{"id":14075,"date":"2015-08-05T12:09:59","date_gmt":"2015-08-05T12:09:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14075"},"modified":"2015-08-05T12:09:59","modified_gmt":"2015-08-05T12:09:59","slug":"le-vittime-della-vacuita-del-pil-e-del-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14075","title":{"rendered":"Le vittime della vacuit\u00e0 del PIL e del debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>GIAN FEDERICO ARKEL<\/strong> (ARS Varese)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Oggi, nei paesi &#8220;occidentali&#8221;, o meglio &#8220;americanizzati&#8221;, tutto dipende dal PIL. Se il PIL \u00e8 elevato, il paese \u00e8 considerato ricco; se basso, povero. Quando il PIL aumenta dello 0,5%, il governo esulta come se avesse compiuto il miracolo e ad alcuni di noi scappa un sorriso. Quando cala della stessa cifra, stiamo tutti ad accusare la palese insufficienza delle riforme, chinando la schiena, avviliti ed appesantiti di un macigno non nostro, bench\u00e8 una nostra corresponsabilit\u00e0 esista solo per il fatto di accettare inermi quasi tutto quello che ci viene ordinato. <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Soprattutto gli ultimi governi Berlusconi hanno propagandato il principio della &#8220;fiducia nei mercati&#8221;, perch\u00e9 in una popolazione fiduciosa aumenta la propensione alla spesa e, di conseguenza, aumentano gli ordini e le produzioni; si incrementa il lavoro, si investono capitali in beni soprattutto immobili, titoli ed azioni. La maggior richiesta ne aumenta il valore e va decisamente a incidere anche sul PIL. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\">Tutto ci\u00f2 crea un ciclo &#8220;positivo&#8221; ma &#8220;vuoto&#8221; di contenuti in quanto non sorretto dalla sostanza rappresentata dal reale valore di quanto acquistato e supportato da retribuzioni proporzionali. Infatti, prima o poi i valori saranno irreali e la sopravvalutazione ne impedir\u00e0 l&#8217;acquisto: il cosiddetto &#8220;scoppio della bolla&#8221;. Se poi il timore di perdere quanto investito \u00e8 elevato, si immetter\u00e0 sul mercato tutto ci\u00f2 che in precedenza \u00e8 stato acquistato, creando un <\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\"><i>surplus<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\"> e una relativa svalutazione di titoli, azioni e prodotti tale da rischiare di non rappresentare, a quel punto, neppure il reale valore del bene. <\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Osserviamo, quindi, come il fattore psicologico possa modificare l&#8217;economia reale creando cicli positivi e negativi e influenzando, pertanto, PIL e debito pubblico.<\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Solitamente sopravvivono al momento di crisi economica quegli Stati e aziende che, oltre a non essersi esposti acquistando titoli o azioni, soprattuto estere, hanno creato dapprima le basi del reale valore della propria economia investendo in istruzione, ricerca ed innovazione. L&#8217;invenzione di nuovi prodotti, metodi, materiali, cure crea la base per alimentare un nuovo ciclo positivo e probabilmente migliorativo delle condizioni della popolazione.<\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Come dicevo, il fattore psicologico non supportato da un reale valore della propria economia influenzer\u00e0 il PIL ed il debito pubblico, calcolato in percentuale sul PIL. Da esso conseguiranno la dipendenza di un Paese dai creditori e la possibilit\u00e0 di avere proprie e autonome politiche economiche essendo pi\u00f9 o meno ricattabili. <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Il PIL come indicatore di ricchezza comprende, oltre alle spese dello Stato, gli investimenti ed i movimenti di denaro &#8211; inclusi, in in UE dall&#8217;autunno scorso, anche quelli che in realt\u00e0 hanno valenza sociale negativa e non sono indicatori del progresso e del benessere reale: prostituzione, contrabbando, spaccio ecc. Cos\u00ec come il PIL non rispecchia il reale benessere della popolazione, anche il debito pubblico, essendovi correlato, non identifica la tipologia della spesa, che avr\u00e0 necessariamente una forte ricaduta sociale. <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">La Romania di Ceausescu, per esempio, estinse praticamente il proprio debito pubblico con l&#8217;obiettivo di eliminare