{"id":13317,"date":"2015-04-11T01:05:50","date_gmt":"2015-04-11T01:05:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13317"},"modified":"2015-04-11T01:05:50","modified_gmt":"2015-04-11T01:05:50","slug":"storicismo-e-nichilismo-giuridico-in-unorazione-di-ugo-foscolo-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13317","title":{"rendered":"Natalino Irti: Storicismo e nichilismo giuridico in un\u2019orazione di Ugo Foscolo (1)"},"content":{"rendered":"<p><em>da &#8220;Historia et ius&#8221;, rivista di storia giuridica dell\u2019et\u00e0 medievale e moderna (www.historiaetius.eu &#8211; 2\/2012 &#8211; paper 15)<\/em><\/p>\n<p><strong>1. <\/strong>\u201cTutto quello che \u00e8, deve essere; e, se non dovesse essere, non sarebbe\u201d: questa proposizione \u2013 che un critico letterario di grande nome definisce \u2018aforisma di tipo hegeliano\u2019 (2) \u2013 raccoglie il senso dell\u2019orazione <em>Sull\u2019origine e i limiti della giustizia<\/em>, pronunciata da Ugo Foscolo a Pavia, il giugno 1809, nella cerimonia solenne di conferimento di lauree in leggi (3). A ci\u00f2 che accade, a ci\u00f2 che si mostra nell\u2019effettuale realt\u00e0, non pu\u00f2 contrapporsi ci\u00f2 che deve essere: essere e dover essere perfettamente coincidono. I fatti sono in quanto debbono essere, sicch\u00e9 ricusano ogni raffronto con fatti che non sono accaduti, ma sarebbero gi\u00e0 dovuti accadere in passato o dovrebbero accadere in futuro. Tutto quello che accade porta dentro di s\u00e9 la propria intrinseca ragione, il proprio dover essere, e non \u00e8 giudicabile alla stregua di un diverso e superiore criterio.<\/p>\n<p>Foscolo si confessa \u201cuno di quei tanti mortali a cui l\u2019ingegno e la fortuna avendo negato la via alla verit\u00e0 del diritto, devono se non altro attenersi alla certezza del fatto\u201d. La \u2018verit\u00e0 del diritto\u2019 \u00e8 il diritto provvisto di un contenuto perenne e incontrovertibile, che sta sopra alle leggi positive, e, a volta a volta, le approva o disapprova, le pronuncia conformi o difformi. Le leggi difformi, opponendosi alla verit\u00e0, cadono nell\u2019errore, offendono la giustizia, sono rifiutabili dai destinatar\u00ee. La verit\u00e0 \u00e8 il dover essere del diritto, il criterio, onde \u00e8 dato di distinguere tra ci\u00f2 che deve essere e ci\u00f2 che non deve essere. L\u2019essere non basta, il nudo accadere non esprime di per s\u00e9 alcuna ragione: la ragione dell\u2019essere consiste soltanto nel suo adeguarsi alla verit\u00e0, nel suo adempiere l\u2019istanza del dover essere. Non c\u2019\u00e8 forma o tipo di giusnaturalismo, religioso o laico che sia, il quale non si risolva e concluda in questo raffronto e nel correlativo giudizio di adeguatezza o inadeguatezza. Se il diritto che \u00e8, deve essere, allora non si d\u00e0 luogo n\u00e9 a raffronti n\u00e9 a giudiz\u00ee, poich\u00e9 l\u2019essere esprime la realt\u00e0 del dover essere, e ambedue coincidono nell\u2019effettualit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Al Foscolo \u00e8 negata la \u201cvia alla verit\u00e0 del diritto\u201d; a lui \u201cnon fu dato mai di vederla, e di ravvisarla\u201d. La verit\u00e0 si manifesta come meta di un cammino, punto d\u2019arrivo di una \u2018via\u2019: o di un messaggio divino, che la riveli e trasmetta agli uomini; o di una scoperta fatta da costoro nell\u2019intimo della coscienza o nel corso della storia. Come poi si vedr\u00e0, l\u2019una e l\u2019altra strada al Foscolo sono precluse.