{"id":13628,"date":"2015-05-26T09:56:39","date_gmt":"2015-05-26T09:56:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13628"},"modified":"2015-05-26T09:56:39","modified_gmt":"2015-05-26T09:56:39","slug":"jacques-sapir-il-rivelatore-greco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13628","title":{"rendered":"Jacques Sapir: Il rivelatore greco"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea vanta per s\u00e9 i valori pi\u00f9 alti. Con la voce dei dirigenti suoi e di quelli dei suoi paesi membri afferma di rappresentare la democrazia, la libert\u00e0 e la pace. Tuttavia ne d\u00e0 concretamente un\u2019immagine molto differente. Non soltanto viola i propri valori a pi\u00f9 riprese, ma sviluppa un\u2019ideologia che \u00e8 in realt\u00e0 opposta ai valori che pretende incarnare.<br \/>\nL\u2019Unione europea pretende di instaurare regole comuni e di solidariet\u00e0 tra i paesi membri e anche oltre questi; i fatti smentiscono tragicamente e sempre pi\u00f9 le idee di solidariet\u00e0, anche di quella al suo interno. Il budget comunitario, pur ridotto a meno dell\u20191,25% del PIL, \u00e8 destinato a ridursi ancora. Queste due contraddizioni alimentano la crisi politica e insieme economica che l\u2019UE conosce. Ne minano le fondamenta e oscurano in misura considerevole l\u2019avvenire.<\/p>\n<p><em>Il rivelatore greco<br \/>\n<\/em>Il trattamento inflitto alla Grecia \u00e8 un buon esempio della realt\u00e0 delle pratiche in seno all\u2019UE; aggiungiamo che, ahim\u00e8, non \u00e8 il solo. Ma serve da rivelatore e manifesta la profonda ipocrisia della costruzione europea.<\/p>\n<p>Rammentiamo i fatti: la Grecia ha conosciuto una crisi del debito sovrano all\u2019inizio del 2010, le cui conseguenze rischiavano di essere costose per le principali banche dei paesi europei che avevano prestato a questo paese con piena cognizione di causa e in ragione dei tassi di interessi altamente remunerativi. I diversi piani \u00abd\u2019aiuto\u00bb alla Grecia hanno avuto per unica ragione quella di evitare un <em>d\u00e9faut<\/em> al fine di permettere alle banche private, essenzialmente francesi e tedesche, di liberarsi e rivendere i titoli greci che avevano acquistato. Questi piani \u00abd\u2019aiuto\u00bb hanno parecchio appesantito il debito. Hanno avuto per contropartita piani di austerit\u00e0, messi in opera da quella che si \u00e8 chiamata la \u00abtroika\u00bb, cio\u00e8 la BCE, la Commissione europea e il FMI. Questi piani di austerit\u00e0 hanno a loro volta provocato una grande crisi economica e sociale in Grecia, con un tasso di disoccupazione di pi\u00f9 del 25%, una pauperizzazione galoppante e una distruzione del sistema di protezione sociale.<\/p>\n<p>Questa austerit\u00e0 \u00e8 stata imposta alla Grecia da squadre di esperti inviati dalla \u00abtroika\u00bb che sono venuti a installarsi nei ministeri e che hanno poi dettato le loro condizioni. Al limite della forza, ma anche al limite della pazienza, esasperati dall\u2019umiliazione permanente rappresentata dalla presenza di esperti della \u00abtroika\u00bb, gli elettori greci, il 25 gennaio 2015, hanno inviato un messaggio molto chiaro: la popolazione rifiutava l\u2019austerit\u00e0 per conto dei banchieri di Francoforte o di Parigi, portando al potere un partito di sinistra il cui programma prometteva di mettere fine a questa austerit\u00e0 intraprendendo riforme che gli altri governi, tanto socialisti (PASOK) che di centro-destra (Nuova Democrazia) si erano sempre rifiutati di fare, come una riforma sul reddito imponibile e sull\u2019amministrazione.