{"id":13705,"date":"2015-06-09T10:12:09","date_gmt":"2015-06-09T10:12:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13705"},"modified":"2015-06-09T10:12:09","modified_gmt":"2015-06-09T10:12:09","slug":"linsostenibile-convergenza-del-pil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13705","title":{"rendered":"L&#039;insostenibile convergenza del Pil"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>La competizione \u00e8 l&#8217;habitat naturale del PIL,<\/em><br \/><em> come lo stagno lo \u00e8 per la rana<\/em><br \/> (P. Dacrema)<\/p>\n<p>Misurare. ovvero esistere.<br \/> Si misura tutto: l&#8217;et\u00e0, l&#8217;intelletto, quanto si ama, quanto si odia, quanto si lavora, quanto ci si diverte, di quanta salute si gode, di quanta malattia si soffre, quanto si pensa, si parla, si scrive, se si \u00e8 pi\u00f9 o meno efficaci, o se si \u00e8 pi\u00f9 o meno prolissi&#8230;<br \/> E la creativit\u00e0? forse pi\u00f9 di tutto il resto \u00e8 soggetta alle misurazioni. Se pensiamo di avere un talento \u00e8 necessario che qualcuno ce lo identifichi e quantifichi, \u00e8 necessario che ci sia &#8220;riconosciuto&#8221; da pi\u00f9 pubblico possibile, che ci sia data la possibilit\u00e0 di istruirlo, esercitarlo, migliorarlo e soprattutto farlo fruttare. qualunque talento \u00e8 inutile se non ha tempo e luogo per essere collocato. e con altri talenti, confrontato. Perch\u00e9 se troviamo qualcuno con pi\u00f9 talento di noi, il nostro ne viene automaticamente ridimensionato. Magari scopriamo che non lo abbiamo neppure, quel talento&#8230;<br \/> Misurare. quindi competere.<!--more--><br \/> Il benessere \u00e8 il talento per cui competono tutti: i cittadini tra loro, ma soprattutto i governi tra loro.<br \/> E in tema di benessere il trinomio esistere-misurare-competere si fa pi\u00f9 stretto. Infatti parlare di benessere in termini qualitativi, non \u00e8 questione agevole, implicherebbe discussioni pressoch\u00e9 infinite: ognuno ha una propria idea di &#8220;buona scuola&#8221;, buona sanit\u00e0, buona occupazione, buone riforme, ecc., mentre parlarne in termini quantitativi assicura quantomeno un tempo limitato al dibattito e la possibilit\u00e0 di addivenire a una conclusione. Per questo ci sono i numeri. per questo c&#8217;\u00e8 il <strong>Pil<\/strong>.<br \/> Secondo il Pil il benessere di una nazione si pu\u00f2 misurare soppesando la sua capacit\u00e0 produttiva. E la capacit\u00e0 di produzione si traduce direttamente nella capacit\u00e0 di consumo, perch\u00e9 non si produce certo per mantenere tutto nelle stive, ma per dar modo ai cittadini di fruire del bene prodotto.<br \/> Le variabili di <strong>produzione<\/strong> e di <strong>consumo<\/strong> ruotano quindi attorno a una terza variabile: la <strong>domanda<\/strong>. \u00c8 chiaro che non si produce un bene che si suppone non vorr\u00e0 nessuno: poche imprese si sognerebbero di aprire negozi di sabbia nel deserto. \u00c8 vero anche che molte volte il mercato e la sua imposizione mediatica, riesce a creare &#8220;bisogni indotti&#8221; (e spesso &#8220;indebitamenti indotti&#8221;&#8230;) di un bene di cui altrimenti non si sentirebbe alcuna necessit\u00e0. Ma in termini quantitativi nulla cambia: indotta o genuina, endogena o esogena, per il Pil, sempre di domanda si tratta.<br \/> E arriviamo cos\u00ec alla quarta variabile, direttamente legata alle altre tre: il <strong>reddito<\/strong>. Va da s\u00e9 che il cittadino, per poter possedere un bene, deve in ogni caso essere messo in condizione di poterlo comprare, deve cio\u00e8 avere soldi, e deve quindi avere un lavoro.<br \/> Ne deriva che il Pil, come misura del benessere, dovrebbe virtualmente misurare tutte queste variabili.