{"id":13979,"date":"2015-07-18T13:05:11","date_gmt":"2015-07-18T13:05:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=13979"},"modified":"2015-07-18T13:05:11","modified_gmt":"2015-07-18T13:05:11","slug":"carlo-arturo-jemolo-in-tema-di-unita-europea-il-ponte1967","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=13979","title":{"rendered":"Carlo Arturo Jemolo: In tema di unit\u00e0 europea (Il Ponte,1967)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Jemolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-13981\" src=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Jemolo.jpg\" alt=\"Jemolo\" width=\"136\" height=\"133\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\">In questa pagina di uno dei pi\u00f9 illustri giuristi, politici e intellettuali del novecento italiano era gi\u00e0 tutto scritto. Non pre-visto ma visto, perch\u00e9 le unioni politiche, come il gigante Jemolo ben sapeva, si generano, eventualmente, se preesistono taluni elementi, che nel nostro caso mancavano e mancano. Risulta sempre pi\u00f9 evidente come l&#8217;ideologia europeista, ventotenista, federalista sia stata nel tempo un ampio e potente sostegno ideologico alla realt\u00e0 dell&#8217;<strong>antisovrano liberal-capitalistico servile alleato degli Stati Uniti<\/strong>, che \u00e8 da sempre la vera natura dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Leggo sempre con una certa commozione fogli di giovani, che danno opera per la diffusione della idea europeista, per creare organi dell&#8217;Europa, per stabilire una solidariet\u00e0 d&#8217;interessi, cercando di allacciare tra loro non solo i governi &#8211; di cui \u00e8 nota ed umana la riluttanza i cedere parte dei propri poteri &#8211; ma i Comuni, le istituzioni culturali. \u00abCivilt\u00e0 europea\u00bb \u00e8 sempre alle nostre orecchie un termine augusto, una fiamma che per nulla al mondo vorremmo vedere impallidire. Ogni apporto al mantenimento ed alla diffusione di questa civilt\u00e0, e cos\u00ec di una comunione di vita culturale, di una sempre maggior conoscenza di quanto si compie oltre frontiera, non pu\u00f2 non trovare pieno consenso. L&#8217;equivoco che occorre evitare \u00e8 quello di operare un facile passaggio da unit\u00e0 culturale a rafforzamento di legami politici.<\/span><\/span><\/span><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un consequenziario potr\u00e0 ben affermare che unit\u00e0 di cultura deve sboccare in unit\u00e0 di abiti mentali, e pertanto di esigenze, di medesimi apprezzamenti su ci\u00f2 che le leggi debbano portare, sulle riforme sociali da introdurre; ma una costante esperienza ci dice che non \u00e8 cos\u00ec, che lo stesso clima culturale nero ha affatto, il pi\u00f9 delle volte, generato unit\u00e0 legislativa n\u00e9 politica. Ed a chi obiettasse che si trattava di unit\u00e0 culturali che toccavano soltanto ristretti ceti, sarebbe agevole rispondere ch&#8217;erano quelli i ceti che costituivano la classe politica, che davano vita alle leggi, impulso o limitazioni alla economia.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ora si pu\u00f2 tutti desiderare che gli Stati cedano sempre maggiori parti di quella loro sovranit\u00e0 cui sono cos\u00ec strenuamente attaccati, che si costituiscano organi superstatali per dirimere controversie, per dare vita ad opere per cui ormai le risorse di un singolo Stato appaiono inadeguate. Si pu\u00f2 essere fautori di comunit\u00e0 del carbone ed acciaio, di comunit\u00e0 atomiche, di mercati comuni, e soprattutto di organi di arbitrato. Ma \u00e8 al destinatario di queste cessioni, che occorre guardare; al tipo di comunit\u00e0 o di organo che si verr\u00e0 a costituire, ed a chi avr\u00e0 in esso la maggioranza, il potere di decidere.