<\/p>\n<p>Per tentare di realizzare il loro programma, i dirigenti di Syriza hanno deciso di allearsi con un partito di destra, i \u00abGreci Indipendenti\u00bb. Bisogna qui ricordare che An.El \u00e8 certo un partito di destra, ma di una destra che in Francia si qualificherebbe repubblicana. Questo partito ha d\u2019altronde buone relazioni con \u00abDebout la France\u00bb di Nicolas Dupont-Aignan. Non si tratta dunque di un partito di estrema destra come blatera il tristo figuro Colombani. Avrebbero potuto allearsi con un partito centrista, esplicitamente pro-europeo (To Potami, ossia Il Fiume) o con i frammenti del partito socialista, il PASOK. Hanno fatto una scelta che appare strana solo a quelli che non comprendono la posta in gioco della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Lungi dal rallegrarsi dell\u2019arrivo al potere di un partito (poi di una coalizione) deciso ad attaccare frontalmente i problemi strutturali della Grecia, che si chiamano corruzione, clientelismo e nepotismo, l\u2019UE non ha avuto tregua nel voler cancellare questo governo, nel volergli imporre un altro programma da quello per il quale era stato eletto. Cos\u00ec essa mostra il suo disprezzo totale della democrazia con cui i suoi dirigenti sono soliti sciacquarsi la bocca. Quale che sia l\u2019esito della crisi attuale, che si abbia un cattivo accordo, un d\u00e9faut, o un\u2019uscita della Grecia dall\u2019euro, l\u2019atteggiamento odioso dell&#8217;UE rester\u00e0 nella memoria di ogni europeo, ma anche di altri.<\/p>\n<p>Qui si scopre che l\u2019UE si comporta non diversamente dall\u2019Unione Sovietica quando impose la teoria della sovranit\u00e0 limitata, come fu il caso di Praga nell\u2019agosto del 1968. Cos\u00ec mostra lo scarso valore che attribuisce alla democrazia. Se una comunit\u00e0 politica non \u00e8 pi\u00f9 padrona del suo destino, non pu\u00f2 pi\u00f9 esservi democrazia al suo interno. Se se ne vuole una prova, ricordiamo questa citazione di Jean-Claude Juncker, il successore dell\u2019ineffabile Barroso alla testa della Commissione europea: \u00abNon ci possono essere scelte democratiche contro i trattati europei\u00bb. \u00c8 l\u2019affermazione placida e soddisfatta della superiorit\u00e0 delle istituzioni non elette sul voto degli elettori, della superiorit\u00e0 del principio tecnocratico sul principio democratico.<br \/>\n<em><br \/>\nUn nuova lettura dell\u2019Unione europea<br \/>\n<\/em>Il segnalatore greco incita allora a rileggere le altri azioni dell\u2019UE. Sia sulle negoziazioni commerciali internazionali, che essa conduce nell\u2019opacit\u00e0 pi\u00f9 totale, com\u2019\u00e8 il caso del Trattato Transatlantico, sia sulla questione degli OGM, in cui essa impone ai consumatori europei prodotti che essi non vogliono, per il profitto pi\u00f9 grande di un gigante dell\u2019industria nord-americana, MONSANTO, tanto per citarlo, sia sulla questione della solidariet\u00e0 tra i paesi membri.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 stata lasciata sola a gestire la catastrofe umanitaria provocata dall\u2019intervento franco-britannico in Libia che ha portato alla morte di Gheddafi. Ugualmente, la Grecia \u00e8 stata lasciata sola a far fronte ai flussi migratori dalla Turchia e dal Medio Oriente. Da parte sua, la Francia \u00e8 stata lasciata quasi sola nella lotta contro l\u2019islamismo radicale nel sud-Sahel (Mali, Niger) nel momento in cui la Commissione europea le chiede di fare pi\u00f9 economia. I fondi strutturali, che avrebbero un effetto di modernizzazione importante su paesi come il Portogallo e la Grecia, sono oggi ridotti alla congrua. Nei prossimi anni il budget dell\u2019Unione europea, gi\u00e0 all\u2019irrisorio 1,23% del PIL, \u00e8 destinato a ridursi ancora, sotto la pressione combinata della Gran Bretagna e della Germania.