{"id":13894,"date":"2015-07-02T06:14:27","date_gmt":"2015-07-02T06:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13894"},"modified":"2015-07-02T06:14:27","modified_gmt":"2015-07-02T06:14:27","slug":"limpero-mancato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13894","title":{"rendered":"L&#039;impero mancato"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1976 i capi di governo e i ministri dell\u2019economia dei sette paesi (USA, Canada, Giappone, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) considerati allora i pi\u00f9 ricchi del mondo, costituirono il G7. Finora i paesi partecipanti al Gruppo hanno finto di avere pari dignit\u00e0 e di voler fare, pi\u00f9 o meno, gli interessi di tutti; ma in realt\u00e0 hanno svolto il compito di adattare le loro politiche economiche agli interessi degli Stati Uniti d\u2019America. Questa finzione \u00e8 stata chiamata Occidente ma, tolta la maschera, non \u00e8 altro che l\u2019estensione della dottrina Adams-Monroe che, nel 1823, proclam\u00f2 il principio secondo cui gli Stati Uniti hanno il diritto di esercitare la sovranit\u00e0 sull\u2019intero emisfero occidentale. Nell\u2019attuale fase storica, l\u2019Occidente si estende dagli Stati Uniti e dall\u2019Inghilterra fino all\u2019enclave israeliana; e sembra &#8211; o ambisce a &#8211; comprendere quasi tutti i paesi pi\u00f9 industrializzati d\u2019Europa e d\u2019Asia. Il vero volto di questo concetto ideologico \u00e8 il mondo dominato dai mercati e dalla macchina bellica statunitense. Le sue oligarchie alimentano e diffondono, tramite i megamedia, la confusione tra Occidente ed Europa continentale, la quale viene concepita come facente parte di un\u2019unica civilt\u00e0 nord-atlantica. Questa visione respinge la Russia, i paesi arabi, l\u2019Iran come realt\u00e0 irriducibilmente \u201cextra-occidentali\u201d, con le quali lo \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d sarebbe inevitabile, perch\u00e9 osano ignorare e ledere i diritti \u201cumani\u201d che la \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d predica dal pulpito di una schiacciante supremazia economica sul resto del mondo. In realt\u00e0 il vero scontro mortale \u00e8 tra il Settentrione atlantico e l\u2019Europa, la quale, travolta dal totalitarismo liberista e dal culto della rendita a qualunque costo, rischia di precipitare in una barbarie simile a quelle sperimentate in altre epoche buie della sua storia. Per il momento osserviamo che gli Stati schiacciati nella morsa dell\u2019Unione europea, appendice politica economica e commerciale trans-atlantica, hanno scelto di schierarsi con le politiche statunitensi e non osano liberarsi dalla prepotenza globale finanziaria. Certo non \u00e8 <em>\u201cimpresa da pigliare a gabbo<\/em>\u201d e per tentarla servirebbe che gli Stati riscoprissero quei caratteri tanto invisi all\u2019egemonia \u201coccidentale\u201d: dimensione e importanza geo-politica, peso demografico, esercito di popolo, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, prestigio culturale, robusto ordinamento costituzionale e volont\u00e0 di difendersi, in breve la sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Ad ogni modo viene il sospetto che \u201cOccidente\u201d, sotto la vernice di civilt\u00e0 pi\u00f9 evoluta, sia il nome che gli anglo-americani danno a una realt\u00e0 immaginata e desiderata, a cui vogliono credere per forza di cieca fede, cio\u00e8 l\u2019Impero: il sogno epocale che l\u2019Inghilterra nei secoli scorsi e gli Stati Uniti nel presente tentano storicamente di realizzare senza riuscirci nonostante gli sforzi imitativi. Nel corso di questi anni, infatti, i sostenitori della politica di Washington hanno fatto frequente ricorso all\u2019analogia tra l\u2019Impero Romano e l\u2019egemonia americana, equiparandoli. Ma l\u2019accostamento appare azzardato e impraticabile perfino come ipotesi approssimativa, e non solo per l\u2019abisso di secoli che separa le due compagini, ma anche per i caratteri opposti che le segnano. A meno che non si voglia distorcere le due storie, l\u2019equiparazione appare infondata per almeno tre motivi. Innanzitutto, l\u2019Impero Romano si autoconcep\u00ec come ecumene territoriale e i suoi interessi erano localizzati; mentre l\u2019egemonia americana \u00e8 connessa a logiche e visioni oceaniche e i suoi interessi sono deterritorializzati. Inoltre, l\u2019Impero tendeva all\u2019autosufficienza, mentre la talassocrazia statunitense impone l\u2019interdipendenza economica e finanziaria. Infine, l\u2019universalismo romano era per l\u2019appunto imperiale e non globale, manteneva infatti e proteggeva le varie e differenti forme giuridiche e culture locali nell\u2019ambito di uno spazio disomogeneo. Al contrario, gli USA tendono a un governo mondiale (<em>one world order)<\/em>, uniformando, omologando, livellando, appiattendo, massificando, cio\u00e8 distruggendo i caratteri culturali dei popoli e delle diverse comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli anglo-americani, teorizzando un\u2019analogia tra la loro \u201c<em>geopolitica del caos<\/em>\u201d e il principio del \u201c<em>divide et impera\u201d<\/em> dell\u2019Impero, sembrano ignorare che Roma applicava questo principio per integrare le singole componenti in uno spazio da abitare, unico e continuo per insediarsi, contrapposto agli oceani e ai deserti, in cui contenere tensioni locali per il bene supremo della comune casa imperiale. L\u2019egemonia americana invece alimenta artificialmente le divisioni e le rivalit\u00e0 endogene, manipolando le identit\u00e0 etniche, razziali, linguistiche e religiose per frammentare spazi geopolitici, depredare risorse, assoggettare o esodare popolazioni. Roma integrava i popoli in un <em>cosmos; <\/em>gli USA frantumano gli stati in un <em>caos, <\/em>permanente e per puro dominio. L\u2019Impero Romano era le sue nazioni, il <em>civis<\/em>, lo spazio politico; l\u2019egemonia statunitense \u00e8 l\u2019individuo sradicato, il consumatore, lo spazio economico illimitato e l\u2019etere finanziario incontrollato.