{"id":14064,"date":"2015-08-04T10:28:27","date_gmt":"2015-08-04T10:28:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14064"},"modified":"2015-08-04T10:28:27","modified_gmt":"2015-08-04T10:28:27","slug":"piccolo-fact-checking-sulla-scuola-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14064","title":{"rendered":"Piccolo Fact Checking sulla Scuola"},"content":{"rendered":"<p>Media, informatori \u2013 o disinformatori \u2013 di professione, osservatori politici nonch\u00e9 uomini e donne qualsiasi si sprecano a dare la loro visione del mondo e dei problemi. Ultimamente nel fiume dell\u2019eurodelirio psico-cognitivo in molti si sono avvitati in spericolate analisi sull\u2019Istruzione nel nostro Paese. In troppe occasioni i dati riportati, per\u00f2, non corrispondono al vero e contribuiscono a fornire un\u2019immagine completamente distorta del fenomeno in questione. La scuola non \u00e8 come ve la raccontano al bar oppure in tv persone con un livore ed una ignoranza spaventose. Ma questo, spero lo saprete gi\u00e0. Con questo mio piccolo contributo cercher\u00f2 di raccontare i fatti per come davvero sono. Questo \u00e8 un piccolo fact checking sulla scuola italiana. Spero avrete, ora, qualche arma in pi\u00f9 per rispondere alle menzogne seriali dei media e dei referenti politici di quel grande Capitale internazionale che ci sta riducendo in catene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>POPOLAZIONE SCOLASTICA ITALIANA E RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO:<\/p>\n<p>&#8211; 8.943.701 alunni (inclusi quanti frequentano scuole non statali) nell\u2019 Anno Scolastico 2012\/2013 [1];<\/p>\n<p>&#8211; 787.000 alunni stranieri, pari a meno del 9% [2];<\/p>\n<p>&#8211; nella Scuola dell\u2019Infanzia vi sono 1.686.095 alunni per 24.036 istituti scolastici (23,2 bambini in media per sezione) ripartiti secondo macro-aree (Nord ovest 434.414 alunni per 5404 scuole, Nord est 319.160 alunni per 4403 scuole, Centro 315.902 alunni per 4226 scuole, Sud e Isole 616.619 alunni per 10003 scuole) [3];<\/p>\n<p>&#8211; nelle Scuole Primarie vi sono 2.825.400 alunni per 17.413 istituti scolastici (19,3 alunni in media per classe) ripartiti secondo macro-aree (Nord ovest 722.975 alunni per 4364 scuole, Nord est 535.180 alunni per 3462 scuole, Centro 531.730 alunni per 3126 scuole, Sud e Isole 1.035.507 alunni per 6461 scuole) [4];<\/p>\n<p>&#8211; nelle scuole Secondarie di I grado vi sono 1.779.750 alunni per 8150 istituti scolastici (21,6 alunni in media per classe) ripartiti in macro-aree (Nord ovest 446.015 alunni per 2046 scuole, Nord est 328.240 alunni per 1453 scuole, Centro 326.601 alunni per 1448 scuole, Sud e Isole 678.902 alunni per 3203 scuole) [5];<\/p>\n<p>nelle scuole Secondarie di II grado vi sono 2.652.448 alunni per 7105 istituti scolastici (21 alunni per classe) ripartiti in macro-aree (Nord ovest 606.831 alunni per 1582 scuole, Nord est 463.061 alunni per 1093 scuole, Centro 504.468 alunni per 1317 scuole, Sud e Isole 1.078.088 alunni per 3113 scuole) [6].<\/p>\n<p>Abbiamo quindi 2.210.235 studenti del Nord ovest per 13.396 scuole, 1.645.641 studenti nel Nord est a fronte di 10.411 scuole, 1.678.701 studenti nel Centro a fronte di 10.117 scuole e 3.409.116 studenti nel Sud e nelle Isole a fronte di 22.780 scuole. Il totale fa 56.704 scuole sul territorio italiano.<\/p>\n<p>Qui verrebbe da chiedersi come mai proprio il Mezzogiorno \u00e8 l\u2019area in cui si sta riducendo sempre di pi\u00f9 il numero di insegnanti [7] visto che proprio Sud e Isole sono le zone con la maggiore presenza di studenti \u2013 oltretutto in aree a forte dispersione scolastica e con drammatici dati sull\u2019occupazione come ci ricorda lo Svimez mese dopo mese.