{"id":14028,"date":"2015-07-30T00:05:27","date_gmt":"2015-07-30T00:05:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14028"},"modified":"2015-07-30T00:05:27","modified_gmt":"2015-07-30T00:05:27","slug":"i-deliri-del-giovane-marx","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14028","title":{"rendered":"I deliri del giovane Marx"},"content":{"rendered":"<p>UN COMMENTO A Marx, <em>Sulla questione ebraica<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Et nous savons que cette erreur proc\u00e8de d\u2019un d\u00e9ni de r\u00e9alit\u00e9 et infecte l\u2019esprit de bien des gens.<\/em><\/p>\n<p>Jacques Sapir<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 noto che la sinistra non ha letto Marx, meno noto che se lo avesse fatto non sarebbe molto diversa da come \u00e8: determinata dal rifiuto della verit\u00e0 presente, posseduta dalla volont\u00e0 di realizzare un sogno, dall\u2019aspirazione a una realt\u00e0 diversa. In questo non differisce da Marx; che gi\u00e0 Marx viva il presente come una gabbia e la verit\u00e0 come una prospettiva futura, \u00e8 infatti evidente fin dall\u2019articolo giovanile <em>Sulla questione ebraica<\/em>. Suo tema centrale \u00e8 l\u2019insufficienza dell\u2019emancipazione <em>politica<\/em> effettivamente realizzata dallo stato costituzionale, rispetto al dover-essere, che il giovane Marx chiama emancipazione <em>umana<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato moderno che opera secondo <em>leggi<\/em> generali e razionali non \u00e8 ancora, per Marx, l\u2019emancipazione <em>umana<\/em>, perch\u00e9 esso \u00e8 travagliato da un\u2019intima contraddizione: \u00e8 generale in quanto \u00e8 determinato da leggi generali che esprimono la volont\u00e0 generale; ma questa sua generalit\u00e0 non determina la vita sociale particolare che esso comprende, cio\u00e8 il mondo dei proprietari dal comportamento egoistico, che Marx, facendo sua la terminologia hegeliana, chiama \u201csociet\u00e0 civile\u201d; anzi, lo stato si rapporta alla societ\u00e0 civile come al suo opposto. Cos\u00ec tra il generale dello stato moderno e il particolare della sua societ\u00e0 civile non c\u2019\u00e8, come sarebbe ovvio aspettarsi, un rapporto di <em>sussunzione<\/em>; Marx, infatti, estremizza la loro differenza fino a considerarla <em>contrasto<\/em> irriducibile: lo stato sarebbe espressione della volont\u00e0 comune dei cittadini, sarebbe l\u2019insieme dei cittadini come comunit\u00e0 solidale, ma questa comunit\u00e0 \u00e8 soltanto illusoria, in quanto i cittadini sono <em>anche<\/em> borghesi, membri della societ\u00e0 civile, dunque scissi in contrasti che lo stato, cio\u00e8 la loro volont\u00e0 comune, \u00e8 impotente a conciliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto la riduce a contrasto irriducibile, Marx concepisce <em>di fatto<\/em> la societ\u00e0 civile come stato di natura: la considera come se essa non fosse regolata dalle leggi, e fa della propriet\u00e0 privata, cio\u00e8 del riconoscimento statale del possesso, innanzitutto della propria corporeit\u00e0, un torto. Questa identificazione della societ\u00e0 civile con lo stato di natura, \u00e8 per\u00f2 un grave equivoco. Marx vi incorre insieme ai liberali. Mentre per\u00f2 i liberali identificano stato natura e societ\u00e0 civile in modo da civilizzare lo stato di natura, riflettono cio\u00e8 sullo stato di natura l\u2019ordine proprio della societ\u00e0 civile, Marx li identifica con l\u2019intento opposto di riflettere sulla societ\u00e0 civile l\u2019orrore proprio dello stato di natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato di natura \u00e8 l\u2019animalit\u00e0 <em>dell\u2019uomo<\/em>, ci\u00f2 che Freud individua nel fondo di ogni individuo come pulsioni inconsce, ci\u00f2 che storicamente si presenta come <em>sterminio<\/em>, politicamente come <em>tirannia<\/em> e socialmente come <em>schiavit\u00f9<\/em>. A differenza \u00a0dalla natura animale, che \u00e8 regolata dalla razionalit\u00e0 esterna dell\u2019istinto, l\u2019animalit\u00e0 dell\u2019uomo ne \u00e8 svincolata, allo stesso modo per cui la sua razionalit\u00e0 \u00e8 libera: solo l\u2019uomo \u00e8 crudele, solo l\u2019uomo infligge dolore anche <em>senza interesse<\/em>, perfino contro l\u2019istinto di autoconservazione; solo l\u2019uomo \u00e8 capace di ogni crudelt\u00e0, non solo di quelle che presuppongono forza, destrezza, coraggio, addirittura buone intenzioni \u2013 e che formano il monotono materiale degli spettacoli da cui \u00e8 attratta la sensibilit\u00e0 maschile \u2013, ma anche di quelle esercitate sull\u2019inerme per sentire la propria potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La volont\u00e0 <em>libera<\/em> dell\u2019uomo spezza lo stato di natura, perch\u00e9 il <em>bellum omnium contra omnes<\/em> si risolve nell\u2019infinita precariet\u00e0 di una vita sempre esposta alla violenza casuale: l\u2019interesse primo, pi\u00f9 profondo, ma non pi\u00f9 evidente, dell\u2019uomo \u00e8 quello di evitare l\u2019orrore dello stato di natura. Lo evita <em>riconoscendo<\/em> l\u2019altro, cio\u00e8 volendo la sua volont\u00e0, volendo