{"id":13821,"date":"2015-06-27T06:45:00","date_gmt":"2015-06-27T06:45:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13821"},"modified":"2015-06-27T06:45:00","modified_gmt":"2015-06-27T06:45:00","slug":"per-la-rinascita-del-sistema-nazionale-della-pubblica-istruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13821","title":{"rendered":"Per la rinascita del sistema nazionale della pubblica istruzione"},"content":{"rendered":"<div class=\"western\"><strong>Massimo Bontempelli<\/strong><\/div>\n<div class=\"western\"><\/div>\n<div class=\"western\">Succede talvolta nella storia che corpose realt\u00e0 cariche di importanza e significato per la societ\u00e0 umana ad un certo momento rimangano soltanto intelaiature vuote, ingombranti simulacri di una sostanza svanita. Ad esempio, l\u2019Impero Romano d\u2019Occidente al tempo degli imperatori ravennati non era altro che la sopravvissuta facciata esteriore di una organizzazione storica ormai disgregata e ridotta allo stato larvale. Allo stesso modo oggi il sistema nazionale della pubblica istruzione ha la stessa realt\u00e0 di quei palazzi che durante la guerra erano stati sventrati dalle bombe, e che sembravano ancora esistenti soltanto lungo quei tratti di strada da cui se ne vedeva il muro di facciata rimasto in piedi, senza vedere quel che ci stava dietro. La scuola italiana oggi \u00e8 cos\u00ec. \u00c8 una facciata di elementi di vita scolastica che si riproducono per lo pi\u00f9 per inerzia, con qualche aspetto e momento isolatamente ancora valido, ma con una sostanza educativa crollata sotto le bombe di dinamiche sociali diseducatrici lasciate incontrollatamente operare, e di innovazioni ministeriali particolarmente devastanti a partire dal 1996. Tutto questo ha una tragicit\u00e0 su cui ci si sofferma troppo poco, perch\u00e9 la fine del sistema nazionale delle pubblica istruzione significa \u2013anche per la crisi di altra agenzie educative, a cominciare dalla famiglia- che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 trasmissione di saperi e valori da una generazione all\u2019altra, che \u00e8 recisa la memoria storica, e quindi la capacit\u00e0 di comprensione politica, e che i giovani si affacciano alla vita adulta privi di strumenti di decodificazione del funzionamento effettivo del mondo in cui vivono.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Proviamo ad esporre, di questa catastrofe di civilt\u00e0, prima la fenomenologia, poi l\u2019eziologia storica, infine i modi pi\u00f9 sensati ed adeguati di reagirvi.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">La fenomenologia della morte della scuola \u00e8 molto chiara, e per vederla bastano sguardi non instupiditi su ci\u00f2 che vi accade riguardo al comportamento degli studenti e a quello degli insegnanti, ai programmi di studio, ai libri su cui si studia, ai metodi di valutazione, agli ambienti.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Il comportamento degli studenti \u00e8 in larga percentuale descolarizzato. In alcuni tipi di scuola, in alcune fasce d\u2019et\u00e0 ed in alcune zone del paese sono molto frequenti situazioni di indisciplina tale, talvolta persino da codice penale, da rendere qualsiasi insegnamento materialmente impossibile. In molti altri casi le situazioni non sono di gravit\u00e0 cos\u00ec estrema, ma la mancanza diffusa di attenzione, del giusto silenzio, della puntualit\u00e0 e dello studio a casa frappone ostacoli egualmente spesso insuperabili all\u2019insegnamento. Sono pochi, e concentrati soprattutto nei licei, i casi in cui gli studenti sono disciplinati in classe e studiano a casa, ma anche in questi casi non mancano seri problemi, che riguardano essenzialmente la motivazione allo studio, talvolta, e sembra un paradosso, molto carente anche in presenza di una disciplina impeccabile e di molte ore passate sui libri.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><a name=\"more\"><\/a><\/p>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Il comportamento degli insegnanti \u00e8 spesso penoso: investiti dalla maleducazione e dai ricorsi cavillosi delle famiglie di certi allievi, privati di ogni prestigio di ruolo, in larga percentuale non preparati a svolgere un compito educativo, non appaiono mediamente pi\u00f9 motivati dei loro allievi a lavorare nella scuola.