{"id":13329,"date":"2015-04-03T00:01:05","date_gmt":"2015-04-03T00:01:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13329"},"modified":"2015-04-03T00:01:05","modified_gmt":"2015-04-03T00:01:05","slug":"la-storia-economica-italiana-rivista-dal-1970-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13329","title":{"rendered":"La storia economica italiana (rivista) dal 1970 ad oggi"},"content":{"rendered":"<p>Premessa<br \/>\nIn questo studio voglio mettere in evidenza uno spaccato inconsueto della recente storia economico-sociale dell\u2019Italia. Anno per anno si analizza lo Storico del Commercio coll\u2019estero, l\u2019inflazione media annua, il PIL comparato del G6 (tutti in miliardi di dollari), la crescita comparata G6, il cambio dollaro USA (USD) contro Lira e il cambio Marco (DEM) contro Lira (entrambe le quotazioni al 31.12 di ogni singolo anno) e diverse altre cose dell&#8217;Italia nel periodo 1970-2012, quell\u2019Italia che nonostante tutto e tutti arriv\u00f2 a sfiorare per poche decine di miliardi di USD il IV posto assoluto, una posizione troppo scomoda per i nostri abituali partner commerciali che da sempre ci avevano additato come scansafatiche \u201cmaccaron\u00ec\u201d o come \u201cpizza e mandulino\u201d e che mai avrebbero potuto tollerare tale smacco.<\/p>\n<p>Periodo \u201cA\u201d 1970-1977<br \/>\nAnno&#8230;.Export&#8230;Import&#8230;.Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;PIL&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1970&#8230;&#8230;.17&#8230;&#8230;&#8230;..17&#8230;&#8230;&#8230;.0&#8230;&#8230;&#8230;.4,97%&#8230;&#8230;..109&#8230;&#8230;623&#8230;.171<br \/>\n(16\/08\/1971 svincolo del dollaro dalla parit\u00e0 aurea)<br \/>\nAnno&#8230;.Export&#8230;Import&#8230;.Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;PIL&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1971&#8230;&#8230;.20&#8230;&#8230;&#8230;..19&#8230;&#8230;&#8230;1&#8230;&#8230;&#8230;.4,79%&#8230;&#8230;..120&#8230;&#8230;.594&#8230;.182<br \/>\n1972&#8230;&#8230;.24&#8230;&#8230;&#8230;..23&#8230;&#8230;&#8230;1&#8230;&#8230;&#8230;.5,74%&#8230;&#8230;..140&#8230;&#8230;.582&#8230;.182<br \/>\n(1973: crisi mediorientale e guerra del Kippur, il petrolio triplica il suo prezzo, introduzione IVA in tutta Europa: tra cui, Italia al 12% e Germania all\u201911%)<br \/>\n1973*&#8230;&#8230;28&#8230;&#8230;&#8230;..32&#8230;&#8230;.-4&#8230;&#8230;..10,78%&#8230;&#8230;&#8230;169&#8230;&#8230;608&#8230;.225<br \/>\n1974*&#8230;&#8230;37&#8230;&#8230;&#8230;..45&#8230;&#8230;.-8&#8230;&#8230;..19,04%&#8230;&#8230;&#8230;192&#8230;&#8230;649&#8230;.269<br \/>\n(1975: introduzione della indicizzazione dei salari all\u2019inflazione, meglio conosciuta come Scala Mobile. Essa serv\u00ec a difendere i ceti pi\u00f9 deboli: faceva recuperare mese per mese l\u2019inflazione direttamente in busta paga)<br \/>\n1975&#8230;&#8230;.43&#8230;&#8230;&#8230;..43&#8230;&#8230;&#8230;0&#8230;&#8230;.17,24%&#8230;&#8230;&#8230;.219&#8230;&#8230;683&#8230;.261<br \/>\n1976&#8230;&#8230;.45&#8230;&#8230;&#8230;..48&#8230;&#8230;.-3&#8230;&#8230;..16,53%&#8230;&#8230;&#8230;.217&#8230;&#8230;875&#8230;.370<br \/>\n1977&#8230;&#8230;.55&#8230;&#8230;&#8230;..53&#8230;&#8230;&#8230;2&#8230;&#8230;.17,25%&#8230;&#8230;&#8230;.248&#8230;&#8230;871&#8230;.414<br \/>\n(* si noti il peso sul valore delle importazioni dovuto all&#8217;aumento del greggio)<br \/>\nDal 31\/12\/1970 al 31\/12\/1977 l\u2019Italia cresce del +127% ca. di PIL, con una media del +15,875% annuo.<br \/>\nCome si denota dal saldo della bil comm. (negativa di -11 miliardi nell\u2019intero periodo, soprattutto a causa dell\u2019impennata del petrolio) la crescita di export e import \u00e8 molto simile a quella del PIL.<br \/>\nLa lira si svaluta del 40% contro dollaro e del 142% contro marco tedesco.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana fu pari al 12%, quella degli USA \u00e8 del 6,5%, la francese del 8,57%, l\u2019inglese del 13,10%, la giapponese del 9,77%, mentre quella tedesca solo del 5,26%, ovvero meno della met\u00e0 dell\u2019Italia.<br \/>\nCome si pu\u00f2 ben notare dai raffronti con gli altri Paesi del G6 l\u2019alta inflazione \u00e8 riconducibile interamente al rincaro petrolifero (cosa ancor pi\u00f9 evidente se si prendono in esame gli anni dal 1973 in poi).<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 177%; la Germania del 178%; la Gran Bretagna del 106%; il Giappone del 240%; gli USA del 93,8%.