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;Onu ha fin qui dato una prova sufficientemente buona, appunto per l&#8217;equilibrio che a costo di una serie di transazioni si \u00e8 riuscito a mantenere tra gli Stati, numerosissimi, appartenenti all&#8217;uno od all&#8217;altro gruppo, ma in parte anche estranei ad entrambi. Il sistema di veto in esso esistente, se ne diminuisce l&#8217;efficacia, rappresenta probabilmente una necessit\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le singole comunit\u00e0 economiche hanno fini molto ben circoscritti. Chi le osserva in dettaglio, resta piuttosto scettico intorno alla proporzione tra gl&#8217;ingenti mezzi, gli alti costi (stipendi elevati, viaggi, trasferte, conferenze), ed i risultati raggiunti. Ha l&#8217;impressione che nel gioco continuo tra i governi che ad ogni accenno a lesione d&#8217;interessi dei loro nazionali (industriali o commercianti o trasportatori o lavoratori) cercano di eludere gli accordi, e gli organi comunitari, siano i primi ad avere successo. Quegli organi non hanno reale potere, ed hanno invece la ferma intenzione di sopravvivere, di evitare recessi di Stati. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma \u00e8 forse lo sguardo miope di chi vuol vedere troppo da vicino, ed \u00e8 possibile che il lento cammino di queste comunit\u00e0 porti frutti benefici, contemperi interessi (se pure difficilmente il contemperamento potr\u00e0 essere diretto dall&#8217;alto, e se non appaia infondata in materia economica la preoccupazione che si stia rendendo pi\u00fa organica e pi\u00fa facile la pressione delle grandi forze economiche sui governi).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma ben pi\u00f9 temibile \u00e8 la formazione di una comunit\u00e0, che si dica europea, ma in effetto non comprenda che una parte dell&#8217;Europa, che non abbia fini ben delimitati, ma anzi si proponga quell&#8217;azione politica, che per sua natura non consente confini sicuri, e fruisce di un reale potere. Che per un qualsiasi raggruppamento, che non abbia limitati scopi tecnici, ma voglia svolgere un&#8217;azione politica, occorra una certa omogeneit\u00e0, proprio sul terreno politico; tra quelli che debbono esserne gli appartenenti, sembra ovvio. Ma \u00e8 pur naturale che il raggruppamento assuma cos\u00ed la funzione di un patto tra forze politiche omogenee, decise a sostenersi reciprocamente, ad ostacolare ogni rovesciamento di posizioni nell&#8217;interno dei singoli paesi. Coalizioni di questo genere la storia ne ricorda pi\u00f9 d&#8217;una; se non si chiamavano unit\u00e0 europea, tutte per\u00f2 si facevano vanto di voler superare gli stretti confini delle monarchie o delle nazioni. Il ricordo non ne \u00e8 lieto.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Coalizioni di governi. Perch\u00e9 \u00e8 mera lustra parlare di parlamento europeo, di elezioni popolari di questo parlamento, di fronte alla realt\u00e0 di masse che ignorano del tutto la vita politica dei paesi vicini, che non saprebbero neppure enunciare il nome di un uomo di parte di tali paesi, alla realt\u00e0 di popoli che sentono diffidenza l&#8217;uno per l&#8217;altro, e che non avvisano di avere interessi comuni, ma molto pi\u00fa avvertono le antitesi, di schieramenti politici niente affatto omogenei nei vari Stati, di qualche Stato che ha pur messo fuori legge partiti che in altri hanno un notevole numero di seguaci.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ed \u00e8 una lustra che ne parlino governanti che non hanno la pi\u00fa lontana intenzione di rinunciare a dirigere la vita del loro paese, cui non arridono affatto codici comuni n\u00e9 tribunali comuni. Quando era in gioco la Ced, cio\u00e8 l&#8217;armata comune (ma che lasciava di fatto intatte le armate nazionali, solo imprimendo loro un certo suggello, e dando ad esse un comando supremo), non pochi prendemmo posizione avversa, non per preoccupazioni di parte (sebbene anche allora si avvertisse nel fondo del piano la finalit\u00e0 di fissare una determinata situazione politica, di renderne sempre pi\u00fa difficile il mutarsi), ma perch\u00e9 sentivamo che sarebbe stata costruzione senza alcuna rispondenza nei sentimenti nazionali. Da un pezzo non ascolto voci di rimpianto per la Ced; e credo che in effetto nessuno pensi ch&#8217;essa avrebbe impedito le defezioni dei militari francesi, seguite a pi\u00fa riprese, sottraendosi ai legittimi governanti per affermare una propria politica strettamente nazionale; nessuno pensi che verificandosi quelle rivolte avrebbero potuto intervenire reparti di altre nazionalit\u00e0 a reprimerle, tribunali militari internazionali a pronunciare condanne contro i ribelli, senza che tutta l&#8217;opinione pubblica francese insorgesse.