{"id":13654,"date":"2015-06-02T05:36:22","date_gmt":"2015-06-02T05:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13654"},"modified":"2015-06-02T05:36:22","modified_gmt":"2015-06-02T05:36:22","slug":"ceto-dirigente-o-dominante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13654","title":{"rendered":"Ceto dirigente o dominante?"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto di classe, storicamente molto antico, emerge per la prima volta nell\u2019opera di Tito Livio. Lo storico testimonia che nella societ\u00e0 romana, in et\u00e0 monarchica, i cittadini erano divisi in cinque classi, al di fuori delle quali v\u2019erano i proletari. La classe, dunque, era un gruppo sociale definito quanto al censo degli individui, che con il tempo comportava rango e <em>status<\/em> nella catena delle gerarchie. Perci\u00f2 il termine, usato senza aggettivi, indica solitamente una classe sociale, che viene intesa in modi diversi e in rapporto alle altre. Nell\u2019era moderna con lo sviluppo capitalista Marx la definisce all\u2019interno dei rapporti di produzione. I proprietari dei mezzi di produzione e di scambio sono la classe dominante, che domina appunto sulle altre che dispongono soltanto della forza lavoro e, in ragione di questo possesso, esercita in esclusiva il potere politico. Quegli aspetti che Marx avrebbe considerato come sovrastrutturali rientrano invece nel concetto di \u201cceto\u201d elaborato dal sociologo tedesco Max Weber (1864\u20131920), secondo cui la classe \u00e8 s<em>tatus<\/em>, distinzione sociale, derivante non tanto dal ruolo svolto all\u2019interno del processo produttivo, quanto dal rango raggiunto all&#8217;interno della societ\u00e0 nel suo complesso. Alla fine dell&#8217;Ottocento, in ambito conservatore, emerge la nozione di classe politica (Mosca, 1858 -1841) teorizzata nel concetto di <em>\u00e9lite <\/em>(Pareto, 1848-1923)<em>. <\/em>La classe politica \u00e8 il gruppo dei pochi organizzati che, all&#8217;interno di qualsiasi sistema, democratico o socialista che sia, governa e ha la supremazia sull\u2019insieme dei molti disorganizzati.<\/p>\n<p>Mentre le diverse categorie formulate da sociologi e politologi, quali classe dominante, <em>\u00e9lite<\/em> etc. hanno una precisa definizione teorica, \u201cclasse dirigente\u201d sembra invece sfumare, definirsi al minimo, come un generico involucro che riesce a contenere i concetti sopra richiamati. Non solo i comuni parlanti e i giornalisti, ma anche gli stessi sociologi e gli storici trovano comodo usare l\u2019espressione \u201cclasse dirigente\u201d perch\u00e9 il concetto, pur essendo poco accessibile, \u00e8 tuttavia capace di distendersi nel tempo e di incorporare gruppi sociali diversi, che acquisiscono gradualmente una carica di direzione e di guida. Fanno dunque parte della classe dirigente non solo i gruppi che detengono la supremazia economica e politica, ma anche quelli che emergono per preminenza professionale, accademica, culturale, o di rappresentanza sindacale, o di controllo degli apparati mediatici e, all\u2019interno di questi, perfino coloro che intrattengono le masse con l\u2019\u201cinfosvago\u201d (<em>infotainment<\/em>). Perci\u00f2, il potere politico e le funzioni amministrative sono soltanto un aspetto dello <em>status<\/em> di classe dirigente, la quale esercita, in quanto gruppo referente della comunit\u00e0, poteri connessi alla cultura, all&#8217;informazione, all\u2019istruzione, alla religione e cos\u00ec via. Una vera classe dirigente, indipendentemente da ruoli e funzioni, influenza l\u2019intera collettivit\u00e0 ed \u00e8 sempre dominante. Ma non sempre il ceto dominante assurge a ceto dirigente. D\u2019altra parte la scelta di attribuire una valenza positiva al termine \u201cdirigente\u201d e una negativa a quello \u201cdominante\u201d comporta un giudizio morale e politico sull\u2019\u00e9lite o sul notabilato che governa un paese.<\/p>\n<p>Cosa distingue un ceto pienamente dirigente da uno soltanto dominante? Si potrebbe riconoscere dirigente il ceto che si fa Stato e si identifica con il popolo, o comunque si prodiga per averne il consenso, sia pure in assenza di istituti o di circostanze in cui possa essere espresso. Pur curando i suoi interessi, la classe dirigente ha l\u2019abilit\u00e0 di farli coincidere con il bene pubblico o almeno di accordarli con esso, o di farli sembrare coincidenti. Il ceto dominante invece \u00e8 del tutto estraneo al popolo, avulso dalla nazione, straniero per lo Stato, insensibile a un\u2019idea qualsiasi di patria. Il baronaggio meridionale, per esempio, era ceto dominante ma non dirigente, perch\u00e9 ignorava il popolo borghese e opprimeva il popolo contadino, e non si identificava con lo Stato; al massimo era fedele all\u2019idea monarchica, ma non alla dinastia regnante. Per quella classe parassita un re valeva l\u2019altro; essenziale diventava per essa una qualsiasi istituzione che tutelasse e salvaguardasse i privilegi dei proprietari terrieri latifondisti. Perci\u00f2, una qualsiasi dinastia, autoctona o allogena che fosse, ma che si offrisse a garantire i privilegi, trovava il barone pronto a cambiare nastro e giubba: Borbone o Savoia per me pari sono. Storicamente dunque, tra i connotati del ceto dominante, oltre a una palese estraneit\u00e0 al popolo e allo stato, il pi\u00f9 abietto \u00e8 