<\/p>\n<p>Periodo \u201cB\u201d 1978-1980<br \/>\n1978 Ingresso dell\u2019Italia nello SME ordinario: -6.5% +6.5% di svalutaz\/rivalutaz. massima<br \/>\nAnno&#8230;.Export&#8230;Import&#8230;.Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;PIL&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1978&#8230;&#8230;.69&#8230;&#8230;&#8230;..62&#8230;&#8230;&#8230;7&#8230;&#8230;.12,11%&#8230;&#8230;&#8230;304&#8230;&#8230;.831&#8230;.455<br \/>\n(1979: seconda crisi mediorientale \u2013rivoluzione Komeinista in Iran-)<br \/>\n1979&#8230;&#8230;.88&#8230;&#8230;&#8230;..84&#8230;&#8230;&#8230;4&#8230;&#8230;.14,74%&#8230;&#8230;&#8230;379&#8230;&#8230;.806&#8230;.466<br \/>\n(1980: conflitto Iran-Iraq: il petrolio quadruplica il suo prezzo)<br \/>\n1980*&#8230;&#8230;97&#8230;&#8230;&#8230;109&#8230;&#8230;-12&#8230;&#8230;21,06%&#8230;&#8230;&#8230;460&#8230;&#8230;.930&#8230;.475<br \/>\nIn questi 4 anni che vedono la nascita del Sistema Monetario Europeo \u2013SME- (impone una rivalutazione del +6,5% o svalutazione del -6,5% come massimi) il PIL italiano passa da 248 a 460 miliardi di dollari (+85,5%), mettendo a segno una crescita annua pari al +21,375%.<br \/>\nLa lira si svaluta del 6,8% contro dollaro e del 14,8% contro marco tedesco.<br \/>\nLa bil comm. \u00e8 quasi in parit\u00e0 (il rincaro del prezzo del greggio si mangia tutta la crescita dei due anni precedenti e ci manda in disavanzo di un mdl).<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana fu pari al 15,97%, quella degli USA \u00e8 del 10,8%, la francese del 11,15%, l\u2019inglese del 13,23%, la giapponese si attesta ad un modestissimo 5,24%, mentre quella tedesca \u00e8 ancora una volta la pi\u00f9 bassa in assoluto, al 4,07%, ovvero quasi \u00bc di quella italiana.<br \/>\nAd esclusione di Germania e Giappone gli altri Paesi del G6 hanno tutti inflazione superiore al 10% (2.5 volte quella tedesca) e come nel corso dell\u2019altra crisi mediorientale, essa \u00e8 riconducibile anche questa volta al rincaro petrolifero.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 70,4%; la Germania del 58,5%; la Gran Bretagna del 111%; il Giappone del 54%; gli USA del 37,4%.<br \/>\nLa classifica PIL top 6 nel 1980 \u00e8 la seguente: USA (2863 mld); Giappone (1087 mdl); Germania (920 mld); Francia (690 mld); Gran Bretagna (542 mld); Italia (460 mld).<\/p>\n<p>Periodo \u201cC\u201d 1981-1986<br \/>\n(marzo 1981, divorzio ministero tesoro banca d&#8217;Italia)<br \/>\nAnno&#8230;Export..Import..Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1981*&#8230;&#8230;94&#8230;&#8230;&#8230;102&#8230;&#8230;.-8&#8230;&#8230;.17,99%&#8230;&#8230;&#8230;415&#8230;&#8230;1202&#8230;.533<br \/>\n1982*&#8230;&#8230;91&#8230;&#8230;&#8230;..96&#8230;&#8230;.-5&#8230;&#8230;.16,48%&#8230;&#8230;&#8230;412&#8230;&#8230;1370&#8230;.577<br \/>\n1983&#8230;&#8230;.90&#8230;&#8230;&#8230;..88&#8230;&#8230;..2&#8230;&#8230;.14,71%&#8230;&#8230;&#8230;427&#8230;&#8230;.1655&#8230;.607<br \/>\n1984&#8230;&#8230;.92&#8230;&#8230;&#8230;..94&#8230;&#8230;.-2&#8230;&#8230;.10,83%&#8230;&#8230;&#8230;422&#8230;&#8230;.1935&#8230;.615<br \/>\n1985&#8230;&#8230;.96&#8230;&#8230;&#8230;..98&#8230;&#8230;.-2&#8230;&#8230;..9,21%&#8230;&#8230;&#8230;.436&#8230;&#8230;.1680&#8230;.683<br \/>\n1986&#8230;..120&#8230;&#8230;&#8230;112&#8230;&#8230;..8&#8230;&#8230;..5,85%&#8230;&#8230;&#8230;.617&#8230;&#8230;.1352&#8230;.697<br \/>\n(* si noti il peso sul valore delle importazioni dovuto all&#8217;aumento del greggio)<br \/>\nIn questi anni passati si sono celebrati diversi divorzi tra i vari ministeri del tesoro e le loro rispettive Banche Centrali: all\u2019Italia tocca nel febbraio-marzo del 1981. il PIL italiano passa da 460 a 617 miliardi di dollari (+34%) con 2 cadute di PIL consecutive nel 1981 e 1982, la crescita annua \u00e8 pari al +4,86%.<br \/>\nLa lira si svaluta del -45.4% contro dollaro e del -46,7% contro marco tedesco.<br \/>\nIl saldo della bil comm. di periodo resta ancora ampiamente negativo sempre a causa del prezzo del greggio.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana fu pari al 12,51%, cominciando prepotentemente a scendere dal 1984 in poi, guarda caso da quando il petrolio comincia a calare vertiginosamente, toccando il suo apice pi\u00f9 basso nel 1986, dove ritorna pressappoco alle stesse quotazione del 1972.