{"id":13683,"date":"2015-06-08T00:05:07","date_gmt":"2015-06-08T00:05:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13683"},"modified":"2015-06-08T00:05:07","modified_gmt":"2015-06-08T00:05:07","slug":"la-bramosia-di-re-mida-e-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13683","title":{"rendered":"La bramosia di Re Mida e del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">Il personaggio mitologico di Re Mida \u00e8 noto nella tradizione occidentale per la sua capacit\u00e0 di trasformare in oro tutto ci\u00f2 che toccava con le mani. Tale dono gli venne concesso da Dioniso, in seguito ad un servigio reso al dio, il quale per ricompensarlo gli chiese che cosa desiderasse ardentemente. Mida, che era un personaggio bramoso di ricchezze, chiese espressamente tale capacit\u00e0, ma presto si rese conto che il potere che gli era stato concesso dal dio era pi\u00f9 una punizione per la sua bramosia che un premio. Infatti, egli non poteva neanche mangiare e pertanto la sua smania di ricchezze lo stava uccidendo. Dinanzi al rischio dell&#8217; autodistruzione, si pent\u00ec amaramente e torn\u00f2 dal dio a chiedere che gli togliesse quella maledizione. Dioniso, impietosito dal pentimento del Re, gli tolse quel venefico potere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;insegnamento che si pu\u00f2 cogliere dal mito di Re Mida \u00e8 che l&#8217;eccessiva bramosia porta all&#8217;autodistruzione e che non tutto ci\u00f2 che viene trasformato in oro \u00e8 necessariamente buono, anzi potrebbe rivelarsi addirittura dannoso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sin da quando il capitalismo ha fatto la sua prima comparsa nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, poco pi\u00f9 di due secoli fa, si \u00e8 comportato esattamente come il re frigio. Esso ha tentato di trasformare in oro, o meglio, ha tentato di mercificare tutti gli elementi della societ\u00e0 umana che riusciva a toccare, comprese cose che fino a quel momento non lo erano mai state: il lavoro, la terra e il denaro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come sostiene l&#8217;antropologo Karl Polanyi, nel suo capolavoro <i>La grande trasformazione<\/i>:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #141823;\">Il punto cruciale \u00e8 questo: lavoro, terra e moneta sono elementi essenziali dell&#8217;industria; anch&#8217;essi debbono anche essere organizzati in mercati poich\u00e8 formano una parte assolutamente vitale del sistema economico; tuttavia essi non sono ovviamente delle merci e il postulato per cui tutto ci\u00f2 che \u00e8 comprato e venduto deve essere stato prodotto per la vendita \u00e8 per questi manifestamente falso. In altre parole, secondo la definizione empirica di merce essi non sono delle merci. Il lavoro \u00e8 soltanto un altro nome per un&#8217;attivit\u00e0 umana che si accompagna alla vita stessa, la quale a sua volta non \u00e8 prodotta per essere venduta ma per ragioni del tutto diverse, n\u00e9 questo tipo di attivit\u00e0 pu\u00f2 essere distaccato dal resto della vita, essere accumulato o mobilitato. La terra \u00e8 soltanto un altro nome per la natura che non \u00e8 prodotta dall&#8217;uomo. La moneta infine \u00e8 soltanto un simbolo del potere d&#8217;acquisto che di regola non \u00e8 affatto prodotto ma si sviluppa attraverso il meccanismo della banca o della finanza di stato. Nessuno di questi elementi \u00e8 prodotto per la vendita. La descrizione, quindi, del lavoro, della terra e della moneta come merce \u00e8 interamente fittizia.<\/span> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il capitalismo ha una smania smodata di rendere tutto mercificabile. Secondo la sua dottrina, ogni cosa pu\u00f2 essere comprata o venduta sul libero mercato e pertanto anche lavoro, terra e moneta avrebbero dovuto essere mercificati. Fondamentalmente, esso ha creato delle \u201cmerci fittizie\u201d, come le chiama Polanyi: tutti noi facciamo finta di credere che siano merci e le trattiamo come tali, ma questa \u00e8 una pura invenzione del nostro sistema economico-sociale. Polanyi, da grande antropologo, dimostra come nelle societ\u00e0 contemporanee che noi definiamo \u201cprimitive\u201d, lavoro, terra e moneta, qualora quest&#8217;ultima sia presente, non sono considerate come merci e neanche nell&#8217;epoca pre-capitalistica europea erano ritenute tali.