<br \/> Virtualmente, perch\u00e9 quando si ha a che fare con misurazioni statistiche &#8211; e tale \u00e8 il Pil &#8211; vi sono alcuni problemi di validit\u00e0 interna ed esterna che vanno affrontati.<br \/> <strong>1)<\/strong> Il Pil, misura del benessere, misura veramente il benessere?<br \/> Vale a dire: il benessere \u00e8 davvero dato dalla produzione e dal consumo?<br \/> Non \u00e8 cos\u00ec facile: il consumo pu\u00f2 dare vuote soddisfazioni, e altre attivit\u00e0, come una passeggiata in uno dei magnifici squarci di natura della nostra Italia, dare un appagamento pieno. Parallelamente chi lavora, se ha un lavoro faticoso e mal pagato, o che limita o ridicolizza talenti e capacit\u00e0, pu\u00f2 sperimentare lo stesso senso di frustrazione e inutilit\u00e0 di chi non lavora.<br \/> <strong>2)<\/strong> Il Pil misura davvero il benessere di tutti?<br \/> Tutti conoscono il paradosso statistico dei due polli arrosto e dei due tizi affamati: la media statistica ci dice che ciascuno avr\u00e0 il suo pollo, l&#8217;esame della realt\u00e0 ci ha spesso detto che i due polli andranno tutti e due a uno solo, e che l&#8217;altro rimarr\u00e0 a guardare.<br \/> Quindi \u00e8 possibile che un buon Pil NON sia indice di un buon benessere per tutti, ma che sia, anzi, indice del contrario: un Pil elevato \u00e8 assolutamente compatibile con l&#8217;eventualit\u00e0 che un&#8217;esigua minoranza se ne appropri e che ben poco resti a disposizione della maggioranza della popolazione.<br \/> <strong>3)<\/strong> Il Pil d\u00e0 la giusta valorizzazione del prodotto?<br \/> Partiamo dal presupposto che la povert\u00e0 &#8211; intesa naturalmente non come capacit\u00e0 di vivere senza indecorosi eccessi e di saper fare a meno di bisogni dannosi e indotti, ma come reale indigenza senza possibilit\u00e0 di scelta &#8211; non sia certo un bene perseguibile, mentre un&#8217;ampia disponibilit\u00e0 di beni materiali, lo sia.<br \/> Sta di fatto che vi sono beni materiali intangibili e difficilmente misurabili per il Pil: non solo la bellezza dei luoghi di cui si parlava prima, ma anche, a voler essere pi\u00f9 tecnici e puntigliosi, la salubrit\u00e0 dell&#8217;aria che respiriamo e di quello che mangiamo; l&#8217;igiene dei posti di lavoro, delle mense comuni, degli ospedali; l&#8217;efficienza e ragionevole immediatezza delle prestazioni sanitarie; l&#8217;educazione civica, ecc&#8230;<br \/> D&#8217;altro canto vi sono anche prodotti che per il semplice fatto di produrre lavoro e consumo, vengono definiti beni dal Pil, come per esempio la fabbricazione e commercializzazione delle armi, o le spese per la criminalit\u00e0.<br \/> Proprio sulla base di queste considerazioni, nel 1994 un gruppo di ricercatori propose il <strong>GPI (Genuine Progress Indicator)<\/strong>, uno strumento di misurazione in grado di distinguere tra spese positive destinate ad aumentare il benessere, come quelle per beni e servizi, e spese negative, come i costi relativi alla criminalit\u00e0, all&#8217;inquinamento, agli incidenti stradali, ecc. Uno strumento quindi in netta contrapposizione con il Pil che senza alcuna discriminazione abbina un segno positivo alla totalit\u00e0 delle spese. La contrapposizione diventa addirittura interessante quando si rileva che mentre il Pil \u00e8 cresciuto negli ultimi decenni, il Gpi sembrerebbe essere aumentato solo fino ai primi anni settanta, cominciando subito dopo a diminuire&#8230;<br \/> Ma si trattava evidentemente di rilevazioni troppo scomode, e cos\u00ec, anzich\u00e9 investire tempo e risorse su misurazioni e strumenti pi\u00f9 accurati e precisi, che fossero o non fossero il Gpi, si \u00e8 preferito non abbandonare il Pil e non rinunciare all&#8217;abitudine dei suoi vecchi calcoli. Forse perch\u00e9 per andare oltre il Pil, occorrerebbe andare oltre una certa economia, o quantomeno un certo modo di vedere l&#8217;economia, che badasse un po&#8217; meno alle esigenze dei mercati, e un po&#8217; pi\u00f9 a quelle della popolazione.