<br \/>\nL&#8217;inflazione degli altri del G6 \u00e8 la seguente: USA 4,91%, Francia 8,48%, Gran Bretagna 6,60%, la tedesca si attesta ad un modestissimo 3,20%, mentre quella giapponese \u00e8 la pi\u00f9 bassa in assoluto, al 2,41%. Le riforme ultraliberiste operate dalla Thatcher in UK e da Reagan in USA misero un grosso freno all\u2019inflazione di entrambi i Paesi: a partire dal 1983 si quasi dimezz\u00f2 rispetto all\u2019anno precedente e divenne addirittura di 1\/3 rispetto al 1981. La Germania continu\u00f2 la sua politica di deflazione interna, imitata pienamente dal Giappone (in questo caso l\u2019allievo che supera il maestro).<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 10%; la Germania del 10,1%; la Gran Bretagna del 5,1%; il Giappone del 88,7%; gli USA del 60,3%.<br \/>\nLa classifica PIL top 6 nel 1986 \u00e8 la seguente: USA (4590mld); Giappone (2051 mdl); Germania (1013mld); Francia (759 mld); Italia (617 mld); Gran Bretagna (570mld).<br \/>\nL\u2019Italia nel 1986 \u00e8 al QUINTO posto assoluto.<\/p>\n<p>Periodo \u201cD\u201d 1987-1991<br \/>\n(1987 Ingresso dell\u2019Italia nello SME credibile [-2.5% +2.5% di svalutaz\/rivalutaz. massima])<br \/>\nAnno&#8230;Export..Import..Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1987&#8230;..146&#8230;&#8230;..142&#8230;&#8230;..4&#8230;&#8230;&#8230;4,74%&#8230;&#8230;&#8230;.776&#8230;&#8230;.1170&#8230;.740<br \/>\n1988&#8230;..157&#8230;&#8230;..157&#8230;&#8230;..0&#8230;&#8230;&#8230;5,06%&#8230;&#8230;&#8230;.859&#8230;&#8230;.1312&#8230;.737<br \/>\n1989&#8230;..173&#8230;&#8230;..173&#8230;&#8230;..0&#8230;&#8230;&#8230;6,26%&#8230;&#8230;&#8230;.895&#8230;&#8230;.1274&#8230;.750<br \/>\n1990&#8230;..218&#8230;&#8230;..216&#8230;&#8230;..2&#8230;&#8230;&#8230;6,45%&#8230;&#8230;..1138&#8230;&#8230;.1135&#8230;.755<br \/>\n1991&#8230;..214&#8230;&#8230;..213&#8230;&#8230;..1&#8230;&#8230;&#8230;6,25%&#8230;&#8230;..1201&#8230;&#8230;.1147&#8230;.758<br \/>\nil PIL italiano passa da 617 a 1201 miliardi di dollari (+94,6%), la crescita annua \u00e8 pari al +15.76%.<br \/>\nIl saldo della bilancia commerciale di periodo, una volta che il prezzo del greggio si \u00e8 stabilizzato, torna in attivo di 7 miliardi.<br \/>\nLa lira si rivaluta del +15,2% contro dollaro e si svaluta del -8,6% contro marco tedesco.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana fu pari al 28,76%, quella degli USA \u00e8 del 22,12%, la francese del 15,94%, l\u2019inglese del 27,87%, la giapponese del 9,41%, mentre quella tedesca del 11,04%.<br \/>\nAncora una volta il distacco del duo deflazionistico Germania-Giappone e resto del G6 \u00e8 abnorme.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 64%; la Germania del 78,6%; la Gran Bretagna del 87%; il Giappone del 72,5%; gli USA del 34,5%.<br \/>\nLa classifica PIL top G6 nel 1991 \u00e8 la seguente: USA 6174; Giappone 3537; Germania 1809; Francia 1245; Italia 1201; UK 1066.<br \/>\nAl 31\/12\/1991 l\u2019Italia rafforza il quinto posto ed \u00e8 ad un passo dal quarto detenuto dalla Francia di soli $44 miliardi.<\/p>\n<p>Periodo \u201cE\u201d 1992-1996<br \/>\n1992: Processo \u201cmani pulite\u201d, l\u2019Italia abbandona lo SME credibile nel giugno-luglio. La Lira, dal 31-12-91 al 31-12-95 svaluter\u00e0 del -29,8% contro DEM (Si arriv\u00f2 a questa decisione non pi\u00f9 rimandabile dopo una DIFESA SCELLERATA ed OLTRANSISTA di una PARITA\u2019 forzosa INSOSTENIBILE per la nostra LIRA , dove vennero BRUCIATI 91.000 miliardi di Lire per poi essere costretta a rivalutare nel corso dei mesi successivi per l\u2019adesione definitiva all\u2019\u20acuro del +11.5% sempre contro marco tedesco.<br \/>\nAnno&#8230;Export..Import..Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\nluglio 1992 uscita dallo SME e svalutazione lira<br \/>\n1992&#8230;..232&#8230;&#8230;..233&#8230;&#8230;-1&#8230;&#8230;&#8230;5,28%&#8230;&#8230;..1272&#8230;&#8230;..1472&#8230;.913<br \/>\n1993 Inizio privatizzazioni<br \/>\n1993&#8230;..218&#8230;&#8230;..186&#8230;..32&#8230;&#8230;&#8230;4,63%&#8230;&#8230;..1026&#8230;&#8230;..1714&#8230;.987<br \/>\n1994&#8230;..241&#8230;&#8230;..205&#8230;..36&#8230;&#8230;&#8230;4,05%&#8230;&#8230;..1059&#8230;&#8230;..1620..1048<br \/>\n1995&#8230;..291&#8230;&#8230;..248&#8230;..43&#8230;&#8230;&#8230;5,23%&#8230;&#8230;..1132&#8230;&#8230;..1546..1108<br \/>\n(1996 Road show euro con rivalutazione forzata lira)<br \/>\n1996&#8230;..313&#8230;&#8230;..253&#8230;..60&#8230;&#8230;&#8230;4,02%&#8230;&#8230;..1266&#8230;&#8230;..1516&#8230;.984<br \/>\nil PIL italiano passa da 1201 a 1266 miliardi di dollari (+5,4%), la crescita annua \u00e8 pari al +0,9%.<br \/>\nIl saldo della bilancia commerciale in questi anni migliora drasticamente, grazie alla salutare svalutazione che andava a recuperare tutta l\u2019inflazione accumulata rispetto alla Germania nel periodo dello SME credibile (1987-1992) pari ad un +19% ca<br \/>\nLa lira si svaluta del -32,2% contro dollaro e del -29,8% contro marco tedesco.