<\/p>\n<p>I dati sull\u2019Anno Scolastico 2013\/2014 provengono, invece, dal Miur [8] e ci forniscono un quadro pi\u00f9 chiaro per quanto riguarda il peso delle scuole non statali in questi conteggi.<\/p>\n<p>&#8211; le scuole Statali sono 41.483 [9];<\/p>\n<p>&#8211; gli alunni delle Statali sono 7.878.661 (207.000 con handicap) per un totale di 366.838 classi e 728.325 docenti \u2013 inclusi i circa 100.000 docenti di sostegno &#8211; mentre gli alunni stranieri sono 736.654 [10] (dal 2008 si registra un aumento degli alunni a fronte di una diminuzione delle classi, ovvero riduzione di cattedre e personale);<\/p>\n<p>&#8211; le scuole private sono 13.847 per appena 1.036.312 alunni di cui oltre 640.000 solo nella Scuola dell\u2019Infanzia che conta 9.940 istituzioni scolastiche private sul computo complessivo (con presenza massiccia in Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia) [11].<\/p>\n<p>Cosa significa questo? Significa semplicemente che il 71% delle istituzioni scolastiche private sono Scuole dell\u2019Infanzia e che se la Scuola Privata fosse davvero cos\u00ec bella questi 640mila alunni andrebbero anche in Scuole Elementari Private, frequentate per\u00f2 solo da 190mila alunni. Le Scuole Medie private raccolgono pochi alunni, mentre qualcuno in pi\u00f9 frequenta le Secondarie Superiori (sar\u00e0 per i diplomi facili di cui leggeremo tra poco?). Qualcuno sarebbe pronto a sostenere l\u2019importanza dell\u2019istituzione dell\u2019Istruzione Privata motivando la propria posizione con il cospicuo risparmio assicurato allo Stato dalla Scuola Privata. Ma c\u2019\u00e8 un \u201cma\u201d. Anzi, pi\u00f9 di uno. In primo luogo \u00e8 la Costituzione della Repubblica Italiana che prevede la possibilit\u00e0 di istituire scuole private ma \u201csenza oneri per lo Stato\u201d (Art. 33 comma 3) \u2013 ed in realt\u00e0 gli oneri per Stato ed Amministrazioni Locali ci sono: circa 700 milioni di euro all\u2019anno [12]. In secondo luogo le Scuole Private, spesso, non brillano per onest\u00e0: un dossier [13] curato da Paolo Latella, un docente e sindacalista calabrese ma emigrato per lavoro al nord, come troppi, raccoglie una serie di informazioni drammatiche. Si va dai diplomifici, ai docenti sfruttati con un salario di 300 euro in nero in cambio dei dodici punti da caricare nelle graduatorie statali per sperare in un lavoro vero, seppur precario e spesso a tempo determinato e per di pi\u00f9 a centinaia di chilometri di distanza dai propri affetti. Ma almeno nelle Private ci sar\u00e0 un\u2019Istruzione migliore? La risposta \u00e8 semplice: NO! Nei test Ocse-Pisa a trascinare verso gli ultimi posti l\u2019Italia sono proprio le scuole private [14], mentre persino la Fondazione Agnelli riconosce la scarsa \u201ccompetitivit\u00e0\u201d dell\u2019istruzione paritaria [15], cos\u00ec come lo stesso Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca [16]. E questo proprio mentre dalle scuole private si registra dal 2003 una vera fuga di iscritti [17]. Ed un minimo di risparmio per lo Stato c\u2019\u00e8, invece? Dai numeri elencati sopra sembrerebbe di s\u00ec: uno studente privato costa allo Stato in media 675 euro. Ma se dovessimo inserire, giusto a titolo esemplificativo, il mancato gettito per l\u2019esenzione dall\u2019IMU garantito a tutte le scuole private con retta inferiore a 7mila euro \u2013 cui si aggiungono i fiscal bonus, il costo di quanto aumenterebbe? [18] Di quante centinaia di milioni di euro parliamo? Dunque: cui prodest?