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In un breve passo egli dimostra chiaramente come il lavoro non sia una merce:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #141823;\"><span style=\"font-size: small;\">Si suppone che il lavoro trovi il suo prezzo sul mercato e che ogni altro prezzo diverso da quello cos\u00ec stabilito sia non economico. Fino a che il lavoro non viene meno a questa responsabilit\u00e0, si comporter\u00e0 come un elemento nell&#8217;offerta di quello che \u00e8, la merce &#8220;lavoro&#8221; e si rifiuter\u00e0 di vendere al di sotto del prezzo che il compratore pu\u00f2 ancora pagare. Volendo essere coerenti, ci\u00f2 significa che il principale obbligo del lavoro \u00e8 quello di essere quasi continuamente in sciopero. Questa proposizione non potrebbe essere superata per assurdit\u00e0: eppure essa \u00e8 soltanto una deduzione logica a partire dalla teoria del lavoro come merce. La fonte dell&#8217;incongruenza tra teoria e pratica \u00e8 naturalmente che il lavoro non \u00e8 veramente una merce e che se il lavoro venisse rifiutato semplicemente per stabilire il suo prezzo esatto (cos\u00ec come in circostanze simili si rifiuta un aumento nell&#8217;offerta di ogni altra merce), la societ\u00e0 si dissolverebbe presto per mancanza di sostentamento. Va notato che questa considerazione non viene quasi mai o addirittura mai citata nelle discussioni sullo sciopero da parte degli economisti liberali.<\/span><\/span> <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa idea con la quale conviviamo \u00e8 una pure convenzione con la quale ci sforziamo di credere che il nostro sistema economico-sociale sia il migliore in assoluto, assecondando un&#8217;ideologia che negli ultimi duecento anni non ha fatto altro che dimostrare la sua fallacia.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sempre secondo Polanyi, la cosiddetta \u201csociet\u00e0 di mercato\u201d in cui viviamo non funziona proprio perch\u00e8 innaturale, in quanto tende a mercificare elementi che non possono essere mercificati e ci\u00f2 porta dei considerevoli problemi nel lungo termine. Una societ\u00e0 siffatta \u00e8 tendente all&#8217;autodistruzione, in quanto basata su una finzione che snatura eccessivamente l&#8217;uomo e le sue relazioni sociali. Tuttavia, lo studioso ungherese sostiene che non ci sia da temere perch\u00e8 la societ\u00e0 civile dinanzi a tali processi autodistruttivi innescher\u00e0 automaticamente dei meccanismi di difesa che la riporteranno su binari pi\u00f9 naturali. Esattamente come Re Mida che dinanzi all&#8217;impossibilit\u00e0 di nutrirsi si \u00e8 recato a chiedere piet\u00e0 a Dioniso.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Polanyi, infatti, interpreta gli anni &#8217;30 del secolo scorso come la risposta naturale della societ\u00e0 a pi\u00f9 di un secolo di capitalismo liberista. In quel decennio la politica riprende il controllo dell&#8217;economia, cos\u00ec com&#8217;era sempre stato nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 e il capitalismo liberista scompare completamente dalla scena politica mondiale. Nella sua interpretazione, fascismo, comunismo e New Deal non sono altro che \u201cla risposta ad un sistema di mercato che si rifiutava di funzionare\u201d. Essi, per quanto diversi tra loro, hanno tutti in comune il controllo dell&#8217;economia da parte della politica. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi, invece, viviamo nuovamente in una societ\u00e0 liberista che tende a mercificare tutto quanto ci\u00f2 che riesce a toccare. Quando avremo preso coscienza di non poter sopravvivere come uomini in questa societ\u00e0, anche noi torneremo da Dioniso ad appellarci alla sua magnanimit\u00e0. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Luca Mancini<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">ARS &#8211; Lazio<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il personaggio mitologico di Re Mida \u00e8 noto nella tradizione occidentale per la sua capacit\u00e0 di trasformare in oro tutto ci\u00f2 che toccava con le mani. Tale dono gli venne concesso da Dioniso, in seguito ad un servigio reso al dio, il quale per ricompensarlo gli chiese che cosa desiderasse ardentemente. 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