{"id":13687,"date":"2015-06-05T22:01:24","date_gmt":"2015-06-05T22:01:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13687"},"modified":"2015-06-05T22:01:24","modified_gmt":"2015-06-05T22:01:24","slug":"ancora-su-destra-e-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13687","title":{"rendered":"Ancora su destra e sinistra"},"content":{"rendered":"<p>Mi sembra che il tema della dicotomia destra\/sinistra, con le tesi contrapposte della sua perdurante validit\u00e0 oppure del suo superamento, sia sottinteso in alcune delle discussioni a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi (per esempio quella relativa a Diego Fusaro [1]). Si tratta per\u00f2 di una tematica che resta spesso sottintesa, o magari accennata e liquidata con poche battute. Il risultato \u00e8 che sul tema del superamento di destra e sinistra vi \u00e8 un certo grado di confusione. Penso sia bene provare almeno a dissipare un po&#8217; di questa confusione. Un&#8217;occasione per farlo pu\u00f2 essere un articolo di Moreno Pasquinelli [2] che ha  il merito di affrontare esplicitamente la questione. In realt\u00e0 lo scopo ultimo dell&#8217;articolo mi sembra sia quello di portare un attacco al tentativo, attribuito a Fusaro, di creare di una forza politica sovranista ma non caratterizzata in termini di destra e sinistra. Non \u00e8 per\u00f2 di questo che intendo trattare adesso: mi interessa invece discutere la ricostruzione della genesi della tesi sul superamento di destra e sinistra (d&#8217;ora in poi, per brevit\u00e0 , la chiamer\u00f2 \u201dtesi del superamento\u201d), ricostruzione proposta da Pasquinelli all&#8217;inizio dell&#8217;articolo. Mi trovo infatti a dissentire su alcuni aspetti di tale ricostruzione, e penso che esplicitare questo dissenso possa essere un contributo a fare chiarezza su questi temi.<br \/>\nPasquinelli indica due fattori causali per la nascita della \u201ctesi del superamento\u201d: sul piano materiale, la relativa stabilizzazione del capitalismo, avvenuta dopo i turbolenti anni Settanta del Novecento, e la conseguente \u201ccetomedizzazione\u201d dei ceti subalterni. Sul piano intellettuale, le critiche al marxismo sviluppate dal mondo intellettuale post-strutturalista, e in generale l&#8217;egemonia conquistata dalla \u201cnarrazione\u201d intellettuale post-modernista. Il complesso di queste correnti intellettuali (lo \u201cspirito del tempo\u201d, potremmo dire) convergeva nella tesi che \u201cle societ\u00e0 occidentali non erano pi\u00f9 capitalistiche ma strane amebe \u201cpost-borghesi\u201d \u201c. Queste posizioni avrebbero influenzato alcuni autori di estrazione marxista, come Preve. Ma con la crisi attuale esse avrebbero dimostrato di avere il fiato corto: \u201cL&#8217;apparenza che fossimo entrati in una societ\u00e0 post-capitalistica e post-borghese, che la storia fosse finita, che la lotta di classe fosse un ricordo di tempi andati, ha lasciato tracce ma sta esaurendo la sua forza espansiva\u201d. La crisi, secondo Pasquinelli, porter\u00e0 alla ripresa della lotta di classe e quindi alla ripresa dell&#8217;opposizione di destra e sinistra.<br \/>\nFin qui l&#8217;articolo di Pasquinelli, che ho riassunto nella parte che mi interessa discutere. Credo che nel tentativo di dissipare la confusione che, come ho detto, mi sembra addensarsi in questi dibattiti, sia necessario cercare di delimitare l&#8217;oggetto della discussione. \u00c8 chiaro infatti che alla \u201ctesi del superamento\u201d ci si pu\u00f2 arrivare con percorsi molto diversi, ed essa pu\u00f2 quindi avere valenze diverse. In questo articolo discuter\u00f2 un ambito preciso nel quale \u00e8 stata elaborata questa tesi: il gruppo intellettuale che ha pubblicato la rivista \u201cKoin\u00e9\u201d nella seconda met\u00e0 degli anni Novanta. Far\u00f2 riferimento al pensiero di Massimo Bontempelli e Costanzo Preve, che sono stati i principali \u201criferimenti filosofici\u201d della rivista. Con una ulteriore precisazione: per quanto riguarda Bontempelli mi riferisco all&#8217;intero ambito della sua produzione, che conosco bene sia per letture sia per frequentazione personale. Per quanto riguarda Preve mi riferisco alla sua produzione degli anni Novanta, che conosco meglio di quella successiva. Fatte queste premesse, vediamo in che cosa la ricostruzione di Pasquinelli mi sembra poco convincente, almeno in riferimento al pensiero di Bontempelli e Preve.