{"id":13833,"date":"2015-06-30T00:05:35","date_gmt":"2015-06-30T00:05:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13833"},"modified":"2015-06-30T00:05:35","modified_gmt":"2015-06-30T00:05:35","slug":"la-didattica-centrata-sul-cliente-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13833","title":{"rendered":"La didattica centrata sul cliente"},"content":{"rendered":"<p>Il ministro Giannini, di fronte alle proteste contro la riforma della scuola, ha dichiarato alla stampa: \u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra; vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile. Sono i principi della sinistra italiana progressista e illuminata che gi\u00e0 aveva indicato Luigi Berlinguer\u201d. \u00c8 una frase che merita una riflessione.<\/p>\n<p>\u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra\u201d. Di fatto l\u2019autonomia scolastica \u00e8 stata introdotta con un governo di sinistra, cio\u00e8 dalla legge Bassanini nel 1997 e dalla legge Berlinguer del 1999. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un problema: questi esponenti politici di sinistra attuavano una politica di sinistra, cio\u00e8 favorevole al progresso e all\u2019emancipazione dei lavoratori dipendenti, o addirittura volta all\u2019instaurazione rivoluzionaria della nuova societ\u00e0 socialista? No, affatto. La riforma Bassanini e quella Berlinguer sono volte ad adeguare lo stato italiano all\u2019impianto neoliberista dell\u2019Unione Europea. L\u2019Unione Europea, anche a voler credere alle sue migliori intenzioni, \u00e8 condizionata nell\u2019azione dalla Banca Centrale Europea, autonoma dal potere politico, che per statuto persegue come obiettivo fondamentale la lotta all\u2019inflazione; ma si lotta all\u2019inflazione debilitando la domanda, quindi rallentando la crescita economica cos\u00ec da aumentare la disoccupazione e diminuire i salari; cio\u00e8 lottare contro l\u2019inflazione implica l\u2019attacco al tenore di vita e alla dignit\u00e0 dei lavoratori dipendenti, come vuole la destra pi\u00f9 ottusa. L\u2019Unione Europea \u00e8 dunque di destra, e Bassanini e Berlinguer, introducendo l\u2019autonomia scolastica, pur continuando a dichiararsi e a essere creduti di sinistra, erano al servizio di un progetto di destra. A modo suo, il ministro Giannini lo dice subito dopo: \u201cSono questi i principi della sinistra italiana progressista e illuminata\u201d; in altri termini: l\u2019autonomia \u00e8 la riforma voluta non dalla sinistra fedele alla sua natura, che per il ministro sarebbe retriva e oscurantista, bens\u00ec dalla \u00abnuova\u00bb sinistra, quella che ha tradito i lavoratori e si \u00e8 impegnata a impoverirli e a umiliarli. In effetti, i governi di destra, pasticciando le loro riforme, non hanno mai messo in discussione l\u2019autonomia scolastica.<\/p>\n<p>La proposizione: \u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra\u201d contiene dunque un termine contraddittorio: la sinistra di cui parla \u00e8 una sinistra-destra. Agli insegnanti essa rimprovera l\u2019incoerenza: bench\u00e9 da quasi vent\u2019anni si siano adattati alla riforma dell\u2019autonomia protestano contro la riforma Renzi, che dell\u2019autonomia \u00e8 il semplice completamento; ma \u00e8 un rimprovero a cui \u00e8 facile ribattere che chi si appoggia a un fondamento contraddittorio si priva del diritto di lamentarsi dell\u2019altrui comportamento contraddittorio. Non solo, richiamando le origini dell\u2019autonomia dalla sinistra progressista e illuminata, il ministro fa un secondo passo falso: fa apparire la riforma dell\u2019autonomia non estranea alla degenerazione attuale della scuola italiana. Il ministro <em>vuole<\/em> <em>somministrare<\/em> la riforma perch\u00e9 la scuola non funziona; ma ammette che la scuola che non funziona \u00e8 quella che \u00e8 gi\u00e0 stata riformata. Quindi gli insegnanti che protestano non sbagliano: nella riforma sentono non un rimedio, ma l\u2019esasperazione autoritaria di quel mutamento con cui si \u00e8 innescato il disastro della \u00abscuola autonoma, responsabile e valutabile\u00bb, che distrugge la didattica e relega i giovani nell\u2019ignoranza. Manca per\u00f2 loro la consapevolezza di quale specifico mutamento introdotto dall\u2019autonomia scolastica sia responsabile del degrado.<\/p>\n<p>Una certa abitudine dei nostalgici del Sessantotto ha portato a indicare il mutamento degradante indotto dalla riforma dell\u2019autonomia con il termine <em>scuola-azienda<\/em>. Ma questa indicazione non coglie il fatto saliente. L\u2019accostamento all\u2019azienda non sarebbe di per s\u00e9 degradante per la scuola; infatti un\u2019azienda non \u00e8 necessariamente un lager, ma un luogo in cui le persone lavorano, e la condizione dell\u2019alunno ha alcune corrispondenze con la condizione del lavoratore: come il lavoratore l\u2019alunno non decide cosa fare, si affatica, ha un compenso. Il problema non \u00e8 neanche la mercificazione della cultura. La merce non \u00e8 il male, perch\u00e9 risulta dalla propriet\u00e0 privata e dal suo scambio, fondamenti del diritto che ci consente di convivere; la mercificazione della cultura, cio\u00e8 il fatto che le opere dello spirito siano vendute, \u00e8 una sua forma di esistenza, forse preferibile a quelle alternative del mecenatismo e della committenza. Il fatto saliente \u00e8 invece che con l\u2019autonomia le scuole (ma anche le universit\u00e0) si mettono in concorrenza tra di loro per attrarre il maggior numero di alunni. Se ne deduce che nella scuola-azienda il ruolo degli alunni \u00e8 quello di <em>clienti<\/em>, non quello di <em>lavoratori<\/em>. In altri termini, il vero mutamento degradante non \u00e8 tanto che le scuole siano considerate aziende, quanto che in queste aziende gli alunni siano stati trasformati in <em>compratori<\/em> della merce-formazione, in \u00ab<em>domanda<\/em>\u00bb di formazione. Lo scambio di merci, infatti, per quanto fondato sull\u2019uguaglianza dei loro valori, implica un\u2019asimmetria tra venditore e compratore, tra offerta e domanda: il venditore offre una merce che <em>pochi<\/em> vogliono, il compratore domanda in quanto ha denaro, la merce universale che <em>tutti<\/em> vogliono; dunque il venditore \u00e8 <em>pi\u00f9 debole<\/em> del compratore. Cos\u00ec, con la sua trasformazione in cliente, l\u2019alunno diventa pi\u00f9 forte della scuola, la scuola pi\u00f9 debole dell\u2019alunno. Tutte le insensatezze dell\u2019autonomia scolastica discendono da <em>questa<\/em> sua assurdit\u00e0 originaria per cui il mondo adulto si mette alle dipendenze del mondo giovanile, e dagli espedienti che invano cercano di nasconderla e renderla inoffensiva.<\/p>\n<p>L\u2019assurdit\u00e0 \u00e8 tradita gi\u00e0 nell\u2019espressione \u00abinsegnamento-apprendimento\u00bb, comune nella pedagogia dell\u2019autonomia. Essa, come quella di compra-vendita, esprime una contemporaneit\u00e0 tra i due atti; mentre per\u00f2 il comprare e il vendere sono lo stesso atto considerato dai due punti di vista implicati, l\u2019insegnamento \u00e8 l\u2019<em>inizio<\/em> della didattica e solo in quanto sottopone l\u2019alunno alla fatica dello studio individuale e ne controlla i risultati <em>termina<\/em> con l\u2019apprendimento. A un\u2019ora di insegnamento universitario ne corrispondono molte di studio individuale; in diversa misura questa sproporzione vale sin