<\/p>\n<p>Ed allora non rimane che la \u2018certezza del fatto\u2019, la \u2018esperienza del fatto\u2019. \u201cM\u2019attenni dunque al metodo delle altre umane cognizioni, e decretai di esaminare la giustizia coll\u2019esperienza dei fatti \u2026\u201d. La \u2018scienza della giustizia\u2019 \u00e8 anch\u2019essa una scienza sperimentale, non diversa dalle scienze fisiche, ma il fatto \u00e8 qui la storia dell\u2019uomo, e non l\u2019inerte e oggettiva natura. L\u2019esperienza del fatto \u00e8 l\u2019esperienza storica, che diviene nel tempo, e giunge fino a noi dalla pi\u00f9 lontana antichit\u00e0, la quale ci mostra, con l\u2019assassinio di Abele, gi\u00e0 \u201cferita al suo nascere\u201d, la legge dell\u2019amore reciproco e della fraternit\u00e0. E codesta legge non pot\u00e9 pi\u00f9 \u201cn\u00e9 rinvigorirsi, n\u00e9 crescere, perch\u00e9 appunto dopo quel duello, gli uomini nacquero, vissero e morirono guerreggiando perpetuamente tra loro, ora per avarizia, or per ambizione, or per invidia, ed or senza perch\u00e9, e sempre di terra in terra, e di anno in anno fino a\u2019 miei giorni\u201d.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Il guerreggiare di popoli contro popoli sospinge gli uomini, proprio per difendersi da aggressioni esterne, a riunirsi in societ\u00e0 e a sottomettersi ad un comune potere. Ma \u00e8 forse giustizia la legge, che vincola, all\u2019interno di una societ\u00e0, cittadino a cittadino, governanti e governati? Sul principio della storia romana si trova l\u2019uccisione di Remo, e Foscolo vede \u201cquella spada del fratricidio tramandarsi di mano in mano per lungo ordine di re, di consoli, di dittatori, di imperatori; conquistare la terra, e scrivere col sangue dei vinti le leggi pi\u00f9 venerate di ogni nazione, e celebrarsi la <em>civilis equitas<\/em> de\u2019 Romani\u201d. La giustizia di ogni paese, delle particolari societ\u00e0 in cui si divide il genere umano, \u00e8 cos\u00ec legge garantita dalla forza, vincolo tenuto fermo dalla costrizione fisica. \u201cDunque \u2013 conclude Foscolo \u2013 sulla terra senza forza non vi \u00e8 giustizia; e se una citt\u00e0 non avesse forza contro le usurpazioni esterne ed interne, non sarebbe giusta, perch\u00e9 non avrebbe leggi; perch\u00e9 le leggi senza la protezione della forza sono nulle\u201d (4).<\/p>\n<p>L\u2019equazione si presenta in lucida perentoriet\u00e0: la legge tiene salde le singole citt\u00e0; essa, e soltanto essa, \u00e8 giustizia nelle umane convivenze; la legge-giustizia, la legge che \u00e8 giusta per il fatto solo di esser legge, ha bisogno della forza, che reprima e soffochi le \u201cusurpazioni esterne ed interne\u201d. Nulle, cio\u00e8 il niente di efficacia vincolante e di capacit\u00e0 costrittiva, sono le \u201cleggi senza la protezione della forza\u201d. La forza assume, nel fastoso stile del Foscolo, la grandezza di una potenza storica: non \u00e8 la miserabile soverchieria o l\u2019arroganza sopraffattrice, ma l\u2019energia degli uomini, la volont\u00e0 che istituisce o destituisce le citt\u00e0 terrene. E\u2019 netta l\u2019eco di Machiavelli, di Hobbes, di Vico.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Proprio dal filosofo napoletano il Foscolo trae la sentenza, onde la ragion di stato \u2013 cio\u00e8, la ragione che determina l\u2019uso della forza \u2013 non \u00e8 naturalmente conosciuta da ogni uomo, ma da pochi pratici di governo, che \u201csappiano vedere ci\u00f2 che appartiensi alla conservazione del genere umano\u201d. E, poich\u00e9 il genere umano non \u00e8 retto da un solo governo, e sempre si divide e dilacera nelle guerre, la ragion di stato non \u00e8 che \u201cconservazione del solo popolo governato\u201d. \u201cDunque \u2013 argomenta il Foscolo \u2013 il giusto non emana se non dalla ragione di stato, non si