{"id":1361,"date":"2010-03-11T15:23:09","date_gmt":"2010-03-11T14:23:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=1361"},"modified":"2010-03-11T15:23:09","modified_gmt":"2010-03-11T14:23:09","slug":"keynesiani-tradizionali-e-keinesiani-avventizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=1361","title":{"rendered":"Keynesiani tradizionali e keynesiani avventizi"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">di <strong>Giancarlo de Vivo<\/strong>*<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">fonte <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\">economiaepolitica<\/a><\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">Paul Samuelson alla morte di Keynes scrisse: &ldquo;la <em>Teoria Generale<\/em>&nbsp; &hellip; &egrave;&nbsp; un libro scritto male, e male organizzato; qualunque non addetto ai lavori che l&rsquo;abbia comperato ha sprecato i cinque scellini che ha speso &hellip;&nbsp; &egrave; arrogante, &hellip; abbonda in confusioni&rdquo;, ma &ldquo;quando alla fine uno lo capisce a fondo, la sua analisi risulta ovvia ed allo stesso tempo nuova. In breve, &egrave; un&rsquo;opera di genio&rdquo;. Come tale, possiamo aggiungere, rimane larga&shy;mente misteriosa a molti economisti.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">La pesante crisi in cui siamo immersi ha riportato alla ribalta il pensiero di Keynes, che fino all&rsquo;altro ieri era trattato come un cane morto dagli economisti ben&shy;pensanti. Perfino un membro del <em>board<\/em> della Banca Centrale Europea, organismo anti-keynesiano per costituzione, ha scritto che in certi casi non aver ascoltato Keynes ha dato &ldquo;risultati disastrosi&rdquo; (L. Bini-Smaghi, <em>Il Sole-24 Ore<\/em>, 25 feb&shy;braio). Qualche giorno dopo R. Perotti ha sostenuto (<em>Il Sole-24<\/em> Ore, 28 febbraio) che Keynes era &ldquo;uno dei grandi geni del XX secolo&rdquo;. Secondo lui il grande contributo di Keynes sarebbe stato quello di &ldquo;evidenziare il ruolo della spesa pubblica come strumento anticiclico&rdquo;. Ma se questo fosse vero il con&shy;tributo non sarebbe molto sostanzioso, e comunque nient&rsquo;affatto originale: quasi 25 anni prima di Keynes, Pigou (oggetto degli strali di Keynes nella <em>Teoria Generale<\/em>) in un libro sulla disoccupazione aveva sostenuto che la spesa pubblica poteva essere effica&shy;cemente usata in funzione anti-ciclica. Perotti potr&agrave; liquidare questa osservazione come mera mani&shy;&shy;fe&shy;stazione di quelle preoc&shy;cupazioni filologiche dei &ldquo;keynesiani tradizionali&rdquo; cui irride nel suo articolo, ma resta il fatto che c&rsquo;&egrave; qualcosa che non quadra nelle sue idee su Keynes. Sar&agrave; poi per la mia difettosa conoscenza degli &ldquo;sviluppi della ricerca eco&shy;no&shy;mica&rdquo;, ma mi sembrava che Perotti avesse costruito una parte della sua carriera ac&shy;cademica sostenendo la tesi che riduzioni della spesa pubblica fanno <em>aumentare<\/em> la domanda e quindi l&rsquo;oc&shy;cupazione &ndash; il contrario del &ldquo;geniale&rdquo; contributo di Keynes.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">Comunque, anche se Keynes era un genio, ci si dice, i suoi &ldquo;nipotini&rdquo; sarebbero degli sprovveduti (se non anche disonesti), che appunto ignorano &ldquo;gli sviluppi della ricerca economica&rdquo;, &ldquo;hanno un&rsquo;interpretazione selettiva della storia&rdquo; (immagino voglia dire che fanno un uso selettivo della storia), e &ldquo;non si confrontano con i dati&rdquo;.