dalle elementari: lo studio degli alunni si completa nei compiti a casa, somma cio\u00e8 l\u2019impegno scolastico e quello domestico. Ogni apprendimento \u00e8 infatti condizionato dalla fatica della <em>ripetizione meccanica<\/em>; senza questa fatica la memoria resta vuota, l\u2019abilit\u00e0 non si sviluppa, la creativit\u00e0 resta dilettantismo; nessun metodo didattico pu\u00f2 risparmiarla, proprio come la preparazione del cibo non \u00e8 la digestione e non pu\u00f2 sostituirla. Svanita la centralit\u00e0 della fatica dello studio individuale, cessa anche il criterio che distingue la didattica efficace; questo criterio consiste nella capacit\u00e0 di presentare la scienza come un\u2019esigenza vitale, il suo studio desiderabile, la difficolt\u00e0 del suo momento meccanico sormontabile; ma la scuola dell\u2019autonomia, timorosa che la severit\u00e0 le faccia perdere clienti, ha espulso la scienza e dispensato gli alunni dalla disciplina; cos\u00ec trovare docenti che facciano lavorare \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile: c\u2019\u00e8 chi assegna per casa compiti <em>a piacere<\/em>, chi non li assegna affatto per timore di mortificare la creativit\u00e0 dei suoi alunni con attivit\u00e0 <em>meccaniche<\/em> o per paura di correggerli.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 si presenta come offerta formativa, cio\u00e8 come venditrice, la scuola dell\u2019autonomia si umilia fino al servilismo. Sarebbe noioso enumerare le mille forme di questa umiliazione; possiamo menzionare il disprezzo della lezione frontale, cio\u00e8 dell\u2019autonomia del <em>logos<\/em>, la rinuncia al linguaggio in favore dell\u2019immagine, il disperdersi nel creativo a scapito della ripetizione, l\u2019energia dispersa nell\u2019apparato pubblicitario (l\u2019\u00abopen day\u00bb) con tanto di balletto per aumentare le iscrizioni. Ma, pi\u00f9 in profondit\u00e0, la scuola dell\u2019autonomia si umilia disprezzando l\u2019autorevolezza della scienza e della tradizione culturale e l\u2019autorevolezza che l\u2019insegnante trae dal padroneggiarle \u2013 un\u2019autorevolezza fondata non su dogmi, ma sul duro lavoro di riflessione critica: la forza del sapere rispetto alla debolezza dell\u2019ignoranza, contro la quale la pigrizia naturale appare come colpevolezza.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 esprime domanda formativa, l\u2019alunno-cliente non \u00e8 un individuo che soffre la piaga dell\u2019ignoranza; la scuola dell\u2019autonomia lo esalta: come il cliente ha i suoi gusti e le sue esigenze, l\u2019alunno ha un suo sapere, per esempio quello accumulato in tante ore di video-giochi, spacciato per non meno valido di quello della scuola. Anzich\u00e9 insegnare <em>ex cathedra<\/em>, questa deve liberarne la creativit\u00e0; anzich\u00e9 tediarlo con teorie obsolete, deve dargli l\u2019opportunit\u00e0 di esprimersi in attivit\u00e0 nuove e divertenti; anzich\u00e9 assillarlo con le verifiche e le valutazioni, rassicurarlo del successo scolastico \u2013 obiettivo non proibitivo dopo la vanificazione dei contenuti scientifici che appiana ogni difficolt\u00e0 di studio, anzi, conseguibile senza eccezioni in quanto nell\u2019apprendimento dell\u2019alunno ci si limita a rilevare ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 e si ignora ci\u00f2 che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la scuola si riduce a una finzione, e se gli alunni imparano ancora qualcosa ci\u00f2 avviene soltanto per l\u2019impegno caparbio dei non molti insegnanti che conservano il senso della loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo motore di questo processo \u00e8 la volont\u00e0 del capitalismo