propaga fuori della ragione di stato e si riconcentra fermamente nella ragione di stato\u201d. Ancora una volta (cfr., supra, \u00a7 2) la forza ci appare come energia creatrice e conservatrice della citt\u00e0, forza che trova nella legge la propria giustizia. Al lume di questo criterio, cadono immaginazioni e astrazioni: <em>jus divinum, jus naturale, jus gentium, jus civile<\/em>; e trionfa l\u2019evidenza dei fatti. I quali attestano soltanto schiavit\u00f9 e assassinii, e ruberie, e mostrano, nella civilissima Inghilterra, \u201cnavi cariche d\u2019uomini negri incatenati, flagellati, e condotti da\u2019 loro tugurj dell\u2019Affrica alle glebe dell\u2019America\u201d.<\/p>\n<p>Anche cade lo <em>jus naturale<\/em>, ossia la pretesa di scoprire la verit\u00e0 del diritto nella natura dell\u2019uomo, cade perch\u00e9 questa natura \u00e8 la stessa socialit\u00e0 e storicit\u00e0 dell\u2019uomo. La quale si presenta unitaria e indivisibile, e non permette distinzione di natura usi istituzioni. Qui si coglie l\u2019antitesi fra il naturalismo illuministico, che dissolve i concreti individui nella specie biologica dell\u2019uomo, e lo storicismo foscoliano, per il quale natura dell\u2019uomo \u00e8 il suo agire nel tempo, il fondare Stati, e, insomma, le vicende della pace e della guerra, del vivere e del convivere. E l\u2019antitesi si fa pi\u00f9 cruda, dove il Foscolo passa dalla natura sociale alla natura individuale, e anche qui s\u2019imbatte nello \u201cistinto della propria conservazione\u201d, nell\u2019ineguaglianza di bisogni piaceri dolori, nella disparit\u00e0 di forze.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 nell\u2019uomo \u2013 osserva Foscolo \u2013 una dolorosa \u2018incontentabilit\u00e0\u2019, che accresce i bisogni e sospinge a un incessante fare: \u201c\u2026 io non posso agire che per me solo, e non arrestarmi se non quando l\u2019altrui forza mi oppone una insormontabile necessit\u00e0; ma frattanto tutto quello che \u00e8 in me, che part\u00ec da me, che ritorna in me, che pu\u00f2 venire in me, forma sempre parte essenziale di me medesimo. Afflitta una parte di me, l\u2019altrui felicit\u00e0 non pu\u00f2 compensarmi, e perduto questo mio io, cos\u2019\u00e8 il mondo per me?\u201d.<\/p>\n<p>Lo storicismo foscoliano \u00e8 tutto nel rapporto tra il singolo e la citt\u00e0, tra l\u2019individuo e la patria. N\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altra appartengono alla natura, a una sfera che sia oggettivamente accertabile e governabile. La loro natura \u00e8 il loro agire e farsi nel tempo, obbedendo, e l\u2019uno e l\u2019altra, all\u2019istinto di conservazione. Il quale, come comanda all\u2019individuo di uscire dall\u2019anarchia originaria e di entrare in societ\u00e0, cos\u00ec impone a quest\u2019ultima di difendersi con la severit\u00e0 delle leggi e la crudezza della forza: \u201c\u2026 ne viene che ogni legge debba essere scritta dalla forza, e mantenuta dalla forza\u201d.<\/p>\n<p>Si spiega cos\u00ec che il Foscolo, il quale non fa conto n\u00e9 del diritto divino (sempre congiunto alla ragion di stato) n\u00e9 del <em>jus gentium<\/em>, e con Lucano ci ridice : \u2018Victrix causa diis placuit\u2019, si levi in un elogio del diritto civile. Che, pur diverso in ciascuna societ\u00e0, \u00e8 sempre simile nello \u201cscopo di mantenere l\u2019equilibrio tra il principe ed i soggetti, tra le passioni dell\u2019uomo e gli obblighi del cittadino, tra gl\u2019infiniti bisogni e le forze limitate degli individui \u2026\u201d. Il diritto civile, inteso come diritto dei <em>cives,<\/em> oppone una forza generale alla forza degli individui, e cos\u00ec li salva dall\u2019anarchia, li tutela nell\u2019esercizio di arti industrie commerci, e dunque nel fecondo e continuo incivilimento.