{"id":13532,"date":"2015-05-10T00:05:03","date_gmt":"2015-05-10T00:05:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13532"},"modified":"2015-05-10T00:05:03","modified_gmt":"2015-05-10T00:05:03","slug":"diritti-sociali-e-dignita-umana-per-una-gerarchia-dei-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13532","title":{"rendered":"Diritti sociali e dignit\u00e0 umana: per una gerarchia dei diritti"},"content":{"rendered":"<p>Nel trattare dei diritti, la moderna interpretazione suole ormai distinguerne diverse generazioni. Concentriamoci brevemente sul percorso storico che ha condotto alle prime due, le quali ricomprendono quelli politico-civili e quelli socio-economici, svolgendo una riflessione finale sui secondi e sul loro attuale livello di protezione.<\/p>\n<p>La nozione di diritto non pu\u00f2 che connettersi con quella di libert\u00e0, dalla protezione e valorizzazione della quale discende la prima. Tuttavia, la libert\u00e0 di cui noi abitualmente parliamo deve intendersi e declinarsi in maniera radicalmente diversa rispetto alla sua concettualizzazione pi\u00f9 arcaica. Nelle societ\u00e0 antiche essa era in effetti interpretata in una chiave assolutamente avulsa dall\u2019individualismo che le conferisce la peculiare coloritura assunta in epoca moderna. Queste societ\u00e0 si presentano come essenzialmente organicistiche e dominate da una impostazione comunitaristica che mai e poi mai avrebbe consentito al singolo di rivendicare dei diritti contro la sua stessa comunit\u00e0 di appartenenza. Tutto ci\u00f2 avrebbe comportato un grave rischio per la stabilit\u00e0 della comunit\u00e0 medesima. I diritti attribuiti all\u2019individuo, pertanto, sono funzionalizzati all\u2019interesse collettivo. Visioni del genere, peraltro, sono tutt\u2019oggi rinvenibili in culture quali quelle africane o asiatiche, impregnate di principi solidaristici che permettono a tali societ\u00e0 di rinsaldarsi attorno ad un sistema valoriale profondamente diverso rispetto a quello di matrice atomistico-individualista su cui si fondano le societ\u00e0 occidentali. Come ci ricorda il politologo nigeriano Claude Ake,<\/p>\n<p>\u201cl\u2019idea dei diritti umani, e di diritti giuridici in generale, presuppone una societ\u00e0 atomistica e individualista, una societ\u00e0 dal conflitto endemico\u2026 Noi invece diamo meno risalto all\u2019individuo e pi\u00f9 alla collettivit\u00e0\u2026 Siamo pi\u00f9 desiderosi di ricordare gli obblighi che ci legano agli altri membri della societ\u00e0 piuttosto che inclini a rivendicare diritti che ci contrappongano a loro\u201d.<\/p>\n<p>Parole su cui riflettere e da cui trarre certamente ispirazione.<\/p>\n<p>Il Medioevo, dominato dalla credenza in un ordine divino prestabilito e irriformabile, perpetua da par suo una visione essenzialmente statica della societ\u00e0 e degli obblighi dell\u2019uomo in essa inglobato. Occorre attendere l\u2019Umanesimo e poi il fermento rinascimentale per poter addivenire ad un\u2019impostazione diametralmente diversa del rapporto tra uomo e Dio e tra uomo e natura, un rapporto non pi\u00f9 di mera soggezione passiva, ma animato da uno slancio proattivo e teso alla manipolazione dell\u2019esistente nel nome di un uomo nuovo, di quel vir faber che diventa artefice del proprio destino.<\/p>\n<p>Da qui alle prime richieste di mettere nero su bianco i diritti di quest\u2019uomo nuovo il passo sar\u00e0 breve. Dal Bill of Rights inglese del 1689 a quello americano costituito dagli emendamenti alla costituzione statunitense apportati nel 1789, fino ad arrivare alla Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino adottata nel contesto della Rivoluzione francese nel medesimo anno, sar\u00e0 un susseguirsi di elenchi di diritti, proclamati e sanciti solennemente dall\u2019epoca delle rivoluzioni liberali.<\/p>\n<p>I diritti civili e politici, i cosiddetti diritti di prima generazione, entrano cos\u00ec definitivamente nel panorama del costituzionalismo liberale, attraverso un  progressivo riconoscimento ed un\u2019inarrestabile estensione. Nel contempo, lo Stato, in ossequio alla concezione liberale, viene costretto a ritrarsi da tutte quelle sfere demandate ad essere terreno fertile per l\u2019esplicazione dell\u2019autodeterminazione dei singoli. Siamo all\u2019apogeo della cosiddetta \u201clibert\u00e0 da\u201d, quella negativa, ossia la libert\u00e0 da qualsivoglia ingerenza del tanto bistrattato Leviatano hobbesiano nella sfera privata degli individui.