{"id":13457,"date":"2015-04-28T00:05:59","date_gmt":"2015-04-28T00:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13457"},"modified":"2015-04-28T00:05:59","modified_gmt":"2015-04-28T00:05:59","slug":"i-limiti-delleconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13457","title":{"rendered":"I limiti dell&#039;economia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Lo confesso, anche io sono caduto nella &#8220;trappola&#8221; del contemporaneo: interpretare tutto ci\u00f2 che avviene quotidianamente tramite l&#8217;economia.<br \/>\nRiferisco un fatto autobiografico, non perch\u00e9 reputi importante la mia vicenda personale, ma perch\u00e9 confido che molti si possano essere sentiti nella mia condizione, abbiano provato le mie stesse sensazioni e abbiamo tentato le stesse soluzioni.<br \/>\nRicordo che \u00e8 stato in prossimit\u00e0 della crisi economica che ho cominciato a interessarmi a categorie economiche quali &#8220;debito&#8221;, &#8220;deficit&#8221;, &#8220;pareggio di bilancio&#8221;, &#8220;patto di stabilit\u00e0&#8221;, &#8220;inflazione&#8221;, &#8220;svalutazione&#8221;: prima le avevo semplicemente sentite nominare, cos\u00ec come avevo sentito parlare e non per forza m&#8217;interessavo dei Sumeri o dei Babilonesi. Questo disinteresse non soprende affatto, perch\u00e9 nei momenti di benessere e di assenza di preoccupazioni si pensa ad altro e i mezzi di informazione riferiscono di altro. Solo con la crisi economica si \u00e8 concretizzato un quotidiano stillicidio di notizie sull&#8217;economia in generale e sul suo pessimo andamento in particolare, con l&#8217;utilizzo di termini che per il profano sono incomprensibili e circondati per questo da un&#8217;aura di sacro. Mi sono detto che per comprendere il mondo in cui vivevo dovevo approfondire una materia, che di per s\u00e9 non mi ha mai affascinato n\u00e9 appassionato: dovevo entrare nel Tempio dell&#8217;economia. Non mi sono pentito affatto di questa decisione senza la quale non avrei perso l&#8217;idealismo adolescenziale che ancora impastava la mia <em>Weltanschauung<\/em>, senza la quale non sarei entrato nell&#8217;et\u00e0 adulta. E per un certo periodo ai miei occhi tutto, dico proprio tutto, era normato dalle regole dell&#8217;economia: non solo ci\u00f2 che \u00e8 normale che sia, ad esempio il prezzo delle benzina, il prezzo della frutta e della verdura, ma anche, che so, fare una corsetta prima di cena, fare l&#8217;amore, fare un pisolino, prendere un gelato, ecc. Se ben ci pensiamo, ogni dottrina pu\u00f2 diventare totalitaria: in certe epoche alcune forme di interpretazione della realt\u00e0 hanno prevalso su altre. Un tempo erano la religione e la teologia a colonizzare la visione del mondo della maggioranza delle persone; nel contemporaneo \u00e8 l&#8217;economia a farla da padrona: in fondo, da questo punto di vista, \u00e8 semplicemente una nuova forma di religione.<br \/>\nProcedendo con le mie scoperte, ho constatato per\u00f2 che oggi \u00e8 solo <em>un certo tipo<\/em> di visione economica a prevalere sulle altre: vale a dire il liberismo, il libero mercato e la libera circolazione dei capitali elevati a dogma. Contemporaneamente ho scoperto l&#8217;esistenza di concezioni affatto differenti, opposte a quella attuale, vere e proprie eresie, che mi hanno illuminato su quanto siano unilaterali le informazioni che ci vengono veicolate dai media al punto da diventare luoghi comuni. Non \u00e8 un fatto inusuale e viene il sospetto che sia fatto ad arte: dai mezzi di informazione le notizie piovono sul popolo; anche solo alcune gocce di questa pioggia mefitica possono fare pi\u00f9 danni di quanto non si pensi. Infatti, c&#8217;\u00e8 la tendenza generale fuorviante a paragonare e a comprendere tutto ci\u00f2 che accade mediante il particolare, non intendendo che ci\u00f2 che vale per un individuo o per una famiglia non vale per uno Stato. Ad esempio, quante volte questo discorso \u00e8 circolato tra le bocche della gente a proposito dell&#8217;austerit\u00e0: &#8220;abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilit\u00e0, dobbiamo tirare la cinghia&#8221;, oppure &#8220;il problema \u00e8 il debito pubblico, i nostri figli nascono gi\u00e0 con un debito di migliaia di euro&#8221;? Questo amalgama tra esperienza vissuta, l&#8217;orecchiato alla tv, il mal letto su qualche <em>blog<\/em> o quotidiano, \u00e8 la base su cui si forma il cosiddetto consenso della cosiddetta societ\u00e0 civile. Ben venga dunque la contro-informazione che libri, <em>blog,<\/em> siti web, portano avanti, anche e soprattutto in questo campo, affinch\u00e9 ci liberiamo da questa confusione che \u00e8 l&#8217;ordinario. Non nascondo quali sono le fonti di contro-informazione a cui spesso ho attinto: il sito-blog di Paolo Barnard, la <em>Modern Money Theory<\/em>, altri siti di informazione che si rifanno a Keynes. Con tutto ci\u00f2 non posso affermare di avere risolto alcunch\u00e9, anche perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il rischio sempre fondato, a meno che non si diventi uno specialista, di dire cose inesatte, di spacciare per verit\u00e0 indubitabili quelle che sono semplici ipotesi. Ad ogni autodidatta difettano il metodo e il discernimento e io non pretendo di fare eccezione. Sono entrato dunque nel Tempio del contemporaneo da profano e profano rimango: non ambisco a diventare un esperto, potremmo dire che vi sono entrato con lo stesso spirito del turista occidentale da viaggio organizzato che visiti un tempio induista.