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana fu pari al 23,21%, quella degli USA del 14,33%, la francese del 9.95%, l\u2019inglese del 13,93%, la giapponese del 3,68%, mentre quella tedesca \u00e8 del 15.40%!!!!!!.<br \/>\nIl Giappone si riconferma il massimo deflazionista ma vi suoner\u00e0 parecchio strana un\u2019inflazione cos\u00ec alta della Germania se comparata agli altri periodi presi in esame; ma forse dimenticate la riunificazione del 1990: per attrarre capitali esteri la Germania alz\u00f2 di diversi punti percentuali i tassi d\u2019interesse costringendo tutti gli altri Paesi dello SME a fare altrettanto (mettendo in difficolt\u00e0 soprattutto l\u2019Italia che gi\u00e0 li aveva alti) e ai quasi 20 milioni di tedeschi dell\u2019est a cui erano stati convertiti per decreto-legge i Marchi DDR in marchi \u201cpesanti\u201d (circa 3 volte di pi\u00f9 il valore del DEM) non videro l\u2019ora di spendere quasi tutto nei \u201cricercati prodotti occidentali\u201d. In breve tempo, nell\u2019arco di pochi mesi, l\u2019inflazione prese a salire (nel triennio 91-93 quella tedesca sal\u00ec complessivamente del +13.6%, mentre la media dei suoi partner d\u2019eccellenza -Olanda, Austria e Belgio- solo del 9,4%), mentre l\u2019industria della ex-DDR fu completamente distrutta e di converso l\u2019industria tedesco-occidentale gongolava. Pensate, il saldo di bilancia commerciale tedesca dal 1970 al 1992 compreso, era SEMPRE stato passivo, accumulando la cifra record di -285 miliardi di dollari: ben 23 anni continui di importazioni maggiori delle esportazioni. Il 1992 fu l\u2019ultimo anno che ci\u00f2 accadde (-8 mld): grazie alla enorme pressione che esercit\u00f2 la nuovo massa di lavoratori ex-DDR a basso costo (ma con buona formazione lavorativa) messi in competizione con i ricchi compensi a cui erano abituati gli operai dell\u2019ovest (curva di Phillips docet) si operarono tagli salariali, accompagnati dal non adeguamento degli stessi all\u2019alta (per loro altissima) inflazione. In pratica, con questa azione di compressione salariale, dal 1992 sino al 1996 inanellarono questo bel filotto:<br \/>\n-8+3+7+15+23= +40 miliardi di USD in surplus commerciale.<br \/>\nDalla globalizzazione avviata nel 1979\/80 e dal conseguente disfacimento della ex URSS in poi, grazie alle leggi della UE, sempre pi\u00f9 improntate al buonismo e al \u201cvolemosebene\u201d, la grande industria multinazionale ha ingannato tutti, riuscendo a mettere in competizione 2 mondi lavorativi completamente diversi e distruggendo al contempo tutte le economie pi\u00f9 deboli che non hanno retto il trauma. Il tutto in pochissimi anni.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 26,4%; la Germania del 34,7%; la Gran Bretagna del 16,5%; il Giappone del 33,1%; gli USA del 31,2%.<br \/>\nLa classifica PIL top G6 nel 1996 \u00e8 la seguente: USA 8100; Giappone 4706; Germania 2437; Francia 1573; Italia 1266; UK 1242.<br \/>\nL\u2019Italia, dal 1991 al 1996 \u00e8 il fanalino di coda nella crescita: il 1993 fa segnare quasi un -20% di PIL che verr\u00e0 recuperato per intero solo 11 anni pi\u00f9 tardi.<br \/>\nIn questi tragici 6 anni la crescita italiana perder\u00e0 il 21% verso la Francia, il 29,3% contro la Germania, l\u201911,1% VS la Gran Bretagna, il 27,7% contro il Giappone e il 25,8% contro gli Stati Uniti.<br \/>\nUna cosa MAI ACCADUTA PRIMA. I soliti DETRATTORI penseranno \u201cecco, \u00e8 evidente! Grazie alla svalutazione l\u2019Italia \u00e8 arretrata pesantemente\u201d.<br \/>\nVoglio ricordare che nel 1992, mentre in Germania accadeva ci\u00f2 che ho appena descritto, l\u2019Italia perse quasi completamente la classe politica del trentennio precedente che venne rimpiazzata nei posti strategici soprattutto da gente proveniente da noti istituzioni bancarie che seguirono \u2013facendo addirittura meglio- alla lettera l\u2019esempio thatcheriano (la Gran Bretagna, guarda caso, proprio con le \u201criforme\u201d che seguirono l\u2019avvento del liberismo perse nel Periodo \u201cC\u201d -1981\/1986- il 29% contro l\u2019Italia, il 4,9% contro la Francia e il 5% contro la Germania). La UK pass\u00f2 da un PIL di $542 mld del 1980 a $570 mld del 1986, perdendo il 6\u00b0 posto proprio a discapito dell\u2019Italia). Quelle \u201criforme strutturali\u201d dell\u2019epoca portarono l\u2019Italia a perdere posizioni che MAI pi\u00f9 avrebbe riguadagnato. Qui tutte le \u201csvendite di Stato\u201d con relativo