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NON SOLO SPESA PUBBLICA: ITALIA VS. RESTO DEL MONDO<\/p>\n<p>Altra mitologia da frequentatori accaniti dei banconi del bar che i molti tromboni si affaticano a promuovere vuole che la scuola italiana venga finanziata come nei migliori Paesi del Mondo con risultati scadenti. Falso. Falso. Falso. Alcuni giurano addirittura che il Governo Renzi abbia innalzato il finanziamento per l\u2019Istruzione, invertendo la rotta rispetto ai governi precedenti. Gaudeamus, igitur! I dati, se interpellati in maniera corretta, non mentono mai. Iniziamo dal dire che l\u2019Italia, invece, \u00e8 proprio uno dei Paesi che investe di meno in Istruzione. Gi\u00e0 nel 2013 un noto organo di controinformazione anarco-sindacalista e covo di statalisti fannulloni [19] \u2013 lo stesso che poi ha smontato [20] la balla dell\u2019Italia come piaga dell\u2019assistenzialismo da lavoro statale in Europa &#8211; rilanciava uno studio dell\u2019Eurostat dal quale emergeva come proprio l\u2019Italia condividesse il poco invidiabile primato di \u201cpeggior investitore\u201d in istruzione e cultura con la Grecia. Con appena il 4,3% del PIL destinato a finanziare l\u2019Istruzione il nostro Paese \u00e8 in coda oppure in posizione bassa in tutte le graduatorie (dall\u2019area UE, all\u2019Osce, all\u2019Ocse, al Wto) [21], ben lontano da virtuosi come Cuba (12,8% del PIL), Cipro (7,3%), Svezia (7%), Regno Unito (6,2%), Islanda (7,6%), Norvegia (6,9%), Moldova (8,4%), Nuova Zelanda (7,4%), solo per citarne qualcuno. Gi\u00e0 solo per adeguarsi alla media Ue l\u2019Italia dovrebbe passare dal 4,3% del PIL al 6% se non al 7%: in sostanza bisognerebbe aumentare il finanziamento pubblico di circa 30 o 45 miliardi di euro ogni anno. E questo solo per parametrarsi all\u2019Europa (ma \u00e8 evidente che in questo caso il mantra del \u201cCe lo chiede l\u2019Europa!\u201d non \u00e8 utilizzabile proprio perch\u00e9 darebbe al Popolo anzich\u00e9 togliere e andrebbe a proteggere un settore su cui gli avvoltoi del grande Capitale locale ed internazionale hanno gi\u00e0 messo sopra gli occhi e forse anche le mani). Non bastasse questa situazione di sottofinanziamento di lungo termine altri fattori evidenziati in un documento [22] della Oecd concorrono a dipingere il grave stato di salute dell\u2019istruzione italiana:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019Italia \u00e8 il solo Paese tra quelli esaminati ad aver diminuito la spesa pubblica destinata all\u2019istruzione tra 2000 e 2011 e quello ad aver contratto maggiormente gli investimenti pubblici (5%);<\/p>\n<p>&#8211; \u00e8 aumentato il rapporto tra studenti e docente (12 a 1) attraverso taglio di cattedre ed aumento dell\u2019orario di lavoro per i docenti con contestuale riduzione dell\u2019orario scolastico degli alunni;<\/p>\n<p>&#8211; i salari dei docenti sono diminuiti del 2% tra 2008 e 2012 e del 4,5% tra 2005 e 2012;<\/p>\n<p>&#8211; il blocco del turn over (iniziato nel 2008 con il Governo Berlusconi e proseguito dagli esecutivi successivi) ha innalzato notevolmente l\u2019et\u00e0 media dei docenti italiani tanto che nel 2012 il 62% degli insegnanti aveva pi\u00f9 di 50 anni \u2013 abbiamo la classe docente pi\u00f9 anziana d\u2019Europa \u2013 rispetto al 48% del 2002 (a breve la pensione arriver\u00e0 a 66 anni e 11 mesi e nonostante ci\u00f2 si prevede il pensionamento di circa 400mila docenti nei prossimi dieci anni: come potr\u00e0 una delle categorie pi\u00f9 esposte al burn-out arrivarci sana o anche solo arrivarci viva? E siamo sicuri che dei nativi digitali come gli alunni di oggi possano essere guidati da insegnanti di 60 anni? I corsi di aggiornamento in informatica non bastano);<\/p>\n<p>&#8211; il 92% dei bambini in et\u00e0 prescolare \u00e8 iscritto alla scuola dell\u2019Infanzia rispetto al 70% dei Paesi Ocse ed al 79% dei Paesi Ue a 21;<\/p>\n<p>&#8211; il rapporto alunni-docenti sembra pi\u00f9 basso rispetto