fargli soltanto ci\u00f2 che l\u2019altro vuole gli sia fatto e ottenendo che l\u2019altro gli faccia soltanto ci\u00f2 che egli vuole gli sia fatto, in una parola: rinunciando alla volont\u00e0 del proprio bene <em>esclusivo<\/em> e adottando come propria volont\u00e0 la volont\u00e0 del bene <em>comune<\/em>. Questa volont\u00e0 del bene comune, la <em>volont\u00e0 generale<\/em>, \u00e8 il fondamento della legge umana, del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019organizzazione che realizza il diritto \u00e8 lo stato. Mentre lo stato di natura \u00e8 l\u2019ambito della <em>precariet\u00e0<\/em> radicale provocata dal presupporre l\u2019ostilit\u00e0 irriducibile dell\u2019altro, lo stato \u00e8 l\u2019ambito della <em>sicurezza<\/em>, in cui si ha fiducia di non essere danneggiati volontariamente dall\u2019altro e di poterne anzi essere aiutati. Il superamento della precariet\u00e0 naturale nella fiducia collettiva \u00e8 la base dello stato. Poich\u00e9 sorge non da un ipotetico desiderio <em>naturale<\/em> di socialit\u00e0, ma dal rifiuto <em>volontario<\/em> dello stato di natura, dall\u2019orrore dell\u2019orrore, essere membri dello stato non \u00e8 un atto di sacrificio gratuito, ma \u00e8 un <em>interesse<\/em>, il primo interesse, degli individui. L\u2019essenza dello stato \u00e8 la realt\u00e0 della legge universale, per cui \u00e8 superata la casualit\u00e0 della violenza, \u00e8 dissolta l\u2019angoscia che ne deriva, si instaura il sentimento della sicurezza, \u00e8 posta la base di quella realizzazione di s\u00e9 attraverso l\u2019altro che si chiama <em>libert\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato per primo Hobbes a fare del rifiuto dello stato di natura il fondamento della teoria politica. Bench\u00e9 abbia compreso che lo stato \u00e8 la risposta dell\u2019uomo alla minaccia della propria naturalit\u00e0, Hobbes, in quanto ideologo della monarchia feudale, ha per\u00f2 ignorato che lo stato pu\u00f2 avere questa funzione solo in quanto il sovrano realizza non una volont\u00e0 particolare, ma la volont\u00e0 generale, la legge, solo in quanto \u00e8 stato costituzionale; infatti la volont\u00e0 particolare \u00e8 appunto la volont\u00e0 tirannica che genera l\u2019orrore dello stato di natura. Teorie politiche che non riconoscano nelle leggi universali dello stato la soppressione dello stato di natura, le rappresentazioni volutamente o involontariamente edulcorate dello stato di natura stesso, hanno come esito <em>teorico<\/em> l\u2019incomprensione dell\u2019essenza dello stato e come conseguenza <em>pratica<\/em> l\u2019attuazione dello stato di natura. Cos\u00ec l\u2019anarchismo, che addirittura immagina <em>buono<\/em> l\u2019individuo naturale, rifiuta lo stato e si manifesta praticamente come violenza impotente contro l\u2019ordine sociale. Cos\u00ec il liberalismo, che con Locke immagina uno stato di natura in cui i diritti sono gi\u00e0 presenti, si mostra infine come attuazione della precariet\u00e0 sociale per garantire la sicurezza dell\u2019investimento. Cos\u00ec il comunismo, che con Marx identifica lo stato di natura con l\u2019individualismo della societ\u00e0 civile, si \u00e8 mostrato come distruzione dello stato costituzionale e come annullamento dell\u2019individuo nel terrore poliziesco per garantire la tirannia del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per trattare lo stato, in <em>Zur Judenfrage<\/em> Marx muove dal problema dell\u2019<em>emancipazione<\/em>. La stessa scelta del termine mostra che l\u2019essenza dello stato \u00e8 ricercata senza la necessaria radicalit\u00e0. \u201cEmancipazione\u201d, infatti, significa la rinuncia volontaria alla <em>patria potestas<\/em> sul figlio. Per sondare l\u2019essenza dello stato, occorreva invece parlare di <em>manumissio<\/em>, cio\u00e8 dell\u2019<em>affrancazione<\/em> dello schiavo; infatti la schiavit\u00f9, il rapporto per cui l\u2019uomo tratta l\u2019altro uomo come una cosa di cui pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole (l\u2019imperatore Domiziano pun\u00ec con una <em>multa<\/em> i padroni che castravano i loro schiavi), \u00e8 lo stato di natura nella sua forma sociale. Lo stato antico la consentiva: esso era impigliato nella contraddizione di considerare la libert\u00e0 non come riconoscimento tra autocoscienze, ma come un privilegio <em>particolare<\/em>, legato alle circostanze; quindi si arrendeva alla contraddizione che alcuni uomini non siano uomini. Realizzando la promessa del cristianesimo per cui <em>tutti<\/em> gli uomini sono figli di Dio, lo stato moderno la riconosce come contraddizione, cio\u00e8 la considera delitto, e cos\u00ec rende la libert\u00e0 di ogni individuo un <em>fatto banale<\/em>. Invece Marx, parlando semplicemente di <em>emancipazione<\/em>, trascura il carattere <em>qualitativo<\/em> dell\u2019asimmetria tra padrone e schiavo, ignora la dignit\u00e0 etica dello stato moderno che la impedisce, anzi la degrada dando significato qualitativo alle asimmetrie <em>quantitative<\/em>, quelle per cui un uomo ha <em>di<\/em> <em>pi\u00f9<\/em>, l\u2019altro uomo ha <em>di<\/em> <em>meno<\/em>. Ma che qualcuno abbia di pi\u00f9 e qualcun altro abbia di meno non costituisce <em>di per s\u00e9<\/em> un problema etico, non minaccia cio\u00e8 la loro libert\u00e0. La variabilit\u00e0 quantitativa della propriet\u00e0 ha due limiti qualitativi: il massimo della precarizzazione delle masse, il minimo della vanificazione del merito. Entrambi questi limiti costituiscono una minaccia della libert\u00e0, il salto qualitativo in cui cessa; essa vive nel loro intervallo. N\u00e9 da questa nozione quantitativa dell\u2019asimmetria pu\u00f2 derivare la concezione che Marx ne fa derivare, quella del proletariato come classe <em>senza diritti<\/em>, per la quale la fine del capitalismo rappresenterebbe dunque la fine <em>soltanto<\/em> delle sue catene. Infatti l\u2019asimmetria quantitativa nel rapporto tra persone non implica di per s\u00e9 il venir meno di ogni loro diritto, dunque non comporta quella loro estraneazione totale che Marx considera condizione della lotta che supera per sempre le classi sociali e lo stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La concezione <em>quantitativa<\/em> del rapporto alienante induce Marx a trascurare che l\u2019asimmetria ha originariamente un carattere <em>qualitativo<\/em>: nel rapporto schiavistico un uomo \u00e8 uomo, l\u2019altro uomo non \u00e8 <em>meno<\/em>-uomo, \u00e8 <em>non<\/em>-uomo, <em>instrumentum vocale<\/em>, che ha linguaggio umano, che nondimeno \u00e8 una semplice cosa. Poich\u00e9 Marx considera l\u2019asimmetria quantitativa identica all\u2019asimmetria qualitativa, il proletario moderno gli appare identico allo schiavo. Questo errore ha due conseguenze, da una parte che la societ\u00e0 civile, l\u2019ambito dei rapporti di classe, diventa stato di natura, cio\u00e8 Marx degrada la nozione di societ\u00e0 civile; dall\u2019altra che lo stato moderno, caratterizzato dall\u2019universalit\u00e0 delle sue leggi, e la sua tendenza a garantire i diritti a tutti, gli appaiono una finzione; cio\u00e8 Marx non riesce a concepire il significato dello stato. In altri termini, poich\u00e9 senza nessuna ragione ha ridotto la societ\u00e0 civile <em>moderna<\/em> a stato di natura, come se fosse fatta di padroni e schiavi, la legalit\u00e0 dello stato moderno gli appare non una barriera alla schiavit\u00f9, cio\u00e8 allo stato di natura, ma una sfera di uguaglianza esornativa, illusoria. Commette cos\u00ec un duplice errore: non capisce che la societ\u00e0 civile non \u00e8 estranea all\u2019eticit\u00e0, ma \u00e8 la forma estraniata dell\u2019eticit\u00e0, ossia \u00e8 la sfera in cui l\u2019individuo egoista \u00e8 sociale <em>contro<\/em> le sue stesse intenzioni, e non capisce che lo stato \u00e8 l\u2019interesse comune (<em>res publica<\/em>) degli individui <em>proprio<\/em> nella <em>loro particolarit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro il giovane Marx ha dunque ragione Bauer, che si attiene fedelmente alla teoria hegeliana dello stato e pone il problema dell\u2019emancipazione in riferimento non allo stato moderno, ma solo allo stato feudale (lo stato cristiano), cio\u00e8 allo stato fondato non sulle leggi, ma sulla volont\u00e0 privata, quindi particolare, del sovrano. Per Bauer l\u2019emancipazione del <em>suddito<\/em> in cittadino e dello <em>stato feudale<\/em> in stato moderno si verifica quindi con la laicit\u00e0 dello stato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abOgni privilegio religioso in generale, dunque anche il monopolio di una chiesa privilegiata, dovrebbe essere soppresso, e se qualcuno o parecchi o addirittura la stragrande maggioranza credesse di dover adempiere ancora dei doveri religiosi, questo adempimento dovrebbe essere consentito loro come una faccenda privata\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Marx non basta l\u2019emancipazione assicurata dallo stato laico, che garantendo la tolleranza tra le religioni si garantisce la superiorit\u00e0 rispetto al dogma e dunque il terreno della razionalit\u00e0: occorre un\u2019emancipazione futura di cui scorge il movimento nella realt\u00e0 attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa critica \u2026 doveva chiedere: di che specie di emancipazione si tratta? \u2026 Soltanto la critica dell\u2019emancipazione politica stessa era la critica definitiva della questione ebraica e la sua vera soluzione nella \u00abquestione generale dell\u2019epoca\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo Feuerbach, Marx concepisce la religione sempre e solo come difetto; finch\u00e9 si \u00e8 religiosi si \u00e8 schiavi. Quindi non \u00e8 possibile che ci sia vera libert\u00e0, vera emancipazione in uno stato, quantunque laico, se i suoi membri sono ancora devoti, quantunque privatamente, a qualche religione. Poich\u00e9 il superamento della religione non \u00e8 nell\u2019agenda dell\u2019emancipazione politica e non avviene nello stato laico, qualunque esso sia, allora l\u2019emancipazione politica \u00e8 un\u2019emancipazione solo parziale:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSe perfino nella terra della perfetta emancipazione politica troviamo non solo