{"id":13660,"date":"2015-06-04T00:02:47","date_gmt":"2015-06-04T00:02:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13660"},"modified":"2015-06-04T00:02:47","modified_gmt":"2015-06-04T00:02:47","slug":"scuola-e-informazione-antidoti-alla-deriva-del-capitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13660","title":{"rendered":"Scuola e Informazione: antidoti alla deriva del Capitale"},"content":{"rendered":"<p>\u201c(\u2026) eccovi la candela che vi vien porgiuta<\/p>\n<p>per questo Candelaio che da me si parte,<\/p>\n<p>la qual in questo paese, ove mi trovo,<\/p>\n<p>potr\u00e0 chiarir alquanto certe Ombre dell\u2019idee,<\/p>\n<p>le quali in vero spaventano le bestie e,<\/p>\n<p>come fussero diavoli danteschi,<\/p>\n<p>fan rimanere gli asini lungi a dietro;<\/p>\n<p>ed in cotesta patria, ove voi siete,<\/p>\n<p>potr\u00e0 far contemplar l\u2019animo mio a molti,<\/p>\n<p>e fargli veder che non \u00e8 al tutto smesso (\u2026)\u201d<\/p>\n<p>Giordano Bruno, <em>Candelaio<\/em>, dedica, 1582<\/p>\n<p>La crisi economica \u00e8 una crisi di debito pubblico. Per anni abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilit\u00e0. Un po\u2019 di austerit\u00e0 e di rigore nei conti non potr\u00e0 che far bene. Flessibilizzare e precarizzare ulteriormente il mercato del lavoro non potr\u00e0 far altro che rilanciare l\u2019occupazione. Dallo scoppio della crisi nel 2008 \u2013 ma anche da prima \u2013 assistiamo alla ripetizione ad nauseam di queste proposizioni che, sistematicamente, vengono spacciate per asserzioni inequivocabilmente, scientificamente ed universalmente valide. Ascoltiamo e leggiamo elogi entusiasti del Jobs Act e della Buona Scuola cos\u00ec come del Pareggio di Bilancio e del Quantitative Easing da parte di commentatori bipartisan di quotidiani, riviste ed emittenti radiotelevisive. Poi, come macigni, arrivano i dati dell\u2019Istat e di tutti gli altri istituti di rilevazione statistica a testimoniare i fallimenti delle politiche attuate dai governi italiani, ma anche europei, da pi\u00f9 anni a questa parte. Eppure questi dati vengono poco o nulla recepiti dalle masse, dai lavoratori, dagli appartenenti alla middle class. D\u2019altronde, questo era stato uno degli input che avevano dato origine al dibattito sulla necessit\u00e0 dell\u2019istituzione della media education, specie tra gli osservatori pi\u00f9 pessimisti e spaventati dall\u2019avvento della televisione, dal rischio consumo passivo e a-critico e dalla rielaborazione indotta di un messaggio: il consumatore mediatico sottoposto alle logiche commerciali dei media fa fatica a opporsi in qualit\u00e0 di destinatario ai messaggi lanciati dagli emittenti in un circuito semiotico che appare monodirezionale (il lettore\/ascoltatore\/telespettatore raramente ha l\u2019opportunit\u00e0 di replicare al messaggio recepito dall\u2019emittente).<\/p>\n<p>Quindi il politico tal dei tali potr\u00e0 sostenere indisturbato che l\u2019ennesima legge X avr\u00e0 effetti splendidi sull\u2019economia Y fornendo in pi\u00f9 dei dati che agenzie di stampa e commentatori televisivi si affretteranno a rilanciare nei loro spazi dedicati all\u2019attualit\u00e0. Dati, per\u00f2, che possono anche essere parziali o peggio ancora falsi. La televisione, cos\u00ec come la radio, i quotidiani e le riviste ci mostrano la realt\u00e0. Ma ci\u00f2 \u00e8 vero? La realt\u00e0 \u00e8 \u201creale\u201d? Il filosofo franco-algerino Jacques Derrida ha avuto modo di interrogarsi su tale questione, affermando che l\u2019attualit\u00e0 e dominata da due caratteristiche: artefattualit\u00e0 ed attuvirtualit\u00e0. In questa riflessione ci interessa solo la prima caratteristica: la realt\u00e0 mediatica \u00e8 artefattuale, \u00e8 artificialmente prodotta e mediata (formattata) da dispositivi mediali. Insomma:<\/p>\n<p>&#8220;(&#8230;) l\u2019attualit\u00e0, per l\u2019appunto, \u00e8 fatta (\u2026) essa non \u00e8 data ma attivamente prodotta, vagliata, investita, performativamente interpretata da numerosi dispositivi fittizi o artificiali, gerarchizzanti e selettivi, sempre al servizio di forze e di interessi che i \u201csoggetti\u201d e gli agenti (produttori e consumatori di attualit\u00e0 \u2013 