{"id":14306,"date":"2015-09-16T09:41:16","date_gmt":"2015-09-16T09:41:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14306"},"modified":"2015-09-16T09:41:16","modified_gmt":"2015-09-16T09:41:16","slug":"e-il-sud","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14306","title":{"rendered":"E il Sud ?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><em>Di NICOLA DI CESARE (ARS Sardegna)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa convulsa estate di propaganda di regime, tra ridanciani annunci di ripresa economica in assenza di aumento dell\u2019occupazione e la stampa impegnata a distrarre le masse con l\u2019ondata migratoria, in Italia si gioca una partita a tressette col morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il morto \u00e8 il Sud Italia, una parte del paese ormai alla deriva, dimenticata, non a caso, dagli organi di informazione e dalle politiche economiche nazionali; perch\u00e9 di Sud, date le sue attuali condizioni socioeconomiche, non si pu\u00f2 e non si deve parlare; ne parliamo dunque noi cercando di rispolverare un\u2019argomentazione, vecchia come l\u2019unit\u00e0 del paese, che proprio di quell\u2019unit\u00e0 dovrebbe essere l\u2019architrave, quella che Antonio Gramsci definiva come <em>\u201cLa quistione meridionale\u201d<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019argomento \u00e8 controverso e spinoso sia dal punto di vista storico che statistico economico e ancor pi\u00f9 dal lato politico economico ma al netto delle numerose analisi, su cui si sono versati interi oceani d\u2019inchiostro, possiamo partire dalle condizioni di fatto che fotografano l\u2019attuale situazione del Sud Italia.<br \/>\nI dati assoluti sono poco incoraggianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 2008, allo scoppio della crisi generata \u201cin vitro\u201d, il PIL per abitante del mezzogiorno \u00e8 pari a circa il 50% del PIL per abitante del centro nord. Questo dato era allora simile a quello statistico del 1951; oggi \u00e8 inferiore dal momento che i tassi di decrescita registrati negli ultimi anni sono stati pi\u00f9 alti al Sud che non al Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 2008 al 2014 il Sud ha perso 13 punti di PIL dal 2007 ad oggi, il Centro Nord 7,4, il Centro 10,4, L\u2019Italia 8,4. La Grecia nello stesso periodo ha perso solo l\u2019 1,4% di PIL, ci\u00f2 significa che il meridione d\u2019Italia \u00e8 la regione del continente Europeo ad aver subito il maggior tasso di arretramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il calo nell\u2019ultimo anno fa scendere il tasso di occupazione del Mezzogiorno sotto al 42% contro il 65% del nord; il tasso di disoccupazione del Sud si attesta al 19,5% contro l\u2019 8,5% del Nord. Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unit\u00e0, tutti concentrati nel Centro-Nord (133mila). Il Sud, invece, ne ha persi 45mila. Essendo questi dati tratti da analisi ISTAT ed essendo note le modalit\u00e0 di calcolo dei tassi di disoccupazione la situazione \u00e8 ben peggiore di quella ufficialmente divulgata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli investimenti fissi lordi, dal 2008 al 2014 sono Calati del 38% nel Meridione e del 27% nel Centro-Nord e continuano a calare con differenziali negativi marcati a sfavore del Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al Sud si rileva un aumento del 40% di famiglie povere nell&#8217;ultimo anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Sud ha ricevuto negli ultimi anni il pi\u00f9 grande taglio di risorse per il funzionamento del suo apparato pubblico ed in particolare su scuola, universit\u00e0 e sanit\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Sud Italia \u00e8 in ginocchio. Alla deindustrializzazione selvaggia fa da contraltare la tremenda decadenza infrastrutturale, che si aggiunge alla sua cronica carenza, e vaste aree territoriali sono abbandonate a se stesse o a strutture e organizzazione extrastatali o extralegali senza la minima possibilit\u00e0 di un controllo pubblico su di esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che fa il governo ? Attua una politica molto semplice. Non fa assolutamente