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">Per quanto riguarda gli &ldquo;sviluppi&rdquo; della ricerca economica, il problema &egrave; serio, ma forse non nel senso che sostiene Perotti. Ad esempio una parte non piccola degli &ldquo;sviluppi&rdquo; in macroeconomia negli ultimi decenni &egrave; consistita nel&shy;la elaborazione e ri&shy;ela&shy;bo&shy;razione e sofisticazione di &ldquo;modelli&rdquo; basati sull&rsquo;ipotesi di &ldquo;agente rap&shy;pre&shy;sentativo&rdquo;, esclu&shy;dendo quindi che mutamenti della distribuzione del reddito potessero essere rilevanti nel&shy;l&rsquo;equilibrio macro&shy;economico. Lo studio e l&rsquo;uso di modelli di questo genere &egrave; stato per molto tempo considerato parte importante del mestiere di un economista &ldquo;serio&rdquo;, e con essi si sono vinte fior di cattedre di economia. Ci sono per&ograve; economisti che non si sono mai dedicati a queste robinsonate, e le hanno ignorate. Finora essi erano a loro volta tran&shy;&shy;quil&shy;lamente ignorati da una larga fetta della professione, che invece oggi sembra tradire qualche turbamento.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">Sull&rsquo;uso selettivo della storia da parte dei &ldquo;keynesiani tradizionali&rdquo;, Perotti sostiene che essi, nel loro &ldquo;livore&rdquo; anti-liberista, colpevolmente dimen&shy;ticherebbero ad esempio il caso del Cile del ventennio dopo Pinochet, in cui &ldquo;politiche neoliberiste&rdquo; avrebbero fatto passare il paese &ldquo;dal sottosviluppo a un&rsquo;eco&shy;nomia moderna, facendo allo stesso tempo enormi progressi contro la povert&agrave;&rdquo;. E&rsquo; curioso per&ograve; che egli non menzioni che il sotto&shy;sviluppo, l&rsquo;enorme povert&agrave;, l&rsquo;enorme aumento delle diseguaglianze, e<em> l&rsquo;altissimo tasso di disoc&shy;cupazione<\/em> del Cile nel periodo precedente dovevano molto alle &ldquo;politiche neoliberiste&rdquo; di cui il Cile di Pinochet &egrave; stato un laboratorio. Forse l&rsquo;uso selettivo della storia &egrave; pi&ugrave; diffuso di quanto Perotti non si sia accorto.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">I &ldquo;keynesiani tradizionali&rdquo; quasi mai, ci si dice, si &ldquo;confrontano con i dati&rdquo;, quello che saprebbero opporre ad analisi dei dati sarebbero solo &ldquo;complicate digressioni filosofico-moraleggianti sulle supposte motivazioni ideologiche e mancanze etiche dei presunti oppositori&rdquo;. Non &egrave; chiaro cosa esattamente Perotti intenda. Se per esempio si &egrave; appena richiamata l&rsquo;esperienza del Cile di Pinochet non &egrave; per moraleggiare (anche se certo fa orrore il commercio avuto da Friedman e i <em>Chicago Boys<\/em> con Pinochet), ma appunto per ricordare i dati di quell&rsquo;esperienza (che in fondo non sono che la rappresentazione economica di quell&rsquo;orrore). Quanto all&rsquo;uso (o mancato uso) dei dati: gli economisti keynesiani non hanno aspettato la crisi del 2008 per richiamare l&rsquo;attenzione sui problemi posti dall&rsquo;inde&shy;bitamento<em> privato<\/em>, e sulla sua insoste&shy;nibilit&agrave;, una questione di cui i giovani leoni del&shy;l&rsquo;eco&shy;nomia erano spensieratamente inconsapevoli fino a ieri, nella loro ossessiva insistenza sui pericoli dell&rsquo;indebitamento <em>pubblico<\/em>. La differenza tra gli economisti non passa tra quelli che si sporcano le mani sui dati e quelli che li ignorano, ma tra quelli che vedono i dati rilevanti e quelli che guardano allo svolazzare delle farfalle.<\/p>\n<p align=\"center\" class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 6pt\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt\"><em>*L&rsquo;autore &egrave; professore ordinario di economia politica nell&rsquo;Universit&agrave; di Napoli &ldquo;Federico II&rdquo;.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo de Vivo* fonte economiaepolitica Paul Samuelson alla morte di Keynes scrisse: &ldquo;la Teoria Generale&nbsp; &hellip; &egrave;&nbsp; un libro scritto male, e male organizzato; qualunque non addetto ai lavori che l&rsquo;abbia comperato ha sprecato i cinque scellini che ha speso &hellip;&nbsp; &egrave; arrogante, &hellip; abbonda in confusioni&rdquo;, ma &ldquo;quando alla fine uno lo capisce a fondo, la sua analisi risulta ovvia ed allo stesso tempo nuova. 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