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">I programmi di studio in realt\u00e0 non ci sono pi\u00f9, almeno dalla comparsa di uno dei pi\u00f9 ottusi, presuntuosi e nocivi ministri della pubblica istruzione che l\u2019Italia abbia avuto in tutta la sua storia, l\u2019ineffabile Luigi Berlinguer, che, fattosi guidare da una lobby accademica di pedagogisti filosoficamente analfabeti, ignari dei problemi concreti della scuola, pronti a scambiare il loro gergo per scienza (ed a farsi pagare barche di denaro per diffonderlo), ha inaugurato la scuola del fai-da-te riguardo agli obiettivi dell\u2019insegnamento. Fu allora detto, dall\u2019ineffabile e dalla sua corte di cialtroni, che sarebbe stato tutto un fiorire di creativit\u00e0 culturale nelle scuole diventate finalmente autonome. Era invece facilissimo prevedere quel che poi accadde, e che fu infatti previsto fin nei dettagli (cfr., ad esempio, Massimo Bontempelli, <i>L\u2019agonia della scuola italiana<\/i>, Pistoia 1997), e cio\u00e8 la sostanza degli insegnamenti messa fuori campo dall\u2019immagine data di s\u00e9 da ciascuna scuola, il rapporto essenzialmente pubblicitario di ciascuna scuola con i suoi futuri auspicati clienti, la riduzione dei piani di offerta formativa a semplici brochures pubblicitarie delle singole scuole, lo spazio aperto alle interferenze nella scuola di interessi non culturali, la perdita di ogni nozione di sapere essenziale da cui nessuna scuola possa prescindere.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">I libri su cui nelle scuole si studia non sono pi\u00f9 fatti dagli autori in funzione della cultura, ma dagli editori in funzione del mercato. Chiunque abbia esperienza di lavoro nell\u2019editoria scolastica sa bene quanto il modo di produrre un libro per la scuola sia completamente diverso da quello di vent\u2019anni fa. Oggi il libro scolastico non \u00e8 pi\u00f9 dell\u2019autore, che, se vuole farlo, non pu\u00f2 affatto comporlo come ritenga culturalmente e didatticamente giusto, ma deve farsi mero esecutore di criteri, formule, persino contenuti, elaborati da dirigenti editoriali desiderosi di giustificare il loro ruolo con ogni sorta di loro costruzioni, mirate, o credute mirate, alla massimizzazione delle vendite. Vengono cos\u00ec fuori libri pieni di banalizzazioni, digressioni, riepiloghi, schede, eserciziari, letture dispersive, libri pluriillustrati e pluricolorati, e, naturalmente, molto costosi, ma singolarmente inadatti al serio approfondimento dei concetti di una disciplina, anche perch\u00e9 tutti i loro accessori hanno eliminato lo spazio minimo per spiegarli.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">I metodi di valutazione dello studio scolastico hanno raggiunto la demenzialit\u00e0 pura. La linea di sviluppo \u00e8 stata infatti quella della proporzionalit\u00e0 inversa tra contenuti sottoposti all\u2019apprendimento, sempre pi\u00f9 ristretti (a causa del disimpegno degli allievi, del totale disinteresse in proposito del dirigente scolastico, ormai vincolato soltanto a plurime incombenze burocratiche e selezionato soltanto su questa base, delle continue interruzioni del tempo di lezione a vantaggio di un pulviscolo di altre iniziative), e meccanismi di valutazione dell\u2019apprendimento, sempre pi\u00f9 estesi e complicati. Che una tale forbice sfoci nella demenzialit\u00e0 \u00e8 inevitabile. Prendiamo un esempio tratto dagli scrutini finali dell\u2019anno 2007-2008. Un consiglio di classe discute il rendimento dei suoi allievi, dirimendo alcuni contrasti di opinioni e arrivando a decidere l\u2019attribuzione dei voti, le ammissioni e le non ammissioni alla classe successiva, i debiti e i crediti, la valutazione della condotta. Ci\u00f2 occupa pi\u00f9 di due ore di tempo. Dopo di ci\u00f2, in una scuola sensata si passerebbe allo scrutinio di un\u2019altra classe. Siamo invece nella scuola postberlingueriana. Occorre quindi passare alla compilazione dei giudizi individuali barrando apposite caselle su apposite schede. Si deve barrare, ad esempio, per ogni allievo, la