l\u2019esistenza, ma l\u2019esistenza vivace, rigogliosa della religione, allora \u00e8 provato che il sussistere della religione non contraddice la compiutezza dello stato. Poich\u00e9 per\u00f2 il sussistere della religione \u00e8 il sussistere di una manchevolezza, la sorgente di questa manchevolezza si pu\u00f2 cercare soltanto nell\u2019essenza dello stato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, oltrepassando Feuerbach, Marx ritiene che la religione non sia l\u2019alienazione originaria, ma un derivato della manchevolezza materiale, un <em>fenomeno<\/em> dell\u2019alienazione reale degli individui. Conservando al suo interno questo fenomeno, lo stato laico denuncia di non aver raggiunto la compiuta libert\u00e0, ma di essere esso stesso contraddittorio, dunque non altro che una forma pi\u00f9 raffinata di schiavit\u00f9 umana. Insomma l\u2019emancipazione politica \u00e8 insufficiente, perch\u00e9 lo stato laico, anzich\u00e9 vanificare la religione, la conserva:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl limite dell\u2019emancipazione politica appare subito nel fatto che lo stato pu\u00f2 liberarsi da una gabbia senza che l\u2019uomo ne sia effettivamente libero, che lo stato pu\u00f2 essere uno stato libero senza che l\u2019uomo sia un uomo libero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a voler concedere che la religione sia soltanto manchevolezza, resta il fatto che Marx non vuole ammettere ci\u00f2 che il suo disprezzo tante volte gli suggerirebbe: che l\u2019individuo \u00e8 <em>in ogni caso<\/em> manchevole, che, per esempio, senza le elevate capacit\u00e0 logiche necessarie a comprendere la scienza della realt\u00e0, deve ripiegare su una visione rappresentativa. Poich\u00e9 a chi \u00e8 incapace di scienza la stessa scienza appare una rappresentazione, la smania di sostituire la conoscenza scientifica alle rappresentazioni della religione, oltre a costituire una sinistra premessa del barbarico ateismo di stato, non porterebbe in nessun modo alla scomparsa della manchevolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Marx lo stato laico \u00e8 indice di un\u2019insufficiente emancipazione dell\u2019uomo: se come cittadino dello stato laico \u00e8 emancipato dalla religione e come individuo entro la societ\u00e0 civile ne \u00e8 ancora irretito, l\u2019uomo deve ancora emanciparsi. La sua emancipazione si configura come contemporanea soppressione dello stato e della societ\u00e0 civile, da cui si genera un individuo non pi\u00f9 articolato in pubblico e in privato e con il compito di conciliare la volont\u00e0 generale con la volont\u00e0 particolare, ma un individuo il cui egoismo \u00e8 generoso e la cui generosit\u00e0 \u00e8 egoista, che come l\u2019<em>anima bella<\/em>, o l\u2019<em>ultimo uomo<\/em> spenceriano, ha la bont\u00e0 <em>naturale<\/em>, l\u2019innocenza del buon selvaggio. Con questo il giovane Marx rifiuta la sintesi <em>reale<\/em> tra stato e societ\u00e0 civile, ossia il fatto che questa sia non solo particolare ma anche universale in quanto \u00e8 regolata da leggi, e quello sia non solo universale ma anche particolare in quanto stato relativo a <em>un<\/em> popolo storico, quindi soltanto momento dello spirito universale, e indietreggia a una rappresentazione elementare in cui gli opposti sono <em>astrattamente<\/em> identici. Come si possa realizzare il sogno di questo individuo che nella sua particolarit\u00e0 \u00e8 immediatamente universale, \u00e8 la storia successiva a rivelarlo: \u00e8 l\u2019incubo del capo carismatico in cui si incarna magicamente la volont\u00e0 generale delle masse. Purtroppo la storia del comunismo ne pullula.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMa il rapporto \u2026 dello stato libero con la religione \u00e8 soltanto il rapporto degli uomini che formano lo stato con la religione \u2026 Ne segue \u2026 che l\u2019uomo, perfino quando per la mediazione dello stato si proclama ateo, cio\u00e8 quando proclama ateo lo stato, resta pur sempre irretito nella religione, proprio perch\u00e9 riconosce se stesso solo per una via indiretta, solo tramite un medio \u2026 Come Cristo \u00e8 il mediatore a cui l\u2019uomo accolla tutta la sua divinit\u00e0, tutto il suo pregiudizio religioso, cos\u00ec lo stato \u00e8 il mediatore in cui egli sposta tutto il suo ateismo, tutta la sua spregiudicatezza umana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato, sostiene Marx, \u00e8 un\u2019alienazione analoga a quella della religione; come l\u2019uomo attraverso Cristo si carica del pregiudizio religioso, cos\u00ec attraverso lo stato acquisisce spregiudicatezza umana. Qui Marx non si avvede che nel primo sillogismo si verifica un\u2019alienazione non perch\u00e9 ci sia un medio, ma per il contenuto dell\u2019estremo, cio\u00e8 per il pregiudizio religioso a cui l\u2019uomo \u00e8 connesso dal medio; poich\u00e9 nel secondo sillogismo il medio dello stato lega l\u2019uomo alla sua spregiudicatezza, con il primo esso ha in comune soltanto di essere un sillogismo, <em>non<\/em> di essere una forma analoga di alienazione. In effetti questo sillogismo significa soltanto