valore al momento della cessione in miliardi di Lire dell\u2019epoca:<br \/>\n1993: italgel, cirio-bertolli-de rica, SIV \u2026\u2026\u2026 2753<br \/>\n1994: comit, IMI, INA, sme,<br \/>\nnuovo pignone, acciai speciali terni\u2026\u2026\u2026\u202612704<br \/>\n1995: ENI, italtel, ILVA laminati piani,<br \/>\nenichem augusta\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..13462<br \/>\n1996: dalmine italimpianti,<br \/>\nnuova tirrenia, mac, monte fibre\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..18000<br \/>\n1997: TELECOM ITALIA,<br \/>\nBANCAROMA, seat, aerop. Di Roma\u2026\u2026\u2026&#8230;..40000<br \/>\n1998: BNL + altre tranche\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;25000<br \/>\n1999: ENEL, AUTOSTRADE,<br \/>\nmedio credito centrale\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;..47100<br \/>\n2000: dismissione IRI\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026&#8230;&#8230;..19000<br \/>\nIl 1997,come vediamo, segna l\u2019inizio dei veri e propri \u201cSALDI di STATO\u201d.<br \/>\nLa scusa fu quella di REPERIRE CAPITALI per il ROAD-SHOW dell\u2019EURO. Il governo dell\u2019epoca (Prodi dal 17\/05\/1996 al 20\/10\/98) inizi\u00f2 a spingere sulle privatizzazioni e sulle cartolarizzazioni, (ovvero la SVENDITA SISTEMATICA del PATRIMONIO di TUTTI gli ITALIANI!).<br \/>\nLo stesso Prodi non fece in tempo poich\u00e9 il governo cadde, e con una mossa a sorpresa, senza il RITORNO ALLE URNE, si fece in tutta fretta una nuova maggioranza, con pres. del consiglio l\u2019ex \u201ccomunista\u201d (???) MASSIMO D\u2019ALEMA che prosegu\u00ec la barbarie fin quando gli fu permesso (aprile del 2000) e conseguentemente proseguito dal governo \u201cTECNICO\u201d Amato, quest\u2019ultimo finito con la chiamata alle urne nel maggio del 2001.<br \/>\nQuesta stagione si concluse con LA PIU\u2019 COLOSSALE SVENDITA di UN PATRIMONIO PUBBLICO (si incassarono 178.019 miliardi di lire pari a 91 miliardi di EURO) da parte di uno STATO SOVRANO in TUTTA EUROPA, facemmo addirittura MEGLIO della liberal-inghilterra della Thatcher;<br \/>\n91 miliardi di euro per REGALARE l\u2019immensa ricchezza di OGNI ITALIANO, cancellando negli anni a venire MILIONI di POSTI di LAVORO che fecero perdere quella crescita, de-moltiplicandola ogni anno, come MAI accadde prima di allora.<br \/>\nE come ben sappiamo le privatizzazioni non sono mai cessate, anzi vanno avanti a pi\u00e8 sospinto; oggi la scusa \u00e8 cambiata: il denaro realizzato sar\u00e0 usato per abbattere il \u201cdebito pubblico\u201d. L\u2019esempio pi\u00f9 pratico di come far passare il fatidico cammello attraverso la cruna dell\u2019ago.<br \/>\nAdesso in molti si domanderanno a cosa sono realmente servite le privatizzazioni? E visto che alla fine sono state un fallimento perch\u00e9 insistere?<br \/>\nDomanda pi\u00f9 che pertinente direi.<br \/>\nLe privatizzazioni sono sempre state acquisizioni da parte di altri grossi e privati gruppi industriali multinazionali, ovvero amici che vendono il bene pubblico ad amici di amici.<br \/>\nSvendere il patrimonio industriale pubblico significa anche abbassare l\u2019occupazione reale nell\u2019arco di qualche anno: non ho mai sentito aziende \u201cristrutturate\u201d che abbiano assunto pi\u00f9 dipendenti della vecchia gestione.<br \/>\nEliminare posti di lavoro pubblici, sicuri, ben retribuiti e quasi intoccabili serviva a creare l\u2019instabilit\u00e0 lavorativa necessaria a farti accettare qualsiasi schifo di lavoro, anche se malsano, incerto e sottopagato. Non meno di 3 milioni di posti di lavoro di quel tipo sono stati persi dal 1993 ad oggi, sostituiti da co.co.co, co.co.pro, cooperative fasulle, contratti a termine ecc. Un mercato del lavoro con poca disoccupazione e ovviamente ben retribuito (ri-vedi curva di Phillips) MAI avrebbe permesso le nefandezze a cui stiamo assistendo. L\u2019immigrazione favorita e voluta dalla UE, accompagnata dal solito finto e perfido buonismo, serve sempre alla stessa finalit\u00e0: alzare la disoccupazione marginale per far accettare ai lavoratori salari e diritti calanti.<br \/>\nL\u2019Italia era un Paese-modello, nonostante la corruzione, la mafia e l\u2019indolenza tipica dei mediterranei. E questo \u201cnon era cosa buona\u201d: chiss\u00e0 mai che anche i morigerati tedeschi l\u2019avessero capito cosa sarebbe accaduto? Eravamo un esempio \u201csbagliato\u201d da far fallire.