casella con la formula ritenuta corrispondente al gradi di profitto scolastico da lui raggiunto, in una scala che va dal \u00abgravemente insufficiente\u00bb all\u2019\u00abottimo\u00bb. Si tratta, in pratica, di ridire come formula di giudizio la medesima cosa che \u00e8 stata detta come votazione numerica. La cosa \u00e8 talmente la medesima che a pi\u00e8 di pagina della stessa scheda viene spiegato che \u00abottimo\u00bb corrisponde al nove o al dieci, \u00abbuono\u00bb all\u2019otto, \u00abdiscreto\u00bb al sette, e via dicendo. L\u2019attribuzione del giudizio di profitto \u00e8 dunque un puro, inutile duplicato cartaceo dello scrutinio gi\u00e0 fatto. Si devono poi barrare caselle relative al \u00absenso di responsabilit\u00e0\u00bb, alla \u00abcapacit\u00e0 di analisi\u00bb, alla \u00abcapacit\u00e0 di sintesi\u00bb, e cos\u00ec via, di ogni allievo. A chi o a che cosa servono questi profili per la successiva vita scolastica? Assolutamente a niente. Cos\u00ec come altre voci della scheda a cui rispondere. Si tratta, per l\u2019insegnante, di affaccendarsi su cose che, didatticamente ed educativamente, sono un fare nulla. Ma un fare nulla affaccendandosi non \u00e8 affatto innocuo, \u00e8 qualcosa che, ripetendosi e costituendo un\u2019abitudine, opera un dirottamento mentale dalla sostanza e dalla seriet\u00e0 del compito educativo. Proprio qui, per\u00f2, si manifesta il nodo pi\u00f9 sconvolgente. Un marziano si aspetterebbe che gli insegnanti, che hanno scelto un mestiere che ha a che fare con le idee, la cultura, l\u2019educazione, posti di fronte a simili schede, rifiutassero semplicemente di prenderle in considerazione, con un grilliano \u00abvaffa\u00bb nei confronti di chiunque, dal ministero in gi\u00f9, volesse loro imporle, o che, quanto meno, le facessero compilare ad uno di loro in maniera rapida e meccanica, dando ad esse il nessun peso che meritano. Abbiamo notizie che in qualche caso le cose sono andate proprio cos\u00ec. Ma si tratta di casi isolati. Lo spettacolo che solitamente si presenta ha dell\u2019incredibile: insegnanti che si lasciano via via coinvolgere in discussioni e diatribe su simili compilazioni. La frequenza scolastica dell\u2019allievo (altra voce da compilare) \u00e8 \u00abassidua\u00bb, \u00abregolare\u00bb, o \u00absaltuaria\u00bb? C\u2019\u00e8 gi\u00e0 registrato, sul tabellone dello scrutinio il numero di assenza per ciascuna materia, una nuda cifra che non ha bisogno di chiose. Ma spesso succede che un insegnante propone di barrare, per un certo allievo, la casella della frequenza \u00abregolare\u00bb, e subito un altro, che constata un numero maggiore di assenza per la propria materia, reagisce (specie se in pregressa dissintonia psicologica con il primo) dicendo \u00abMa come! La frequenza non \u00e8 regolare, \u00e8 saltuaria!\u00bb, e gi\u00f9 a discutere. Abbiamo assistito di persona ad una discussione, riguardo ad un allievo, se in riferimento al suo metodo di studio dovesse venire barrata la casella \u00abordinato\u00bb, oppure quella \u00aborganizzato\u00bb (sic!). Quanto fin qui detto riguardo ad uno scrutinio finale \u00e8 soltanto un esempio, uno tra i tanti, di uno degli aspetti nello stesso tempo pi\u00f9 evidenti e pi\u00f9 opachi della fenomenologia della morte della scuola: un corpo docente che non sa pi\u00f9 impiegare il suo tempo di lavoro nei due campi che gli sarebbero professionalmente essenziali, vale a dire la cultura e la relazione con gli studenti come persone, e che ha accettato invece di impiegarlo in mansioni organizzative che un tempo erano quelle necessarie alla scuola, e che erano svolte da un vicepreside o da altro collaboratore sollevato per questo, giustamente, da una parte del suo lavoro di insegnante, e che oggi si sono moltiplicate, essendo diventate quelle necessarie a gestire tutta la valanga di inessenzialit\u00e0 scaricate sulla scuola.