che in quanto fa parte di uno stato laico, ogni cittadino, pur essendo devoto a una religione particolare, si obbliga ad essere tollerante nei confronti delle altre religioni. E non si capisce perch\u00e9 mai la tolleranza reciproca debba essere una forma di alienazione rispetto all\u2019ateismo universale, dal momento che l\u2019ateismo universale non rende affatto superflua la tolleranza; la realt\u00e0 presenta infatti anche diversit\u00e0 irriducibili, e la virt\u00f9 dell\u2019accettazione della diversit\u00e0 \u00e8 la tolleranza. Marx si lega qui al principio d\u2019identit\u00e0, e cos\u00ec resta indietro rispetto al concetto con cui Hegel ha concepito lo stato: non <em>generalit\u00e0<\/em>, in cui i differenti sono trattati come identici, ma <em>singolarit\u00e0<\/em>, in cui i differenti, nel restare differenti, superano la loro incompatibilit\u00e0 e armonizzano. Che la legge generale si coniughi con il rigoglio della particolarit\u00e0, \u00e8 quindi il privilegio dello stato moderno, la sua verit\u00e0 in senso enfatico. Per Marx \u00e8 invece il suo difetto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019elevazione politica dell\u2019uomo sulla religione condivide ogni difetto e ogni vantaggio dell\u2019elevazione politica in genere. Lo stato come stato annulla, per esempio, la propriet\u00e0 privata, l\u2019uomo dichiara soppressa in modo politico la propriet\u00e0 privata appena sopprime il censo per l\u2019elezione attiva e passiva, come \u00e8 accaduto in molti stati nord-americani \u2026 Eppure con l\u2019annullamento politico della propriet\u00e0 privata la propriet\u00e0 privata non solo non \u00e8 soppressa, ma \u00e8 addirittura presupposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec per le altre differenze:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abBen lungi dal sopprimere queste differenze fattuali, lo stato esiste solo con il loro presupposto, si percepisce come stato politico e fa valere la sua universalit\u00e0 solo nel contrasto con questi suoi elementi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente come Marx lotti contro le sue intenzioni gi\u00e0 nell\u2019esprimerle: dice che lo stato fa <em>valere<\/em> la sua universalit\u00e0 solo nel <em>contrasto<\/em> con questi suoi elementi, dice cio\u00e8 che lo stato riporta all\u2019universalit\u00e0 elementi in contrasto \u2013 e <em>questo<\/em> \u00e8 il concetto speculativo dello stato; poi per\u00f2 riflette solo sul <em>contrasto<\/em> e trascura il <em>valere<\/em>; cos\u00ec lo stato torna ad apparirgli come unit\u00e0 illusoria rispetto alla diversit\u00e0 inconciliata della societ\u00e0 civile. In realt\u00e0 la sua stessa frase significa che l\u2019universalit\u00e0 (la legalit\u00e0) dello stato \u00e8 valida anche quando entri in contrasto con la societ\u00e0 civile, che essa \u00e8 non una forma illusoria come Marx crede, ma una forza determinante la societ\u00e0 civile; lo rivela proprio l\u2019esempio della propriet\u00e0 privata: questa differisce dal semplice possesso perch\u00e9 questo \u00e8 un fatto, quella un diritto, cio\u00e8 una determinazione che, anzich\u00e9 essere in contrasto con l\u2019esistenza dello stato, ne \u00e8 essenzialmente il riflesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contraddizione di Marx \u00e8 palese anche in queste due frasi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSolo cos\u00ec, oltre gli elementi particolari, si costituisce lo stato come universalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLo stato politico compiuto \u00e8, per sua essenza, la vita universale dell\u2019uomo in contrasto alla sua vita materiale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima il rapporto tra lo stato e gli elementi particolari, indicato da <em>oltre<\/em>, sembra dunque essere di <em>subordinazione<\/em>; nella seconda la subordinazione diventa invece un <em>contrasto<\/em>. Che ci sia subordinazione \u00e8 evidente: lo stato ha, per esempio, poteri fiscali, monetari, valutari e questi poteri possono anche avere una funzione redistributiva della ricchezza privata, quindi creano l\u2019universalit\u00e0 entro la stessa propriet\u00e0 privata. Che la subordinazione possa essere considerata un contrasto, esigerebbe dunque un\u2019accurata spiegazione, non dovrebbe ridursi a uno slittamento inavvertito. Gi\u00e0 Hegel ha infatti sottolineato che mentre nell\u2019ambito del diritto astratto della personalit\u00e0 e della propriet\u00e0 al <em>mio<\/em> diritto corrisponde il dovere <em>altrui<\/em> e viceversa, cio\u00e8 che l\u2019unit\u00e0 di diritto e dovere si distribuisce su due persone; che mentre nella moralit\u00e0 al mio dovere <em>dovrebbe<\/em> corrispondere il mio diritto (la virt\u00f9, per Kant, non \u00e8 garanzia immediata della felicit\u00e0); l\u2019eticit\u00e0 \u00e8 il congiungersi di diritto e dovere, dell\u2019intreccio tra il mio interesse particolare e l\u2019interesse generale, di egoismo e altruismo. Poich\u00e9 \u00e8 una sfera etica, la societ\u00e0 civile non \u00e8 puro egoismo, come ritiene Marx: l\u2019individuo vi ha l\u2019onore di provvedere a se stesso