la dipendenza nei confronti degli Stati esteri (lodevole proposito) ma dovette razionare tutto: benzina, cibo, energia elettrica. Ci\u00f2 produsse un tale malcontento tra la popolazione che nel 1989, dopo otto anni di sacrifici, si verificarono la rivoluzione e l&#8217;uccisione del dittatore comunista. La Norvegia, nonostante ultimamente presenti indicatori economici in fase moderatamente &#8220;negativa&#8221;, \u00e8 attualmente l&#8217;unico Paese al mondo con il &#8220;credito pubblico&#8221;. Ha un buon sistema sociale, un alto indice di sviluppo umano, senso del bene comune e lungimiranza negli investimenti. Altri Paesi, come l&#8217;Italia, hanno visto un aumento del debito pubblico negli anni &#8217;80 per le migliorie apportate allo &#8220;Stato sociale&#8221;, non compensato, per\u00f2, per scarsa lungimiranza, da un progressivo aumento delle tasse. Attualmente, in regime di perdita di sovranit\u00e0 l&#8217;Italia ha cercato rimedi all&#8217;abbattimento del debito pubblico con elevate tasse ma senza successo a causa della stagnazione e recessione economica impostaci e dell&#8217;impossibilit\u00e0 di intraprendere manovre correttive formative, di ricerca e sviluppo che nel medio e lungo periodo porterebbero certi benefici. Altri Stati ancora con altissimo debito pubblico, come il Giappone, presentano un ottimo sistema sociale o pessimo come lo Zimbabwe.<\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Questo per evidenziare quanto gli indicatori economici coi quali siamo cresciuti, da cui dipendiamo, di cui siamo succubi e vittime possono essere influenzati dalla &#8220;psicologia di massa&#8221; e non dalla reale economia e dal benessere e progresso di una popolazione. Indicatori che in realt\u00e0 rappresentano poco e nulla: vuoti e freddi numeri, pressoch\u00e8 insignificanti per comprendere i reali fenomeni sociali e di sviluppo di una Nazione. Non indicano n\u00e9 la ricchezza, che pu\u00f2 essere nelle mani di pochissimi, n\u00e9 lo sviluppo sociale, tecnologico, formativo-culturale ed umano di un Paese. <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Un PIL medio-basso e un elevato debito pubblico causato da una notevole spesa sanitaria e per il welfare che in passato caratterizzava l&#8217;Italia e oggi alcuni paesi dell&#8217;America Latina come potrebbe essere condannabile? <\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\">Per questo uno Stato dovrebbe essere sempre sovrano e indipendente (al massimo contemplando forme di stretta collaborazione con altri Stati sovrani), in grado di controllare direttamente i propri settori strategici e rimanere neutro rispetto alle politiche ostruzionistiche internazionali. E dovrebbe accentrare il proprio debito, se proprio dev&#8217;essere contratto, nelle mani di quegli stessi cittadini a cui spettano servizi e prestazioni cosicch\u00e8 vi sia un ritorno in termini di efficienza, qualit\u00e0 ed equit\u00e0 di trattamento. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\">Oggi siamo vittime silenti di indicatori come il PIL e il debito pubblico che in realt\u00e0 poco indicano ma che impediscono il benessere di una popolazione rendendola dipendente da terzi ed incapace di agire. Dobbiamo liberare le nostre menti da anni di propaganda in tale senso ed affidarci al benessere reale che \u00e8 possibile creare con uno Stato che abbia a cuore le sorti ed il futuro del popolo. Dovremo affidarci maggiormente ai nuovi indicatori come l&#8217;ISU (<\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\"><i>Indice di sviluppo umano<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-size: large;\"><span lang=\"\">), che contempla: la promozione dei diritti umani, il diritto ad una convivenza pacifica, la difesa dell&#8217;ambiente naturale, lo sviluppo sostenibile delle risorse territoriali, lo sviluppo del sistema sanitario e delle politiche sociali a protezione delle fasce deboli, l&#8217;educazione di base, la partecipazione democratica, le opportunit\u00e0 di sviluppo ed inserimento nella vita sociale ed, ebbene s\u00ec, anche lo sviluppo dell&#8217;economia: meglio, per\u00f2, se locale!<\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAN FEDERICO ARKEL (ARS Varese) &nbsp; Oggi, nei paesi &#8220;occidentali&#8221;, o meglio &#8220;americanizzati&#8221;, tutto dipende dal PIL. 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