neoliberista di trasformare in occasione di profitto gli ambiti della vita sociale che lo stato ha gestito con successo a partire dal secondo dopoguerra. Questa volont\u00e0 escogita dapprima riforme per sabotare progressivamente la scuola pubblica; poi, passando sotto silenzio che proprio le riforme sono la causa del male, fingendo anzi che il male sia la residua presenza del vecchio, attua, come se fosse il rimedio, il completamento della riforma. In realt\u00e0 il capitalismo neoliberista sa bene che non \u00e8 cos\u00ec: la scuola anglosassone, che da sempre tratta gli alunni come clienti, \u00e8 una vergogna di cui gli stessi anglosassoni arrossiscono; ma non rinuncia al suo piano, perch\u00e9 sa ancora meglio che la scuola-centro commerciale \u00e8 occasione molteplice di profitto, innanzitutto come consumatrice di paccottiglia formativa, poi perch\u00e9 il suo degrado crea la domanda di una scuola <em>privata<\/em> meno degradata di quella pubblica.<\/p>\n<p>Si pone il problema di perch\u00e9 gli insegnanti italiani non abbiano reagito alla degenerazione imposta alla scuola e all\u2019umiliazione della loro dignit\u00e0. I motivi sono vari. La decadenza della filosofia, che sfugge al compito, prescrittole dal suo stesso nome, di estrarre dalla conoscenza scientifica la verit\u00e0, e si abbandona all\u2019escatologismo disperato, diffonde nell\u2019atmosfera un disfattismo culturale che soffoca il respiro della didattica e toglie ogni ambizione agli educatori. Ma ci sono anche motivi pi\u00f9 tangibili. Innanzitutto nelle prime fasi della riforma gli arricchimenti extra-curricolari che hanno soppiantato l\u2019insegnamento effettivo sono stati non solo incoraggiati ideologicamente, ma anche compensati col <em>fondo d\u2019istituto<\/em>. La riforma ha poi garantito ai sindacati un ruolo come finta controparte del dirigente e ha permesso loro di mettere le mani nella pasta del <em>fondo d\u2019istituto<\/em>; cos\u00ec non solo ha evitato ogni loro reazione, addirittura li ha conquistati all\u2019entusiasmo per la causa. Inoltre la coscienza professionale degli insegnanti era gi\u00e0 devastata dal velleitarismo sessantottino. Una canzonaccia sulla scuola del povero Antonello Venditti, che purtroppo si \u00e8 impressa nella memoria di chi scrive, anticipa di almeno trent\u2019anni alcune atmosfere della riforma Renzi: dopo aver diffamato Dante per esigenze metriche, i professori perch\u00e9 ripetono sempre le stesse cose, il cantautore musica l\u2019anelito studentesco alle \u201cassemblee\u201d, ai \u201ccineforum\u201d e ai \u201cdibattiti\u201d, cio\u00e8 formula il principio della superiorit\u00e0 didattica del piacere di parlare a ruota libera rispetto alla fatica del ripetere. Infine l\u2019autonomia scolastica, da Bassanini a Renzi, \u00e8 dettata dalla tirannia dell\u2019Unione Europea; finch\u00e9 questa non \u00e8 riconosciuta come strumento principale del disastro europeo e italiano, la natura maligna di quella rester\u00e0 al sicuro dalla consapevolezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una prima versione di questo post \u00e8 gi\u00e0 apparsa sul blog Badiale&amp;Tringali.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ministro Giannini, di fronte alle proteste contro la riforma della scuola, ha dichiarato alla stampa: \u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra; vogliamo una scuola autonoma, responsabile e valutabile. Sono i principi della sinistra italiana progressista e illuminata che gi\u00e0 aveva indicato Luigi Berlinguer\u201d. \u00c8 una frase che merita una riflessione. \u201cSbagliato protestare, l\u2019autonomia \u00e8 di sinistra\u201d. 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