<br \/> Permane quindi il Pil, insieme a tutti i dubbi sulla sua capacit\u00e0 di definire e valutare la reale qualit\u00e0 dei prodotti.<br \/> Le cose si complicano quando la valutazione del Pil si traduce in prezzo del prodotto stesso.<br \/> Si potrebbe obiettare che a notificare il &#8220;dato&#8221; del Prodotto Interno Lordo provvede una banca centrale nazionale. Infatti vi sono due tipi di valutazioni economiche legate a un prodotto: a) una antecedente al fatto, che ne stabilisce la desiderabilit\u00e0 e quindi ne organizza la produzione, e b) una valutazione successiva al fatto, che ne stabilisce il prezzo. Quest&#8217;ultima in realt\u00e0 \u00e8 una valutazione prettamente politica. La politica, tramite la sua banca nazionale, dovrebbe in effetti controllare l&#8217;economia. Ma da quando le banche sono diventate sostanzialmente organismi privati, questo potere la politica non ce l&#8217;ha pi\u00f9 e torna tutto, ancora una volta, in mano ai mercati, cio\u00e8 all&#8217;economia delle grandi lobby finanziarie.<br \/> E guarda caso, i modi di funzionare del mercato, sono gli stessi del Pil: competizione ed efficienza.<br \/> Chiss\u00e0 che non sia proprio questo il motivo per cui non si cercano altri strumenti di misurazione: <strong>il Pil converge perfettamente con le esigenze della grande finanza&#8230;<\/strong><br \/> Sulla competizione tanto si \u00e8 sen<br \/>\ntito e tanto si \u00e8 parlato, ma qualche perla ancora la si scova, persino da chi, come P. Dacrema, \u00e8 convinto della bont\u00e0 del mercato, ma che tuttavia ammette che il mercato (perlomeno quello attuale) anzich\u00e9 essere &#8220;<em>luogo aperto a tutti<\/em>&#8221; \u00e8 &#8220;<em>uno spazio accessibile solo a chi dispone di denaro, e comunque molto pi\u00f9 confortevole e ricco di opportunit\u00e0 per chi ne ha tanto<\/em>&#8220;.<br \/> A noi non rimane molto da aggiungere se non forse che rispetto al suo gemello concettuale di matrice darwiniana &#8220;<strong>selezione<\/strong>&#8221; &#8211; cos\u00ec brutale nello spiattellare la cruda realt\u00e0 che <em>il pi\u00f9 forte vive e il pi\u00f9 debole muore<\/em> -, la &#8220;<strong>competizione<\/strong>&#8221; pu\u00f2 contare su un&#8217;eleganza evocativa di &#8220;sportivit\u00e0&#8221;, fino alla vera e propria figurazione del campo di &#8220;gioco&#8221; sportivo, che invece l&#8217;altro termine nemmeno lontanamente ha. Che sia un gioco in cui molti perdono il lavoro, la dignit\u00e0 e spesso la vita, pare ormai altrettanto naturale. fa parte appunto, del &#8220;gioco&#8221; (dei mercati).<br \/> <strong>Dopotutto l&#8217;estinzione naturale \u00e8 l&#8217;altra faccia della selezione naturale<\/strong>. E se si considerano le continue dichiarazioni del governo e della Troika contro il nostro sistema pensionistico e il nostro sistema sociale, si capisce bene quale sia la loro speranza: l&#8217;estinzione immediata di anziani, disabili, malati, vedove e deboli di ogni sorta, perch\u00e9 peso intollerabile per le casse dello Stato.<br \/> Sull&#8217;<strong>efficienza<\/strong> occorre invece puntualizzarne gli aspetti di <strong>velocit\u00e0<\/strong> e <strong>specializzazione<\/strong>, ognuno con il suo strumento realizzativo.<br \/> Il denaro \u00e8 lo strumento della velocit\u00e0 (va da s\u00e9 che il baratto sarebbe pi\u00f9 lento, non foss&#8217;altro per la scelta ponderata delle qualit\u00e0 e dell&#8217;utilit\u00e0 effettive del prodotto che lo scambio richiederebbe).