{"id":13510,"date":"2015-05-04T06:00:22","date_gmt":"2015-05-04T06:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13510"},"modified":"2015-05-04T06:00:22","modified_gmt":"2015-05-04T06:00:22","slug":"i-v-a-v-a-i-v-i-a-disse-il-giusto-al-capitalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13510","title":{"rendered":"I.V.A. V.A.I. V.I.A., disse il giusto al capitalista"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">L&#8217;acronimo i.v.a. sta per Imposta sul Valore Aggiunto. Iniziamo ad analizzare l&#8217;acronimo stesso, ma non prima di ricordare al mondo chi ha creato tale tipo di imposta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">L&#8217;i.v.a. \u00e8 un&#8217;imposta europea, ci hanno detto che andava a sostituire la precedente imposta generale sulle entrate, l&#8217;i.g.e., ma cos\u00ec non \u00e8. L&#8217;i.g.e., infatti, nacque nel 1940, in un momento in cui, nella quasi totalit\u00e0 dei casi, dalla materia prima al prodotto finito ogni azienda copriva tutta la filiera. La sua aliquota era al 4%, l&#8217;imponibile era ogni scambio commerciale e veniva pagata dai produttori. Nel momento in cui \u00e8 iniziata la specializzazione del lavoro, la filiera si \u00e8 divisa tra diverse aziende, ognuna specializzata e con le sue competenze, e dato che l&#8217;imposta veniva pagata da ogni produttore ad ogni passaggio verso la vendita al dettaglio, l&#8217;aliquota era variabile, e si moltiplicava rispetto al numero di passaggi che si avevano dalla materia prima alla vendita al consumatore finale. A quel punto della storia \u00e8 stata creata l&#8217;i.v.a., che oggi ha un&#8217;aliquota per lo pi\u00f9 posta al 22%, quindi pi\u00f9 di 5 passaggi, e soprattutto non \u00e8 pagata dai produttori, ma dal consumatore finale, non andando ad incidere sul lato dell&#8217;offerta ma della domanda. Come si possa dire che l&#8217;i.v.a. \u00e8 il naturale prosieguo dell&#8217;i.g.e. mi sfugge.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Dopo questa doverosa precisazione storica, partiamo analizzando l&#8217;acronimo. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">IMPOSTA: il sostantivo \u201cimposta\u201d definisce il tipo di imposizione tributaria. Esistono due modalit\u00e0 di tributo, l&#8217;imposta e la tassa. La tassa differisce dall&#8217;imposta perch\u00e9 viene pagata quando si usufruisce di un servizio (es. ticket sanitari, sempre pi\u00f9 numerosi e costosi, ma questo \u00e8 un altro discorso), mentre l&#8217;imposta ha come presupposto una capacit\u00e0 contributiva da parte del cittadino. Questa capacit\u00e0 contributiva \u00e8 sempre stata associata al reddito, con l&#8217;I.R.P.E.F. (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) come classico esempio. Con l&#8217;introduzione dell&#8217;i.v.a., invece, l&#8217;accezione data al manifestarsi della capacit\u00e0 contributiva \u00e8 cambiata: non \u00e8 pi\u00f9 il reddito ad evidenziarla ma il consumo, la capacit\u00e0 di spesa del cittadino, e gi\u00e0 questo ci dice molto sul perch\u00e9 \u00e8 stata concepita dell&#8217;UE, al tempo del concepimento CEE.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">VALORE AGGIUNTO: valore aggiunto significa che ogni azienda nella filiera che va dalla materia prima alla vendita al dettaglio, verser\u00e0 un pezzetto dell&#8217;i.v.a. La stessa emerger\u00e0 nel prezzo finale, ma la cosa da capire \u00e8 che le varie aziende che la incasseranno o pagheranno non lo faranno \u201cdi tasca loro\u201d. Tutte queste aziende sono neutre nei confronti dell&#8217;imposta, la incassano e la pagano, se avranno incassato pi\u00f9 i.v.a. di quella che avranno pagato nelle loro operazioni aziendali, la verseranno allo Stato, viceversa avranno un credito nei confronti dell&#8217;Erario, che compenseranno al primo debito. Quindi, se le aziende sono \u201cneutre\u201d nei confronti dell&#8217;imposta, chi paga la stessa? Il consumatore finale, che metter\u00e0 in evidenza la sua capacit\u00e0 contributiva attraverso il consumo. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">E&#8217; facile intuire quanto sia becero concentrarsi sul consumo, quando sarebbe tanto semplice far contribuire ognuno secondo il suo reddito alle spese della collettivit\u00e0 in cui vive. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Vi pongo un esempio. C&#8217;\u00e8 un ricco che non esce mai di casa, e non consuma neanche dal divano tramite internet o \u201ca domicilio\u201d, mentre c&#8217;\u00e8 un povero che ha 5 figli. Nella porzione di incassi statali relativi all&#8217;i.v.a., il povero contribuir\u00e0 in maniera sostanzialmente maggiore alle spese della collettivit\u00e0 rispetto al ricco. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">E ci\u00f2 che \u00e8 becero \u00e8 che, in primo luogo, non \u00e8 detto che una persona manifesti capacit\u00e0 contributiva se consuma, soprattutto oggi dove la maggior parte della capacit\u00e0 di consumo \u00e8 assorbita da spese non superflue. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">In secondo luogo, \u00e8 becero perch\u00e9 l&#8217;i.v.a. colpisce solo i beni dell&#8217;economia reale, dato che i prodotti finanziari sono per la quasi totalit\u00e0 dotati di esenzione, quindi va specificato a caratteri cubitali che la manifestazione di capacit\u00e0 di spesa vale solo per i consumi in beni reali, per i prodotti finanziari no. A caratteri cubitali.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">In terzo luogo, \u00e8 evidente come un&#8217;imposizione semplicemente proporzionale, che non considera quanto a livello percentuale quella spesa assorbe del reddito del cittadino, non pu\u00f2 non essere iniqua. Prendiamo ad esempio spese che tutti sosteniamo mediamente mensilmente, per lo pi\u00f9 con contratti di adesione o prezzi standard, e quindi gi\u00e0 con eguale prezzo per tutti. Gas (5,00 \u20ac), Luce (70,00 \u20ac), Riscaldamento (80,00 \u20ac), Acqua (20,00 \u20ac), Cibo base (300,00 \u20ac), Vestiti base (200,00 \u20ac), Telefono\/internet (30,00 \u20ac): il totale sono 700,00 \u20ac. L&#8217;i.v.a. che si paga sono circa 130,00 \u20ac, tra beni al 22% e beni al 10%. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Per uno stipendio di 1.300,00 \u20ac quell&#8217;i.v.a. peser\u00e0 per il 10%, per uno stipendio di 3.000,00 \u20ac la stessa i.v.a. peser\u00e0 per il 4,33%. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Vogliamo sbugiardare anche chi dice che chi guadagna 3.000,00 \u20ac consumer\u00e0 di pi\u00f9 e verser\u00e0 pi\u00f9 i.v.a.? Facciamolo. Poniamo che il cittadino comune spenda 1.198,00 \u20ac dei suoi 1.300,00 \u20ac di stipendio. Quindi pagher\u00e0 900,00 \u20ac di ricavi alle varie aziende e 198,00 \u20ac di i.v.a. allo Stato, il che peser\u00e0 per il 15,23% sul suo reddito. Per chi guadagna 3.000,00 \u20ac poniamo un consumo (in beni nell&#8217;economia reale, mi preme ricordarlo), di 2.318,00 \u20ac. Quindi egli pagher\u00e0 1.900,00 \u20ac di ricavi alle aziende e 418,00 \u20ac di i.v.a. allo Stato: tale somma peser\u00e0 sul sul reddito per il 13,93%. Il benestante verser\u00e0 di pi\u00f9 a livello assoluto, ma usufruir\u00e0 di beni reali per un valore pi\u00f9 che doppio, e a livello relativo, percentuale, pagher\u00e0 meno. Questa non solo non \u00e8 progressivit\u00e0, ma \u00e8 regressivit\u00e0. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">A questo punto non si pu\u00f2 non citare la nostra amata e calpestata Costituzione, dove all&#8217;art. 53 si legge: <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit\u00e0 contributiva<\/i>\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Ora, la mi<br \/>\na generazione \u00e8 nata con l&#8217;i.v.a., con questo tipo di imposizione fiscale, ma in realt\u00e0 il mondo \u00e8 stato anche diverso, giusto, normale. Anzi, il tempo che intercorre tra la nascita dell&#8217;i.v.a. ed oggi \u00e8 piuttosto limitato. L&#8217;i.v.a. infatti nasce nel 1973 in Italia, ma, come precedentemente detto, \u00e8 un&#8217;imposta europea, concepita e creata in Europa, per mezzo dell&#8217;Europa attraverso il meccanismo del recepimento delle Direttive Europee da parte di tutti gli Stati membri. E quando dico Stati Membri intendo gli Stati aderenti all&#8217;UE, non all&#8217;euro, e ci\u00f2 dovrebbe far riflettere.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Una piccola parentesi. La Comunit\u00e0 Europea pu\u00f2 legiferare in due modi. Il primo, i Regolamenti, direttamente applicabili, sono delle vere e proprie leggi, non bisognose di inquadramento giuridico, se non dei regolamenti attuativi. Il secondo modo sono le Direttive, che sono una sorta di Legge Quadro, che ogni Stato deve recepire per mezzo di atti avente forza di legge. Ora, \u00e8 curioso notare come l&#8217;i.v.a. sia stata trattata come una Direttiva, in modo da apparire \u201cmorbida\u201d, ma poi la Direttiva stessa \u00e8 talmente puntuale che lascia veramente poco spazio all&#8217;immaginazione. E questo non lo dico io ma i dati, che dimostrano una totale aderenza al livello di aliquote e di momenti di crescita delle stesse (mi piacerebbe dire \u201co decrescita\u201d, ma non c&#8217;\u00e8 mai stata decrescita delle aliquote, \u00e8 un dato di fatto). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Nella fattispecie, la Direttiva Europea \u00e8 stata recepita da noi, dal nostro Stato, per mezzo del D.P.R. n. 633\/72, e da l\u00ec innumerevoli e ingarbugliate complicazioni, che per\u00f2 non intaccano il contenuto del tutto, la ratio dell&#8217;imposta, la visione di come lo Stato deve reperire le risorse necessarie allo Stato stesso. Potete leggerlo, e vi perderete tra ratio di esenzione, esclusione, non deducibilit\u00e0 del costo e conseguente non detraibilit\u00e0 dell&#8217;i.v.a., e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, ma il succo \u00e8 che l&#8217;i.v.a. si paga, e che ci sono tre aliquote, niente di pi\u00f9 semplice. In linea di principio ci dicono che le percentuali applicate sono scelte rispetto al bisogno che i beni sui quali si versa siano di prima necessit\u00e0 (4%) o meno (pi\u00f9 o meno superflui), con l&#8217;aliquota pi\u00f9 alta al 22% e la via di mezzo dell&#8217;i.v.a. al 10%. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, o comunque l&#8217;interpretazione di \u201cprima necessit\u00e0\u201d data \u00e8 talmente stringente da apparire quantomeno opinabile (es. energia elettrica al 22% o l&#8217;acqua tra il 10% e il 22%; sull&#8217;acqua non siamo neanche sicuri, e comunque non la consideriamo un bene primario degno del 4%). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">E gli adempimenti fiscali riguardanti l&#8217;i.v.a. sono anche pi\u00f9 ingarbugliati, con liquidazioni i.v.a. e dichiarazioni INTRA (per coordinarci con i paesi UE) o BLACK LIST (per cercare di evitare evasioni o elusioni con i paesi c.d. parasidisi fiscali). A proposito di black list, una piccola parentesi, dal 2015 \u00e8 cambiata la visione dei \u201ccattivi\u201d, o meglio, la si \u00e8 limitata, cio\u00e8 dei due criteri preesistenti per annoverare un paese nella black list, e di conseguenza dichiarare i costi derivanti da esso indeducibili, ne \u00e8 rimasto solo uno. Il criterio rimasto \u00e8 quello per cui se \u201cnon \u00e8 presente uno scambio di informazioni adeguato\u201d, il paese rimane a far parte della black list. Il criterio eliminato, non pi\u00f9 considerato rilevante, \u00e8 quello della \u201cbassa tassazione\u201d, per cui