all\u2019Europa (ovvero sembra ci siano pochi alunni per ogni insegnante) solo ed esclusivamente perch\u00e9 docenti e personale educativo vario sono inseriti tutti nel calderone del \u201cpersonale insegnante\u201d (il dato realmente importante \u00e8 relativo agli alunni per classe, dove siamo nella media Ue, e che sarebbe presumibilmente ancora pi\u00f9 alto senza considerare le scuole private con classi formate da pochi alunni);<\/p>\n<p>&#8211; la spesa pubblica in istruzione in percentuale della spesa pubblica complessiva \u00e8 del 9% in Italia contro il 13% dei Paesi Ocse ed il 12% dei Paesi Ue a 21;<\/p>\n<p>&#8211; la spesa annua per studente a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto si attesta su 7800 USD in Italia contro i 7400 dell\u2019Ocse ed i 7900 della Ue a 21 alla Scuola dell\u2019Infanzia, 8400 USD alla Scuola Primaria contro gli 8300 USD della media Ocse e gli 8500 della media Ue a 21, 8600 USD alla Scuola Secondaria contro i 9300 USD della media Ocse ed i 9600 della media Ue a 21, 9900 USD per l\u2019Istruzione Terziaria contro i 14000 USD della media Ocse ed i 13500 della media Ue a 21 (dunque la spesa per studente \u00e8 in linea per Scuola dell\u2019Infanzia e Primaria, abbastanza sotto la media per la Scuola Secondaria, drammaticamente sotto la media per l\u2019Universit\u00e0).<\/p>\n<p>Sempre uno studio della Oecd [23] ci permette di capire come l\u2019Italia abbia smesso di investire in Istruzione, proprio mentre gli altri Paesi hanno preso a puntare tutto su Scuola, Universit\u00e0 e Ricerca: l\u2019Italia, infatti, tra 1995 e 2010 ha aumentato solo dello 0,5% la spesa per studente complessiva \u2013 \u00e8 a saldo zero per i cicli inferiori d\u2019istruzione &#8211; mentre i Paesi Ocse l\u2019hanno aumentata del 62%; \u00e8 aumentata del 39% solo la spesa per studente nell\u2019Istruzione Terziaria ma solo ed esclusivamente per i finanziamenti privati (!!!).<\/p>\n<p>Un altro interessante studio realizzato dalla UIL [24] su dati Eurydice ed Eurostat ci dice inoltre che:<\/p>\n<p>&#8211; i docenti italiani hanno un monte ore di lavoro frontale settimanale (ovvero di lezione in classe, senza considerare le altre attivit\u00e0 come preparazione delle lezioni e dei compiti, correzioni dei compiti, collegi docenti, consigli di classe, eccetera) di 22 ore alla Primaria contro le 19,6 ore della media Ue, di 18 ore alla Secondaria superiore contro le 16,3 ore della media Ue, di 18 ore alla Secondaria inferiore contro le 18,1 ore della media Ue;<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0per quanto riguarda le ore di lezione curriculare ci sono dati che smentiscono la vulgata dei docenti fannulloni (8316 ore di lezione curriculare nella fascia dai 7 ai 14 anni contro una media Ue di appena 6652 ore);<\/p>\n<p>&#8211; una media di studenti per classe per il 2010 pari a 21,3 in Italia contro la media di 21,1 della Ue (alzata da Paesi come la Germania che ha 24,7 alunni per classe e la Francia con 24,5 alunni per classe che controbilanciano la Lettonia che ne ha 16,8, l\u2019Estonia con 18,5, il Regno Unito con 19,4 e la Danimarca con 20);<\/p>\n<p>&#8211; i docenti italiani hanno una retribuzione a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto minore per una cifra tra i 2000 ed il 6000 euro rispetto ai colleghi europei ed una retribuzione annua lorda minore per una cifra compresa tra i 4000 ed il 10000 euro rispetto alla media dei colleghi europei.