<\/p>\n<p>Mentre <em>jus divinum, ju<\/em>s <em>naturale<\/em> e <em>jus gentium<\/em> si perdono nell\u2019astrazione dei princip\u00ee, e sono ognora confutati dall\u2019evidenza dei fatti, il <em>jus civile<\/em> riposa sull\u2019istinto di conservazione, sulla necessit\u00e0 di uscire dall\u2019anarchia originaria e di stringersi in societ\u00e0. La forza della legge concilia i bisogni, raffrena le passioni, ed anzi le trasforma in fruttuose virt\u00f9. La legge civile \u00e8 costitutiva, appunto, della citt\u00e0, di quella citt\u00e0, che, essendo in noi e per noi, diviene la patria. \u201cDopo questo esame dei fatti \u2013 conclude Foscolo \u2013 le parole giustizia, patria e ragione di stato suonano per me una medesima cosa\u201d.<\/p>\n<p>Il Foscolo raccoglie in sei punti i risultati del discorso: ai popoli \u201cnon si pu\u00f2 parlare che per mezzo di leggi positive\u201d; non ci sono \u201cnorme positive di giusto se non da cittadino a cittadino, e da governo a popolo; ma non mai da uomo a uomo, e da governo a governo\u201d. La forza, che assicura le leggi, costituisce la ragion di stato; giusta \u00e8 la ragion di stato che pi\u00f9 concilia gli interessi reciproci dei cittadini e dei governi; l\u2019unica equit\u00e0 possibile consiste \u201cnella eguaglianza universale, religiosa, severissima dell\u2019applicazione\u201d; e, infine, \u201cper\u00f2 praticamente tutti i diritti, naturale, divino, pubblico e civile devono emanare da una sola legge, e riconcentrarsi in una sola: \u2018Suprema lex, pupuli salus esto\u2019 \u201d. I punti conclusivi salgono cos\u00ec fino a una <em>Grundnorm,<\/em> che tutti li spiega e raccorda: la \u2018populi salus\u2019, il bene della citt\u00e0, \u00e8 legge sovrana. Non l\u2019eterna e immobile verit\u00e0 del diritto, ma il bene della citt\u00e0, che \u00e8 tale soltanto per ciascuna citt\u00e0, e si determina in mutevole e imprevedibile storicit\u00e0. Nessuno pu\u00f2 accertarlo una volta per tutte, ma, di tempo in tempo, si far\u00e0 manifesto ai \u2018pochi pratici di governo\u2019, solleciti nel conservare e difendere la citt\u00e0.<\/p>\n<p>4. Qua e l\u00e0 nella dissacrante analisi della giustizia, ma pi\u00f9 nelle ultime pagine, si discopre la schietta visione del Foscolo, che si direbbe di un acerbo e poetico nichilismo (5). L\u2019uomo vive nelle tenebre dell\u2019ignoranza; ogni suo sforzo di conoscenza \u00e8 vano; egli non riesce a dar senso al proprio essere e al proprio agire. \u201cIo non so n\u00e9 perch\u00e9 venni al mondo, n\u00e9 cosa sia il mondo, n\u00e9 che cosa io stesso mi sia \u2026\u201d; \u201c\u2026 e questa stessa parte di me che pensa ci\u00f2 che io scrivo, e che medita sopra di tutto, e sopra se stessa, non pu\u00f2 conoscersi mai\u201d; \u201c\u2026 mi trovo come attaccato ad un piccolo angolo delle spazio incomprensibile, senza sapere perch\u00e9 sono collocato piuttosto qui che altrove \u2026\u201d; \u201cIo non vedo da tutte le parti che infinit\u00e0 che mi assorbono come un atomo\u201d.