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Nelle numerose occasioni in cui gli insegnanti si trovano riuniti non si parla quasi mai (ci credano i lettori che, esterni al mondo della scuola, immaginano il contrario, e sappiano invece che riguardo a molte realt\u00e0 bisogna persino togliere il \u00abquasi\u00bb) di contenuti culturali, non si ascoltano scambi di informazioni e di riflessioni su lettura fatte, non ci sono approfondimenti sulle problematiche relazionali dell\u2019insegnamento, non si discute la ragione ed il significato per cui gli studenti sono chiamati ad apprendere certi contenuti invece di altri. Quasi tutto quello di cui per lo pi\u00f9 parlano gli insegnanti a scuola \u00e8 di una sconfortante miseria spirituale ed umana: corsi di recupero che tutti sanno essere inutili, elezioni e relazioni delle vacue funzioni strumentali, distribuzione rissosa degli spiccioli spendibili a vantaggio degli insegnanti da parte degli istituti scolastici, questioni di orario, contrasti tanto pi\u00f9 aspri quanto pi\u00f9 le materie del contendere sono del tutto irrilevanti salvo che per la psicologia dei contendenti. L\u2019inutilit\u00e0 di ci\u00f2 che fanno gli insegnanti nelle loro riunioni \u00e8 stancante, ma siccome essi non sono consapevoli di ci\u00f2 che ingenera loro stanchezza, la scaricano nel chiacchiericcio tra loro, comportandosi come una di quelle classi di allievi demotivati ed inquieti che nella loro veste docente li esaspera.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Questo degrado del corpo docente delle scuole non pu\u00f2 ovviamente essere interpretato come somma di deviazioni individuali, essendo un fatto collettivo ed istituzionale, e non pu\u00f2 quindi non ricondurci alle forze storiche che hanno prodotto la devastazione della scuola italiana. Proviamo quindi a passare dal piano della fenomenologia della morte della scuola al piano della sua eziologia storica.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Una causa prossima, per cos\u00ec dire, della fine della scuola italiana sta ovviamente nel suo Attila, il ministro della pubblica istruzione degli ultimi anni Novanta Luigi Berlinguer, e nei devastatori che gli sono succeduti, prima fra tutti Letizia Moratti. Parlare di Attila e di devastatori per personaggi tranquilli, non dissimulatori, niente affatto politici dal gioco duro, come costoro, pu\u00f2 sembrare una forzatura di cattivo gusto. In effetti, per\u00f2, essi sono stati davvero dei grandi devastatori, anche se non per cattiveria, non intenzionalmente, ma per una desolante inintelligenza, per cos\u00ec poco sale in testa che possiamo persino arrischiarci a pensarli in buona fede. Prendiamo l\u2019Attila primigenio, Luigi Berlinguer. Ha sottoposto la scuola da un iperdosaggio di innovazioni, attribuendo ad esse effetti immaginari, o immaginati dalla pi\u00f9 incolta e dogmatica delle lobbies accademiche, quella dei pedagogisti, senza capirne, e forse senza neanche averne capito oggi, gli effetti reali, visibilissimi sul campo. Il ministro ricorda, nella sua azione ministeriale, quel buon toscanaccio, ma non proprio acculturato, che ad un amico lamentoso per essersi ammalato di epatite mise davanti alcuni bicchierini di superalcolici dicendo, con l\u2019affettuosa intenzione di curarlo, \u00abbevi questi, ti fanno bono\u00bb. Anche Berlinguer avr\u00e0 pensato: le mie innovazioni \u00abfanno bono\u00bb alla scuola, la renderanno pi\u00f9 accogliente, pi\u00f9 donmilaniana, pi\u00f9 individualizzata, pi\u00f9 moderna. Sarebbe bastata un po\u2019 pi\u00f9 di intelligenza, neanche tantissima, della realt\u00e0 della scuola e del suo rapporto con la societ\u00e0, per capire che la cosiddetta autonomia significava demolizione del sistema nazionale della pubblica istruzione e perdita di ogni riferimento a saperi essenziali, che gli obiettivi formativi affidati ai singoli istituti significavano riduzione della cultura ad aria fritta e pubblicit\u00e0, che la proliferazione di schede, formule, griglie tecniche e criteri di valutazione significava eliminazione di interesse per i contenuti culturali e gli aspetti relazionali dell\u2019insegnamento, e cos\u00ec via.