<\/p>\n<p>Ok. Scommetto che qualcuno adesso dir\u00e0: \u201cS\u00ec, ma in Italia a scuola si va poco e ci sono tre mesi di vacanza in cui i ragazzi stanno a casa e gli insegnanti rubano lo stipendio\u201d. Perdonali Signore, perch\u00e9 non sanno quel che dicono! In realt\u00e0 molti media rilanciano questa falsit\u00e0: un esempio \u00e8 Repubblica [25] che pubblica un articolo con il quale sembra si voglia suggerire l\u2019idea che l\u2019Italia sia un Paese misero perch\u00e9 in estate ci sono tredici (13) settimane di vacanze contro le sei (6) settimane di altri Paesi. All\u2019estero sono pi\u00f9 laboriosi. Noi siamo le solite cicale, le solite zecche. La realt\u00e0, anche in questo caso, \u00e8 molto diversa e contribuisce ad alimentare una falsa percezione dei fatti. In Italia \u00e8 vero che d\u2019estate ci sono pi\u00f9 vacanze che altrove, ma per un semplice motivo: altrove le vacanze sono concentrate in mesi diversi dell\u2019anno rispetto a quanto avviene da noi. Addirittura in Italia, come testimoniato da uno studio della Indire [26], i giorni di scuola in un anno solare sono 200 contro i 185 della media dell\u2019Unione Europea. Dati, questi, che suonano come una mazzata per i tanti epigoni di Brunetta, Merkel, Draghi riuniti nel coro \u201citaliani fannulloni, choosy, bamboccioni, inoccupabili\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BUONA SCUOLA? PER NULLA!<\/p>\n<p>Va bene. Adesso per\u00f2 direte che Renzi con la Buona Scuola finalmente aumenter\u00e0 la spesa pubblica di tre miliardi per la scuola ed assumer\u00e0 100mila docenti. Insomma: Renzi mette mano alla scuola e la salva dal baratro. Niente: siete proprio fuori strada! Innanzitutto diciamo che la spesa pubblica diretta per l\u2019Istruzione (gi\u00e0 tagliata per 8 miliardi di euro all\u2019anno da Brunetta-Gelmini nell\u2019autunno 2008,ovvero lo 0,5% del PIL), subir\u00e0 una ulteriore decurtazione:\u00a0 stando al DEF [27] licenziato nel 2015 si prevede, infatti, una ulteriore decurtazione della spesa destinata all\u2019istruzione (addirittura riduzione attuata in una previsione di crescita economica, quindi \u00a0potremmo immaginare che i tagli saranno maggiori) che passer\u00e0 dal 3,9% del PIL del 2014 al 3,3% del 2035, con una leggera risalita prevista solo per il 2060!!! Pi\u00f9 dello 0,5% di PIL vuol dire altri 8 miliardi. Se prometti nuovi finanziamenti per 3 miliardi e poi in segreto ne tagli 8 di miliardi vuol dire che al netto riduci ancora la spesa per istruzione. Rispetto al 2008 siamo a circa 13-16 miliardi di euro in meno per l\u2019Istruzione. E non \u00e8 che nel 2008 l\u2019Italia navigasse nell\u2019oro: la condizione di sottofinanziamento, esisteva gi\u00e0 allora. Ok: \u201cPer\u00f2 Renzi assumer\u00e0 100mila nuovi insegnanti!\u201d. Niente di pi\u00f9 falso. Con la Buona Scuola si \u201cstabilizzano\u201d (ovvero viene data la cattedra di ruolo) circa 100mila precari storici che nella scuola ci lavorano gi\u00e0 da decenni con contratti annuali ed a tempo determinato. Questi insegnanti gi\u00e0 lavorano ogni anno nella scuola, gli viene semplicemente riconosciuto il diritto alla stabilizzazione (contratto a tempo indeterminato) dopo oltre 36 mesi di contratti a tempo determinato.<\/p>\n<p>Anzi, visto che il risparmio \u00e8 d\u2019obbligo, nella Riforma-Renzi si prevede per questi docenti la mobilit\u00e0 nazionale: vuoi la cattedra? Ti sbatto a 900 km da casa. Rifiuti? Perdi il posto. E pensare che era stata proprio la Corte di Giustizia Europea a condannare l\u2019Italia all\u2019assunzione di ben 250mila precari storici (quindi c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una riduzione nelle assunzioni rispetto al numero di precari interessati dalla sentenza) per il ricorso abusivo al lavoro precario nella Pubblica Amministrazione, pratica che in Italia si persegue da almeno quaranta anni e che ha portato a numerose sanatorie (in barba al principio costituzionale del concorso pubblico per l\u2019accesso al lavoro statale). Famiglie