<br \/> Per quel che riguarda la specializzazione, una lucidissima affermazione trasversale di David L. Kirk pu\u00f2 aiutare a inquadrare la questione: &#8220;<em>In biologia un po&#8217; pi\u00f9 di una cosa significa un po&#8217; meno di tutto il resto<\/em>&#8220;. Forse cos\u00ec \u00e8 pi\u00f9 facile capire quale possa essere lo strumento della specializzazione: lo snaturamento del lavoro, della sicurezza e dell&#8217;istruzione. questo \u00e8 lo scotto da pagare per la sofisticatezza delle tecniche di produzione. E queste tecniche sofisticate, sono almeno usate a beneficio di tutti? Naturalmente no. Le regole del mercato impediscono che non solo la produzione, ma anche la distribuzione dei prodotti sia equa, perch\u00e9 la vita stessa del mercato si basa sull&#8217;esistenza di qualcuno abbastanza forte da potersi permettere la produzione e qualcun altro abbastanza debole da potersi permettere solo il bisogno.<br \/> E i consumatori, in tutto questo gran competere, hanno svantaggi o vantaggi?<br \/> In linea teorica il Pil avrebbe un fondamento <em>etico<\/em> in base a cui un grande Pil deve essere frutto della combinazione del maggior volume possibile dei prodotti con il minor livello possibile dei prezzi.<br \/> E qui inevitabilmente entriamo, anzi, trapassiamo il cuore del problema: per dare il prezzo pi\u00f9 vantaggioso al consumatore, quali strade pu\u00f2 percorrere un governo affinch\u00e9 un produttore &#8220;non si ammazzi e\/o non ammazzi il consumatore&#8221; nella competizione? Ci sarebbero due strade maestre: 1) svalutazione della moneta e 2) alleggerimento della pressione fiscale.<br \/> Ma queste due strade ci sono vietate dalle transenne europee (i Trattati).<br \/> Rimangono quindi inevitabilmente le strade peggiori, quelle che paradossalmente impoveriscono il paese: 3) svalutazione del salario dei lavoratori; 4) svendita del patrimonio pubblico; 5) privatizzazioni che limitano fortemente l&#8217;accessibilit\u00e0 ai servizi essenziali ai cittadini meno abbienti; 6) delocalizzazioni che spostano altrove lavoro e consumo e quindi ricchezza; 7) internazionalizzazioni, che massificano i popoli in meri e impassibili consumatori predestinati, e che grazie alla ratifica del TTP non avranno pi\u00f9 ostacoli di nessuna sorta, n\u00e9 etici, n\u00e9 salutistici, n\u00e9 politici, per imporre un mondo fatto su misura per le multinazionali.<br \/> Chiss\u00e0 come mai i Trattati ci obbligano a percorre queste strade a passo di velocisti olimpionici&#8230;<br \/> Si potr\u00e0 obiettare: ma da che mondo e mondo \u00e8 la miglior offerta fatta al consumatore che sancisce il profitto di un&#8217;azienda.<br \/> No: le grandi Corporations che dovrebbero darsi battaglia spietata per garantire al consumatore questa fantomatica miglior offerta, in realt\u00e0 dialogano tra loro pi\u00f9 di quanto si creda, cercano accordi pi\u00f9 di quanto siano disposte a combattere, e quasi sempre trovano una soluzione, a vantaggio proprio e a svantaggio del lavoratore, ovvero del consumatore. Il tonfo di una di queste corporation &#8211; o meglio: del suo amministratore delegato &#8211; sar\u00e0 sempre un volo con rete di salvataggio. rete spesso intessuta da stipendi che uno dei suoi ex dipendenti non riuscir\u00e0 a sognare neppure in 100 anni di lavoro.<br \/> &#8220;Nella guerra tra gli elefanti sono le formiche ad essere travolte&#8221;.<br \/> Come mai questa spavalda supremazia economica non provoca reale ribellione nella popolazione?<br \/> Perch\u00e9 i mercati sono riusciti a renderla accettabile grazie alla pi\u00f9 grande usurpazione semantica della lingua italiana: <strong>spacciando la competizione per meritocrazia.