talvolta sono pure dei \u201cfilosofi\u201d e sempre degli interpreti) non avvertono mai abbastanza. L\u2019 \u201cattualit\u00e0\u201d, per quanto la \u201crealt\u00e0\u201d cui si riferisce sia singolare, irriducibile, testarda, dolorosa o tragica, giunge a noi attraverso una fattura finta [fictionelle] (\u2026) Non si dimentichi mai tutta la portata di questo segnale: quando un giornalista o un uomo politico sembra rivolgersi a noi, a casa nostra, guardandoci dritto negli occhi, egli (o essa) sta leggendo, sullo schermo, dettato da un \u201csuggeritore\u201d, un testo elaborato altrove, in un altro momento, talvolta da altri, ossia da tutta una rete di redattori anonimi&#8221; (cfr. Derrida, Jacques e Stiegler, Bernard, 1996, op. cit. pp. 3-4).<\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 quale noi la percepiamo dai media \u00e8 \u201cmediata\u201d \u2013 mi si conceder\u00e0 il gioco di parole \u2013 ovvero \u00e8 falsificabile ed infatti Derrida utilizza il termine <em>fictionelle<\/em> che potremmo rendere in italiano attraverso il termine <em>finzionale<\/em>. Una realt\u00e0 finzionale \u2013 o fictionale &#8211; \u00e8 quella proposta nelle sceneggiature cinematografiche e televisive, una realt\u00e0 non vera ma simile alla \u201crealt\u00e0 vera\u201d. Il problema \u00e8 che in qualit\u00e0 di destinatari di messaggi mediati monodirezionali \u2013 pur nel limite delle nostre rispettive specificit\u00e0 e conoscenze che rendono difficilmente utilizzabile la nozione di \u201cmassa\u201d &#8211; entriamo, successivamente al momento della ricezione, in un processo di rielaborazione e reinterpretazione di tali messaggi. Si viene a creare un processo durante il quale<\/p>\n<p>&#8220;(&#8230;) Le persone discutono infatti i messaggi dei media anche successivamente a tale attivit\u00e0; li elaborano in modo discorsivo e li condividono con altri individui, a prescindere da se o no tali individui abbiano partecipato al processo di ricezione originario. In questo ed altri modi, i messaggi dei media vengono ritrasmessi al di l\u00e0 del contesto iniziale della ricezione, e trasformati grazie ad un processo di continua narrazione e resoconto, interpretazione e reinterpretazione (\u2026) Nel ricevere e appropriarsi dei messaggi dei media, gli individui si impegnano inoltre in un processo di autoformazione e autocomprensione (\u2026) ci impegniamo implicitamente nella costruzione di un senso di noi stessi, di chi siamo e quale posto occupiamo nello spazio e nel tempo. Modelliamo e rimodelliamo costantemente le nostre capacit\u00e0 e il repertorio di conoscenze che possediamo, mettiamo alla prova i nostri sentimenti e gusti e allarghiamo gli orizzonti della nostra esperienza. Per mezzo dei messaggi e dei contenuti di significato forniti (tra le altre cose) dai prodotti dei media, plasmiamo attivamente la nostra identit\u00e0&#8221; (Thompson, John B. , 1995, op. cit. pp. 66-67).<\/p>\n<p>I messaggi dei media \u2013 che sono artefattuali \u2013 concorrono a determinare le nostre conoscenze, le nostre credenze, i nostri comportamenti e le nostre identit\u00e0. Charles Sanders Peirce, filosofo statunitense vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo e dotato di interessi variegati che spaziavano dalla logica alla matematica, ebbe modo di dedicarsi proprio alle riflessioni sulle \u201ccredenze\u201d. Padre del Pragmatismo, Peirce si \u00e8 dedicato nel corso delle sue riflessioni al processo cognitivo alla base della ricerca scientifica ed ha mostrato come il nostro comportamento sia derivato dalle nostre credenze. Noi crediamo qualcosa e ci\u00f2 determiner\u00e0 il nostro comportamento (abito o habit): \u00able nostre credenze dirigono i nostri desideri e formano le nostre azioni (\u2026) il dubbio non ha mai questo effetto\u00bb (Maddalena, Giovanni, a cura di, 2005, op. cit., p. 191). Alla base di questo processo vi \u00e8, dunque, una dialettica tra dubbio e credenza: lo stato cognitivo del dubbio \u00e8 qualcosa che l\u2019uomo tende ad evitare, aggrappandosi ad una credenza, in quanto provoca un senso di disagio e di irrequietezza. Ma \u00abappena abbiamo raggiunto una credenza ferma, siamo completamente soddisfatti, sia che la credenza