{"id":13307,"date":"2015-04-01T00:23:56","date_gmt":"2015-04-01T00:23:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13307"},"modified":"2015-04-01T00:23:56","modified_gmt":"2015-04-01T00:23:56","slug":"il-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13307","title":{"rendered":"Il cambiamento"},"content":{"rendered":"<p><strong>Perch\u00e9 il cambiamento?<\/strong><\/p>\n<p>Come mai, nell\u2019epoca in cui tutto cambia a gran velocit\u00e0 e in peggio, una moltitudine crescente continua ad invocare il cambiamento stringendolo come un feticcio (simbolo, direi, dell\u2019eterna fuga dal presente) senza mai porsi il problema della <strong>guida<\/strong>?<\/p>\n<p>Si guarda con terrore alla prospettiva di \u201c<em>tornare indietro<\/em>\u201d. \u00c8 bandita qualunque revisione critica del percorso imposto alla societ\u00e0. Ognuno \u00e8 concentrato su se stesso mentre l\u2019attesa dell\u2019Epifania del Cambiamento, inteso come atto unico, conclusivo e risolutivo, assume connotati quasi messianici, mancando, nel concreto, ogni disciplina collettiva che spinga ad organizzare quel complesso coerente di azioni necessario a guidare ogni cambiamento <strong>nella direzione imposta dalla volont\u00e0 popolare<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Chi decide per il cambiamento?<\/strong><\/p>\n<p>Da circa vent\u2019anni i grandi partiti di massa sono di fatto tramontati. Si \u00e8 perso cos\u00ec il filo che legava la volont\u00e0 e gli interessi delle masse alle Istituzioni.<\/p>\n<p>Il popolo \u00e8 deprivato del proprio ruolo attivo nei processi decisionali riguardanti il paese. Vacilla la democrazia rappresentativa che nei decenni trascorsi ci ha garantito uno sviluppo sociale con pochi eguali al mondo.<\/p>\n<p>Resta un indecente e inutile legame emozionale tra la massa e un pugno di arruffapopoli, per i quali non sprecher\u00f2 mai troppe parole.<\/p>\n<p>Nel frattempo <em>\u00e9lites<\/em> pazienti e organizzate restano in grado perfezionare sapientemente il <strong>loro<\/strong> (non il nostro!) ambizioso progetto politico in fase di paziente attuazione da qualche decennio.<\/p>\n<p>Infondere fiducia nel cambiamento a queste condizioni, senza cio\u00e8 risvegliare la coscienza che conduce alla formazione di un nuovo attore politico popolare, significa continuare a vendere illusioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quale cambiamento?<\/strong><\/p>\n<p>Come insegnano Romano Prodi (1) e Mario Monti (2), nei momenti di acutizzazione delle crisi \u00e8 pi\u00f9 forte una certa tendenza nichilista che spinge a forzare e alla fine rompere gli schemi esistenti.<\/p>\n<p>La distruzione finemente spacciata per \u201c<em>passi in avanti<\/em>\u201d \u00e8 compiuta con cambiamenti di frodo estranei e incomprensibili alla societ\u00e0, la quale invece pu\u00f2 essere elevata solo grazie alla sapiente\u00a0e misurata disciplina della continuit\u00e0 propria di chi conosce il senso dello stato e il cammino della nazione.<\/p>\n<p>Le conseguenze sociali di tale svolta autoritaria \u2013 insieme al peggioramento delle condizioni materiali della popolazione &#8211; sono il cortocircuito, la perdita dell\u2019unit\u00e0 e del centro, la svirilizzazione e il cinismo, il decadimento della cultura e la perdita della memoria, l\u2019aumento delle disuguaglianze e lo scatenamento della violenza.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 valore che tenga di fronte alla furia livellatrice dei <em>despoti illuminati\u00a0<\/em>descritti da Tommaso Padoa Schioppa (3).<\/p>\n<p>Tuttavia esiste un <strong>antidoto<\/strong>: imparare ad usare le stesse armi del nemico, ivi incluse la volont\u00e0, la pazienza, la perseveranza, la disciplina, la fiducia nell\u2019avvenire, la capacit\u00e0 di progettare anche a lungo termine con le giuste strategie, il sapersi muovere per fasi, con passo sicuro, senza stupide ansie, divisioni settarie o isterismi.<\/p>\n<p>A quel punto potr\u00e0 emergere una nuova &#8220;<em>\u00e9lite<\/em> popolare&#8221; in grado di rilanciare la<strong> Civilt\u00e0 del Lavoro<\/strong> e cancellare per sempre la <strong>barbarie del <em>job<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gianluigi Leone \u2013 ARS Lazio<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a7\u00a7\u00a7<\/p>\n<p>(1) \u00ab<em>Sono sicuro che l\u2019euro ci costringer\u00e0 a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica. Proporli adesso \u00e8 politicamente impossibile, ma un bel giorno ci sar\u00e0 una crisi e si creeranno i nuovi strumenti<\/em>\u00bb. Romano Prodi, intervistato dal <em>Financial Times<\/em> (4\/12\/2001).<\/p>\n<p>(2) \u00ab<em>Nei momenti di crisi pi\u00f9 acuta, progressi pi\u00f9 sensibili. Rientro dell\u2019emergenza della crisi: affievolimento della volont\u00e0 di cooperare. Non dobbiamo sorprenderci che l\u2019Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell\u2019Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranit\u00e0 nazionali a un livello comunitario. E\u2019 chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini alla collettivit\u00e0 nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una crisi in atto, visibile, conclamata. Abbiamo bisogno delle crisi, come il G20, come gli altri consessi internazionali, per fare passi avanti. Ma quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perch\u00e9 si sono messe in opera istituzioni, leggi eccetera, per cui non \u00e8 pienamente reversibile<\/em>\u00bb. Mario Monti, all\u2019universit\u00e0 Luiss (22\/02\/2011)<\/p>\n<p>(3) \u00ab<em>L\u2019Europa non nasce da un movimento democratico. Tra il polo del consenso popolare e quello della leadership di alcuni governanti, l\u2019Europa \u00e8 nata seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato<\/em>\u00bb. Tommaso Padoa Schioppa, <em>Commentaire<\/em> (1999).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 il cambiamento? 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