corso affinch\u00e9 il loro titolo di studio avesse valore legale. Gentile li accontent\u00f2 perch\u00e9 era suo obiettivo la formazione di una scuola severa, anzi, pi\u00f9 che severa, esclusiva, che riservasse a un ceto ristretto il Liceo classico e i posti pi\u00f9 elevati dell&#8217;amministrazione statale a cui quel liceo avviava. Negli anni \u201920 l&#8217;Italia delle caste sociali era in pericolo: il suffragio universale concesso da Giolitti nel 1913 e ancor pi\u00f9 il sistema proporzionale introdotto da Nitti nel 1919 avevano gremito la Camera di socialisti e di popolari; come il fascismo neutralizz\u00f2 per un ventennio il parlamento, cos\u00ec la riforma di Gentile imped\u00ec per molto pi\u00f9 di un ventennio che la scuola favorisse la mobilit\u00e0 sociale, che aprendo il mondo a chi non fosse un figlio di pap\u00e0 permettesse l&#8217;evoluzione della societ\u00e0 di casta in quella di classe.<\/p>\n<p>Nonostante il grave difetto di valutare il lavoro degli insegnanti valutando i loro alunni, gli esami di stato gentiliani costituivano comunque un controllo indiretto dall&#8217;<em>alto<\/em> del lavoro degli insegnanti: per anni questi si sono in genere preoccupati dei risultati dei loro alunni all&#8217;esame, sia in senso costruttivo, cercando di fare bene tutto il programma, che in senso deteriore: il membro o i membri interni hanno spesso suggerito, a volte distribuito i fogli con le soluzioni, e spesso in commissione ci sono state tensioni, addirittura colluttazioni, anche collassi. Con le riforme da Berlinguer in poi si \u00e8 fatto un enorme passo indietro. Il loro presupposto socio-economico \u00e8 che il settore economico privato funzioni, quello pubblico sia inefficienza e corruzione; il loro fine ultimo \u00e8 distruggere la scuola pubblica per privatizzarla; il loro fine intermedio \u00e8 diffondere nella scuola pubblica le pratiche proprie delle imprese private trasformando i presidi in <em>dirigenti<\/em>, gli insegnanti in <em>animatori<\/em> e gli alunni in <em>clienti<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Se il compito degli insegnanti \u00e8 diventato divertire, la loro valutazione non riguarda pi\u00f9 le conoscenze e le competenze acquisite dagli alunni, ma si riduce a un attestato di partecipazione dei clienti alle attivit\u00e0 ricreative, e per la loro maggiore soddisfazione vige la prassi che i voti salgano fino al 10 e non scendano sotto il 6. Nonostante l&#8217;apparenza, il collasso della didattica non nasce dagli insegnanti, che certo restano colpevoli di mancata reazione, ma dai ministri riformatori, proprio da quelli che ora si attribuiscono poteri dittatoriali. Agendo dietro la cortina della ribellione sessantottina alle vessazioni della scuola gentiliana, ma in realt\u00e0 sulla base dei <em>desiderata<\/em> dei gruppi finanziari impegnati nella distruzione del <em>welfare state<\/em>, essi hanno spinto la scuola italiana a sostituire la didattica curricolare con l&#8217;intrattenimento extracurricolare, la grammatica e la matematica con il giornalino e l&#8217;uscita scolastica, nell&#8217;ipotesi, caldeggiata da una nuova generazione di pedagogisti, che gli alunni potessero acquisire competenze <em>senza accorgersene<\/em>, giocando. Per anni i ministri riformatori hanno voluto che gli insegnanti non insegnassero. Quanto all&#8217;esame di stato, i riformatori non sono arrivati ad abolirlo sia perch\u00e9 indifferenti alla sua problematicit\u00e0 pedagogica sia perch\u00e9 l&#8217;eliminazione di quello che sembrava l&#8217;ultimo presidio del rigore avrebbe gettato una luce troppo cruda sul progetto di privatizzazione della scuola; anzi da una parte hanno dato l&#8217;apparenza di renderlo pi\u00f9 severo imponendo che la prova orale riguardasse tutte le materie, dall&#8217;altra lo hanno reso innocuo con i bizantinismi della valutazione e raccomandando ai commissari di valorizzare quello che i candidati possiedono e di ignorare quello che questi ignorano. Nella prassi effettiva esso si \u00e8 cos\u00ec trasformato in una commedia in cui le parti sono invertite: ora i commissari esterni, preoccupati di eventuali ricorsi, gonfiano i voti, trovando qualche debole ostacolo negli interni, timorosi di fare torto agli alunni pi\u00f9 studiosi. In ogni caso \u00e8 venuto a mancare qualunque <em>controllo dall<\/em><em>&#8216;<\/em><em>alto<\/em> delle valutazioni: con questo esame di stato \u00e8 possibile, e tanto pi\u00f9 probabile quanto pi\u00f9 \u00e8 debole il senso civico degli insegnanti, conseguire diplomi con valutazioni anche <em>elevate<\/em>, senza possedere n\u00e9 conoscenze n\u00e9 abilit\u00e0.