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Un\u2019altra causa prossima della fine della scuola italiana sta nell\u2019avvenuta abolizione, gi\u00e0 dagli anni Ottanta, di ogni possibilit\u00e0 efficacemente sanzionatoria degli elementi di grave disturbo del suo regolare svolgimento didattico. Comportamenti indisciplinati di allievi che arrivano di fatto a sabotare le lezioni, urla assordanti nei corridoi, manifestazioni di pesante aggressivit\u00e0 verso insegnanti e compagni, frequentatori di aule del tutto disimpegnati da ogni intenzione di apprendere qualcosa, e impegnato soltanto a parlar d\u2019altro con i vicini, sono elementi per fortuna non generalizzati, ma, l\u00e0 dove sono presenti, e sono presenti in una percentuale niente affatto bassa di scuole italiane, non sono rapidamente eliminabili come dovrebbero esserlo perch\u00e9 una scuola possa esistere come tale. Mancano infatti strumenti normativi ed esecutivi adatti allo scopo. Elementi di disturbo non sono poi soltanto quelli che si riferiscono all\u2019indisciplina o addirittura alla violenza degli allievi. Ci sono insegnanti che compiono atti di arbitrio, di chiusura ad ogni ascolto, di disprezzo e di umiliazione degli allievi, e che ci\u00f2 nonostante non possono essere trasferiti ad altre mansioni, n\u00e9 vengono tenuti sotto controllo da dirigenti scolastici addestrati soltanto a compiti di bassa burocrazia. Ci sono scuole strette nella morsa dei rumori e dello smog del traffico circostante, o al cui interno si svolgono lavori durante le ore di lezione. Quando questo \u00e8 diventato possibile, le autorit\u00e0 che hanno lasciato cadere gli antichi divieti hanno contribuito alla morte della scuola, perch\u00e9 la scuola esiste, come sa chiunque ne conosca la storia, soltanto in una separatezza protetta dal normale commercio sociale.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Un\u2019altra causa prossima ancora della fine della scuola italiana sta nell\u2019universit\u00e0 italiana, corrotta, nepotista e arida. Questa universit\u00e0 ha in un primo tempo impoverito la scuola non trasmettendole, dalla sua boriosa ed esangue torre d\u2019avorio, alcuno strumento culturale e didattico, e non avendo fornito alcuna preparazione, in nessuno dei suoi corsi, alla professionalit\u00e0 docente nella scuola secondaria, ed in un secondo tempo l\u2019ha contagiata della sua corruzione. Dopo il 1999, infatti, cio\u00e8 dalla data in cui si \u00e8 svolto l\u2019ultimo concorso cattedrale per la scuola (quello peggio congegnato di tutta la storia italiana per una selezione di merito, ma per spiegare questo occorrerebbe un\u2019esposizione troppo dettagliata), l\u2019unico canale di accesso alla professione di insegnante \u00e8 stato quello delle scuole di specializzazione dell\u2019insegnamento secondario gestite dalle universit\u00e0. Si \u00e8 trattato, per la scuola, di una devastazione senza precedenti, che un giorno o l\u2019altro dovr\u00e0 essere documentato con ricognizioni di fatti, interviste, documenti. In sintesi si pu\u00f2 dire che le universit\u00e0 si sono assunte la gestione di queste scuole senza mettere in campo competenze culturali-didattiche presenti al loro interno, che non avevano per niente, ma al solo scopo di far cassa con i contributi degli abilitandi. Il personale di gestione tratto dalle scuole secondarie \u00e8 stato inteso come subordinato in maniera servile agli universitari, conformemente allo spocchioso atteggiamento di superiorit\u00e0 della maggior parte dei nostri accademici, ed \u00e8 stato cos\u00ec selezionato in maniera inversa al merito, perch\u00e9, ovviamente, vista la situazione, chi aveva, tra gli insegnanti di scuola, un minimo di idealit\u00e0 culturale e dignit\u00e0 professionale, non ha mai pensato a proporsi per queste scuole, in cui hanno smaniato di inserirsi, invece, gli incolti desiderosi di essere rivestiti dall\u2019esterno di un ruolo purchessia, i frustrati dell\u2019insegnamento desiderosi di uscirne, i piccoli ambiziosi o trafficoni miranti a mettersi sotto una tettoia universitaria, di guadagnare qualche relazione accademica. La congiunzione tra universitari senza un\u2019idea di scuola se non quella di trarne vantaggi di corporazione e personali, e insegnanti di scuola promossi a loro servitori e non a dirigenti, ha prodotto i ben noti corsi degli orrori delle scuole di specializzazione: una pura sommatoria di spezzoni di trattazioni, senza alcuna connessione tra loro, a cui sono state associate pesantissime richieste di