<\/p>\n<p>In ognuno di questi ambiti si vede un profondo regresso alle pratiche degli anni 1970 e 1980, quando non si parlava di Unione europea ma, pi\u00f9 semplicemente, di \u00abMercato comune\u00bb e di Comunit\u00e0 economica europea. Nei discorsi questo regresso si accompagna a un\u2019ascesa agli estremi. Pi\u00f9  si stacca dai principi di solidariet\u00e0 e di democrazia, pi\u00f9 l\u2019EU ne parla. Pi\u00f9 opprime i popoli dei paesi membri, pi\u00f9 si presenta come liberatrice per gli altri. Se ne \u00e8 avuto un tragico esempio con la crisi ucraina, in cui il comportamento irresponsabile dell\u2019UE non \u00e8 stato trascurabile nello scatenare la crisi. Da allora si vede bene la logica di oppressione in cui cade l\u2019UE per la sua volont\u00e0 di negare il principio di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Una teorizzazione delle tesi europeiste e la sua critica<\/em><br \/>\nUn autore ungherese, molto incensato dalle istituzioni europee, ha cercato di produrre una confutazione del ruolo fondamentale della sovranit\u00e0, quale esso emerge dalle opere di Bodin e di Jean-Jacques Rousseau. Da questo punto di vista Andras Jakab pu\u00f2 essere considerato un ideologo del potere europeista. Le sue tesi sono perfettamente convergenti con il discorso tenuto dall\u2019UE. Dopo un\u2019analisi comparata delle diverse interpretazioni della sovranit\u00e0, Jakab afferma per il caso francese: \u00abLa sovranit\u00e0 popolare pura fu compromessa da un abuso estensivo di referendum sotto il regno di Napoleone I e di Napoleone III, mentre la sovranit\u00e0 nazionale pura fu sentita insufficiente dal punto di vista della sua legittimazione\u00bb.<\/p>\n<p>Questo equivale a sostenere che un abuso pervertirebbe il principio abusato. Ma pu\u00f2 essere cos\u00ec solo se l\u2019abuso dimostra una incompletezza del principio e non della sua messa in opera. A qualcuno verrebbe in mente di distruggere le ferrovie per l\u2019uso che ne fecero i nazisti nel genocidio degli ebrei e degli zingari? Ora, proprio questo \u00e8 il nocciolo del ragionamento portato avanti da Jakab. Tuttavia nell\u2019uso politico fatto del plebiscito non \u00e8 affatto evidente che questo uso sia il solo possibile. Se un plebiscito \u00e8 uno strumento non-democratico, non ogni referendum, per fortuna, \u00e8 un plebiscito.<\/p>\n<p>La confusione tra le due nozioni creata dall\u2019autore \u00e8 molto pericolosa e francamente disonesta. La pratica che consiste nell\u2019assimilare referendum e plebiscito \u2013 perch\u00e9 di questo si tratta nel testo \u2013 \u00e8 un errore logico. Segue la discussione sulla portata che bisogna attribuire alla decisione del Consiglio costituzionale riguardo alla Nuova Caledonia, in cui \u00e8 detto che \u00abla legge votata \u2026 esprime la volont\u00e0 generale solo entro il rispetto della costituzione\u00bb. Anche qui si mette in opera in modo volontario la strategia della confusione. Quello che il Consiglio costituzionale riconosce, in quel caso, \u00e8 la superiorit\u00e0 logica della costituzione sulla legge.<br \/>\nNon \u00e8 affatto, come pretende Jakab, l\u2019asservimento della sovranit\u00e0. Infatti dire che il processo legislativo debba essere inquadrato da una costituzione non fa che ripetere il contratto sociale di Rousseau.<\/p>\n<p>Qui \u00e8 in gioco soltanto il partito preso da questo autore di rifiutare o di cercare di limitare il concetto di sovranit\u00e0. Per questo fa appello ai lavori di Hans Kelsen. Si sa che, per quest\u2019ultimo, il diritto di uno stato \u00e8 subordinato al diritto internazionale, e quest\u2019ultimo esiste in maniera implicita attraverso un sistema di \u00ableggi naturali\u00bb che sarebbero proprie della condizione umana, cos\u00ec da servire da norme per il diritto degli stati.