<\/p>\n<p>Poi si sono diffuse le prove INVALSI: si tratta di uno strumento esplicito di controllo dall&#8217;alto del lavoro didattico, che ha permesso di scoprire la situazione della scuola italiana: in generale poco lusinghiera, disastrosa nel Sud. Cos\u00ec il ministero e con lui i dirigenti scolastici sono stati posti di fronte al problema dei RISULTATI della didattica che avevano raccomandato. Si \u00e8 per\u00f2 passati non alla consapevolezza di come sia didatticamente aberrante trasformare il preside in manager, l&#8217;insegnante in animatore e l&#8217;alunno in cliente: ogni ideologia cerca di conservarsi attribuendo il proprio fallimento all&#8217;inettitudine degli esecutori e all&#8217;incompletezza della propria realizzazione. Cos\u00ec, dopo aver implicitamente imputato alla scuola il disastro economico provocato della moneta unica europea, l&#8217;attuale governo addebita il fallimento della privatizzazione incipiente della scuola agli insegnanti, colpisce la loro indipendenza professionale degradandoli a organico funzionale e, in quanto la libert\u00e0 dell&#8217;insegnamento della scienza \u00e8 garantita dall&#8217;articolo 33 della Costituzione, tenta l&#8217;eversione della Costituzione. Gli insegnanti diventano dipendenti dei dirigenti ed \u00e8 loro attribuito un compito <em>impossibile<\/em>. Infatti ci\u00f2 che si richiede loro non \u00e8 pi\u00f9 soltanto l&#8217;obiettivo di Berlinguer, di assecondare l&#8217;estro creativo dei \u201cgiovani di oggi\u201d assottigliando fino alla trasparenza lo spessore scientifico del loro lavoro, ma ANCHE quello di farlo cos\u00ec che non ne sia compromesso il raggiungimento delle competenze. Prima si chiedeva di non insegnare ma soltanto divertire, ora si chiede di non insegnare, certo, ma ANCHE <em>di insegnare<\/em>. Le chiacchiere sulla meritocrazia da parte di una ceto politico di cooptati servono dunque a insinuare negli Italiani la rassegnazione alla societ\u00e0 neoliberista di casta, senza mobilit\u00e0 sociale, quale \u00e8 nelle visioni dei grandi gruppi finanziari; inoltre esse coprono le responsabilit\u00e0 di chi, dal ministro Berlinguer in poi, ha sostenuto l&#8217;incompatibilit\u00e0 tra \u201ci giovani di oggi\u201d e lo studio severo e ha fatto della scuola un luna-park; infine trasfigurano la contraddizione del <em>non insegnare insegnando<\/em> nell&#8217;<em>ideale<\/em> del super-docente meritevole, che con la potente magia dello strumento tecnologico e della continua innovazione didattica, in uno sforzo infinito, crea competenze <em>senza<\/em> <em>lo studio e l<\/em><em>&#8216;<\/em><em>esercitazione<\/em> degli alunni, <em>ex nihilo<\/em>; viceversa, l&#8217;irraggiungibilit\u00e0 <em>effettiva<\/em> di quell&#8217;ideale giustifica l&#8217;umiliazione professionale ed economica degli insegnanti normali, la miseria crescente e la soppressione finale della scuola pubblica.<\/p>\n<p>La decadenza della scuola italiana si \u00e8 insinuata tra la fine della pedagogia vessatoria gentiliana e l&#8217;inizio della pedagogia ricreativa berlingueriana, attraverso la breccia formatasi tra lo svanire di ogni forma di controllo dall&#8217;alto della didattica e l&#8217;introduzione delle prove INVALSI. Il disegno di legge derivato dalla \u201cbuona scuola\u201d di Renzi contiene misure da una parte anti-costituzionali, in quanto consistono nell&#8217;attribuire ai dirigenti scolastici le scelte didattiche e il potere di espellere gli insegnanti dall&#8217;istituto, come se la loro docilit\u00e0 alle indicazioni dei ministri riformatori non avesse fatto gi\u00e0 abbastanza danni; dall&#8217;altra irrazionali e anti-liberali, in quanto intendono non <em>migliorare<\/em> ma <em>cambiare<\/em> la scuola \u2013 come pure l&#8217;Italia. Cambiare \u00e8 distruggere l&#8217;esistente e sostituirlo. La razionalit\u00e0 rifugge