se il paese dell&#8217;azienda che emette fattura ha una bassa tassazione non importa, al secolo non \u00e8 pi\u00f9 rilevante che esso sia un paradiso fiscale. Quindi, se saranno deducibili costi provenienti dai paradisi fiscali, cosa succeder\u00e0? Direi che sono pi\u00f9 che plausibili fughe di redditi dall&#8217;Italia verso i paradisi fiscali, ed il Fisco italiano continuer\u00e0 a rifarsi su di noi per poter arrivare al fantomatico pareggio di bilancio, compreso il pagamento degli interessi sul debito. Questo \u00e8 l&#8217;elenco dei paesi che uscir\u00e0 dalla black list: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat e Singapore. Ci\u00f2, per onor di precisione, \u00e8 stato deciso grazie alla Legge di Stabilit\u00e0, ed \u00e8 ironico che venga posto come \u201cstabile\u201d un qualcosa che crea un corridoio verso e da i paradisi fiscali. Ma la liberalizzazione dei capitali \u00e8 un dogma da tempo, quindi non vedo nulla di strano, a parte l&#8217;idiozia immanente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">A proposito di incassi statali, \u00e8 ora di porci un interrogativo. Quando non c&#8217;era l&#8217;i.v.a., lo Stato incassava meno? O meglio, se eliminassimo l&#8217;i.v.a., allo Stato non serviranno quei soldi mancanti? Si, certo, qui non si sta dibattendo sul fatto che le entrate totali non rimangano allo stesso livello, almeno al giorno di cambio di visione dell&#8217;imposizione tributaria, ma si sta dibattendo sul come reperire quelle risorse, su quali elementi considerare per chiedere ad ogni cittadino un giusto contributo alle spese collettive. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Come non ricordare per un attimo l&#8217;art. 53 della Costituzione della Repubblica Italiana: <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit\u00e0 contributiva<\/i>\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Tale principio, da che siamo diventati uno Stato a quando siamo entrati in Europa, \u00e8 stato interpretato dando per assunto il fatto che la capacit\u00e0 contributiva di ciascuno aumenta pi\u00f9 che proporzionalmente rispetto all&#8217;aumento del reddito. Si pu\u00f2 discutere sul livello di intensit\u00e0 della progressivit\u00e0 (aumento pi\u00f9 che percentuale), ma sul fatto che sia il reddito a determinare la capacit\u00e0 contributiva non credo che serva discutere, non se ne discuteva e un motivo ci sar\u00e0 pur stato. Tale motivo \u00e8 che se ho gi\u00e0 un dato esaustivo (il reddito) per determinare la capacit\u00e0 contributiva di ognuno, non vedo perch\u00e9 andarsi ad impelagare in inutili complicazioni.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Oggi, invece, se ne parla dell&#8217;i.v.a., ma si d\u00e0 per assodato che esiste e che debba esistere, come se il ritorno all&#8217;imposizione fiscale puramente progressiva non sia neanche da ambire. E si dibatte su aumenti dell&#8217;i.v.a. o su come strutturare la catena del versamento, ma nessuno mette in dubbio la sua ratio, il suo essere intrinsecamente iniqua, per definizione, per tutto quanto gi\u00e0 detto. E quindi si perde enorme tempo per cambiare le aliquote o delle virgole. L&#8217;ultima virgola, per farvi un esempio, \u00e8 l&#8217;introduzione del meccanismo dell&#8217;inversione contabile in talune circostanze, tra cui il caso di fatture emesse nei confronti della Pubblica Amministrazione. Per farla breve, invece di versare l&#8217;i.v.a. all&#8217;emittente fattura e aspettare poi il 16 del mese successivo per incassarla nuovamente (ricordiamo che le aziende sono neutre nei confronti dell&#8217;i.v.a, sono dei Sostituti d&#8217;Imposta), lo Stato pagher\u00e0 solo l&#8217;imponibile (il ricavo) delle fatture all&#8217;azienda di turno, senza i.v.a., e cos\u00ec facendo, udite udite, guadagner\u00e0<br \/>\nben \u201cminimo 16 &#8211; massimo 