<\/p>\n<p>Questa impossibilit\u00e0 di un qualsiasi sapere, che giunge fino alla mancanza di autocoscienza; questo agitarsi, senza significato alcuno, di passioni e piaceri, di risorgenti bisogni e di strenue volont\u00e0; non trova altro rifugio che lo stringente vincolo della propria citt\u00e0, della \u201cterra che mi \u00e8 assegnata per patria\u201d. \u201cVedo \u2013 scrive Foscolo \u2013 che l\u2019eterna guerra degli individui e la disparit\u00e0 delle loro forze produce un\u2019alleanza, per cui l\u2019amore de\u2019 miei, della mia famiglia, della mia citt\u00e0: e tutti uniscono con me i bisogni e i piaceri e le sorti della loro vita contro i desiderj insaziabili degli altri mortali\u201d. Dove non \u00e8 l\u2019alleanza leopardiana de <em>La ginestra,<\/em> l\u2019unirsi solidale degli uomini contro la natura e lo stringersi dei \u2018mortali in social catena\u2019, ma l\u2019alleanza di uomini avverso altri uomini, che insaziati minacciano le mura della citt\u00e0. La patria, in difesa della quale Foscolo chiama gli uomini, non \u00e8 la patria comune del \u2018genere umano\u2019 ma questa concreta e storica patria, la \u201cterra che mi \u00e8 assegnata per patria\u201d. Non il conflitto tra uomo e natura, ma i terribili e spaventosi conflitti, che, opponendo uomini ad altri uomini, e patrie ad altre patrie, costruiscono nel tempo la nostra storia.<\/p>\n<p>5. Si \u00e8 sopra discorso di storicismo e nichilismo del Foscolo, ed ora se ne vorrebbero segnare i tratti riassuntivi. Il \u2018dolente storicismo\u2019 (per usare una formula definitoria di Luigi Russo) (6) \u00e8 nella nuda considerazione dell\u2019agire umano, che egli viene ricostruendo dalla pi\u00f9 remota antichit\u00e0 fino ai suoi giorni, i quali anche potremmo dire nostri. Ignaro della \u2018verit\u00e0 del diritto\u2019, per la quale gli \u00e8 negata ogni via, Foscolo si restringe all\u2019accaduto, alla certezza esperienza evidenza dei fatti. E questi sono assunti in certa estrinseca oggettivit\u00e0, quasi dimenticando che i fatti sono sempre tali per la mente umana, onde sono accertati, esperiti, giudicati evidenti. Il debole e mortale io \u00e8 l\u2019io, che pure li pensa, li trae dentro di s\u00e9, e, interpretandoli, giunge a negarli come puri e semplici fatti. Il nichilismo, che dicemmo acerbo e poetico (cfr., supra, \u00a74), non travolge il piccolo io smarrito nell\u2019universo, incapace di trovare un senso al nascere e al vivere, ma capace di esperienza storica, di unirsi con altri nel vincolo della citt\u00e0, di avvertire bisogni e passioni(7).<\/p>\n<p>Al Foscolo non si pu\u00f2 n\u00e9 deve chiedere un sistema filosofico, poich\u00e9 il pensiero si fa sentimento, sicch\u00e9 la prosa accademica congiunge insieme meditazione e lirica, ansia speculativa e abbandono del cuore. Si potrebbe dire, adattando parole profonde di Giovanni Gentile (8), che in Foscolo \u201cmateria del suo canto \u00e8 la sua filosofia\u201d. C\u2019\u00e8 la seriet\u00e0 e onest\u00e0 del pensiero, che non svaga in sofismi n\u00e9 azzarda lontani orizzonti, ma sta alle cose, alla lezione crudele della storia. Foscolo non pu\u00f2 n\u00e9 vuole nascondere ci\u00f2 che gli sembra di aver appreso dalle istorie: verso i giovani sente, ineludibile e vincolante, un dovere di impietosa sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019orazione si chiude con un intenso e caldo appello: \u201c\u2026 rivolgiamo tutti i nostri studi, i nostri pensieri, i nostri sudori, i nostri piaceri, e la nostra gloria alla patria, per illuminarla coraggiosamente ne\u2019 traviamenti e soccorrerla con generosit\u00e0 ne\u2019 pericoli\u201d. Questa patria non \u00e8, come pure si \u00e8 detto (9), lo Stato-potenza, che ha di contro lo Stato-giustizia, a quel modo che l\u2019ideologia storicistica avversa l\u2019ideologia illuministica e democratica. La patria foscoliana \u00e8 la terra che ci \u00e8 assegnata per patria, la terra che \u00e8 nostro dovere di invigorire all\u2019interno merc\u00e8 la severit\u00e0 delle leggi e di difendere da \u2018usurpazioni\u2019 straniere. La forza, esercitata per invigorirla e difenderla, nulla ha da vedere con la volont\u00e0 di potenza, con la volont\u00e0 di stabilire e accrescere il dominio di uno Stato sugli altri: \u00e8 piuttosto volont\u00e0 di unirsi insieme, di raffrenare le individuali passioni in un vincolo comune, di uscire dall\u2019originaria anarchia. C\u2019\u00e8 Hobbes; non c\u2019\u00e8 ancora Nietzsche. La contemplazione del divenire non approda al nulla, ma trova rimedio, e quasi si appoggia e sostiene, nel culto della patria.