la slealt\u00e0 e la fellonia istituzionale, l\u2019avere come punto di riferimento i centri di potere esterni allo stato di appartenenza, e agitare questi come spauracchio per imporre scelte di politica sociale antipopolare: punto di approdo che l\u2019attuale classe politica italiana sembra avere gi\u00e0 raggiunto. Ma negli anni della Prima Repubblica, a partire dal dopoguerra e fino al compimento dell\u2019ambigua operazione passata alla cronica come \u201cmani pulite\u201d, la classe politica espressa dai partiti sia di governo che di opposizione, compatibilmente e in convivenza con la condizione di paese vinto e occupato, fu ceto dirigente, se non altro per il fatto che il sistema elettorale proporzionale lo costringeva a restare ancorato, pur nella degenerazione clientelistica, agli interessi del territorio e della popolazione che lo esprimeva.<\/p>\n<p>Questo ceto cominci\u00f2 a dissolversi o a mutarsi geneticamente con l\u2019abbandono del sistema proporzionale sorto nel 1946 e in vigore fino al 2005. I referendum radicali dei primi anni Novanta indetti contro le leggi elettorali miravano a distruggere il sistema dei partiti politici di storia e tradizione europea e rientravano nel disegno generale di americanizzare l\u2019intera societ\u00e0. Passando dal proporzionale al maggioritario, il ceto politico cominci\u00f2 la lunga marcia per sganciarsi progressivamente dalla necessit\u00e0 di conquistare il consenso popolare. La graduale deriva verso il maggioritario, il doppio turno, il premio di maggioranza, la preferenza finta o imposta, \u00e8 stata la ventennale operazione per rendere inutili, \u201cindifferenti\u201d i risultati elettorali. La sua riuscita, che sembra concludersi ai giorni nostri, \u00e8 la presa d\u2019atto, il sigillo dell\u2019avvenuta concentrazione e trasmigrazione della vera dominanza politica presso centri di potere stranieri.<\/p>\n<p>Non che il consenso elettorale sia necessario per far nascere un ceto dirigente, ma questo non pu\u00f2 fare a meno del legame con il popolo come imprescindibile per la saldezza delle istituzioni. La storia, infatti, ci offre casi di ceti autenticamente dirigenti non sorti dal consenso popolare. I senatori dell\u2019antica Roma repubblicana furono certamente un ceto dirigente di altissimo livello politico tuttora insuperato nella storia europea, ma non erano eletti dal popolo come tutte le altre magistrature; erano essi la <em>res publica<\/em>, ma non potevano concepirla senza il popolo (<em>senatuspopulusque<\/em>) . Anche oggi che il consenso popolare si esprime non solo ma soprattutto nelle elezioni, una classe politica che, pur non eletta, voglia ignorare il consenso popolare, sta progettando la sua metamorfosi in ceto dominante. Perfino il regime fascista, che rese inutili le elezioni, affin\u00f2 e perfezion\u00f2 lo strumento della propaganda ingannevole per farsi accettare dal popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Alla luce di queste considerazioni \u00e8 indubbio che, da almeno un ventennio, in Italia i governi sono formati da un ceto dominante, segmento ed espressione di una iperclasse apolide, i cui interessi coincidono con quelli della finanza sovranazionale. Nessun legame popolare coltiva questo notabilato eurounionista che, anno dopo anno, distrugge la Costituzione e ritocca la legge per rendere irrilevante e insignificante qualunque esito elettorale. A questa classe politica il consenso non serve. Non pi\u00f9 eletta ma cooptata e designata dall\u2019estero, essa rappresenta un baronaggio che si annida nella coalizione unica dei partiti di sinistra destra, nelle banche, nelle universit\u00e0 e negli apparati massmediatici, estraneo al popolo e legato agli interessi stranieri. Come non vi \u00e8 conflitto tra classi, scomparse o livellate dalla macelleria sociale, cos\u00ec non v\u2019\u00e8 conflitto all\u2019interno della coalizione unica dei dominanti cooptati e designati, i quali non devono bilanciare poteri come in democrazia, ma vogliono innanzitutto sopravvivere politicamente, cio\u00e8 conservare rendite e posizioni di potere. Le eventuali lotte accanite che scoppiano al loro interno, sono soltanto liti tra servi nel sottoscala su chi meglio serve i padroni euroatlantici dei piani alti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto di classe, storicamente molto antico, emerge per la prima volta nell\u2019opera di Tito Livio. Lo storico testimonia che nella societ\u00e0 romana, in et\u00e0 monarchica, i cittadini erano divisi in cinque classi, al di fuori delle quali v\u2019erano i proletari. La classe, dunque, era un gruppo sociale definito quanto al censo degli individui, che con il tempo comportava rango e status nella catena delle gerarchie. Perci\u00f2 il termine, usato senza aggettivi, indica solitamente una&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":27,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[4140,4141,1229,4142,3720,4143,4144,1701,224,4145,4146,4147,1916,4148,4149,3075,2674],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3ye","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13654"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/27"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13654"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13654\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}