<br \/>\nSapete perch\u00e9 in Francia non sar\u00e0 possibile applicare le \u201criforme strutturali\u201d? lo Stato francese d\u00e0 lavoro al 50% dei suoi concittadini, mentre il 52% del PIL nazionale proviene direttamente dallo Stato stesso. Applicare il job-act ai dipendenti statali non \u00e8 cos\u00ec semplice, anche perch\u00e9 si perderebbe il 50% degli elettori (e il nostro primo ministro lo sa benissimo). Quando si arriver\u00e0 a chiedere ci\u00f2 alla Francia ci sar\u00e0 il punto di rottura.<br \/>\nChiedetevi il perch\u00e9 nazioni come la Norvegia, improntate ad un forte statalismo (direi all\u2019italiana anni \u201970) siano rimaste ben lontane dalla UE: l\u2019Unione Europea \u00e8 la quintessenza del \u201clibero mercato\u201d, una grossa costola del modello statunitense e come tale non ammette intromissioni dallo Stato.<br \/>\nQualcuno la chiama \u201cdittatura finanziaria\u201d.<\/p>\n<p>Periodo \u201cF\u201d 1997-1999<br \/>\nAnno&#8230;Export..Import..Tot&#8230;&#8230;Inflazione&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;&#8230;$vs\u00a3&#8230;Mvs\u00a3<br \/>\n1997&#8230;..302&#8230;&#8230;..255&#8230;..47&#8230;&#8230;&#8230;2,04%&#8230;&#8230;..1199&#8230;&#8230;..1760&#8230;.983<br \/>\n1998&#8230;..308&#8230;&#8230;..269&#8230;..39&#8230;&#8230;&#8230;1,96%&#8230;&#8230;..1225&#8230;&#8230;..1662&#8230;.989<br \/>\n1999&#8230;..293&#8230;&#8230;..270&#8230;..23&#8230;&#8230;&#8230;1.66%&#8230;&#8230;..1208&#8230;&#8230;..1927&#8230;.990<br \/>\n(nel 1999 il cambio verso extra UE viene denominato in euro)<br \/>\nil PIL italiano ha ancora 2 brutte cadute e passa dai 1266 mld del \u201996 ai 1199 mld del \u201997, poi recupera sino ai 1225 nel \u201998 e scende ancora ai 1208 miliardi di dollari nel \u201999: l\u2019intero periodo segna una decrescita complessiva del -4,6%.<br \/>\nIl saldo della bilancia commerciale resta (per fortuna) ancora molto forte, facendo segnare +109 mld nel triennio. Come abbiamo visto le svendite di Stato hanno la loro maggiore accelerazione proprio a partire dal 1997 ma nonostante ci\u00f2 manteniamo \u201cbotta\u201d con gli altri del G6: in questo triennio crescono solo le economie USA e UK, oramai votate quasi esclusivamente sul finanziario. Questo \u00e8 il periodo delle crisi asiatiche e del quasi default russo che investono in pieno le altre economie tradizionali che cominciano a risentire pesantemente della crescita del gigante cinese che proprio in quegli anni comincia a prosperare vertiginosamente: dal 1994 comincia ad inanellare surplus di bilancia commerciale ininterrotti sino a tutt\u2019oggi e con ritmi di crescita a doppia cifre che le economie mature non vedono pi\u00f9 da almeno un decennio.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del -7.44%; la Germania del -12,56%; la Gran Bretagna del 22.25%; il Giappone del -7,93%; gli USA del 19,34%.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana \u00e8 pari al 5,66%, quella degli USA \u00e8 del 6,08%, la francese del 2,37%, l\u2019inglese del 4,71%, la giapponese del 2,76%, mentre quella tedesca \u00e8 del 3,44%.<br \/>\nAncora una volta l\u2019inflazione italiana \u00e8 notevolmente pi\u00f9 alta di quella tedesca e ancor di pi\u00f9 di quella francese: questi squilibri non pi\u00f9 riaggiustabili con una politica monetaria mirata peseranno come macigni sulla crescita futura.<br \/>\nLa classifica PIL top G6 nel 1999 \u00e8 la seguente: USA 9666; Giappone 4433; Germania 2131; UK 1518; Francia 1456; Italia 1208.<br \/>\nQuesta \u00e8 l\u2019ultima classifica del G6 dove appare l\u2019Italia: dal 2001 in poi altri saranno i protagonisti e al nostro amato Paese toccher\u00e0 un ruolo di marginalit\u00e0 politico-economica sempre maggiore. Per scaricare l\u2019inflazione e recuperare la competitivit\u00e0 sui mercati non si pu\u00f2 pi\u00f9 utilizzare la leva monetaria e si deve operare sulla deflazione interna, mentre allo stesso tempo realt\u00e0 emergenti come la Corea del sud che da tempo ha preso a modello, guarda caso, proprio l\u2019Italia degli anni \u201970, lo fa senza problemi, superando la tempesta del 1997 (-32% di PIL nel 1998) e riprendendo una stabile e robusta crescita gi\u00e0 dal 1999. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>Periodo \u201cG\u201d 2000-2008<br \/>\nAnno..Export&#8230;Import&#8230;Tot&#8230;&#8230;..Inflaz&#8230;&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;\u20acuro vs USD<br \/>\n1999&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..1,0046<br \/>\n2000&#8230;..296&#8230;&#8230;..285&#8230;..11&#8230;&#8230;&#8230;2,54%&#8230;&#8230;..1104&#8230;&#8230;..0,9305<br \/>\n2001&#8230;..302&#8230;&#8230;..286&#8230;..16&#8230;&#8230;&#8230;2,79%&#8230;&#8230;..1124&#8230;&#8230;..0,8813<br \/>\n(1-1-2002 l&#8217;euro sostituisce la lira)<br \/>\nAnno..Export&#8230;Import&#8230;Tot&#8230;&#8230;..Inflaz&#8230;&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;\u20acuro vs USD<br \/>\n2002&#8230;..312&#8230;&#8230;..301&#8230;..11&#8230;&#8230;&#8230;2,46%&#8230;&#8230;..1225&#8230;&#8230;.1,0487<br \/>\n2003&#8230;..370&#8230;&#8230;..362&#8230;&#8230;.8&#8230;&#8230;&#8230;2,67%&#8230;&#8230;..1514&#8230;&#8230;.1,2630<br \/>\n2004&#8230;..437&#8230;&#8230;..425&#8230;..12&#8230;&#8230;&#8230;2,21%&#8230;&#8230;..1736&#8230;&#8230;.1,3621<br \/>\n2005&#8230;..462&#8230;&#8230;..463&#8230;&#8230;-1&#8230;&#8230;..1,98%&#8230;&#8230;&#8230;1786&#8230;&#8230;.1,1797<br \/>\n2006&#8230;..517&#8230;&#8230;..533&#8230;.-16&#8230;&#8230;..2,09%&#8230;&#8230;&#8230;1873&#8230;&#8230;.1,3170<br \/>\n2007&#8230;..614&#8230;&#8230;..619&#8230;&#8230;-5&#8230;&#8230;..1,83%&#8230;&#8230;&#8230;2127&#8230;&#8230;.1,4721<br \/>\n2008&#8230;..657&#8230;&#8230;..676&#8230;.-19&#8230;&#8230;..3,35%&#8230;&#8230;&#8230;2307&#8230;&#8230;.1,3917<br \/>\nIl PIL italiano passa da 1104 a 2307 miliardi di dollari (+109%)<br \/>\nQuesti 10 anni segnano una delle massime crescite del PIL in assoluto, ma, contrariamente agli altri periodi, la crescita \u00e8 pesantemente drogata dal credito facile e dall\u2019indebitamento perenne come nuovo stile di vita. Centinaia di miliardi arrivano dalle zone Euro a bassa inflazione (con conseguenti tassi d\u2019interesse notevolmente pi\u00f9 bassi) e si riversano in quelle con pi\u00f9 alta inflazione (e di conseguenza con tassi d\u2019interesse pi\u00f9 alti) garantiti dal cambio fisso (un euro di Berlino \u00e8 identico a quello di Madrid, di Roma, di Oporto o di Atene). Il settore preferito \u00e8 quello immobiliare tanto caro ai PIIGS: tassi d\u2019interesse di banche olandesi, tedesche ecc sempre pi\u00f9 bassi invogliano le famiglie ad acquistare immobili, agevolati da leggi che espandono la possibilit\u00e0 di contrarre mutuo con duration anche sino a 40 anni e ben oltre la soglia del 100% del valore dell\u2019immobile stesso. In 10 anni i prezzi medi per m2 triplicano in tutta la periferia di \u20acZ, andando a creare una gigantesca bolla immobiliare che ancora oggi \u00e8 ben lungi dall\u2019essere risolta. La nuova politica dell\u2019indebitamento offerto anche a chi non ha reddito da i suoi frutti avvelenati. Il liberomercato gongola, mentre nei GIIPS tutti i prezzi raddoppiano o quasi. L\u2019abbaglio dell\u2019\u20acuro coinvolge tutti: sembra davvero che sia l\u2019offerta a creare la domanda.<br \/>\nI saldi della bil comm restano positivi sino al 2004: da allora in poi saranno sempre con segno negativo. Il saldo dell\u2019intero periodo risulter\u00e0 comunque positivo di +17 mld $$ ma la strada \u00e8 tracciata: la Germania ha preso il sopravvento assoluto. Sono cos\u00ec lontani i tempi in cui il manifatturiero italiano era sulla strada buona per arrivare al primo posto continentale.<br \/>\nLa bolla dei \u201csubprime\u201d, causata proprio dalla facilit\u00e0 di assumere debito che ha creato negli USA una gigantesca bolla immobiliare, \u00e8 esplosa dal 2007 e non tarder\u00e0 a far sentire i suoi nefasti effetti sull\u2019economia globale.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del 94,5%; la Germania del 70,1%; la Gran Bretagna del 77,1%; il Giappone del 9,4%; gli USA del 52,4%.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione media italiana \u00e8 pari al 21,92%, quella degli USA \u00e8 del 26,08%, la francese del 17,21%, l\u2019inglese del 16,30%, la deflazione giapponese del -3,58%, mentre quella tedesca \u00e8 del 15,60%.<br \/>\nAncora una volta l\u2019inflazione italiana \u00e8 ben superiore ai partner di EZ: del +4% rispetto alla Francia e del +6,3% rispetto alla Germania.<br \/>\nIl Giappone in questi anni ha 6 cadute in deflazione su 9 rilevazioni: questo \u00e8 l\u2019inizio del famoso \u201cdecennio perduto\u201d, fatto di ben 5 cadute anche consistenti di PIL (2001, 2002, 2005, 2006 e 2007) dove sconta l\u2019aggressivit\u00e0 cinese che fa della svalutazione monetaria la sua principale arma vincente in un\u2019area che vede il proliferare di Paesi emergenti che crescono vertiginosamente: essi pagheranno pi\u00f9 di ogni altro la crisi delle \u201ctigri asiatiche\u201d cominciata nel 1997.<br \/>\nLa classifica PIL top G6 nel 2008 \u00e8 la seguente: USA 14720; Giappone 4849; Cina 4547; Germania 3624; Francia 2832; UK 2688;<br \/>\nL\u2019Italia, sorpassata dalla Cina dal lontano 2001, chiude il 2008 a $2307 mld e per quest\u2019anno rientra ancora nel nuovo G7.