<\/p>\n<p>Ma, al contrario, si pu\u00f2 ritenere che il diritto internazionale derivi dal diritto di ogni stato, che esso sia un diritto di coordinazione. \u00c8 la logica sviluppata da Simone Goyard-Fabre. Andras Jakab si vede allora obbligato a riconoscere che \u00absfortunatamente, dal punto di vista della definizione della nazione, la sovranit\u00e0 come tale non \u00e8 definita in alcun trattato internazionale (forse perch\u00e9 un accordo sulla questione sarebbe impossibile)\u00bb. Egli aggiunge qualche riga sotto: \u00abMa l\u2019accettazione totale del primo diritto del sovrano, cio\u00e8 dell\u2019esclusivit\u00e0, non \u00e8 soddisfacente, viste le nuove sfide, ossia la globalizzazione\u00bb. Cos\u00ec facendo scivola, nello stesso movimento, da una posizione di principio a una posizione determinata da un suo modo di interpretare \u2013 modo che si pu\u00f2 rifiutare \u2013 un contesto fattuale. Questa tentativo \u00e8 stato criticato a suo tempo da Simone Goyard-Fabre: \u00abChe l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 si possa fare solo per mezzo di organi differenziati, dalle competenze specifiche e operanti indipendentemente gli uni sugli altri, non implica nulla quanto alla natura del potere sovrano dello stato. Il pluralismo organico (\u2026) non divide l\u2019essenza o la forma dello stato; la sovranit\u00e0 \u00e8 una e indivisibile\u00bb.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 pretende di fondare sulla limitazione pratica della sovranit\u00e0 una limitazione del suo principio, l\u2019argomento \u00e8, in fondo, di grande fragilit\u00e0. Gli stati non hanno mai preteso di poter controllare materialmente tutto, nemmeno sul loro territorio. I despoti pi\u00f9 potenti e assoluti erano impotenti di fronte all\u2019uragano e alla siccit\u00e0. Non bisogna confondere i limiti legati al dominio della natura e la questione dei limiti della competenza del sovrano.<\/p>\n<p>Si capisce bene, allora, che questo tentativo ha per obiettivo, consapevole o meno, di presentarci il contesto fattuale come determinante rispetto ai principi. La confusione tra i livelli di analisi arriva cos\u00ec al colmo. Questa confusione ha naturalmente per obiettivo di far passare per logico ci\u00f2 che non lo \u00e8: la subordinazione della sovranit\u00e0. Ora, questa subordinazione \u00e8 contraria ai principi del diritto. Non c\u2019\u00e8 molto da stupirsi, in queste condizioni, che l\u2019articolo di Jakab abbia ricevuto tanti premi dalle istituzioni dell\u2019UE.<\/p>\n<p><em>La sovranit\u00e0 e i trattati internazionali<\/em><br \/>\nI sostenitori dell\u2019europeismo avanzano allora l\u2019ipotesi che i trattati internazionali limitino la sovranit\u00e0 degli stati. Cos\u00ec si ritiene che, avendo acconsentito al trattato di Maastricht, i paesi membri dell\u2019UE si siano privati di una parte della loro sovranit\u00e0. I trattati sono in effetti percepiti come obbligazioni assolute nel nome del principio <em>Pacta sunt servanda<\/em>.<\/p>\n<p>Ma questo principio pu\u00f2 dare luogo a due interpretazioni; la prima: che questi trattati non siano altro che una messa in opera di un altro principio, quello della razionalit\u00e0 strumentale. Ci\u00f2 implica dunque la supposizione di una ragione immanente e di una compiutezza dei contratti che i trattati sono, due ipotesi di cui \u00e8 facile mostrare la falsit\u00e0, ma nelle quali si ritrova per\u00f2 traccia della <em>Grundnorm<\/em> di Kelsen, privata dei suoi orpelli religiosi. Nessun trattato \u00e8 per\u00f2 redatto per durare fino alla fine dei tempi. La seconda interpretazione: si pu\u00f2 anche ritenere che questo principio significhi che la capacit\u00e0 materiale dei governi di prendere delle decisioni presuppone che tutte le decisioni anteriori non siano sempre e subito rimesse in causa.