<\/p>\n<p>6. Invano, mi pare, si cercherebbe il nome di Foscolo nelle storie, anche le pi\u00f9 erudite e sicure, di filosofia del diritto o di filosofia politica. Eppure il giurista pu\u00f2 scorgere nell\u2019orazione pavese un documento di grande rilievo, un testo che parla di noi stessi e dei nostri tempi. L\u2019argomentare del Foscolo, liberato di certo ingenuo sensismo e oggettivismo, riesce fermo e persuasivo. Il diritto gli si presenta incondizionato, cio\u00e8 sciolto da ogni presupposto metafisico e religioso, e tutto risolto nella positiva storicit\u00e0. Positiva \u00e8 la legge posta, posta dall\u2019uomo per altri uomini, e garantita dall\u2019esercizio della forza: cos\u00ec la legge \u00e8 in grado di stringere e conservare i popoli nel vincolo della citt\u00e0. Dove il Foscolo scrive che \u201cle leggi senza la protezione della forza sono nulle\u201d, non ha riguardo alla nullit\u00e0 come formale invalidit\u00e0, ma alla concreta incapacit\u00e0 di governare l\u2019agire degli uomini. La nullit\u00e0 \u00e8 qui impotenza storica.<\/p>\n<p>E ancora la legge \u00e8 creatrice e conservatrice della citt\u00e0: poich\u00e9 non si d\u00e0 un dover essere, che si stagli al di fuori e al di sopra delle norme positive, la legge fa tutt\u2019uno con la giustizia e la ragion di stato. Cos\u00ec l\u2019individuo esce dall\u2019originaria anarchia, dalla solitudine e dal terrore, da quella che Hobbes defin\u00ec la \u2018miserabile condizione di guerra\u2019 (10), e trova pace e difesa. L\u2019appartenenza alla citt\u00e0 non \u00e8 uno stare pigro e inoperoso, ma esige l\u2019impegno totale dell\u2019individuo, l\u2019esercizio di tutte le sue energie. Lo storicismo foscoliano, che talora rasenta l\u2019abisso del nichilismo e l\u2019atroce vanit\u00e0 del divenire, ha un punto fermo nella citt\u00e0, nella patria in cui ci riuniamo e ripariamo. Che non \u00e8 la patria cosmopolitica del secolo XVIII, l\u2019indistinto e generico mondo dell\u2019uomo, ma questa mia e determinata patria.<\/p>\n<p>Qui si rivela il rigoroso anti-illuminismo del Foscolo (11), il rifiuto di un\u2019astratta e comune ragione, che stabilisca ordinamenti e costumi degli uomini. I quali, per ci\u00f2 che fatti millenar\u00ee attestano con ogni evidenza, sempre si trovano in situazioni mutevoli e diverse; e ciascun popolo ha la propria storia, ed \u00e8 conformato e definito da essa. Lezione giuridica, che anche \u00e8 lezione di alta moralit\u00e0, poich\u00e9 disvela l\u2019inerme ingenuit\u00e0 del cosmopolitismo umanitario, e riversa sull\u2019individuo la responsabilit\u00e0 della sua propria vita, il dovere di tutto e solo impegnarsi per la conservazione della patria.<\/p>\n<p>Anti-illuminismo, che anche \u00e8, e non poteva non essere, anti-naturalismo: la natura dell\u2019uomo non \u00e8 un dato estrinseco ed oggettivo, non l\u2019appartenere al medesimo genere biologico, ma la sua stessa socialit\u00e0, quale si costituisce e svolge nel tempo e nella diversit\u00e0 dei luoghi (12). Foscolo condanna il \u201cfunestissimo errore di distinguere la natura dalla societ\u00e0\u201d: \u201cL\u2019uomo tal quale \u00e8 in societ\u00e0, con ci\u00f2 che gli uni chiamano vizj, gli altri passioni, gli uni scienza, gli altri ignoranza, \u00e8 