<\/p>\n<p>Periodo \u201cI\u201d<br \/>\nAnno&#8230;.Export&#8230;.Import&#8230;.Tot&#8230;&#8230;.Inflaz&#8230;&#8230;..PIL&#8230;&#8230;\u20acuro vs USD<br \/>\n2009&#8230;..501&#8230;&#8230;..513&#8230;.-12&#8230;&#8230;..0,78%&#8230;&#8230;&#8230;2111&#8230;&#8230;.1,4406<br \/>\n2010&#8230;..546&#8230;&#8230;..586&#8230;.-40&#8230;&#8230;..1,52%&#8230;&#8230;&#8230;2055&#8230;&#8230;.1,3362<br \/>\n2011&#8230;..633&#8230;&#8230;..664&#8230;.-31&#8230;&#8230;..2,78%&#8230;&#8230;&#8230;2197&#8230;&#8230;.1,2939<br \/>\n2012&#8230;..608&#8230;&#8230;..586&#8230;..22&#8230;&#8230;..3,04%&#8230;&#8230;..2013&#8230;&#8230;..1,3194<br \/>\nil PIL italiano passa da a 2307 a 2013 miliardi di dollari (-12,7%)<br \/>\nI saldi della bil comm sono ampiamente negativi sino al governo Monti (nov. 2011) che uccidendo la domanda interna fa crollare le importazioni e la bilancia commerciale nel 2012 torna positiva: il saldo di periodo \u00e8 pari a -61 mld di USD: il peggiore mai accumulato.<br \/>\nNello stesso periodo gli altri del G6 crescono cos\u00ec: la Francia del -7,8%; la Germania del -5,46%; la Gran Bretagna del -8,05%; il Giappone del +22,9%; gli USA del +10,36%.<br \/>\nIn tutto il periodo l\u2019inflazione italiana \u00e8 pari al +8,12%, quella degli USA \u00e8 del +6,53%, la francese del +5,70%, l\u2019inglese del +12,77%, il Giappone continua ad essere negativa del -2,37%, mentre quella tedesca \u00e8 del 5,50%.<br \/>\nLa classifica PIL top G7 nel 2012 ha un altro sconvolgimento: il Brasile sale al settimo posto, e lo fa ai danni dell\u2019Italia: USA 14720; Cina 8365; Giappone 5960; Germania 3426; Francia 2611; UK 2472; Brasile 2254;<br \/>\npoi in 8\u00b0 posizione sale la Russia con $2030, l\u2019Italia 9\u00b0 a $2013, l\u2019India 10\u00b0 con $1875, il Canada 11\u00b0 a $1821 e l\u2019Australia 12\u00b0 con $1564 mld.<br \/>\nTutti questi Paesi ci hanno superato nel corso dell\u2019ultimo biennio appena finito.<br \/>\nIn quest\u2019ultimo periodo preso in esame \u00e8 evidentissimo il tonfo italiano: il PIL arretra pesantemente (-12,7%) e, contrariamente agli altri di UE presi in considerazione, continuer\u00e0 a farlo sia nel 1013 (-1,9%) che nel 2014 (-0,5%). Forse il 2015 sar\u00e0 archiviato con una modestissima crescita (tra +0,5\/1%) ma \u00e8 tutto da verificare: i segnali continuano ad essere ampiamente negativi e non mi meraviglierei assolutamente di altri inaspettati tonfi. la Francia (e anche la Spagna) ha arrestato l\u2019emorragia solo grazie ad un circa +6% di deficit nel biennio 2013-14, concesso con magnanimit\u00e0 ai transalpini (ma non a noi) dalla U\u20ac a guida tedesca per tener calmi gli animi e soprattutto per tener in vita l\u2019\u20acuro e la U\u20ac. l\u2019inflazione accumulata anche in questo periodo su Francia e Germania \u00e8 pari rispettivamente del +2,42% e del +2,62%. Lascio fare i conti a voi di quanta ne abbiamo accumulata dal 1995 in poi che in NESSUN MODO \u00e8 stato possibile trasferire sul cambio e che si dovr\u00e0 per forza di cose scaricare sul mercato del lavoro. E cos\u00ec sar\u00e0.<\/p>\n<p>Chiaramente per trattare un argomento cos\u00ec vasto ci sarebbero state molte altre cose, troppe altre cose da aggiungere, ma poi sarebbe venuto fuori un libro. Ma non \u00e8 detto che non lo far\u00f2.<\/p>\n<p>Grazie della vostra infinita pazienza.<\/p>\n<p>Roberto Nardella, ARS Puglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa In questo studio voglio mettere in evidenza uno spaccato inconsueto della recente storia economico-sociale dell\u2019Italia. Anno per anno si analizza lo Storico del Commercio coll\u2019estero, l\u2019inflazione media annua, il PIL comparato del G6 (tutti in miliardi di dollari), la crescita comparata G6, il cambio dollaro USA (USD) contro Lira e il cambio Marco (DEM) contro Lira (entrambe le quotazioni al 31.12 di ogni singolo anno) e diverse altre cose dell&#8217;Italia nel periodo 1970-2012, quell\u2019Italia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,13],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3sZ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13329"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/45"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13329"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13329\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13329"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13329"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13329"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}