<\/p>\n<p>Questo argomento fa appello a una visione realista delle capacit\u00e0 cognitive degli agenti.<br \/>\nUn trattato che fosse immediatamente messo in discussione appena asciugato l\u2019inchiostro della firma implicherebbe un mondo di una confusione e di un\u2019incertezza dannose per tutti. Ma dire che \u00e8 augurabile che un trattato non sia contestato immediatamente, non implica che non lo possa essere mai. In certi periodi \u00e8 opportuno poter contare sulla stabilit\u00e0 dei quadri che organizzano dei trattati, ma questo non giustifica affatto la loro superiorit\u00e0 sul potere decisionale delle parti firmatarie, e dunque sulla loro sovranit\u00e0. Del resto, ci\u00f2 accade perch\u00e9 il diritto internazionale \u00e8 necessariamente un diritto di coordinazione e non un diritto di subordinazione. Vi \u00e8 regola l\u2019unanimit\u00e0 e non la maggioranza. Ci\u00f2 significa che la comunit\u00e0 politica \u00e8 quella degli stati partecipanti, e non la somma indifferenziata delle popolazioni di questi stati.<\/p>\n<p>Un trattato \u00e8 costrittivo solo per il suoi firmatari, e quando s\u2019impegna con la firma, ogni firmatario vi gode di un diritto uguale, quale che sia la sua grandezza, la sua ricchezza o il numero dei suoi abitanti. Voler sostituire al diritto di coordinazione il diritto di subordinazione ha un solo significato: la creazione di un diritto che sarebbe separato dal principio della sovranit\u00e0 e non avrebbe altro fondamento alla sua esistenza che se stesso. Un diritto simile, si colleghi o pretenda di collegarsi a un principio democratico, nega il principio di legittimit\u00e0. \u00c8 dunque immorale in quanto non distingue pi\u00f9 il giusto dal legale.<\/p>\n<p><em>Sovranit\u00e0 e decisione<\/em><br \/>\nLa questione della sovranit\u00e0 non dipende dunque soltanto da chi prenda le decisioni, detto altrimenti: dal sapere se il processo sia interno o esterno alla comunit\u00e0 politica in questione. La sovranit\u00e0 dipende anche dalla pertinenza delle decisioni che possono essere prese sulla situazione di questa comunit\u00e0 e dei suoi membri. Una comunit\u00e0 che, a causa dei trattati, potesse prendere solo decisioni senza importanza sulla vita dei suoi membri non sarebbe meno asservita di quella che si trovasse effettivamente oppressa da una potenza straniera.<\/p>\n<p>Questo si congiunge allora a una concezione della democrazia sviluppata da Adam Przeworski. Per questo autore, la democrazia non pu\u00f2 risultare [che] da un compromesso su un risultato. Ogni tentativo di predeterminare il risultato del gioco politico, sia nel dominio della politica, che dell\u2019economia o del sociale, non pu\u00f2 che viziare la democrazia. Il compromesso pu\u00f2 solo riguardare le procedure che organizzano questo gioco politico. Di fatto qui si torna \u2013 e non senza ragione \u2013 al decisionismo di Carl Schmitt. Bisogna poter pensare la decisione, cio\u00e8 un atto che non sia l\u2019applicazione meccanica di una norma ma una creazione soggettiva di un individuo o di un gruppo di individui. Questa decisione permette di pensare l\u2019innovazione istituzionale senza la quale gli uomini sarebbero condannati a vivere in una societ\u00e0 stazionaria. Questa decisione, che definisce in realt\u00e0 chi detiene la sovranit\u00e0 in una societ\u00e0, \u00e8 al cuore della politica.<\/p>\n<p>Ora, proprio a questo tentativo di predeterminare il risultato del gioco politico tende tutta la riflessione avviata negli organismi europei e teorizzata da Jakab. In ci\u00f2 essa rivela tutto il contenuto antidemocratico del pensiero europeista.