<br \/>\nL&#8217;esperienza che ho accumulato, per\u00f2, mi ha portato almeno a comprendere una cosa che reputo essenziale: se \u00e8 senz&#8217;altro necessario avere una base di comprensione delle teorie economiche, non foss&#8217;altro per rendersi conto che solo una oggi ci domina, questo primo passo non \u00e8 sufficiente ma \u00e8 solo <strong>una<\/strong> della possibili condizioni per un&#8217;azione politica efficace ed efficacemente orientata. Detto altrimenti, se l&#8217;ignoranza in materia di economia comporta spesso e sovente un&#8217;azione politica ignara dei veri problemi, non \u00e8 vero il contrario: la conoscenza della materia economica <strong>non<\/strong> determina necessariamente un&#8217;azione politica. Questo spiega il titolo del mio articolo: la politica si compone di differenti fattori e la sua azione volta a organizzare il consenso non deve ricevere dalla economia il suo impulso. Non \u00e8 conoscendo a menadito come si forma il debito, o come funzionano i titoli pubblici, o come avviene l&#8217;emissione della moneta, che si pu\u00f2 battere il liberismo dominante. Non occorre che tutto il popolo sappia queste cose, sia perch\u00e9 \u00e8 irrealistico pensare che ci\u00f2 avvenga, sia perch\u00e9, se anche accadesse, non cambierebbe nulla. \u00c8 importante perci\u00f2 essere realisti su entrambi i fronti:<br \/>\n1) L&#8217;azione politica e il nostro quotidiano sono in buona parte condizionati oggi dal sistema economico: perci\u00f2 non conoscendo i fondamentali della materia si rischia di essere &#8220;idealisti&#8221;, nel senso che si tende a ignorare le vere cause della crisi, ad attribuire ad altro la vera causa del nostro malessere. Ad esempio, accade che di fronte alla diminuzione dei posti letto negli ospedali, al peggioramento dei servizi pubblici, alla mancanza di posti negli asili nido, si tenda a cercare la causa nella corruzione o nel debito pubblico, senza comprendere che la vera causa \u00e8 a livello generale e macroeconomico. Oppure, nei casi peggiori, si \u00e8 tentati di fare di nozioni prettamente economiche tipo il concetto di crisi o di debito, a causa della ignoranza in materia economica, qualcosa di pi\u00f9 e diverso rispetto al loro ambito, in questo modo stravolgendone il significato: crisi o debito come una categorie esistenziali o metafisiche. Oppure tenderemmo a generalizzare indebitamente casi isolati per trarne lezioni universali di tipo antropologico: l&#8217;italiano \u00e8 per natura corrotto o il greco scansafatiche. Ben venga, dunque, lo studio dell&#8217;economia anche da parte del profano se porta al crepuscolo di idoli, a mettere le cose al loro posto, a desacralizzare certe categorie, se riconduce alla prosa del particolare dopo i voli pindarici della metafisica della crisi o del debito.<br \/>\n2) Tuttavia, occorre essere consci che tutto ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente, perch\u00e9 la maggior parte delle persone, del tutto legittimamente, non pu\u00f2, non ha i mezzi, o non vuole, approfondire l&#8217;economia per smascherare il pensiero unico del liberismo. Aggiungo che mai un economista, in quanto specialista, potr\u00e0 guidare un partito politico o diventare capo politico, o dare un contributo decisivo all&#8217;azione della politica per la creazione del consenso. Certo, l&#8217;obiezione \u00e8 nell&#8217;aria, conseguenza degli assunti sopra riportati: se tutto o quasi oggi sembra ridursi all&#8217;economia, se la vere divinit\u00e0 oggi sono il libero scambio e il denaro investito, perch\u00e9 non possono i suoi sacerdoti, gli economisti, fare politica efficace e soprattutto guidarci alla vittoria contro il sistema dominante? Non dico che in parte non possa essere cos\u00ec: questo spiega il relativo successo di economisti o studiosi di economia, che a volte diventano delle specie di guru. Affermo, tuttavia, che non tutto in fondo si riduce a questo, che ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente, che altri valori sono richiesti per fare politica e cercare di cambiare la societ\u00e0.<br \/>\nDavanti a questi due elementi, a mio avviso imprescindibili e a prima vista contrastanti, la prima condizione per un&#8217;azione efficace \u00e8 che la politica non si riduca mai al semplice studio dell&#8217;economia o alla proposta dell&#8217;applicazione di ricette economiche alternative a quelle dominanti, ma che proponga altri valori che possano appassionare e muovere gli individui e creare il consenso di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daniele Baron, ARS Piemonte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo confesso, anche io sono caduto nella &#8220;trappola&#8221; del contemporaneo: interpretare tutto ci\u00f2 che avviene quotidianamente tramite l&#8217;economia. 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