pur l\u2019uomo tal quale fu creato dalla natura \u2026\u201d. La natura dell\u2019uomo non \u00e8 indagabile e definibile per astrazione dal suo concreto agire, dal suo operoso cammino nel tempo: e dunque fa tutt\u2019uno con la sua socialit\u00e0 e la sua storia. Codesta socialit\u00e0 si esprime in variet\u00e0 di forme e modi, in arti industrie costumi usi istituzioni, e attinge il grado pi\u00f9 alto e sicuro nel vincolo della citt\u00e0. Non \u00e8 l\u2019odierna socialit\u00e0, identificata con il mondo del produrre e dello scambiare, ma la socialit\u00e0 dell\u2019uomo intero, raccolta e difesa nei confini delle \u2018societ\u00e0 particolari\u2019. Le storie porgono a Foscolo gli esemp\u00ee dell\u2019antichit\u00e0: dei giovani ateniesi, che solennemente giuravano \u201csotto pena d\u2019essere consecrati dalle Furie, di riguardare come confini della patria tutte le terre che producessero frumento, orzo, viti ed ulivi\u201d; dei Romani \u201cda\u2019 quali derivano tutti i codici de\u2019 popoli inciviliti\u201d, che sui confini della repubblica scrissero \u201c \u2018Parcere subjectis\u2019; ma soltanto subjectis\u201d. Il confine, onde le singole patrie sono determinate e istituite nella loro identit\u00e0, assume cos\u00ec un rilievo decisivo. Le \u2018usurpazioni\u2019 straniere violano i confini; la difesa della citt\u00e0 \u00e8 difesa dei confini (sono \u2018le mal vietate Alpi\u2019 dei <em>Sepolcri,<\/em> onde \u201carmi e sostanze t\u2019invadeano ed are \/ e patria e, tranne la memoria, tutto\u201d).<\/p>\n<p>La lunga e vivace disputa circa l\u2019unit\u00e0 dei <em>Sepolcri<\/em> (13) non pu\u00f2 certo rinnovarsi con riguardo all\u2019orazione accademica, la quale presenta un organico e serrato sviluppo di pensiero. Il rischio di conflitti e contraddizioni interne, di ondeggiamenti e perplessit\u00e0, \u00e8 gi\u00e0 tutto risolto nel criterio filosofico, da cui queste pagine hanno preso l\u2019avvio. Poich\u00e9 essere e dover essere coincidono appieno, e la natura dell\u2019uomo risiede nella sua socialit\u00e0 e storicit\u00e0, non c\u2019\u00e8 luogo per contrasti fra ideale e reale, o fra ragione e sentimento. Foscolo dichiara di ignorare ci\u00f2 che \u00e8 fuori dalla storia, e perci\u00f2 potrebbe confutare o indebolire l\u2019evidenza dei fatti. \u201cCos\u00ec nella mia ignoranza de\u2019 principj, e soltanto colla conoscenza de\u2019 fatti pervenni ad avere assegnati i limiti della giustizia\u201d. L\u2019ignoranza, la confessione di nulla sapere circa princip\u00ee meta-storici, esclude il conflitto e garantisce l\u2019unit\u00e0 del discorso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1 Il saggio \u00e8 gi\u00e0 apparso in <em>Sergio Cotta (1920-2007). Scritti in memoria<\/em>, a cura di B. Romano, Milano 2010, pp. 467-476.<\/p>\n<p>2 L. Russo, <em>Il tramonto del letterato<\/em>, Bari 1960, pag. 150. Nel memorabile saggio su <em>Ugo Foscolo \u2013 Pensatore, Critico, Poeta<\/em>, 1910, III ed., Firenze 1964, p. 44, Eugenio Donadoni osserva che \u201cqui \u00e8 il concetto ultimo ed irriducibile della concezione filosofica foscoliana\u201d. Cfr. F. Flora, <em>Foscolo,<\/em> Milano 1940, p. 27, che vede nell\u2019orazione giuridica \u201cla pi\u00f9 compiuta professione di fede che mai il Foscolo facesse\u201d.<\/p>\n<p>3 U. Foscolo, <em>Sull\u2019origine e i limiti della giustizia<\/em>, in <em>Saggi critici,<\/em> vol. II delle <em>Opere,<\/em> Torino 1949, pp. 75-93.<\/p>\n<p>4 Per inattesa consonanza, cfr. I. Lenin, <em>Stato e rivoluzione<\/em> (1917), trad. it., Mosca, 1949, p. 110: \u201c\u2026 il diritto \u00e8 nulla senza un apparato capace di costringere all\u2019osservanza delle regole giuridiche\u201d.