<br \/>\n1.Il post-modernismo: Pasquinelli, come si \u00e8 detto, vede l&#8217;origine intellettuale della \u201ctesi del superamento\u201d nel pensiero post-strutturalista e in generale nella temperie culturale post-moderna che \u00e8 egemone nel mondo occidentale almeno a partire dagli anni Ottanta. Una tale affermazione a me sembra falsa se presa in senso stretto, e vuota se presa in senso generico. Vediamo quest&#8217;ultimo punto: proprio perch\u00e9 il post-moderno \u00e8 il pensiero egemone da decenni, \u00e8 lo \u201cspirito del tempo\u201d (come scrivevo sopra), \u00e8 ovvio che in un modo o nell&#8217;altro ne siamo stati tutti influenzati: Bontempelli, Preve, io, Pasquinelli e cos\u00ec via. Ma questa ovviet\u00e0 non dice chiaramente nulla sul modo specifico in cui questa influenza viene elaborata: \u00e8 una vuota banalit\u00e0. Se si va a vedere il contenuto specifico delle tesi fondamentali di Bontempelli e Preve, si scopre che esse si contrappongono frontalmente alle tesi fondamentali del post-modernismo, e quindi la tesi dell&#8217;influenza di quest&#8217;ultimo sui primi, se presa in senso stretto, cio\u00e8 come affermazione del fatto che le tesi post-moderniste si ritrovino nel pensiero di Bontempelli e Preve, \u00e8 semplicemente falsa. Infatti, qual \u00e8 la tesi fondamentale del post-modernismo? Mi sembra che si possa sintetizzare nella tesi della non esistenza della Verit\u00e0 in senso forte, nel senso che la tradizione filosofica occidentale ha ad essa attribuito. Ma la tesi fondamentale del pensiero filosofico di Bontempelli e Preve \u00e8 proprio quella del carattere veritativo della filosofia. Chi sono i pensatori di riferimento del post-modernismo? Molti e variati, naturalmente, ma credo si possa affermare che Nietzsche e Heidegger sono gli autori imprescindibili. Chi sono gli autori fondamentali per Bontempelli e Preve? Anche qui molti e vari, ma il riferimento fondamentale \u00e8 ad Hegel e Marx, precisamente le due \u201cbestie nere\u201d del post-modernismo. Tutto questo \u00e8 indice di una contrapposizione radicale fra il pensiero di Bontempelli e Preve e la temperie culturale post-moderna. Per mostrare questa contrapposizione si potrebbero portare citazioni dall&#8217;intera produzione di questi due autori, ma per brevit\u00e0 mi limito a una citazione per uno, prese entrambe da un libro che mette assieme un testo di Bontempelli  e uno di Preve: \u201cNichilismo Verit\u00e0 Storia\u201d, edizioni CRT 1997.<br \/>\nBontempelli: \u201cIl mondo storico umano contiene dunque in s\u00e9, come suo fondamento assoluto di verit\u00e0, una articolazione universale e immodificabile di significati ontologici, che rappresentano, nella loro unit\u00e0 dialettica, la verit\u00e0 fondativa dell&#8217;essere sociale\u201d (pagg.99-100).<br \/>\nPreve: \u201cIn Hegel la verit\u00e0 diventa correttamente l&#8217;oggetto di una scienza filosofica [\u2026]. La sua eredit\u00e0 non viene per\u00f2 raccolta [\u2026]. Invece della corretta nozione hegeliana di scienza filosofica, basata sulle reciproca connessione essenziale delle parti nell&#8217;intero che ne esprime la verit\u00e0, si affermano nella modernit\u00e0 due concezioni separate e incomunicabili di scienza e filosofia.\u201d (pag.127).<br \/>\n\u00c8 immaginabile che un pensatore post-moderno possa scrivere frasi del genere? A me sembra di no.<br \/>\nRiassumendo: il pensiero di Bontempelli e Preve si contrappone frontalmente alle tesi fondamentali del pensiero post-moderno, quindi l&#8217;idea che la \u201ctesi del superamento\u201d, almeno nella forma che assume in Bontempelli e Preve, sia derivata dalla temperie culturale post-moderna, appare difficile da sostenere.