provvedendo agli altri, \u00e8 immediatamente egoista e mediatamente altruista; poich\u00e9 lo stato \u00e8 ugualmente una sfera etica, non vi \u00e8 solo altruismo e dovere, ma vi sono entrambi: altruismo ed egoismo, dovere e diritto, in un rapporto inverso a quello della societ\u00e0 civile: l\u2019individuo che obbedisce alle leggi \u00e8 immediatamente altruista; ma la validit\u00e0 delle leggi \u00e8 condizione della sua volont\u00e0 particolare; quindi nel realizzare la volont\u00e0 generale l\u2019individuo realizza mediatamente la sua volont\u00e0 particolare. Ne risulta che la concezione di una duplicit\u00e0 radicale tra stato e societ\u00e0 civile \u00e8 insostenibile. Marx la esprime cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDove lo stato politico ha raggiunto la sua vera formazione, l\u2019uomo, non solo nel pensiero, nella coscienza, ma nella realt\u00e0, nella vita, conduce una vita doppia, celeste e terrena, la vita nella comunit\u00e0 politica in cui si sente come comunit\u00e0, e la vita nella societ\u00e0 civile in cui \u00e8 attivo come uomo privato, considera gli altri uomini come mezzi, degrada se stesso a mezzo e diventa burattino di forze estranee\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui Marx <em>non<\/em> si accorge che, se nel considerare l\u2019altro uomo come mezzo l\u2019uomo si degrada a mezzo, la degradazione \u00e8 soppressa e la simmetria che rende possibile il riconoscimento e la libert\u00e0 \u00e8 ripristinata. \u00c8 ci\u00f2 che avviene in ogni scambio di prestazioni: se mia moglie cucina, diventa mezzo per il mio pranzo; se lavo i piatti, divento mezzo per il suo riposo; ma cos\u00ec non siamo degradati, semplicemente collaboriamo. Questa collaborazione \u00e8 il punto in cui la societ\u00e0 civile cessa di essere il dispiegamento dell\u2019egoismo e da sola muta nello spirito comunitario proprio dello stato. In questo modo, come vuole Hegel, la societ\u00e0 civile \u00e8 il proprio mutare nella comunit\u00e0 politica. Marx \u00e8 invece cos\u00ec innamorato dello schema feuerbachiano da non accorgersi della sua inapplicabilit\u00e0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLo stato politico si rapporto alla societ\u00e0 civile nello stesso modo spiritualistico in cui il cielo si rapporto alla terra. Vi sta nello stesso contrasto, la supera nello stesso modo in cui la religione supera la limitatezza del mondo profano, cio\u00e8 col doverla riconoscere, riprodurre, lasciarsene dominare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 <em>pu\u00f2<\/em> senz\u2019altro accadere: lo stato pu\u00f2 essere un cattivo stato, pu\u00f2 non far valere l\u2019universalit\u00e0 della legge. Ma il problema \u00e8 che per Marx lo stato cattivo non \u00e8 un\u2019evenienza: \u00e8 la natura stessa dello stato di non poter far valere le leggi, perch\u00e9 non domina la societ\u00e0 civile, ma vi \u00e8 in conflitto. L\u2019enormit\u00e0 di queste esagerazioni spinge infine Marx a qualche attenuazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019emancipazione politica \u00e8 certamente un grande progresso; ma non \u00e8 la forma ultima dell\u2019emancipazione umana in generale, \u00e8 invece la forma ultima dell\u2019emancipazione umana all\u2019interno dell\u2019ordine del mondo finora vigente. Si capisce: qui parliamo di emancipazione effettiva, pratica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cforma ultima\u201d di cui Marx favoleggia \u00e8 un evidente residuo teologico: la storia non ne conosce; cos\u00ec la precisazione finale serve ad allontanare il sospetto che questa \u201cemancipazione umana in generale\u201d sia l\u2019attendismo del messianismo religioso. Ma che essa assuma la forma del <em>messianismo ateo<\/em> non \u00e8 un guadagno. \u00c8 infatti la confusione <em>teorica<\/em> per cui la subordinazione diventa contrasto a spingere Marx verso la soluzione <em>pratica<\/em>: il mancato riconoscimento della natura dello stato moderno diviene intolleranza nei confronti del moderno e volont\u00e0 rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Marx, lo stato \u00e8 in grado di sopprimere il conflitto con la societ\u00e0 civile solo nelle fasi rivoluzionarie, nelle quali in verit\u00e0, pi\u00f9 che il contrasto, \u00e8 la stessa societ\u00e0 civile a essere soppressa dal fanatismo rivoluzionario. Il tema della rivoluzione permette a Marx di passare alla trattazione dei diritti dell\u2019uomo. Egli li riconosce come esigenze della societ\u00e0 civile e per questo motivo li squalifica. Ma, di nuovo, si impiglia nelle solite inconseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNessuno dei cosiddetti diritti umani supera \u2026 l\u2019uomo egoista, l\u2019uomo come membro della societ\u00e0 civile, come individuo ritratto su di s\u00e9, sul suo interesse e arbitrio privato, e separato dalla comunit\u00e0. In essi l\u2019uomo non \u00e8 stato concepito come essere universale, anzi la vita universale stessa, la societ\u00e0, appare come una cornice esterna agli individui, come limitazione della loro indipendenza originaria. L\u2019unico legame che li tiene insieme \u00e8 la