{"id":13953,"date":"2015-07-15T10:15:41","date_gmt":"2015-07-15T10:15:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13953"},"modified":"2015-07-15T10:15:41","modified_gmt":"2015-07-15T10:15:41","slug":"giorgio-ruffolo-la-questione-meridionale-nasce-nel-duecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13953","title":{"rendered":"Giorgio Ruffolo: La questione meridionale? Non \u00e8 colpa di Garibaldi"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><i>Giorgio Ruffolo (1926) \u00e8 stato segretario generale della Programmazione economica negli anni Sessanta e ministro dell&#8217;Ambiente dal 1987 al 1992. Il brano che segue \u00e8 tratto dal libro <\/i>Quando l&#8217;Italia era una superpotenza<i>, edito da Einaudi nel 2004.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">All&#8217;inizio del Millennio il Mezzogiorno d&#8217;Italia, dal punto di vista della prosperit\u00e0 economica, stava nettamente in testa. Sarebbe stato del tutto naturale che fossero le regioni italiane pi\u00f9 vicine all&#8217;Oriente e alle sponde dell&#8217;Africa settentrionale a trasmettere al resto della penisola che si risvegliava demograficamente ed economicamente gli impulsi del mondo sviluppato, arabo e bizantino. La Sicilia, poi, faceva parte integrante di quel mondo. Palermo era diventata la metropoli dell&#8217;islamismo mediterraneo, la pi\u00f9 ricca, la pi\u00f9 fiorente, la pi\u00f9 colta. Invece quello slancio si spense presto. Gi\u00e0 alle soglie del Duecento i rapporti tra le Repubbliche del Nord e il Regno del Sud si erano rovesciati.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Di chi la colpa? Potremmo dire, con Amleto, \u201cil re ne ha colpa\u201d. I re normanni non hanno soltanto stroncato la potenza di Amalfi, ma hanno soffocato le nascenti autonomie delle citt\u00e0, costruito le maglie di un rigido ordine feudale, ribadito la preminenza assoluta dell&#8217;agricoltura e della pastorizia sulle manifatture e sui commerci. E&#8217; vero che, specie nella parte longobarda, interna, del paese preesisteva al dominio dei cavalieri feudali normanni un&#8217;aristocrazia terriera dominante. Non ci fu, dunque, nel Sud, a differenza del Nord, una vera e propria sostituzione di classe dirigente. Ma i Normanni, e poi i loro successori Svevi e Angioini, diedero a quella aristocrazia l&#8217;armatura di una solida Monarchia guerriera, bloccando ogni possibilit\u00e0 di sviluppo delle timide borghesie cittadine nascenti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">In un certo senso i Normanni cancellarono nel Sud l&#8217;anomalia italiana delle Repubbliche libere, riadeguando l&#8217;Italia all&#8217;Europa del nord. Ma in questo esagerarono, scegliendo decisamente la via di un&#8217;economia estensiva, agricola e pastorale, che faceva del Sud il grande fornitore di grano del Nord, da cui importava i manufatti. Ne traevano grandi vantaggi l&#8217;aristocrazia e la monarchia: le rendite fondiarie la prima, le entrate fiscali provenienti da quella e dai dazi sull&#8217;esportazione la seconda. Rendite e imposte affluivano copiose alla capitale, a Napoli, dove si concentrava un&#8217;aristocrazia oziosa e un proletariato turbolento e parassitario.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><span style=\"color: #000000;\">Le importazioni di prodotti dell&#8217;industria dal Nord ostacolavano lo sviluppo di manifatture domestiche. Il commercio era lasciato nelle mani dei mercanti del Nord, fiorentini e lombardi, sfidati, pi\u00f9 tardi, da quelli catalani. Ecco riuniti, in grande anticipo sui tempi, i fattori genetici della \u201cquestione meridionale\u201d. <\/span>E&#8217; certo una utopia, anzi, una <span style=\"color: #000000;\"><i>ucronia<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"> che in Italia si potesse compiere allora una sintesi impossibile tra la ricchezza delle Repubbliche [settentrionali, <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>ndr<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">] e la potenza del Regno [meridionale, <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>ndr<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">]. Nella storia, per\u00f2, talvolta, <\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>la realit\u00e9 d\u00e9passe la fiction<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">. Io mi sono divertito a immaginare un Federico II, vittorioso s\u00ec, sulle Repubbliche del Nord, come fu, effettivamente, nella giornata di Cortenuova; ma pronto poi a stringere con esse una storica alleanza; e una Lega italica disposta a stringersi, in una originale forma di monarchia federativa, attorno a un prestigiosissimo re (Federico era molto pi\u00f9 italiano che tedesco).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Palatino Linotype,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Le cose non andarono proprio cos\u00ec. La storia prese invece la strada della divaricazione tra le due Italie. La prese proprio allora. Il regno del Sud rinforz\u00f2, con Angioini e Aragonesi, i tratti di una struttura feudale immobilistica, di una economia primitiva e di una fiscalit\u00e0 rapace, fondati su uno sfruttamento spietato delle plebi contadine, che alimentava una nobilt\u00e0 oziosa e un clero ignorante.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giorgio Ruffolo (1926) \u00e8 stato segretario generale della Programmazione economica negli anni Sessanta e ministro dell&#8217;Ambiente dal 1987 al 1992. Il brano che segue \u00e8 tratto dal libro Quando l&#8217;Italia era una superpotenza, edito da Einaudi nel 2004. All&#8217;inizio del Millennio il Mezzogiorno d&#8217;Italia, dal punto di vista della prosperit\u00e0 economica, stava nettamente in testa. 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