<br \/>\n2.Capitalismo e borghesia. La \u201ctesi del superamento\u201d \u00e8 da Pasquinelli collegata alla tesi che la societ\u00e0 contemporanea sia una societ\u00e0 post-borghese e post-capitalistica. Ma quest&#8217;ultima tesi non ha davvero nulla a che fare con quanto hanno teorizzato Bontempelli e Preve. Essi hanno sostenuto una cosa completamente diversa, cio\u00e8 che la societ\u00e0 attuale \u00e8 una forma di capitalismo post-borghese. Naturalmente, una simile tesi ha senso solo se si comprende che per Bontempelli e Preve la nozione di \u201cborghesia\u201d \u00e8 distinta da quella di \u201ccapitalismo\u201d. Non \u00e8 qui il luogo per approfondire questo tema (certo molto importante), quello che voglio sottolineare \u00e8 che per i due autori in questione la societ\u00e0 moderna \u00e8 una societ\u00e0 capitalistica contro le cui ingiustizie occorre lottare, e quindi \u00e8 completamente fuorviante  iscriverli al gruppo dei pensatori che hanno creduto alla fine \u201cdi ogni idea di emancipazione rivoluzionaria dal capitalismo\u201d, come scrive Pasquinelli. La cosa buffa \u00e8 che questo punto, oltre a ricorrere continuamente negli scritti di Bontempelli e Preve, \u00e8 anche facilmente ricavabile dal passo di Preve che lo stesso Pasquinelli cita. Infatti in esso Preve parla della classe dominante \u201cin un primo tempo borghese-capitalistica e oggi semplicemente capitalistica (e post-borghese)\u201d: dove si capisce chiaramente che quanto Preve sostiene \u00e8 il carattere capitalistico ma non borghese dell&#8217;attuale classe dominante (e quindi, come si inferisce facilmente, degli attuali rapporti sociali). Naturalmente, la tesi della distinzione fra borghesia e capitalismo pu\u00f2 essere discussa, criticata e rifiutata, ma non pu\u00f2 essere stravolta. Inserire Preve (o Bontempelli) nel calderone di chi teorizza una societ\u00e0 genericamente post-capitalistica, come sembra fare Pasquinelli, \u00e8 davvero fare violenza alla verit\u00e0.<br \/>\nQuesto era quanto mi sembrava necessario dire per contrastare quella che ritengo una ricostruzione poco convincente delle origini intellettuali della \u201ctesi del superamento\u201d, almeno nella forma che tale tesi assume in Bontempelli e Preve.<br \/>\nPasquinelli solleva per\u00f2 molti altri temi, indipendenti dalla discussione sul pensiero di Preve, e meritevoli di una esame approfondito, che non posso fare qui per non allungare ulteriormente questo articolo. Mi limito ad accennare brevemente a due punti importanti.<br \/>\nPer prima cosa, osserviamo che Pasquinelli sembra ritenere che la ripresa dello scontro di classe, inevitabile nella attuale situazione di crisi generale del capitalismo, porter\u00e0 alla ripresa della contrapposizione di destra e sinistra. Questo perch\u00e9 egli ritiene che la dicotomia di destra e sinistra \u201cinequivocabilmente scaturisce\u201d dalla \u201copposizione tra le classi\u201d: ma \u00e8 proprio questo il punto in questione. La questione, cio\u00e8, non \u00e8 se esistano il capitalismo o la lotta di classe, la questione \u00e8 se la lotta di classe nel capitalismo si rappresenti politicamente sempre e comunque nella forma della contrapposizione di destra e sinistra. Secondo Bontempelli, e secondo l&#8217;autore di queste righe, non \u00e8 cos\u00ec: la contrapposizione di destra e sinistra \u00e8 una forma particolare dello scontro politico all&#8217;interno del capitalismo, che \u00e8 stata superata dagli sviluppi recenti delle societ\u00e0 capitalistiche. Naturalmente, per capirci, occorre mettersi d&#8217;accordo su cosa si intende per sinistra (e destra). La nozione proposta da Bontempelli e me si pu\u00f2 trovare nei nostri scritti [3]. In estrema sintesi, in questi testi sosteniamo che la sinistra \u00e8 il luogo culturale e politico che nella modernit\u00e0 ha coniugato le istanze di emancipazione dei ceti subalterni con le istanze di sviluppo economico e tecnologico. La sinistra \u00e8 stata vitale finch\u00e9 \u00e8 stato possibile pensare di ottenere l&#8217;emancipazione attraverso lo sviluppo. Da alcuni decenni siamo entrati in una situazione nella quale lo sviluppo economico \u00e8 essenzialmente de-emancipatorio, e questo toglie lo spazio vitale della sinistra.