necessit\u00e0 naturale, il bisogno e l\u2019interesse privato, la conservazione della loro propriet\u00e0 e della loro persona egoista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con ci\u00f2 Marx riconosce che la societ\u00e0 borghese non \u00e8 la guerra di tutti contro tutti, non \u00e8 lo stato di natura, ma ha un suo legame. Se per\u00f2 ha un legame, essa non \u00e8 in contrasto con lo stato; dunque non c\u2019\u00e8 nessun contrasto che debba essere sanato messianicamente. In altri termini, da questa corretta (e ispirata a Hegel) concezione della societ\u00e0 civile come mondo dell\u2019egoismo armonizzato esternamente a quella come stato di natura, come <em>bellum omnium contra omnes<\/em>, c\u2019\u00e8 un profondo baratro; ma l\u2019intenzione di identificare lo stato alla religione costringe Marx a ignorarlo. Cos\u00ec si trova in grave imbarazzo subito dopo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 gi\u00e0 enigmatico che un popolo che sta iniziando a liberarsi \u2026 proclami solennemente il diritto dell\u2019uomo \u2026 egoistico \u2026 Questo fatto diventa ancora pi\u00f9 enigmatico se consideriamo che la cittadinanza, la comunit\u00e0 politica, \u00e8 stata degradata dagli emancipatori politici addirittura a semplice mezzo per la conservazione di questi cosiddetti diritti umani\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marx tenta di risolvere questo enigma con una narrazione storica: gli emancipatori erano condizionati dal dover abolire il feudalesimo, nel quale l\u2019individuo era sussunto dai suoi bisogni particolari nelle corporazioni; la societ\u00e0 era cos\u00ec un insieme conflittuale di corporazioni che avevano un immediato significato politico, e in cui lo stesso potere politico aveva un carattere particolare; la rivoluzione elimin\u00f2 il carattere particolare del potere politico e il carattere politico delle corporazioni particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTuttavia il completamento dell\u2019idealismo dello stato fu nel contempo il completamento del materialismo della societ\u00e0 civile. Lo scuotimento del giogo politico fu nel contempo lo scuotimento dei legami che tenevano incatenato lo spirito egoistico della societ\u00e0 civile. L\u2019emancipazione politica fu nel contempo l\u2019emancipazione della societ\u00e0 civile dalla politica, dalla parvenza stessa di un contenuto generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se gli emancipatori hanno sentito come una liberazione questo doppio movimento, evidentemente l\u2019egoismo della societ\u00e0 civile, che essi avevano in mente, non \u00e8 quello cieco del vero stato di natura, ma quello dello stato di natura edulcorato lockiano, quello cio\u00e8 mediato in realt\u00e0 dallo stato, dunque un egoismo non egoistico: un egoismo illuminato in quanto rispetta le leggi; il contenuto generale della societ\u00e0 civile, che Marx irride come parvenza, bench\u00e9 non <em>posto<\/em> nell\u2019autocoscienza dei membri della societ\u00e0 civile, \u00e8 presente <em>virtualmente<\/em> nel loro rispettare le leggi. Sebbene nel loro liberalismo confondano la societ\u00e0 civile con lo stato di natura, \u00e8 questa universalit\u00e0 immanente della societ\u00e0 civile, il suo riferimento necessario allo stato, e non l\u2019orrore dello stato di natura, che gli emancipatori vogliono sia rispettata dal potere politico. Marx non risolve l\u2019enigma del perch\u00e9 i rivoluzionari abbiano identificato la liberazione con il diritto dell\u2019uomo egoista, e si limita a una narrazione storiografica, perch\u00e9, come si \u00e8 visto, condivide lo stesso equivoco degli emancipatori, per quanto ne tragga le conseguenze opposte: se gli emancipatori hanno fatto propria l\u2019identificazione lockiana della societ\u00e0 civile con uno stato di natura che hanno reso idillico proiettandone l\u2019orrore sulla monarchia feudale (cos\u00ec come i liberali successivi lo proietteranno sullo stato democratico), se questo li ha spinti a quell\u2019erronea visione conciliata della naturalit\u00e0 umana da cui germina l\u2019illusione che i diritti dell\u2019uomo abbiano realt\u00e0 al di fuori delle leggi dello stato costituzionale, \u2013 da parte sua Marx ha per un verso commesso lo stesso errore: come i liberali, ha identificato la societ\u00e0 civile con lo stato di natura; per un altro verso ne ha tratto la conseguenza opposta: ha tenuto fermo l\u2019orrore dello stato di natura cos\u00ec da proiettarlo sulla societ\u00e0 civile, e, avendo accusato lo stato costituzionale di impotenza a domarlo, \u00e8 scivolato nel messianismo ateo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come mai gli uomini si sono <em>sentiti<\/em> liberati creando uno stato con leggi uguali per tutti, che quindi li accomuna in una solidariet\u00e0 virtualmente illimitata (Rousseau parla di alienazione totale degli individui naturali allo stato), ma sovraordinato a una societ\u00e0 civile dominata dagli egoismi? Come mai hanno considerato pi\u00f9 libera, dunque pi\u00f9 vera, questa forma etica? Evidentemente la libert\u00e0, come la verit\u00e0, implica non soltanto