che si disgregano a causa della mobilit\u00e0 coatta e non facoltativa. Sembrano riecheggiare in maniera sinistra le parole pronunciate da Mario Monti qualche giorno fa su casa di propriet\u00e0 e mobilit\u00e0 del lavoro ad \u201cAgor\u00e0\u201d su Rai Tre [28]. Bisognerebbe, per\u00f2, ricordare che pi\u00f9 della mobilit\u00e0 geografica esiste un altro tipo di mobilit\u00e0 che \u00e8 molto pi\u00f9 importante: la mobilit\u00e0 sociale, che in teoria dovrebbe aumentare con il maggiore livello di istruzione (specie se Terziaria). Ma almeno nella Buona Scuola si parla di didattica? Nemmeno per sogno. L\u2019unica novit\u00e0 \u00e8 l\u2019introduzione dell\u2019alternanza scuola-lavoro promossa da Poletti e voluta da Confindustria che cos\u00ec potr\u00e0 accedere a manodopera a costo ridotto o gratuito facendo aumentare a dismisura i profitti e riducendo i costi di produzione (David Ricardo \u00e8 vivo e lotta insieme a voi!). Per il resto la Riforma del duo Renzi-Giannini porter\u00e0 poco altro: aumento dei poteri dei Presidi (come far\u00e0 un Preside-docente di materie scientifiche a valutare un docente di lingue o di materie letterarie?); chiamata diretta; albi territoriali rinnovati ogni triennio (dunque addio alla continuit\u00e0 didattica ed alla possibilit\u00e0 di farsi una famiglia per gli insegnanti, dato che questi albi territoriali dai quali verranno chiamati i docenti saranno a carattere provinciale \u2013 e notoriamente non tutte le province italiane brillano per rete viaria); il monte orario verr\u00e0 ancora accresciuto per risparmiare soldi sulle cattedre (che quindi verranno presumibilmente ridotte ulteriormente); l\u2019apertura della scuola anche nei mesi estivi (ma giova ricordare che nei mesi estivi le scuole sono gi\u00e0 aperte e gli insegnanti gi\u00e0 lavorano ogni estate); si accorperanno le segreterie delle scuole per ridurre il personale non docente; 400 euro di detrazione fiscale per gli alunni iscritti alle Private; limite di 36 mesi per effettuare supplenze (quindi dopo 36 mesi il precario perde la possibilit\u00e0 di lavorare a scuola: bel modo di eliminare il precariato dato che si elimina direttamente il precario!). E questo vi sembra poco? L\u2019avesse fatto Berlusconi vi sareste suicidati in piazza per \u201cdifendere la Costituzione dall\u2019attacco fascista\u201d invocando l\u2019intervento armato di Usa ed Ue a difesa dei diritti dei lavoratori. Non c\u2019\u00e8 che dire: proprio una riforma \u201ckeynesiana\u201d, \u201cespansiva\u201d e \u201csocialista\u201d. O forse \u00e8 tutto marketing finalizzato all\u2019aumento dei profitti del Privato?<\/p>\n<p>L\u2019IMPATTO DELL\u2019AUSTERITA\u2019 SUI DIRITTI<\/p>\n<p>Non bastassero questi dati drammatici ed atavici ci si \u00e8 messa pure la crisi con tanto di austerit\u00e0. Ma quali sono stati gli effetti dell\u2019austerit\u00e0 sulla scuola? Ci vengono in aiuto due studi commissionati dal Parlamento Europeo e consultabili sul sito web dello stesso. Nel primo [29] viene fatta una panoramica sull\u2019intera Unione Europea e leggiamo dati sconvolgenti sull\u2019istruzione obbligatoria: innanzitutto sono state accorpate numerose scuole per ridurre i costi del personale non educativo ed in Grecia, ad esempio, si \u00e8 passati dai circa 6000 istituti del 2008 ai circa 4000 del 2013; c\u2019\u00e8 stata una generale riduzione dei salari, licenziamenti, mancato turn over; \u00e8 aumentato il numero di studenti per classe mentre il numero di alunni per docente \u00e8 diminuito; sono aumentate le ore di lavoro; sono aumentati gli alunni disabili ma \u00e8 diminuito il personale specializzato sul sostegno; si sono ridotte le classi per bambini stranieri e le comunit\u00e0 di migranti e di