<br \/>\nQuesta, dicevo, \u00e8 la nozione di sinistra da noi utilizzata. Ovviamente, quanto appena detto rappresenta una semplice enunciazione dogmatica, non argomentata, di alcune tesi. Le argomentazioni si trovano nei testi citati. Riporto qui tale enunciazione solo per spiegare che la tesi del superamento di destra e sinistra \u00e8 strettamente legata ad una precisa definizione di cosa si debba intendere per \u201csinistra\u201d.<br \/>\nVengo allora all&#8217;ultimo punto che volevo discutere: qual \u00e8 la definizione di \u201csinistra\u201d cui fa riferimento  Pasquinelli?  Essa non \u00e8 esplicitata nell&#8217;articolo che stiamo discutendo, ma si trova, espressa con tutta la chiarezza necessaria, in un commento ad un altro post pubblicato su \u201cSollevazione\u201d [4]: \u201cconsidero di sinistra chi e solo chi postula come necessario fuoriuscire dal capitalismo per una societ\u00e0 dove la ricchezza venga equamente distribuita fra tutti e quindi i mezzi di produzione non siano pi\u00f9 strumenti per i privilegi di una classe sociale (capitale) ma beni comuni, propriet\u00e0 sociale\u201d. Cio\u00e8 per Pasquinelli \u201csinistra\u201d \u00e8 definita come \u201canticapitalismo socialista\u201d (distinto quindi da un eventuale anticapitalismo reazionario o fascista). Questa \u00e8 una definizione chiara e precisa, ma ha un difetto: \u00e8 in contrasto col significato che la nozione di \u201csinistra\u201d ha avuto nella storia, perch\u00e9 esclude la sinistra riformista (nel senso storico della parola \u201criformismo\u201d, che non \u00e8 ovviamente quello attuale). La sinistra \u00e8 stata storicamente il luogo politico di chi lottava per l&#8217;emancipazione dei ceti subalterni, ma questa lotta non coincideva necessariamente con l&#8217;anticapitalismo. Nella sinistra si sono incontrati i rivoluzionari e i riformisti, chi voleva superare il capitalismo e chi nella sostanza lo accettava cercando di indirizzarne gli sviluppi a favore delle classi subalterne. Se questo \u00e8 vero (e mi pare innegabile che lo sia), introdurre l&#8217;anticapitalismo come condizione necessaria nella definizione  di \u201csinistra\u201d significa in realt\u00e0 rifiutare la nozione di \u201csinistra\u201d come \u00e8 storicamente esistita, e introdurre una nozione nuova. Questo vuol dire che Pasquinelli rifiuta anch&#8217;egli la sostanza della nozione storica di \u201csinistra\u201d, ma invece di mettere da parte il nome assieme alla sostanza, preferisce tenersi la scatola con l&#8217;etichetta \u201csinistra\u201d dopo averne cambiato il contenuto. Si tratta di una scelta teorica che non contribuisce, mi sembra, alla chiarezza intellettuale.<br \/>\n(Marino Badiale)<\/p>\n<p>[1] iniziata qui:<\/p>\n<p>http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/che-cosa-abbiamo-fatto-per-meritarci-diego-fusaro\/<\/p>\n<p>e proseguita per esempio qui:<\/p>\n<p>http:\/\/lamicodellabc.blogspot.it\/2015\/04\/cosa-abbiamo-fatto-per-meritarci-diego.html<\/p>\n<p>[2] http:\/\/sollevazione.blogspot.it\/2014\/10\/destra-sinistra-uscita-dalleuro-di.html<\/p>\n<p>[3]M.Badiale, M.Bontempelli, La sinistra rivelata, Massari 2007. Id., La sfida politica della decrescita, Aracne 2014.<\/p>\n<p>[4] http:\/\/sollevazione.blogspot.it\/2014\/11\/perche-ha-ancora-senso-stare-sinistra.html<\/p>\n<p>Questo post \u00e8 stato pubblicato sul blog &#8220;Badiale&#038;Tringali&#8221;: http:\/\/www.badiale-tringali.it\/2015\/06\/ancora-su-destra-e-sinistra.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sembra che il tema della dicotomia destra\/sinistra, con le tesi contrapposte della sua perdurante validit\u00e0 oppure del suo superamento, sia sottinteso in alcune delle discussioni a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi (per esempio quella relativa a Diego Fusaro [1]). Si tratta per\u00f2 di una tematica che resta spesso sottintesa, o magari accennata e liquidata con poche battute. 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