non solo dal gesto di rifiuto nei confronti dell&#8217;esistente, ma anche dall&#8217;affidare un compito sociale alla <em>buona<\/em> volont\u00e0 di individui o di gruppi; essa realizza i miglioramenti valorizzando istituzionalmente le interdipendenze gi\u00e0 presenti nella compagine sociale. Nel caso del controllo dall&#8217;alto della didattica di cui la scuola italiana \u00e8 priva da Berlinguer in poi, \u00e8 notevole come gli improvvisati riformatori, che siano consapevoli o meno della portata distruttiva del piano che hanno scelto di servire, trascurino il fatto che questo controllo esiste gi\u00e0 da sempre, che non c&#8217;\u00e8 affatto bisogno di novit\u00e0 (neppure dei test dell&#8217;INVALSI con i loro corollari indesiderabili: l&#8217;incompletezza delle discipline coinvolte, la spesa, il rischio che i quiz monopolizzino la didattica), che basta istituzionalizzarlo perch\u00e9 diventi efficace nella vita della scuola. Questa, infatti, si articola in fasi e ogni fase successiva esercita un controllo naturale sul lavoro svolto nella fase precedente: le scuole medie valutano il lavoro svolto dalle scuole elementari, se necessario lo precisano e lo completano, e in modo analogo si rapportano il biennio superiore alle medie, il triennio al biennio, l&#8217;universit\u00e0 e il mondo del lavoro al triennio superiore. Questa valutazione esiste ovunque da sempre, per lo meno in forma di mormorazione contro i colleghi, raramente come ringraziamento per il buon lavoro svolto, mai come critica aperta; in generale neanche i colleghi di biennio e triennio dello stesso istituto si parlano, presentano le esigenze, lamentano gli errori. Sarebbe sufficiente che gli insegnanti dei gradi inferiori fossero informati <em>sistematicamente<\/em> dei successi e delle difficolt\u00e0 dei loro ex-alunni e fossero impegnati a tenerne conto nella loro didattica, perch\u00e9 sia affrontato con efficacia il difetto pi\u00f9 grave della scuola italiana. Il primo timido passo in questo senso \u00e8 stato gi\u00e0 fatto dall&#8217;indagine \u201cEduscopio\u201d resa disponibile dalla Fondazione Agnelli, che ha assegnato agli istituti secondari un punteggio calcolato sui risultati nel primo anno di universit\u00e0 degli alunni che essi hanno diplomato. Questo controllo dall&#8217;alto del lavoro didattico va per\u00f2 in senso contrario a tutto ci\u00f2 che la scuola da Berlinguer in poi \u00e8 diventata; implica infatti che non ci si limiti a pascolare gli alunni tra gli ozi extra-curricolari, ma li si impegni in un <em>lavoro<\/em> verso il loro futuro didattico ben determinato, che si rafforzi la responsabilit\u00e0 degli insegnanti e li si renda protagonisti, anzich\u00e9 abbandonarli all&#8217;indifferenza pedagogica dei manager scolastici, che gli istituti scolastici collaborino, anzich\u00e9 degradarsi nella reciproca concorrenza mercantile. Quando sar\u00e0 esaurito il tempo di quelli che vogliono <em>cambiare<\/em> l&#8217;Italia, verr\u00e0 il momento di proporre la questione.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> L\u2019impropriet\u00e0 di questa trasformazione \u00e8 evidente dal fatto che un buon venditore suscita nel cliente dipendenza, un buon educatore aiuta l\u2019allievo a diventare autonomo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;istruzione si articola in quattro momenti: innanzitutto la lezione, che fornisce all&#8217;alunno l&#8217;impulso ad acquisire le conoscenze e le competenze \u2013 essa implica che l&#8217;insegnante abbia la loro completa padronanza, quindi sia anche capace di affascinare con il suo virtuosismo; poi l&#8217;esercitazione, in cui l&#8217;insegnamento diventa apprendimento: l&#8217;alunno vi arriva a interiorizzare le conoscenze, a capire i problemi e a possederne le tecniche di soluzione \u2013 essa \u00e8 la vera quintessenza dell&#8217;istruzione, e se inizia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,85],"tags":[1110,725,3475,165],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3sr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13295"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13295"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13295\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}