marginalizzati hanno visto allontanarsi la possibilit\u00e0 di mandare i figli a scuola. Sempre in questo studio emerge come l\u2019aumento del numero di alunni per insegnante avr\u00e0 effetti deleteri sull\u2019educazione e sui processi di apprendimento dei giovani. In pi\u00f9 sono peggiorate le condizioni igieniche \u2013 ed in certi casi anche strutturali \u2013 degli edifici scolastici; c\u2019\u00e8 stata riduzione nell\u2019equit\u00e0 dei risultati scolastici tra scuole \u201cricche\u201d e scuole di frontiera; c\u2019\u00e8 stata riduzione del servizio mensa particolarmente aggressivo e dannoso per le famiglie meno abbienti &#8211; in particolare per gli spagnoli, i cui figli non hanno pi\u00f9 nemmeno la mensa scolastica come barriera contro la malnutrizione.<\/p>\n<p>Nel secondo studio [30] ci si concentra, invece, sull\u2019Italia e sugli effetti dell\u2019austerit\u00e0 sul sistema educativo italiano. Qui si punta il dito contro lo storico sottofinanziamento dell\u2019Istruzione ulteriormente aggravato dalla Legge 122\/2008 (Legge Brunetta) e dalla Legge 240\/2010 (Legge Gelmini) che hanno ridotto la spesa di 8 miliardi (in modo da uniformarsi ai diktat europei). Altre decisioni prese dall\u2019ultimo Governo Berlusconi riguardavano il blocco del turn over, la riduzione dei salari, l\u2019aumento del rapporto alunni-insegnanti e l\u2019aumento dell\u2019affollamento delle classi, la riduzione del personale non educativo e la riduzione del personale educativo con la reintroduzione del maestro unico alle Scuole Primarie che ha portato a circa 140mila esuberi solo tra i docenti. Il quadro italiano viene poi completato da skills poco performanti in ambito di conoscenze ed abilit\u00e0 nell\u2019intera area Oecd a causa di politiche fallimentari sull\u2019istruzione (ma non dimentichiamoci il fardello delle scuole private in queste graduatorie che pesano come un macigno, nelle scuole pubbliche si recuperano almeno dieci posizioni) e di una politica industriale basata su basse tecnologie e poca innovazione. Sempre nell\u2019ambito delle riforme berlusconiane con il DPR 81\/2009 \u00e8 addirittura previsto che la media di studenti per classe cresca per tutti cicli raggiungendo le 30 unit\u00e0 a classe. Contestualmente, per\u00f2, il numero di scolari \u00e8 aumentato, con ovvie ripercussioni sulla qualit\u00e0 del servizio offerto. Gli effetti di tali misure, oltre alla crisi, hanno generato l\u2019accorpamento di sedi scolastiche (contravvenendo al consolidato sistema pubblico italiano che prevedeva di raggiungere con i propri servizi anche i centri pi\u00f9 piccoli ed isolati), rendendo in molti casi difficoltoso l\u2019accesso all\u2019Istruzione. I salari vengono riconosciuti come ridotti rispetto all\u2019Europa in una forbice tra il 6% ed il 18%, mentre viene confermata l\u2019et\u00e0 media eccessivamente alta (oltre il 60% degli insegnanti ha pi\u00f9 di 50 anni).<\/p>\n<p>Lo scenario, se non allarmante e drammatico, dovrebbe ora almeno apparirvi pi\u00f9 chiaro e decisamente grottesco per come \u00e8 infarcito di slogan beceri propinati dai cani da guardia nell\u2019informazione. La cosa divertente \u00e8 che Renzi, in qualit\u00e0 di semplice referente politico \u2013 quindi oggetto e non soggetto \u2013 che agisce in nome e per conto di altrui interessi (non certo quelli del Popolo) ci d\u00e0 anche le coordinate per uscire da questa \u201ccaverna platonica\u201d: la Cultura \u00e8 ci\u00f2 che salver\u00e0 il Paese. Lo ha detto pochi giorni fa in una delle tante occasioni ipermediatiche delle quali \u00e8 protagonista. Cultura, quindi istruzione, dubbio, ricerca, metodo scientifico, osservazione: questi gli antidoti alle menzogne della deriva antisociale ed antiumana