sia falsa sia che sia vera (\u2026) noi andiamo in cerca di una credenza che dobbiamo pensare sia vera. Ma di ciascuna delle nostre credenze pensiamo che sia vera, e il dir questo, infatti, \u00e8 una semplice tautologia\u00bb (ivi p. 192). Ma come si crea una credenza? I metodi enumerati da Peirce sono quattro: tenacia, che consiste nel restare aggrappati in maniera cieca ad una opinione ed evitare qualsiasi cosa possa farla vacillare (cosa che a Peirce sembra simile al comportamento degli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia alla vista di un pericolo); autorit\u00e0, utilizzato specialmente dalle istituzioni statali e religiose che fissano una credenza attraverso la coercizione del popolo (arresto, esilio, tortura, carcere) che \u2013 impaurito \u2013 finir\u00e0 per omologare le proprie credenze; a-priori, successivo in ordine temporale al metodo dell\u2019autorit\u00e0 nasce perch\u00e9 il popolo prima o poi inizier\u00e0 a pensare in maniera autonoma, ma le credenze ottenute cos\u00ec si riveleranno troppo simili al singolo gusto personale; il metodo scientifico, unico valido in quanto persegue il fissarsi di credenze condivise in quanto scientificamente e logicamente evidenti (ivi p. 193-203).<\/p>\n<p>Qualche lettore, adesso, potrebbe considerare come stucchevoli queste riflessioni: arriviamo, dunque, al nocciolo della questione dopo questo \u2013 forse prolungato &#8211; preambolo. Allo stato attuale della crisi economica sembra di trovarci di fronte a credenze sulla crisi stessa che si generano in maniera simile al metodo dell\u2019autorit\u00e0 per come Peirce ce lo spiega: le istituzioni (nazionali e sovranazionali come governi, Commissione Europea, BCE, FMI) in maniera subdolamente coercitiva spingono il Popolo ad omologarsi alla credenza in base alla quale questa crisi \u00e8 di debito pubblico e la si supera solo con una ulteriore spinta verso la finanziarizzazione dell\u2019economia e lo smantellamento dello Stato Sociale. Non ci sono pi\u00f9 torture o arresti preventivi a \u201cdisciplinare\u201d l\u2019uomo medio, ma la Propaganda, l\u2019artefattualit\u00e0 e la realt\u00e0 fictionale (Peirce, d\u2019altronde, morir\u00e0 prima di vedere all\u2019opera la macchina del consenso di massa negli anni precedenti lo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale). Poco alla volta, in questi anni, le voci critiche nei confronti del regime dell\u2019austerit\u00e0 si sono moltiplicate, ma spesso si \u00e8 assistito alla proliferazione di posizioni discutibili come quelle di chi l\u2019austerit\u00e0 vuole combatterla rimanendo nell\u2019euro o come quelle di chi sostiene la necessit\u00e0 di tutelare il diritto al lavoro senza euro ma all\u2019interno dei vincoli commerciali della UE. Inevitabilmente questo tipo di credenza che sta proliferando appare come il terzo passaggio, ovvero quello dell\u2019a-priori: alla base della speranza illusoria che si possano riformare le istituzioni della Troika (o Brussels Group, se preferite) vi \u00e8 una evidente comprensione lacunosa del problema in questione nonch\u00e9 un certo esercizio eccessivo del gusto personale. Capire e superare la crisi si pu\u00f2 solo approcciandosi a tali problemi con il ricorso pi\u00f9 aderente possibile al metodo scientifico: ci\u00f2, per\u00f2, \u00e8 un qualcosa di difficile attuazione al momento \u2013 nonostante i primi timidi passi di qualche esponente politico del PD ed il dibattito in fase embrionale e non del tutto \u201cesploso\u201d \u2013 a causa dello stato critico in cui versano la scuola e l\u2019informazione italiana. La Costituzione della Repubblica Italiana afferma in vari passaggi, per di pi\u00f9 in maniera esplicita, la funzione e l\u2019importanza capitale dell\u2019istruzione pubblica (Art. 9), mentre in altri passaggi questa funzione \u00e8 piuttosto implicita (Art. 3 c.2; Artt. 33 e 34). Ma da oltre un ventennio governi di vario colore sembrano piuttosto orientati a far collassare tutto il sistema dell\u2019istruzione pubblica: riduzioni progressive delle risorse economiche \u2013 gi\u00e0 l\u2019Italia fa i conti con uno storico sottofinanziamento della scuola rispetto agli altri membri UE in percentuale del PIL \u2013 