<\/strong><br \/> L&#8217;ossessiva campagna mediatica contro gli italiani corrotti, inetti, &#8220;bamboccioni&#8221;, \u00e8 il frutto di questo grande inganno: siamo poveri perch\u00e9 ce lo meritiamo. non solo: dobbiamo espiare questa colpa diventando ancora pi\u00f9 poveri, con austerit\u00e0 e contentezza.<br \/> Ancora una volta: al Pil non interessa che si tratti di una competizione basata sull&#8217;inganno.<br \/> Eppure, nonostante tutti questi difetti e questi imbarazzi, il Pil \u00e8 diventato non solo un parametro fondamentale nelle misurazioni nazionali e di confronto internazionale, ma addirittura il pilastro tecnico e ideologico di due delle norme pi\u00f9 importanti tra i cosiddetti <strong>Criteri di convergenza di Maastricht enunciati dall&#8217;articolo 127.<\/strong><br \/> <strong><em>La prima norma<\/em><\/strong> si basa sul principio del 3%, il numeretto estraneo ad ogni formulazione matematica, inventato per caso e accettato da tutti gli altri per obbligo, in base a cui il rapporto tra disavanzo pubblico (le spese non coperte dalle entrate) e Pil non deve eccedere la percentuale suddetta.<br \/> <strong><em>La seconda norma<\/em><\/strong> pure riguarda una percentuale, in questo caso il 60%, limite invalicabile del rapporto tra debito pubblico e Pil.<br \/> La cosa sconcertante non \u00e8 pi\u00f9 &#8211; ormai &#8211; il fatto che queste norme impediscano qualunque tipo di politica espansiva, rendendo di fatto impossibili politiche di crescita, occupazione e lavoro, perch\u00e9 &#8220;<em>il denaro \u00e8 lo spirito, la fonte del Pil, ma solo altro denaro pu\u00f2 consentirne la crescita<\/em>&#8221; (P. Dacrema), e &#8220;altro denaro&#8221; lo si trova solo tornando alle Sovranit\u00e0 nazionali che possono permettersi una propria moneta e quindi sono legittimate sia a sforare quelle ridicole percentuali, sia a fermare finalmente il massacro di questa tassazione che deprime ulteriormente i redditi, e quindi i consumi, e quindi la crescita.<br \/> Ci\u00f2 che davvero ci lascia con un fumettistico punto interrogativo impresso sulla fronte, \u00e8 l&#8217;ennesimo paradosso, l&#8217;inconciliabile contraddizione e il palese raggiro della buona fede dei popoli, perpetrati da questi Trattati: da una parte pretendono in modo vessatorio ed anticostituzionale che gli Stati cedano ad un organo sovranazionale MAI eletto e autoreferenziale le proprie sovranit\u00e0 nazionali con annesse e connesse tutte le decisioni politiche ed economiche; dall&#8217;altra pretendono di utilizzare uno strumento come il Pil per dare del Pig a chicchessia, ignorando (o omettendo?) che <em><strong>l&#8217;esistenza stessa del Pil (e di qualunque altro strumento di misurazione del benessere di un popolo) &#8220;poggia sull&#8217;idea di nazione come soggetto giuridico, politico ed economico autonomo, sul presupposto della divisibilit\u00e0 del mondo e dell&#8217;eterogeneit\u00e0 delle sue parti&#8221;, <\/strong>altrimenti non sarebbe possibile stabilire un confronto tra le parti, e la co<br \/>\nmpetizione non potrebbe avere luogo<\/em>.<br \/> Questi Trattati espropriano ogni logica, ogni scrupolo, ogni pudore.<br \/> E noi, i popoli? finora siamo stati gli espropriati. senza pudore, senza scrupolo, senza logica, li abbiamo lasciati fare.<br \/> \u00c8 arrivato il momento di misurare quanti siamo. Misurare per tornare ad Esistere.<br \/>Esistere e riscoprire quei beni intangibili ma essenziali del NON arrendersi, NON renderci complici delle loro ingiustizie, NON farci pi\u00f9 raggirare.<br \/> Siamo gi\u00e0 tanti. ma ti aspettiamo.<\/p>\n<p>Lucia Biasco, ARS Puglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La competizione \u00e8 l&#8217;habitat naturale del PIL, come lo stagno lo \u00e8 per la rana (P. Dacrema) Misurare. ovvero esistere. 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