<\/p>\n<p><em>L\u2019ideologia europeista e le sue conseguenze<\/em><br \/>\nInfatti, la costruzione di questo pensiero di una sovranit\u00e0 \u00absenza fondamento\u00bb, ridotta a un principio che non si applica, rivela il progetto politico sostenuto, coscientemente o no, dal suo autore: bisogna limitare quanto possibile la sovranit\u00e0 nazionale per lasciare libero campo all\u2019UE. Non \u00e8 dunque sorprendente che egli proponga la soluzione di neutralizzare la sovranit\u00e0, soluzione che consiste nell\u2019ammettere la sua esistenza  ma nel rigettarla nel limbo a beneficio dei compromessi concreti. Non bisogna allora pi\u00f9 stupirsi della dissoluzione delle societ\u00e0 in questo modello, perch\u00e9 quello che \u00abfa societ\u00e0\u00bb \u00e8 in realt\u00e0 negato.<\/p>\n<p>Il principio di sovranit\u00e0 si fonda allora su quello che \u00e8 comune in una collettivit\u00e0, non pi\u00f9 su chi esercita questa sovranit\u00e0. La sovranit\u00e0 corrisponde cos\u00ec a una presa di coscienza degli effetti di interdipendenza e delle conseguenze di ci\u00f2 che si \u00e8 chiamato il principio di densit\u00e0. Essa traduce la necessit\u00e0 di fondare una legittimazione della costituzione di uno spazio di meta-coerenza, concepito come il quadro di articolazione di coerenze locali e settoriali. Questa necessit\u00e0 esiste solo come presa in considerazione soggettiva di interessi comuni articolati a conflitti.<\/p>\n<p>Si distinguono cos\u00ec le conseguenze estremamente negative della svolta che i dirigenti della UE hanno voluto prendere e che si rivela nella maniera in cui trattano la Grecia, ma anche in cui affrontano altri problemi, da quello dei rifugiati in Mediterraneo a quello delle nostre relazioni commerciali con gli Stati Uniti nel quadro del TTIP. Per cercare di risolvere il dilemma della sovranit\u00e0 degli stati rispetto a quella delle istituzioni europee, hanno creduto bene di negare in realt\u00e0 il principio di sovranit\u00e0. E non \u00e8 un caso se attorno a questo termine e al suo derivato politico, voglio dire il sovranismo, si concentrino  le idee di quelli che rilevano tutte le contraddizioni e le incoerenze della costruzione europea.<\/p>\n<p>I partigiani dell\u2019UE quale essa \u00e8 hanno allora subito preteso che i sovranisti non siano che nazionalisti. Ma facendo questo dimostrano la loro incomprensione profonda di quello che \u00e8 in gioco nel principio di sovranit\u00e0: di fatto, l\u2019ordine logico che va dalla sovranit\u00e0 alla legalit\u00e0 attraverso la legittimit\u00e0, e che \u00e8 costitutivo di ogni societ\u00e0. Tuttavia, constatare ci\u00f2 non fa che rinviare la domanda a un livello superiore, quello delle forme simboliche nelle quali si muovono le rappresentazioni tanto della sovranit\u00e0 che della legittimit\u00e0.<br \/>\nNon ci si deve allora stupire se nei differenti paesi dell\u2019UE salga lo sdegno. I partiti che sono qualificati \u00abpopulisti\u00bb o di \u00abestrema destra\u00bb non fanno che riflettere questo sdegno.<\/p>\n<p><em>Fonte: russeurope.hypotheses.org<br \/>\nTraduzione di Paolo Di Remigio (ARS Abruzzo)<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea vanta per s\u00e9 i valori pi\u00f9 alti. Con la voce dei dirigenti suoi e di quelli dei suoi paesi membri afferma di rappresentare la democrazia, la libert\u00e0 e la pace. Tuttavia ne d\u00e0 concretamente un\u2019immagine molto differente. Non soltanto viola i propri valori a pi\u00f9 riprese, ma sviluppa un\u2019ideologia che \u00e8 in realt\u00e0 opposta ai valori che pretende incarnare. 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