ogni genere di relazioni scritte, dato che nessun accademico voleva apparire di minore importanza degli altri. Dalle persone culturalmente vive, costrette a frequentare questi corsi se volevano sperare di entrare nella scuola, sono sempre venute dichiarazioni di assoluta insopportabilit\u00e0 di quella frequenza, vuotissima ma pesantissima, sgangherata ma costringente al pi\u00f9 stretto conformismo mentale (ci sarebbero tante esemplificazioni da fare per farlo visualizzare in concreto). Anche qui c\u2019\u00e8 stata la selezione meritocratica all\u2019inverso: sono andati pi\u00f9 avanti quelli disposti a digerire tutto, cio\u00e8 individui portatori di nulla, che saranno ulteriormente addestrati al nulla dai lunghi tempi di parcheggio e di professione precari.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019operare di tutti questi fattori ha cadaverizzato la scuola. Ma non sono essi le cause vere, anzi le presuppongono. Un ministro devastatore come Luigi Berlinguer non \u00e8 diventato ministro per una forza a lui connaturata, ma \u00e8 stato indicato da un partito, scelto da una coalizione vittoriosa, e perci\u00f2 da un intero sistema politico. Una universit\u00e0 che agisce in un certo modo sulla scuola, non lo fa perch\u00e9 un bel giorno cos\u00ec ha deciso un rettore, ma perch\u00e9 \u00e8 in precedenza costituita da una cultura, da interessi e da legami che la spingono a ci\u00f2.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Le cause vere della morte della scuola debbono dunque essere cercate in dinamiche di lungo periodo della societ\u00e0, di cui ministri distruttori come Berlinguer, interventi corruttori come quelli dell\u2019universit\u00e0, luoghi di selezione antimeritocratica come le scuole di specializzazione, sono mezzi di attuazione (in questo senso cause prossime), e il degrado culturale del corpo docente il primo effetto.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Una dinamica di lungo periodo che \u00e8 sfociata inevitabilmente nella morte della scuola, e che ne \u00e8 stata quindi una vera causa, \u00e8 stata il mutamento storico avvenuto tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta nel rapporto tra sviluppo economico, mobilit\u00e0 sociale e funzione della scuola, dopo il quale, nella nuova costellazione di questi elementi, la scuola ha cessato completamente di essere un luogo di promozione sociale. Da allora, un diploma di scuola secondaria superiore non garantisce minimamente l\u2019accesso al ruolo lavorativo che gli corrisponde, e una maturit\u00e0 liceale funge da punto di partenza di un itinerario verso una laurea che come tale non \u00e8 di alcun vantaggio per l\u2019inserimento lavorativo.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Ora, se c\u2019\u00e8 qualcosa di univocamente comprovato da studi sociologici e fatti storici, \u00e8 la correlazione esistente tra scuola come luogo di promozione sociale, da un lato, motivazione degli studenti all\u2019impegno scolastico, e delle famiglie ad esigerlo da loro dall\u2019altro, e, viceversa, tra mancanza di opportunit\u00e0 di promozione sociale nella scuola e demotivazione all\u2019impegno scolastico.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Generazioni di padri e madri hanno inculcato con la massima forza nella testa dei loro figli che dovessero assolutamente ottenere buoni risultati scolastici per \u00abfarsi una posizione\u00bb, come si diceva; le scuole erano severe nella loro richiesta di disciplina e di studio perch\u00e9 dovevano selezionare l\u2019accesso a determinati ruoli sociali; alla loro severit\u00e0 ci si adattava, perch\u00e9 conteneva una speranza di miglioramento delle condizioni di vita rispetto a quelle dei genitori. Certo, questa speranza era in gran parte illusoria. Le condizioni sociali e culturali delle famiglie da cui gli studenti provenivano esercitavano infatti un peso, notevole ancorch\u00e9 invisibile, nel determinare, antecedentemente all\u2019intervento della scuola, le capacit\u00e0 di apprendimento e di elaborazione linguistica su cui operava poi la scuola con il suo insegnamento e la sua selezione per merito. Questa speranza, tuttavia, era socialmente radicata e trovava continuamente riscontri di fatto che, anche sebbene poco numerosi, contribuivano a corroborarla (con casi celebri di grandi promozioni attraverso la scuola, da Pascoli a Gramsci), corroborando la scuola. Diventata la scuola un luogo di parcheggio di alcune fasce di et\u00e0, invece che di promozione sociale, \u00e8 consequenziale che tutto dentro di essa vada verso la putrefazione, dalle motivazioni degli studenti a quelle degli insegnanti, dai contenuti culturali alla disciplina comportamentale. Data questa tendenza storica, succede necessariamente che spuntino come funghi i suoi inconsapevoli attuatori, i Berlinguer.