l\u2019universalit\u00e0, ma la <em>congiunzione<\/em> di universalit\u00e0 e particolarit\u00e0. In effetti a questo mira la definizione di verit\u00e0 come <em>adaequatio rei et intellectus<\/em>. Marx per\u00f2 ha dissolto l\u2019idea speculativa respingendola nella dialettica, ossia ha rifiutato il comporsi di interesse egoistico e spirito solidaristico nello stato, tenendo fermo il dogma del contrasto irriducibile tra diritti e doveri. Egli tende a disprezzare la verit\u00e0 gi\u00e0 esistente, \u00e8 dunque costretto a scivolare nel dover-essere, nel sogno di un\u2019<em>immediata<\/em> identit\u00e0 tra forza sociale e forza politica nell\u2019individuo. Poich\u00e9 fa di questa identit\u00e0 un risultato di dinamiche storiche <em>necessarie<\/em>, Marx sorpassa la volont\u00e0 dell\u2019individuo, cio\u00e8 arriva all\u2019immagine di una libert\u00e0 che non \u00e8 come essenza della volont\u00e0, ma come qualit\u00e0 che questa acquisisce in virt\u00f9 del futuro contesto sociale. In altri termini: l\u2019individuo egoista della societ\u00e0 civile vuole egoisticamente, l\u2019individuo politico vuole universalmente; occorre che l\u2019individuo egoista voglia universalmente. Nella realt\u00e0 gi\u00e0 data, nella verit\u00e0 gi\u00e0 esistente, questo accade, secondo <em>noi<\/em>, quando l\u2019individuo scorge nella volont\u00e0 generale la condizione per cui il suo egoismo \u00e8 soddisfatto: vuole il bene di tutti perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 realizzare il suo bene \u2013 questa \u00e8 la base del contratto sociale di Rousseau. Marx, invece, sorpassa la volont\u00e0 dell\u2019individuo e immagina, alla maniera positivistica, un individuo <em>futuro<\/em> in cui l\u2019impulso egoistico \u00e8 esternamente armonizzato alla legge. \u00c8 chiaro che questo individuo senza egoismo e senza particolarit\u00e0 \u00e8 soltanto momento astratto del corpo sociale; in ci\u00f2 Marx rischia di abbandonare la modernit\u00e0 e di regredire allo stato platonico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda parte Marx ritorna sulla questione ebraica per risolverla a suo modo. Contro la proposta di Bauer che resta sul terreno della critica della teologia, Marx propone una soluzione materialistica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn\u2019organizzazione della societ\u00e0 che sopprimesse i presupposti del trafficare, dunque la possibilit\u00e0 del trafficare, renderebbe impossibile l\u2019ebreo. La sua coscienza religiosa si dissolverebbe come una nebbia inconsistente al vento di vita reale della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma di fatto questo materialismo \u00e8 rifiuto della realt\u00e0 e fuga nel dover-essere, qui espresso da un \u00abnon appena\u00bb:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon appena la societ\u00e0 riesce a sopprimere l\u2019essenza empirica dell\u2019ebraismo: il trafficare e i suoi presupposti, l\u2019ebreo diventa impossibile, perch\u00e9 la sua coscienza non ha pi\u00f9 un oggetto, perch\u00e9 la base soggettiva del giudaismo, il bisogno pratico, \u00e8 umanizzata, perch\u00e9 il conflitto tra l\u2019esistenza sensibile-individuale dell\u2019uomo e la sua esistenza universale \u00e8 soppresso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto Marx non ha alcun motivo di credere alla possibilit\u00e0 di una <em>societ\u00e0<\/em> che voglia \u00absopprimere l\u2019essenza empirica dell\u2019ebraismo\u00bb, di una societ\u00e0 cos\u00ec diversa dalla societ\u00e0 civile reale che voglia la soppressione del trafficare e dei suoi presupposti. Il proletariato, con cui gli scritti successivi identificheranno ci\u00f2 che qui si chiama <em>societ\u00e0<\/em>, supera quello che Marx vuole chiamare <em>conflitto<\/em> tra individualit\u00e0 e universalit\u00e0 finch\u00e9 \u00e8 classe che si sente in lotta, esattamente come gli individui rinunciano al loro egoismo e diventano <em>consapevoli<\/em> di formare <em>un<\/em> popolo finch\u00e9 devono fronteggiare una catastrofe; che, a dispetto di ogni rivoluzione permanente o culturale, questo conflitto riaffiori dopo la vittoria rivoluzionaria e che possa essere risolto soltanto attraverso lo stato, \u00e8 testimoniato dalla storia di ogni rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prima versione di questo articolo \u00e8 gi\u00e0 apparsa sul blog Badiale&amp;Tringali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a> Il testo che traduco \u00e8 al seguente indirizzo: http:\/\/www.staff.uni-giessen.de\/~g31130\/PDF\/marx\/judenfrage.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN COMMENTO A Marx, Sulla questione ebraica &nbsp; Et nous savons que cette erreur proc\u00e8de d\u2019un d\u00e9ni de r\u00e9alit\u00e9 et infecte l\u2019esprit de bien des gens. Jacques Sapir &nbsp; &nbsp; \u00c8 noto che la sinistra non ha letto Marx, meno noto che se lo avesse fatto non sarebbe molto diversa da come \u00e8: determinata dal rifiuto della verit\u00e0 presente, posseduta dalla volont\u00e0 di realizzare un sogno, dall\u2019aspirazione a una realt\u00e0 diversa. 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