{"id":13816,"date":"2015-06-26T07:46:09","date_gmt":"2015-06-26T07:46:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13816"},"modified":"2015-06-26T07:46:09","modified_gmt":"2015-06-26T07:46:09","slug":"dopo-la-catastrofe-come-ricostruire-la-scuola-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13816","title":{"rendered":"Dopo la catastrofe: come ricostruire la scuola pubblica"},"content":{"rendered":"<p><em>Un brano tratto da un lungo e ancora attualissimo scritto di Marino Badiale (ARS Liguria) uscito su &#8220;Appello al popolo&#8221; nell&#8217;ottobre del 2011.<\/em><\/p>\n<p>Occorre rendersi conto che un fenomeno di tale rilevanza storica come l\u2019annientamento della scuola italiana non pu\u00f2 essere l\u2019effetto di una causa risibile come la miseria intellettuale e politica di personaggi del calibro di Luigi Berlinguer o della signora Moratti. Questi personaggi, assieme al resto del miserabile ceto politico e giornalistico di cui essi sono perfetti rappresentanti, possono agire indisturbati solo perch\u00e9, evidentemente, ci\u00f2 che fanno esprime alcune tendenze profonde del nostro tempo. Occorre cio\u00e8 rendersi conto che la negazione del ruolo del pensiero e della cultura \u00e8 oggi una tendenza spontanea e fortissima, e che lottare per difendere la scuola come luogo in cui si educano i giovani attraverso la loro introduzione nel mondo del pensiero e della cultura, significa lottare contro aspetti strutturali di questa fase storica. Significa cio\u00e8 mettersi volontariamente e lucidamente in una posizione \u201cconservatrice\u201d e \u201canacronistica\u201d. E\u2019 questa lucidit\u00e0 che sembra mancare all\u2019insieme dei docenti italiani, ed \u00e8 questa mancanza di lucidit\u00e0 a rendere particolarmente difficile la lotta contro il degrado.<\/p>\n<p>Per combattere contro l\u2019annientamento della scuola italiana, che si traduce nel degrado della figura del docente, occorre naturalmente combattere l\u2019aspetto centrale di tale annientamento. La negazione della scuola \u00e8 conseguenza logica della negazione della centralit\u00e0 delle tradizionali \u201cmaterie di insegnamento\u201d: l\u2019italiano, la matematica, la filosofia, la fisica, la storia, la geografia e poche altre. Per combattere il degrado occorre allora rimettere al centro proprio le tradizionali \u201cmaterie\u201d: occorre avere come punto fermo e inderogabile l\u2019assioma che la scuola \u00e8, essenzialmente, il luogo dove si insegnano italiano, matematica, filosofia, fisica, storia, geografia e poche altre materie fondamentali. Con questo intendiamo dire che l\u2019insegnamento delle materie tradizionali deve costituire l\u2019asse culturale di riferimento della scuola italiana. Questo ovviamente non esclude che nelle varie scuole si insegnino anche altre cose, a seconda del tipo di istituto. Ma deve essere chiaro che esiste un fondamento culturale omogeneo per tutta la scuola italiana, e che esso \u00e8 rappresentato da poche materie fondamentali.<\/p>\n<p>Ogni discorso sulla scuola deve partire da qui. Da qui si pu\u00f2 cominciare a parlare delle finalit\u00e0 socio-educative della scuola. E per dire qualcosa anche su questo tema, cominciamo subito a dedurre, dalla centralit\u00e0 dell\u2019insegnamento delle \u201cmaterie\u201d, due fondamentali valori educativi della scuola. La scuola, grazie all\u2019insegnamento delle \u201cmaterie\u201d, fornisce i filtri culturali per dipanare l\u2019immensa massa di \u201cinformazioni\u201d alle quali i giovani, come tutti, sono esposti. Inoltre insegna il valore del duro lavoro dello studio. Per quanto riguarda il primo punto, \u00e8 evidente che oggi non si tratta di offrire ai giovani stimoli e informazioni: il nostro mondo \u00e8 un mondo di persone iperstimolate sul piano mediatico e spettacolare e rimpinzate di informazioni. Un mondo di esposizione continua alla televisione, a cui si aggiunge lo spazio immenso di internet. In questa situazione il punto cruciale, ci\u00f2 che distingue gli individui attivi dai recettori passivi e manipolati, \u00e8 la capacit\u00e0 di filtrare le informazioni, di selezionare, di rifiutarsi alla bulimia informativa e di scegliere le informazioni importanti e significative. Ma \u00e8 appunto la lezione di organizzazione concettuale fornita da uno studio serio e approfondito di materie come la lingua italiana, la storia, una disciplina scientifica, a fornire questa capacit\u00e0 di selezione critica delle informazioni. Allo stesso modo, il fatto di capire che solo attraverso un duro e serio lavoro di studio si pu\u00f2 arrivare a risultati di questo tipo, o a qualsiasi tipo di risultato, \u00e8 un altro fondamentale valore educativo dell\u2019insegnamento disciplinare.