<\/p>\n<p>5 Non coglie nel segno V. Cian, <em>Ugo Foscolo all\u2019Universit\u00e0 di Pavia<\/em> (1909), in <em>Scritti minori,<\/em> I, Torino 1936, p. 255, dove insiste \u201cnel ritenere che il tono dominante in questa Orazione sia d\u2019ironica protesta d\u2019un poeta e sognatore votato all\u2019ideale della pura giustizia e ferito in cuor suo dallo spettacolo d\u2019una realt\u00e0 che sembra smentirlo e contro la quale egli tenta invano di ribellarsi\u201d.<\/p>\n<p>6 L. Russo, <em>Il tramonto del letterato<\/em>, cit., pp. 105 ss. e 149.<\/p>\n<p>7 Col riguardo ai <em>Sepolcri<\/em> diceva benissimo F. De Sanctis, <em>Storia della letteratura italiana<\/em>, II, Milano 1930, p. 331: \u201cCi \u00e8 qui fuso inferno e paradiso, la vasta ombra gotica del nulla e dell\u2019infinito, e i sentimenti terreni e delicati di un cuore d\u2019uomo \u2026\u201d.<\/p>\n<p>8 G. Gentile, <em>Introduzione a Leopardi<\/em> (1927), in <em>Manzoni e Leopardi<\/em> <em>\u2013 Saggi critici<\/em>, Milano 1928, p. 100.<\/p>\n<p>9 L. Russo, <em>Il tramonto del letterato<\/em>, cit., p. 148.<\/p>\n<p>10 T. Hobbes, <em>Leviathan<\/em>, XVII; trad. it. <em>Leviatano,<\/em> Firenze 1987, p. 163. Il tema \u00e8 gi\u00e0 nei <em>Sepolcri<\/em>, dove il culto delle tombe segna l\u2019uscita dallo stato ferino ed il \u2018primo incivilimento dei popoli\u2019. Sull\u2019hobbesianismo del poeta \u00e8 spec. da vedere E. Donadoni, <em>Ugo Foscolo<\/em>, cit., pp. 57 ss.<\/p>\n<p>11 Bene avvertito da L. Russo, <em>Il tramonto del letterato<\/em>, cit., pp. 161 ss.<\/p>\n<p>12 Sul punto \u00e8 da vedere il finissimo A. Pagliaro, <em>L\u2019unit\u00e0 dei \u2018Sepolcri\u2019<\/em>, in <em>Nuovi saggi di critica semantica,<\/em> Firenze 1956, pp. 309, 339 (\u201cL\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 soltanto natura, ma \u00e8 anche storia (a cui per\u00f2 la sua natura lo chiama), e la tomba \u00e8 quindi un particolare aspetto di quel durare che, al di sopra della natura \u2026, l\u2019uomo vorrebbe assicurato per s\u00e9 e per coloro ai quali \u00e8 legato da vincoli di sangue e di affetto. Il culto dei morti entra come una realt\u00e0 nella vita degli uomini e, affermatosi con modi e riti diversi nel corso delle generazioni, diventa un aspetto della loro determinazione storica\u201d.<\/p>\n<p>13 I termini della disputa sono limpidamente enunciati da A. Pagliaro, <em>L\u2019unit\u00e0 dei \u2018Sepolcri\u2019<\/em>, cit., pp. 309-321.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da &#8220;Historia et ius&#8221;, rivista di storia giuridica dell\u2019et\u00e0 medievale e moderna (www.historiaetius.eu &#8211; 2\/2012 &#8211; paper 15) 1. \u201cTutto quello che \u00e8, deve essere; e, se non dovesse essere, non sarebbe\u201d: questa proposizione \u2013 che un critico letterario di grande nome definisce \u2018aforisma di tipo hegeliano\u2019 (2) \u2013 raccoglie il senso dell\u2019orazione Sull\u2019origine e i limiti della giustizia, pronunciata da Ugo Foscolo a Pavia, il giugno 1809, nella cerimonia solenne di conferimento di lauree&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,13],"tags":[4055,4056,4057,451,452],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3sN","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13317"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13317"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13317\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13317"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13317"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13317"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}