<\/p>\n<p>Tuttavia, le rapide trasformazioni che la societ\u00e0 contemporanea porta con s\u00e9 amplieranno a tal misura i settori di intervento degli Stati che una nuova e diversa concezione si andr\u00e0 presto affermando nel costituzionalismo, all\u2019indomani delle due guerre mondiali. La concezione di un nuovo tipo di libert\u00e0, una \u201clibert\u00e0 di\u201d, una libert\u00e0 positiva invocata e garantita proprio dal vecchio nemico dei liberali, quello Stato che ora diviene il garante imprescindibile dei suoi cittadini, offrendo loro i mezzi e gli strumenti per poter costruire ed edificare una societ\u00e0 che permetta a tutti di vivere dignitosamente. Fanno il loro ingresso trionfale nei testi costituzionali i diritti di seconda generazione, i diritti sociali ed economici, con lo Stato che, una volta disprezzato senza troppi riguardi, viene ora nuovamente presentato come il tutore buono in grado di garantire a tutti, in nome di una democrazia veramente sostanziale e non soltanto formale, di poter accedere a quegli strumenti tramite cui elevare il tenore di vita e il benessere dell\u2019intera comunit\u00e0. Nasce lo Stato sociale, ed \u00e8 un\u2019invenzione straordinaria, grazie alla quale i popoli del mondo occidentale, e segnatamente quelli europei, conoscono dei livelli di benessere mai raggiunti prima in tutta la storia precedente dell\u2019umanit\u00e0. Per la prima volta, diminuisce il divario tra il profitto capitalista e i salari delle classi lavoratrici, e si intravede una prima forma di redistribuzione della ricchezza, maggiore o minore che sia a seconda dei paesi e delle culture politiche egemoni. Insomma, succede una cosa molto semplice: si comincia a vivere meglio.<\/p>\n<p>E poi? Dagli anni \u201880 ad oggi ecco che si assiste ad una repentina e disastrosa inversione di tendenza. Il capitale non ci sta, bisogna fare qualcosa, recuperare l\u2019antica ed incondizionata egemonia, per tornare a tiranneggiare nuovamente su salari e lavoratori. E la propaganda ideologica del neoliberismo si scatena. Lo Stato torna ad essere individuato come il male assoluto, foriero di sperperi, corruzione, malgoverno, come un pericoloso e irresponsabile padre di famiglia che deve essere ripudiato, ricacciato indietro, annichilito. E con esso occorre eliminare le conquiste dello Stato sociale, ricondurre i cittadini\/sudditi a confrontarsi con quella \u201cdurezza del vivere\u201d superando la quale essi erano riusciti ad affermare finalmente la loro dignit\u00e0. Quest\u2019ultima va annientata. Per questo, in maniera feroce e reazionaria, stanno facendo di tutto con lo scopo di riportare indietro le lancette della storia. E ci stanno riuscendo, con l\u2019appoggio incondizionato di schiere di (in)utili idioti.<\/p>\n<p>Ci stanno togliendo di nuovo quei diritti sociali ed economici la cui garanzia \u00e8 la sola chiave di volta per l\u2019edificazione di una societ\u00e0 sicuramente imperfetta (una societ\u00e0 perfetta esiste solo nelle utopie), ma almeno fondata su un valore imprescindibile, quello della dignit\u00e0 umana, un valore che ogni potere politico dovrebbe sforzarsi di perseguire e proteggere con ogni mezzo a disposizione.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che le lotte per i soli diritti civili sono delle lotte miopi e inconsistenti. Perch\u00e9 senza la possibilit\u00e0 di avere un lavoro stabile, senza la possibilit\u00e0 di poter vivere serenamente la propria vita, senza la possibilit\u00e0 di poter costruire una famiglia, senza la possibilit\u00e0 di vedersi garantito in futuro un congruo e decoroso sistema previdenziale, senza tutto questo e molto altro, i diritti civili diventano lo specchietto per le allodole (e per gli allocchi) o, se preferite, la merce di scambio di cui il pensiero neoliberista si servir\u00e0 per trasformarci tutti nei moderni schiavi del terzo millennio. Tra gli allocchi pi\u00f9 stolti vi sono stati e vi sono tuttora certamente i partiti di sinistra, nessuno escluso, i quali, dopo la vittoria del modello iperindividualistico americano, si sono riconvertiti in massa alla rivendicazione dei diritti in salsa liberale, dimenticando il fine primario per il quale erano nati, il loro senso storico: la protezione del lavoro e, con esso, la protezione di ci\u00f2 di cui nessuno di noi pu\u00f2 fare a meno, la nostra dignit\u00e0 di esseri umani. Per giunta, non paghi, hanno suggellato tale riconversione contribuendo in maniera determinante a dar vita ad un mostro che non conosce precedenti nella storia, quella Unione Europea che erige proprio i pi\u00f9 ferrei e radicali principi neoliberisti a dogmi ideologici indiscutibili.<\/p>\n<p>Riprendiamoci i diritti sociali ed economici sanciti dalla nostra Costituzione.<br \/>\nRiprendiamoceli adesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel trattare dei diritti, la moderna interpretazione suole ormai distinguerne diverse generazioni. Concentriamoci brevemente sul percorso storico che ha condotto alle prime due, le quali ricomprendono quelli politico-civili e quelli socio-economici, svolgendo una riflessione finale sui secondi e sul loro attuale livello di protezione. La nozione di diritto non pu\u00f2 che connettersi con quella di libert\u00e0, dalla protezione e valorizzazione della quale discende la prima. 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