dei tempi moderni. Gli insegnanti, dal canto loro, dovrebbero capire bene quel che sta accadendo attorno a loro: la frantumazione dei diritti costituzionali e del Welfare State nonch\u00e9 la svendita dei servizi pubblici essenziali \u00e8 dietro l&#8217;angolo. Il dogma del vincolismo esterno europeo \u00e8 quello che ci sta obbligando a cedere pezzi di Stato, che ci sta obbligando a misure recessive. Volere l&#8217;euro e rifiutare l&#8217;austerit\u00e0 come vuole Tsipras equivale a voler la moglie ubriaca e la botte piena. Una contraddizione in termini di cui la classe insegnante dovr\u00e0 prendere coscienza.<\/p>\n<p>RIFERIMENTI<\/p>\n<p>[1] Istat Annuario Statistico 2014, p. 211<\/p>\n<p>[2] Ivi, p. 213<\/p>\n<p>[3] Ivi, p. 225<\/p>\n<p>[4] ibidem<\/p>\n<p>[5] ibidem<\/p>\n<p>[6] Ivi, p. 226<\/p>\n<p>[7] http:\/\/www.ilquotidianoweb.it\/news\/idee-societa\/723390\/Al-Sud-in-5-anni-e.html<\/p>\n<p>[8] http:\/\/www.istruzione.it\/allegati\/2014\/Avvio_Anno_Scolastico2014_2015_3.pdf<\/p>\n<p>[9] Ivi, p. 3<\/p>\n<p>[10] Ivi, pp. 4-8<\/p>\n<p>[11] Ivi, pp. 10-11<\/p>\n<p>[12] http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2015\/01\/19\/news\/scuole-private-soldi-pubblici-1.195428<\/p>\n<p>[13] http:\/\/www.webalice.it\/paolo.latella\/libronero_latella.pdf<\/p>\n<p>[14] http:\/\/www.repubblica.it\/scuola\/2010\/12\/10\/news\/pubbliche_private-10029837\/<\/p>\n<p>[15] http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2012\/04\/05\/scuola-pubblica-surclassa-quella-privata-ecco-classifiche-della-fondazione-agnelli\/202549\/<\/p>\n<p>[16] http:\/\/www.repubblica.it\/scuola\/2012\/04\/03\/news\/flop_scuole_paritarie-32693561\/<\/p>\n<p>[17] http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2007\/09\/01\/rette-troppo-care-fuga-dalla-scuola-privata.html<\/p>\n<p>[18] https:\/\/it.finance.yahoo.com\/notizie\/imu-tasi-la-chiesa-non-paga-esenti-scuole-private-e-cliniche-convenzionate-104407563.html<\/p>\n<p>[19] http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2013-04-06\/italia-fanalino-coda-spesa-145728.shtml?uuid=Abq1XnkH&amp;refresh_ce=1<\/p>\n<p>[20] http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2012-09-26\/ricerca-eurispes-italia-impiegati-115157.shtml?uuid=AbjVOujG<\/p>\n<p>[21] http:\/\/www.deagostinigeografia.it\/wing\/confmondo\/confronti.jsp?goal=100077&amp;section=2&amp;year=2015&amp;title=PIL%20totale<\/p>\n<p>[22] http:\/\/www.oecd.org\/edu\/Italy-EAG2014-Country-Note-Italian.pdf<\/p>\n<p>[23] http:\/\/www.oecd.org\/edu\/Italy_EAG2013%20Country%20Note%20(ITA).pdf<\/p>\n<p>[24] http:\/\/www.uil.it\/uilscuola\/sites\/default\/files\/02_italia_e_indicatori_europei.pdf<\/p>\n<p>[25] http:\/\/www.repubblica.it\/scuola\/2015\/03\/23\/news\/vacanze_estive_ecco_quanto_durano_in_europa_italia_in_testa-110296229\/<\/p>\n<p>[26] http:\/\/www.indire.it\/lucabas\/lkmw_file\/eurydice\/\/\/Cifre_chiave_istruzione_2012.pdf<\/p>\n<p>[27] http:\/\/www.corriere.it\/scuola\/dati-e-statistiche\/15_aprile_10\/istruzione-spesa-pubblica-scendera-prossimi-15-anni-9f0018b2-df70-11e4-9755-7346caf2920e.shtml<\/p>\n<p>[28] http:\/\/www.imolaoggi.it\/2015\/07\/30\/monti-quando-ce-la-casa-di-proprieta-il-mercato-del-lavoro-e-meno-mobile\/<\/p>\n<p>[29] http:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/STUD\/2015\/510021\/IPOL_STU(2015)510021_EN.pdf<\/p>\n<p>[30] http:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/STUD\/2015\/510018\/IPOL_STU(2015)510018_EN.pdf<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Media, informatori \u2013 o disinformatori \u2013 di professione, osservatori politici nonch\u00e9 uomini e donne qualsiasi si sprecano a dare la loro visione del mondo e dei problemi. 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