46\u201d giorni di liquidit\u00e0, cash flow, ovviamente a discapito delle aziende. In un momento cos\u00ec, dove la liquidit\u00e0 abbonda ma non certo per le aziende che vivono nell&#8217;economia reale, quelle poi dell&#8217;esempio, quelle che eseguono lavori per conto della P.A., il tutto lascia interdetti, se non si pensasse che dall&#8217;altro canto si pu\u00f2 inquadrare la questione come una crisi economico-finanziaria dello Stato tale da costringere lo stesso ad attaccarsi ai c.d. spiccioli. A questo punto, se si arriva a pensare ci\u00f2, il turbamento diventa terrore.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">In merito al punto suddetto dell&#8217;inversione contabile per la P.A., si sente ai tg che cos\u00ec si combatte l&#8217;evasione fiscale, non facendo transitare quei soldi nelle casse delle aziende appaltanti, ma non si dice che quelle aziende mancheranno di liquidit\u00e0 che dovranno andare a chiedere alle banche, come non si dice che il problema non \u00e8 l&#8217;evasione fiscale, ma \u00e8 semplicemente non avere i soldi per versare l&#8217;i.v.a., e con ancora meno liquidit\u00e0 questa possibilit\u00e0 diverr\u00e0 ancor pi\u00f9 flebile. Perch\u00e9 se talune aziende non versano l&#8217;i.v.a. \u00e8 solo perch\u00e9 con il solo ricavo contabile non riescono a coprire i costi, e non riescono a coprire i costi gi\u00e0 avendo abbattuto tutte le spese possibili, prime fra tutte quelle che portano vantaggi nel lungo periodo, come gli investimenti in Ricerca &amp; Sviluppo, e questo lascia ancora meno sereni.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Si perdono mesi interi per discutere su un qualcosa che non sarebbe un problema se lo Stato non avesse problemi di liquidit\u00e0, e il resto del tempo lo si impiega nel cercare di aumentare l&#8217;i.v.a. senza farne avere percezione alla popolazione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Iniziamo ad analizzare infatti il quantum, gli aumenti dell&#8217;i.v.a., l&#8217;aumento progressivo della concezione dell&#8217;imposizione ai cittadini come proporzionale e non progressiva, e di come se ne parla.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">A mio avviso, ci sono due ordini di problemi nella fotografia attuale della questione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Il primo \u00e8 che ci dicono che l&#8217;i.v.a. (PER IL 2015) non aumenter\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Infatti, mentre ci dicono che per quest&#8217;anno non aumenter\u00e0, ci dicono altres\u00ec che aumenter\u00e0 nei prossimi anni, come da manuale delle tecniche mediatiche usate nell&#8217;operativit\u00e0 dalla politica odierna: si fa entrare in contatto il cervello dell&#8217;elettore con la mazzata, lo si fa abituare, e poi la si d\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Ed ecco ci\u00f2 che dicono, le mazzate alle quali dobbiamo abituarci dal prossimo anno, e che se saranno confermate porteranno ai seguenti aumenti:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Aliquota IVA 10%<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">: aumento di due punti nel 2016 (al 12%) e di un altro punto nel 2017 (13%),<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Aliquota IVA 22%<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">: aumento a 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Analizziamo questi dati. Posto che alla sua nascita l&#8217;i.v.a. era posta al 12%, e che piano piano \u00e8 arrivata al 20%, il fatto che tale tipo di imposizione non \u00e8 aumentata non \u00e8 vero. Se poi consideriamo che in un lustro passer\u00e0 dal 20 al 25,5%, \u00e8 inutile pubblicizzare il suo non aumento quest&#8217;anno, cercare di far passare il concetto secondo il quale l&#8217;i.v.a. \u00e8 pressoch\u00e9 costante nel suo ammontare, perch\u00e9 il mio cervello non pu\u00f2 far a meno di pensare che 5,5 punti percentuali su 20 sono il 27,50% di aumento, bh\u00e8 bh\u00e8 bh\u00e8, in un lustro, cribbio ed oib\u00f2. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Quindi, per forza di cose, dato che l&#8217;imposizione fiscale progressiva per i ceti medio bassi \u00e8 gi\u00e0 ai suoi massimi livelli, si cercano risorse dove \u00e8 pi\u00f9 iniquo trovarle, ma perfettamente in linea con i principi che ci governano ormai da decenni. Non apro la parentesi che se fossimo uno Stato Sovrano stamperemmo la moneta necessaria, dandole valore grazie all&#8217;implicita convenzione di accettarli come mezzo di pagamento, perch\u00e9 questo non \u00e8 il momento n\u00e9 l&#8217;articolo giusto, ma voglio specificare il fatto che oltre che iniqua, l&#8217;i.v.a. non \u00e8 neanche strutturalmente valida come scelta. Per tutto quanto detto, il prezzo di un prodotto \u00e8 composto dalla sua componente di ricavo per chi lo vende e da una parte, l&#8217;i.v.a., che viene incassata dal venditore e riversata dallo stesso nelle casse dello Stato. Quindi l&#8217;i.v.a., oltre a non dare vantaggi alle aziende, d\u00e0 loro solo svantaggi, dettati da un aumento del prezzo che non entrer\u00e0 nelle loro tasche. Questo, ovviamente, deprimer\u00e0 ancor di pi\u00f9 i consumi, lo Stato avr\u00e0 sempre pi\u00f9 bisogno di denaro per mantenere l&#8217;avanzo primario che serve a pagare inutili interessi a chi detiene il potere di stampare moneta, e si continuer\u00e0 a spostare l&#8217;imposizione da una tassazione progressiva (rispetto alla capacit\u00e0 contributiva dettata dal reddito) ad una proporzionale (che colpisce tutti con lo stesso valore assoluto per ogni bene considerato, ma di certo colpisce maggiormente a livello relativo tanto pi\u00f9 una persona tanto pi\u00f9 quella persona \u00e8 indigente). Questo \u00e8 quello che vuole l&#8217;Europa, questo \u00e8 ci\u00f2 che sentiamo ai tg nella forma del diktat \u201cci vuole pi\u00f9 Europa\u201d: accettare, tra le altre cose, la creazione di una imposta colonizzatrice in un mondo in cui i Ministri dell&#8217;Economia sono divenuti un nuovo animale mitologico, mezzo giocoliere mezzo attore teatrale. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Il secondo \u00e8 che ci dicono che l&#8217;i.v.a. (PER IL 2015) non \u00e8 aumentata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">L&#8217;esempio \u00e8 il PELLET. Abbiamo detto che l&#8217;aliquota, il 4, il 10 o il 22 per cento, \u00e8 scelta sulla base del tipo di bene su cui va a gravare, senza arrecare un ricavo per l&#8217;azienda, ma un semplice incasso in nome e per conto dello Stato, per nostro nome e conto. I beni di prima necessit\u00e0 dovrebbero essere appesantiti da un&#8217;aliquota del 4%, ed il pellet soddisfa il bisogno del riscaldamento, un bisogno che credo tutti reputiamo primario. Infatti, la sua aliquota era proprio il 4%, fino a quando, oltre a pubblicizzare il non aumento (PER ORA) dell&#8217;aliquota al 22%, non hanno pensato bene di aumentare l&#8217;aliquota del pellet al 10%. Quindi c&#8217;\u00e8 stato un aumento del prezzo del pellet di 6 punti su104, cio\u00e8 del 5,77%. Se poi si pensa che l&#8217;aliquota al dieci passer\u00e0 a breve al 13%, il pellet sar\u00e0 passato da<br \/>\nl 4% al 13%; come non commentare \u201cle jeux est fait!\u201d. Magari l&#8217;hanno fatto per portare inflazione e pubblicizzare anche quella? Dato che il pellet, essendo un bene primario, ha domanda almeno costante (anche se qualcuno decider\u00e0 di mettersi il maglione pesante in casa per risparmiare, per cause di forza maggiore, e ci\u00f2 mi inorridisce), e dato che essendo un bene di uso comune rientra certamente in qualsiasi paniere (insieme dei beni che rientrano nel calcolo del numeretto da dire ai telegiornali chiamato inflazione). Questo \u00e8 un pensiero estremo, \u00e8 una provocazione, ma mi \u00e8 gi\u00e0 successo di dovermi ricredere, e non so se questa volta andr\u00e0 in maniera diversa. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">In calce all&#8217;articolo vi pongo dinanzi agli occhi i link per gli elenchi completi dei beni gravati di i.v.a. al 4% ed al 10%, ponendovi dinanzi a due evidenti questioni:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">notare il termine \u201csoppresso\u201d, quel termine non denota il fatto che il bene \u00e8 ora esente da i.v.a., bens\u00ec che la sua i.v.a. \u00e8 passata del 4% al 10%, come beni che erano al 10% sono passati al 22%;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">notare la percentuale di beni appartenenti all&#8217;economia reale gravati di tale imposta. Oserei un lapidario \u201cla totalit\u00e0\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Per concludere, per farvi avere cognizione della diversa visione della capacit\u00e0 contributiva impostata dall&#8217;Europa, e per darvi il giusto incipit alle tabelle, ecco invece testualmente l&#8217;articolo del D.P.R. 633\/72 che definisce cosa rende palese la capacit\u00e0 contributiva di ognuno e che, per esclusione rispetto ai due elenchi suddetti, descrive, con visione onnicomprensiva, i beni gravati dell&#8217;aliquota al 22%, che nacque al 12%, ma che presto diventer\u00e0 24%, poi 25%, poi 25,5% e poi chiss\u00e0 ancora quanti \u201cpoi\u201d:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\">\u201c<span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>L&#8217;imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell&#8217;esercizio di imprese o nell&#8217;esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate<\/i>\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Ricordando che si applica sulle cessioni di beni e prestazioni di servizi, ma che la paga il consumatore.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Ricordando, in ultimo, che non siamo consumatori, ma cittadini.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Beni al 4%: <a href=\"http:\/\/www.amministrazioneaziendale.com\/beni-soggetti-aliquota-4-per-cento.php\">http:\/\/www.amministrazioneaziendale.com\/beni-soggetti-aliquota-4-per-cento.php<\/a> ;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #141823\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">Beni al 10%: <a href=\"http:\/\/www.amministrazioneaziendale.com\/beni-soggetti-aliquota-4-per-cento.php\">http:\/\/www.amministrazioneaziendale.com\/beni-soggetti-aliquota-4-per-cento.php<\/a> . <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;acronimo i.v.a. sta per Imposta sul Valore Aggiunto. Iniziamo ad analizzare l&#8217;acronimo stesso, ma non prima di ricordare al mondo chi ha creato tale tipo di imposta. L&#8217;i.v.a. \u00e8 un&#8217;imposta europea, ci hanno detto che andava a sostituire la precedente imposta generale sulle entrate, l&#8217;i.g.e., ma cos\u00ec non \u00e8. L&#8217;i.g.e., infatti, nacque nel 1940, in un momento in cui, nella quasi totalit\u00e0 dei casi, dalla materia prima al prodotto finito ogni azienda copriva tutta la&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":67,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,6],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3vU","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13510"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/67"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13510"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13510\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13510"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13510"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13510"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}