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019individuazione di questa causa storica della morte della scuola lascia ovviamente sgomenti riguardo al nostro terzo argomento, dopo la fenomenologia e l\u2019eziologia, e cio\u00e8 le risposte da dare. Come \u00e8 possibile battersi per la rinascita della scuola in Italia se la condizione di questa rinascita \u00e8 una scuola come luogo di promozione sociale? L\u2019evoluzione compiuta dal capitalismo ha reso infatti economicamente impossibile questa condizione, e non avrebbe senso pensare n\u00e9 di tornare ad una fase anteriore del capitalismo, perch\u00e9 la storia non conosce retromarce, n\u00e9 di costruire la scuola del postcapitalismo, perch\u00e9 non \u00e8 nell\u2019attuale orizzonte storico neppure immaginabile il funzionamento di una societ\u00e0 postcapitalistica.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Affrontando seriamente il problema della scuola incontriamo in sostanza lo stesso nodo che blocca lo scorrimento del pensiero e dell\u2019azione quando incrociano problemi che, come quello della scuola, incarnano una catastrofe di civilt\u00e0, ad esempio il collasso ecologico del pianeta, o la perdita di diritti del lavoro, o la guerra imperiale infinita: come agire in concreto se per essere in grado di cambiare qualcosa dovremmo poter cambiare la totalit\u00e0 del suo contesto, e il cambiamento della totalit\u00e0 \u00e8, oggi, completamente al di fuori dei nostri mezzi e persino delle nostre idee? Dovremmo finalmente imparare ad affrontare seriamente un nodo di questo genere, evitando sia l\u2019astrattismo identitario ed autoconsolatorio, sia il concretismo adattivo. Dovremmo finalmente imparare che l\u2019unico modo serio di affrontare un capitalismo potentemente distruttivo di ogni civilt\u00e0 \u00e8 quello di fare riferimento non ad una configurazione sociale alternativa, che non siamo minimamente in grado di prevedere, ma ad un logica alternativa a quella sistemica, perch\u00e9 ancorata a valori, per agire sui problemi. Se affrontiamo cos\u00ec la distruttivit\u00e0 capitalistica, introdurremo lacerazioni nel funzionamento sistemico, che dovremo cercare di nuovo di affrontare con la logica valoriale, non secondo i principi sistemici, e cos\u00ec via. In questo modo cominceremmo ad incamminarci su un\u2019altra strada storica, che non sappiamo dove ci porter\u00e0. ma l\u2019importante, oggi, non \u00e8 sapere a quale traguardo arriver\u00e0 la storia futura, bens\u00ec uscire dal terribile cerchio in cui si chiude la storia presente, e che sta annichilendo ogni forma di civilt\u00e0 umana.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Che cosa significa tutto questo per la scuola? Che dobbiamo batterci, allo scopo di restituire vita al cadavere della scuola italiana, per restituirle una funzione di promozione sociale, che non pu\u00f2 essere quella tradizionale, a cui la storia non pu\u00f2 tornare, e per cui non esistono comunque mezzi di attuazione dal basso, ma pu\u00f2 ben essere quella di una alfabetizzazione delle giovani generazioni al contesto storico in cui sono collocate, per trarne strumenti concettuali ed etici di difesa dai suoi condizionamenti distruttivi. Si tratta di una direttrice di lotta da intendersi non come obiettivo compiuto da calare sulla scuola, che nessuna lotta avrebbe i mezzi per perseguire, ma come quella logica valoriale, di cui si \u00e8 detto rispetto alla distruttivit\u00e0 capitalistica in generale, che deve guidarci nell\u2019azione possibile su situazioni concrete. Proviamo a