<\/p>\n<p>Queste osservazioni rappresentano per\u00f2 solo il punto di partenza. Il passaggio successivo \u00e8 la riacquisizione da parte dei docenti dell\u2019autorevolezza perduta. Il docente deve tornare ad essere una figura che ha autorit\u00e0 e stima sociale, e ce l\u2019ha appunto in quanto \u00e8 colui o colei che insegna quelle particolari materie. Questo \u00e8 naturalmente il passaggio pi\u00f9 difficile. Come dicevamo sopra, l\u2019annientamento della scuola italiana \u00e8 un fatto storico di vasta portata, possibile solo grazie al fatto che la negazione della cultura e del pensiero sono diventati senso comune. E\u2019 dunque difficile riacquistare stima sociale in una societ\u00e0 che nega stima proprio alla cultura e al pensiero, e quindi alla scuola e a chi ci lavora. Ma questa difficolt\u00e0, gi\u00e0 grave di per s\u00e9, diventa insormontabile se i docenti introiettano la mancanza di stima che sentono nell\u2019intero ambiente sociale. Vale a dire che il primo passo i docenti devono farlo su di s\u00e9. Il primo passo per combattere il degrado della scuola e dei docenti \u00e8 la riconquista dell\u2019autostima da parte dei docenti stessi. E poich\u00e9 il docente, come s\u2019\u00e8 detto, \u00e8 colui o colei che insegna quelle \u201dmaterie\u201d, occorre che i docenti siano, essi per primi, convinti della centralit\u00e0 e dell\u2019importanza di quello che fanno, vale a dire di quello che insegnano. Occorre che i docenti siano, essi per primi, convinti che insegnare Dante e Galileo, Platone e Manzoni, Newton e Petrarca sia un compito fondamentale e centrale; che un mondo in cui la gente impara a scuola la tradizione culturale cui quei nomi, e gli altri simili, fanno riferimento, \u00e8 un mondo migliore di quello in cui questo non succede. Che insegnare Leopardi e Shakespeare significa offrire ai ragazzi una opportunit\u00e0 inestimabile: l\u2019opportunit\u00e0 di costruirsi un\u2019identit\u00e0 personale un po\u2019 pi\u00f9 sensata, un po\u2019 pi\u00f9 umana di quella che avrebbero senza Leopardi o Shakespeare. Ma non basta che i docenti credano questo. Devono saperlo. E sapere \u00e8 pi\u00f9 di credere.<\/p>\n<p>Il docente sa che quanto abbiamo appena detto \u00e8 vero solo se ne ha provato su se stesso la verit\u00e0. Vale a dire, solo se ha nel proprio vissuto la gioia, l\u2019emozione, la soddisfazione profonda di capire un teorema o una poesia, di comprendere realmente una dinamica storica o una cultura diversa dalla propria. In definitiva, i docenti possono recuperare stima e autorevolezza solo se tornano ad essere intellettuali veri, che credono nel valore della cultura che trasmettono perch\u00e9 quel valore lo conoscono per esperienza personale e pratica quotidiana. E\u2019 chiaro che su questo punto ci deve essere una profonda autocritica dei docenti italiani. Essi per troppi anni hanno accettato un patto scellerato che consisteva nello scambio fra bassi salari e scarso impegno personale, anche sul piano culturale. Questo deve finire. Non che si possa pretendere dall\u2019oggi al domani un radicale cambiamento delle persone. Ma si pu\u00f2 e si deve pretendere un radicale cambiamento dei valori. Deve essere chiaro che la scuola italiana pu\u00f2 essere ricostruita dalla macerie, e il degrado dei docenti pu\u00f2 essere arrestato, solo se si assume come norma di cosa sia un docente il modello che abbiamo descritto. Solo con questa radicale assunzione di responsabilit\u00e0, con questa severa autocritica e con questa scelta di un modello normativo di rigore culturale, i docenti italiani potranno finamente risollevare la testa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un brano tratto da un lungo e ancora attualissimo scritto di Marino Badiale (ARS Liguria) uscito su &#8220;Appello al popolo&#8221; nell&#8217;ottobre del 2011. Occorre rendersi conto che un fenomeno di tale rilevanza storica come l\u2019annientamento della scuola italiana non pu\u00f2 essere l\u2019effetto di una causa risibile come la miseria intellettuale e politica di personaggi del calibro di Luigi Berlinguer o della signora Moratti. 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