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Personalmente, non vedo alcuna possibilit\u00e0, in quei limiti di tempo entro i quali \u00e8 dato spingere lo sguardo, di formazione di un&#8217;altra unit\u00e0 europea, che non sia quella che conosciamo, unit\u00e0 di cultura, di posizioni letterarie e filosofiche, di correnti di religiosit\u00e0 e d&#8217;irreligiosit\u00e0 che percorrono il nostro continente.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Non mi sembra ci sia alcun elemento che permetta di vedere il formarsi di un&#8217;unit\u00e0 europea come il ripetersi su pi\u00fa vasta scala delle unificazioni nazionali. Queste &#8211; di cui le due pi\u00fa recenti, la tedesca e l&#8217;italiana, risalgono ad un secolo fa, mentre per altre occorre rimontare ad alcuni secoli pi\u00fa indietro &#8211; avevano a substrato la comunanza della lingua, oltre a quella di una cultura che, primitiva o meno, fosse pur data soltanto da tradizioni e leggende, non era mai provinciale (si pensi all&#8217;Italia del Settecento e del primo Ottocento: non c&#8217;\u00e8 autore, voga letteraria, influenza straniera, controversia filosofica o religiosa, che non si dibatta, od almeno non trovi eco, da Como ad Agrigento, da Savona a Bari). C&#8217;erano gi\u00e0 crogioli di fusione da lungo tempo operanti: in Italia, Roma, Napoli, Milano; in Germania, le citt\u00e0 renane, le corti di molti principi.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C&#8217;era soprattutto quei senso che tanto pu\u00f2, anche quando \u00e8 un semplice mito, di appartenere ad un&#8217;unica famiglia. Si pu\u00f2 creare questo in Europa? \u00e8 desiderabile crearlo? desiderabile che sorga il senso di una comunit\u00e0 europea, da difendere non solo contro offese belliche, che non potrebbero mai limitarsi all&#8217;Europa, ma contro intromissioni nella sua linea di condotta, nella sua politica economica, che venissero da altri continenti? di creare con il senso di una comunit\u00e0, quello che \u00e8 un aspetto che non si pu\u00f2 eliminare, il desiderio della comunit\u00e0 di conservare il proprio spirito, di non accettare alterazioni, di opporre una resistenza ad ulteriori fusioni?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">I sentimenti collettivi sono irrazionali. I miti &#8211; tali appunto perch\u00e9 non solo estranei alla logica, ma in contrasto con questa &#8211; vi hanno notevole posto. Tuttavia occorre un minimo di elementi visibili, e l&#8217;assenza di dati troppo contrastanti con l&#8217;immagine in cui si vuole fare credere, di un contrasto che appaia prima facie, perch\u00e9 possa prendere vita un mito. Gli elementi che si potrebbero invocare per una unit\u00e0 europea, la contiguit\u00e0 dei paesi, il blocco che l&#8217;Europa forma vista sulla carta, \u00e8 un dato che perde ogni giorno pi\u00fa d&#8217;importanza, mentre l&#8217;aereo consente di raggiungere in poche ore ogni punto del globo. Serbano invece tutto il loro valore le differenze di abitudini, nel senso pi\u00fa lato della espressione, che comprende tra le abitudini cos\u00ed il posto della donna nella societ\u00e0, come la disciplina ed il costume familiare, cos\u00ed il tono alto o basso della voce nella conversazione, come la gesticolazione, accentuata o soppressa, come l&#8217;ora dei pasti.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli uomini possono sentirsi uniti in grandi ideali, ma trovano poi difficile e spiacevole la convivenza per questi assai pi\u00fa bassi fattori. Sotto il riguardo delle abitudini, l&#8217;Europa, lungi dall&#8217;apparire un continente a s\u00e9, \u00e8 divisa da linee, che segnano le latitudini, ma marcano anche zone di tipi di vita, e che si prolungano oltre l&#8217;Atlantico. I paesi scandinavi sono pi\u00fa prossimi al Canad\u00e0 che all&#8217;Europa meridionale, questa \u00e8 pi\u00fa prossima all&#8217;America latina.