specificare. Dobbiamo, in nome di una logica della scuola intesa come luogo di promozione sociale, per ora in senso spirituale ed umano, rivendicare sindacalmente l\u2019abolizione di ogni onere improprio, burocratico-cartaceo, per gli insegnanti, riconducendo tutto il loro tempo di lavoro a quello che \u00e8 il loro vero compito, insegnare, e prevedendo la massima semplicit\u00e0 per l\u2019espressione delle loro valutazioni; rivendicare politicamente un sistema di reclutamento degli insegnanti soltanto tramite concorsi nazionali seriamente predisposti per accertare le competenze disciplinari, e soltanto con assunzioni a tempo indeterminato, stante l\u2019incompatibilit\u00e0 tra lavoro precario e impegno di progettazione educativa; rivendicare istituzionalmente la garanzia normativa, con sanzioni adeguate, del minimo indispensabile di disciplina degli studenti, e la fine della scuola come \u00abprogettificio\u00bb insulso e litigioso, con un ritorno alla scuola in cui tutto il tempo sia dedicato allo svolgimento di programmi nazionali vincolanti; rivendicare culturalmente un impegno nella scuola, prioritario su ogni altro, -perch\u00e9 soltanto questo le consentirebbe oggi di trasmettere saperi e valori, cio\u00e8 di essere davvero scuola- di promuovere la memoria storica delle giovani generazioni, di radicare i loro orizzonti presenti in una consapevolezza del passato, senza cui, nella situazione storica odierna, non si pu\u00f2 imparare davvero nulla, se non ad essere acritici consumatori di un mondo che si autodistrugge. Per far questo occorre non soltanto potenziare al massimo l\u2019insegnamento della storia in tutte le scuole, ma anche storicizzare l\u2019insegnamento delle altre discipline: le materie scientifiche insegnate, come oggi si fa, in maniera destoricizzata, cio\u00e8 senza mostrare i condizionamenti storici, vale a dire culturali, economici, religiosi, delle loro scoperte, presentate come un processo lineare di avanzamento della verit\u00e0 tratta dall\u2019osservazione dell\u2019esperienza, trasmettono una falsa idea ed una dogmatica accettazione della tecnologia, positivizzante e pericolosissima nel mondo attuale.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">La causa ultima, o prima, della morte della scuola, che l\u2019ha distrutta come luogo di promozione sociale, \u00e8 comunque il capitalismo assoluto imperniato sull\u2019aziendalismo, cio\u00e8 sull\u2019ideologia che tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare lo si deve fare come prodotto fonte di profitto di un\u2019azienda.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\">Anche la scuola la si vuole azienda, ma siccome non pu\u00f2 esserlo, le innovazioni volte ad aziendalizzarla la stravolgono senza neppure poter funzionare sul loro piano. Fare di un ospedale un\u2019azienda fa male alla salute, ma si pu\u00f2 fare. Fare di una scuola un\u2019azienda non si pu\u00f2 neanche fare, ne viene fuori un ibrido disfunzionante. Poich\u00e9 questo ha l\u2019evidenza dei fatti, occorre rilanciare tra insegnanti, studenti, famiglie, l\u2019idea della necessit\u00e0 di un ripristino della scuola pubblica e nazionale.<\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><\/div>\n<div class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><em>Articolo apparso originariamente nella rivista &#8220;Indipendenza&#8221; (n.24, nuova serie, luglio\/agosto 2008) e ripubblicato nel volume &#8220;Un pensiero presente&#8221;, che raccoglie tutti gli interventi di Massimo Bontempelli nella rivista. Tratto da <a href=\"http:\/\/da http:\/\/www.badiale-tringali.it\/\">Badiale e Tringali<\/a>\u00a0 <\/em><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimo Bontempelli Succede talvolta nella storia che corpose realt\u00e0 cariche di importanza e significato per la societ\u00e0 umana ad un certo momento rimangano soltanto intelaiature vuote, ingombranti simulacri di una sostanza svanita. Ad esempio, l\u2019Impero Romano d\u2019Occidente al tempo degli imperatori ravennati non era altro che la sopravvissuta facciata esteriore di una organizzazione storica ormai disgregata e ridotta allo stato larvale. 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