<\/p>\n<p>Da parecchi decenni il mondo accademico americano rincorre l\u2019enigma della formazione dell\u2019Impero Romano, della sua durata plurisecolare e della sua influenza culturale proiettatasi nelle et\u00e0 successive fino ai giorni nostri. Nel frattempo, del sogno se n\u2019\u00e8 impadronita anche l\u2019industria dello spettacolo che ha prodotto qualche opera <em>ollivudiana<\/em> di piacevole intrattenimento per le masse. Ma ad impedire una completa comprensione del fenomeno imperiale sta probabilmente l\u2019erronea convinzione che il fondamento dell\u2019Impero stesse esclusivamente nelle legioni. Ma sulle sole armi o sul solo denaro, o sul solo commercio o sulla sola estensione, non si fondano gli imperi. Alla base dell\u2019Impero Romano c\u2019erano le idee rivoluzionarie di <em>res pubblica, jus, lex, civitas<\/em>, estranee ai regni faraonici, agli antichi principati orientali e perfino alle poleis greche. Come estranee o inapplicate lo sono per le caduche talassocrazie della storia moderna e contemporanea. La cittadinanza romana fu estesa a tutte le genti e a tutti i popoli che risiedevano entro i confini dell\u2019impero e nella lingua latina non esiste un termine che indica il concetto di razza. Dopo la prima dinastia, la giulio-claudia, gli imperatori romani furono di origine illirica, ispanica, dacia, dalmata, africana, siriaca; mentre a capo dell\u2019\u201cimpero\u201d inglese non s\u2019\u00e8 mai visto nessun australiano, indiano o canadese. E oggid\u00ec, a fondamento della talassocrazia statunitense non si riesce a scorgere altro che dollari, portaerei e cacciabombardieri, e l\u2019ambigua ideologia dei diritti \u201ccivili\u201d individuali moltiplicabili <em>ad infinitum.<\/em><\/p>\n<p>Inoltre un impero, laddove arriva a estendersi, impone una sua <em>pax<\/em> e una pax americana non \u00e8 mai esistita. Da parte degli Stati Uniti, laddove arrivano, immediata \u00e8 la messa in atto della destabilizzazione o balcanizzazione del paese. Anche l\u2019Italia ne fece esperienza quando, nel dopoguerra, gli americani progettarono e tentarono la secessione della Sicilia per costituirla 49esimo stato a stelle e strisce. Nei successivi 70 anni hanno continuato a frantumare stati in Asia e in Africa, accecati dall\u2019idea di esportare la democrazia con bombardamenti eufemisticamente definiti assistenza democratica o supporto alla societ\u00e0 civile. L\u2019impero compone e unifica; l\u2019egemonia frantuma e sbriciola (Jugoslavia, Irak, Libia, Siria, Ucraina). Con questi metodi non si fondano imperi, ma al massimo egemonie destinate a sciogliersi nel giro di qualche secolo. Insomma non c\u2019\u00e8 un impero, perch\u00e9 un impero o \u00e8 continentale o non \u00e8. Non sono esistiti imperi \u201cmarittimi\u201d, ma talassocrazie la cui durata \u00e8 stata effimera se rapportata alla plurisecolare storia dei veri imperi, quello romano e quello cinese. Cos\u00ec \u00e8 stato per l\u2019egemonia\u201d inglese, cos\u00ec sar\u00e0 per quella statunitense il cui pluridecennale tentativo di fondare un impero si scontra con la sistematica autointroiezione di massicce dosi di violenza e brutalit\u00e0 militari. Per un breve periodo, gli USA hanno intravisto nel crollo del Muro l\u2019occasione storica e politica di estendere una stabile egemonia su scala mondiale, di fondare l\u2019impero globale nella pura logica dell\u2019occupazione e del controllo, sulla base di una costosa struttura sinergica di forze finanziarie, militari e tecnologiche. Se questi soltanto sono i sistemi e i metodi, l\u2019impero rester\u00e0 un malefico sogno irrealizzato nelle menti criminali del gruppo neocon che in questi anni influenza pesantemente la politica estera americana, democratico o repubblicano che sia il presidente di turno.<\/p>\n<p>http:\/\/www.ildiscrimine.com\/obama-ilg7-e-la-dittatura-americana-sulleuropa\/<\/p>\n<p>http:\/\/forum.termometropolitico.it\/599278-Schmitt, geopolitica, imperialismo e impero<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1976 i capi di governo e i ministri dell\u2019economia dei sette paesi (USA, Canada, Giappone, Germania, Inghilterra, Francia, Italia) considerati allora i pi\u00f9 ricchi del mondo, costituirono il G7. Finora i paesi partecipanti al Gruppo hanno finto di avere pari dignit\u00e0 e di voler fare, pi\u00f9 o meno, gli interessi di tutti; ma in realt\u00e0 hanno svolto il compito di adattare le loro politiche economiche agli interessi degli Stati Uniti d\u2019America. 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