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fin qui salde realt\u00e0 (ahim\u00e8 non unit\u00e0) sono, al di sopra degli Stati, la razza bianca, e la religione (o, se altri preferisce, la tradizione, la civilt\u00e0) cristiana. Un grande confine \u00e8 l&#8217;Islam. In seno alla civilt\u00e0 cristiana (cui partecipano, volenti o meno, gl&#8217;israeliti, anche quelli d&#8217;Israel, impregnati delle strutture, dei modelli, della cultura di questa civilt\u00e0), il colore potr\u00e0 perdere d&#8217;importanza. I negri d&#8217;America potrebbero mescolarsi con il resto della popolazione, con cui hanno identit\u00e0 di lingua, di abitudini, di aspirazioni. Peraltro il pregiudizio razziale \u00e8 un fatto, non ancora superato.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In seno a questa civilt\u00e0 sufficientemente omogenea, della razza bianca e della tradizione cristiana, un solco, non una fossa n\u00e9 un muro, \u00e8 segnato dal confine con i paesi sovietici. Partecipi essi pure di tutti i movimenti culturali europei, se pure i governi restino legati ad un materialismo che, almeno in quella forma, \u00e8 concezione superata da circa settant&#8217;anni nel resto dell&#8217;Occidente. Non scorgo invece questa unit\u00e0 d&#8217;Europa, comprensiva o meno dei paesi comunisti, ma che lasci fuori America ed Australia.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ed invero tutti i tentativi e le voci di unit\u00e0 europea, appena escano fuori da ristretti confini tecnici od economici (nei quali non inseriscono poi che una minoranza degli Stati europei) appaiono subito come coalizioni di governi di colore politico omogeneo, come assicurazioni o riassicurazioni contro il pericolo di un cambiamento di politica degli Stati Uniti, che sono, piaccia o non piacc\u00eca, la Potenza n. 1, la potenza leader di tutto il mondo non comunista.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il momento per un rilancio dell&#8217;idea di una unione europea \u00e8 stato nello scorso luglio particolarmente infelice; contrassegnato da un episodio sanguinoso di quella vicenda mediterranea della Francia che si protrae da gran tempo e che \u00e8 veramente tragica, un nodo che le passioni hanno reso inestricabile, ed in cui le restanti potenze d&#8217;Europa non hanno alcuna ragione per sentirsi solidali con l&#8217;una o con l&#8217;altra parte, e contrassegnato altres\u00ed da un fermento di nazionalismo tedesco.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma indipendentemente da quel momento, non si pu\u00f2 non ricordare che in questa unit\u00e0 europea, fino a che duri &#8211; e non vediamo alcun accenno ad un mutamento di rotta &#8211; la contrapposizione con gli Stati comunisti, la potenza direttrice, la potenza maggiore della comunit\u00e0, sarebbe la Germania. Nessuno vuol fare del razzismo a rovescio a danno dei tedeschi. Non veneriamo solo la Germania lontana di Goethe, di Lessing, di Schiller, ma ricordiamo gli eroi della resistenza antihitleriana ch&#8217;essa diede; ma apprezziamo anche alcuni tentativi degli ultimi quindici anni per scuotere il peso del passato: qualche film antimilitarista che avrebbe fatto sobbalzare la censura italiana. Crediamo che la pi\u00fa gran parte dei tedeschi non nutra alcuno spirito di rivincita, che Adenauer se potesse sopprimerebbe ogni voce nazista.