conseguente riduzione del numero di professionisti della didattica e degli strumenti necessari allo sviluppo del cittadino (inclusi i fondi all\u2019edilizia scolastica), nonch\u00e9 riforme basate su una didattica tesa a svuotare l\u2019istruzione della propria autonomia e della propria funzione primaria alla quale si sostituisce la tensione verso la formazione di manodopera per il mercato del lavoro (cfr. Alcaro, Mario, 2003, op. cit.), hanno progressivamente trasformato le scuole italiane (e le parole spese dall\u2019attuale Governo-Renzi tramite il Ministro dello Sviluppo Economico Poletti sulla necessit\u00e0 dell\u2019alternanza scuola-lavoro suonano quanto mai preoccupanti).<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, nemmeno l\u2019informazione sembra passarsela bene, visto che l\u2019ONG statunitense Freedom House ci ha inserito al sessantacinquesimo posto su centonovantanove nella classifica dei Paesi con maggiore libert\u00e0 di stampa. La regola non scritta del \u201cdimmi che editore hai e ti dir\u00f2 chi sei\u201d nonch\u00e9 la storica longa manus dei partiti politici sulla Rai dimostrano ampiamente come una corretta informazione ed un elementare dibattito sulla crisi siano formalmente ostacolati. Il giornalismo \u00e8 piegato alle logiche del mercato in base alle quali bisogna vendere, non informare, e persino la scuola vede mutare il proprio ruolo giacch\u00e9 \u00e8 spinta a fornire manodopera qualificata a datori di lavoro che non abbisognano di competenze e conoscenze tipiche del cittadino per come dovrebbe essere (l\u2019implementazione delle capacit\u00e0 manuali e del problem solving nelle riforme della didattica scolastica \u00e8 strumentale ad un bisogno di lavoratori bravi e produttivi ma scientificamente indotti in uno stadio di assenza pressoch\u00e9 totale di capacit\u00e0 cognitive autonome \u2013 devi produrre, non pensare). Con questo torniamo al punto iniziale: come salvarsi dal baratro?<\/p>\n<p>Scuola e informazione sono i due campi di battaglia principali su cui si giocher\u00e0 la guerra tra il Popolo e le \u00e9lites neoliberiste. La scuola deve creare donne e uomini in grado di compiere il proprio dovere di cittadini che partecipano al progresso della societ\u00e0 e l\u2019informazione deve essere strumentale ad un corretto esercizio della democrazia.<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA:<\/p>\n<p>&#8211; Alcaro, Mario, 2003, <em>Economia totale e mondo della vita. Il liberismo nell\u2019era della biopolitica<\/em>, Manifestolibri, Roma<\/p>\n<p>&#8211; Derrida, Jacques e Stiegler, Bernard, 1996, <em>\u00c9cographies de la t\u00e9levision<\/em>, \u00c9ditions Galil\u00e9\u00e8\/Institut national de l\u2019audiovisuel, Paris (tr. it. <em>Ecografie della televisione<\/em>, 1997, Cortina, Milano)<\/p>\n<p>&#8211; Maddalena, Giovanni (a cura di), 2005, <em>Scritti scelti di Charles Sanders Peirce<\/em>, UTET, Torino, pp. 185-203<\/p>\n<p>&#8211; Thompson, John B. , 1995, <em>The Media and Modernity. A Social Theory of the Media<\/em>, Polity Press, Cambridge (tr. it. <em>Mezzi di comunicazione e modernit\u00e0. Una teoria sociale dei media<\/em>, 1998, il Mulino, Bologna)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c(\u2026) eccovi la candela che vi vien porgiuta per questo Candelaio che da me si parte, la qual in questo paese, ove mi trovo, potr\u00e0 chiarir alquanto certe Ombre dell\u2019idee, le quali in vero spaventano le bestie e, come fussero diavoli danteschi, fan rimanere gli asini lungi a dietro; ed in cotesta patria, ove voi siete, potr\u00e0 far contemplar l\u2019animo mio a molti, e fargli veder che non \u00e8 al tutto smesso (\u2026)\u201d Giordano Bruno,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,13],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3yk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13660"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13660"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13660\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13660"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13660"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13660"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}