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma sappiamo anche quanto sia difficile ad ogni governo affrontare la taccia di sentirsi chiamare antipatriottico, di non venerare abbastanza i combattenti (eravamo ancora in governi di coalizione di partiti e gi\u00e0 da noi si ripristinavano le pensioni ai combattenti di Spagna, e non so a costo di quale corrispettivo siamo riusciti a tenere a Roma e non restituire l&#8217;obelisco di Aksum), di accettare come definitive delle frontiere di sconfitta, per poco che vi siano correnti popolari, anche di piccole minoranze, che non le accettino. E tutte le notizie che giungono dalla Germania confermano che ovunque, ma soprattutto nella classe studentesca, la crisi di coscienza, la ribellione contro ci\u00f2 che fu il regime hitleriano, la vergogna di non essere stati ribelli, ma buoni cittadini e buoni soldati, sotto un tale regime, \u00e8 del tutto mancata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il popolo tedesco \u00e8 mirabile per la perfezione con cui opera nel bene come nel male. La Germania attuale, ricchissima, con una potenza industriale rapidamente risorta, con classi operaie che non pensano a mutamenti sociali, disciplinatissime, se pur curanti dei loro interessi, con questo saldo senso nazionale, sarebbe il vaso di acciaio accanto a vasi se non di coccio, di cattiva ghisa, nella comunit\u00e0 europea. L&#8217;elemento decisivo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Chi pensa in termini di guerra, ed all&#8217;Europa come ad una matrice di eserciti, ha ben ragione di affermare che non dare il primo posto alla Germania equivarrebbe a dare il primato al moschetto sul carro armato. Ma chi pensa in altri termini e non ha tali preoccupazioni, non si sente affatto di accettare quel primato. I governanti possono nei loro comunicati dire quel che vogliono, ma nei popoli la paura per un dominio tedesco \u00e8 ben forte. Se si deve restare negli attuali schieramenti, con Patto atlantico e relativi impegni militari, non si creino almeno ulteriori legami, ed ogni capo di governo, che ne abbia il coraggio, e voglia esprimere il sentimento del suo popolo, sappia dire alla potenza maggiore, a quella egemonica, agli Stati Uniti, quello che \u00e8 tale sentire, che oltre Atlantico probabilmente \u00e8 ignorato, per la mancanza di voci idonee ad esprimerlo. (Chi avrebbe potuto cento anni or sono supporre che il progresso tecnico avrebbe prodotto questo effetto, di non lasciare modo di esprimersi che al partito ben forte, che pu\u00f2 concedersi l&#8217;organo di stampa sufficientemente autorevole e diffuso, od al grande centro d&#8217;interessi economici? che lo stesso partito sarebbe divenuto organismo burocratico e centralizzato, s\u00ed che le voci dei singoli non giungano che filtrate, e solo quelle che tocchino temi accetti agli organi del partito, nel tono che questi reputano il pi\u00fa adatto al momento?)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Verr\u00e0 l&#8217;uomo di Stato europeo che riuscir\u00e0 a far sentire che c&#8217;\u00e8 uno sbaglio fondamentale dei rapporti tra paesi non comunisti e paesi comunisti, ed \u00e8 quello di pensare sempre in chiave militare, dando autorit\u00e0 alle voci dei generali? di vedere i problemi territoriali in chiave di problemi di basi militari? Se il comunismo vincer\u00e0, vincer\u00e0 per questa aberrazione dell&#8217;Occidente, che con una reale, indiscutibile volont\u00e0 di pace, non pensa che ad apprestamenti bellici, a difendersi da una invasione, che smantella le sue difese vere &#8211; la fede nella democrazia, nella libert\u00e0 &#8211; per erigere difese di acciaio contro un pericolo quasi certamente inesistente. Che, perduto il dominio sui popoli di colore, vedendo questi crescere in numero ed in potenza, con fermenti e rancori non sempre giustificati, con una baldanza che \u00e8 spesso segno d&#8217;immaturit\u00e0, non sa superare i vecchi contrasti che potevano avere un senso quando l&#8217;Europa era il centro del mondo, non sa tentare di ravvivare un legame d&#8217;interessi, che si accompagni a quello della comune cultura, con i paesi europei a regime comunista.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">ARTURO CARLO JEMOLO<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questa pagina di uno dei pi\u00f9 illustri giuristi, politici e intellettuali del novecento italiano era gi\u00e0 tutto scritto. 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