nulla perch\u00e9 le poche risorse che i vincoli dell\u2019Unione Europea le consente di utilizzare non sono sufficienti nemmeno per l\u2019ordinaria amministrazione. L\u2019Italia <em>de facto<\/em> non possiede pi\u00f9 un\u2019amministrazione dello Stato in grado di controllare i propri territori; ma se possibile fa anche peggio; con l\u2019articolo 12 della legge di stabilit\u00e0 per il 2015 il governo ha infatti disposto la cancellazione di investimenti nel Mezzogiorno per 3,5 miliardi di euro, tagliando le risorse del Piano di azione coesione per circa 10 miliardi; gli unici denari disponibili per il Sud dovrebbero arrivare da Fondi strutturali Europei erogati su base localistica e privatistica secondo una programmazione totalmente avulsa dalle esigenze di sviluppo del sistema economico macroterritoriale e con regole degne della peggior burocrazia Sovietica. In pratica l\u2019Italia finanzia l\u2019UE che poi dovrebbe riportare gli stessi denari in Italia solo su presentazione di progetti locali e quasi sempre in cofinanziamento pubblico-privato in un territorio in cui le banche private raramente erogano ai privati un solo euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 stato sempre cos\u00ec; facciamo un passo indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino alla met\u00e0 degli anni \u201880 il Sud correva pi\u00f9 del Nord. Nel trentennio 1951-1981 il mezzogiorno d\u2019Italia atten\u00f2 il suo divario guadagnando mezzo punto di PIL pro capite all\u2019anno rispetto al Nord per effetto del costante aumento di produttivit\u00e0 del mezzogiorno rispetto al Settentrione. Successivamente, tra il 1981 e il 2007 (ancor peggio oggi) il divario si riattest\u00f2 sui livelli del 1930 !<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa accadde in quegli anni ? Una cosa semplicissima. A far quadrare i conti furono le tanto disprezzate (dai capitalisti liberoscambisti) politiche di industrializzazione del meridione realizzate con l\u2019impiego di capitale pubblico. Un\u2019azione di decentramento della concentrazione industriale del paese verso le periferie che \u201crischiava\u201d di sottrarre alle elite industriali del centro nord il monopolio dei mercati nazionali e che contribu\u00ec a far diventare l\u2019Italia una potenza industriale capace di insidiare la leadership delle economie del Nord Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato dell\u2019opera della Cassa per il mezzogiorno e dell\u2019istituto delle partecipazioni statali affidato nel 1956 a un omonimo ministero soppresso nel 1993, fu quello di attuale una previsione che all\u2019epoca della sua formulazione poteva apparire come visionaria ma che se reinterpretata in chiave recente va ben oltre il suo significato rivoluzionario:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u201cLa borghesia settentrionale ha soggiogato l\u2019Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento; il proletario settentrionale, emancipando se stesse dalla schiavit\u00f9 capitalistica, emanciper\u00e0 le masse contadine meridionali <strong>asservite<\/strong> <strong>alla banca e all\u2019industrialismo parassitario del Settentrione<\/strong>. La rigenerazione politica ed economica dei contadini non deve essere ricercata nella divisione delle terre incolte o mal coltivate, ma nelle solidariet\u00e0 del proletariato industriale, che ha bisogno a sua volta dei contadini, che ha interesse acch\u00e8 il capitalismo non rinasca economicamente dalla propriet\u00e0 terriera e ha interesse acch\u00e8 l\u2019Italia meridionale e le isole non diventino una base militare di controrivoluzione capitalista. Imponendo il controllo operaio sull\u2019industria, il proletario rivolger\u00e0 l\u2019industria alla produzione di macchine agricole per i contadini, di stoffe e calzature per i contadini, impedir\u00e0 che l\u2019industria e la banca sfruttino i contadini e li soggioghino come schiavi alle casseforti&#8230; (omissis) instaurando lo stato operaio che soggioghi i capitalisti alle legge del lavoro utile\u2026\u201d (Antonio Gramsci da L\u2019Ordine Nuovo 3 Gennaio 1920).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il divario testimoniato dai rapporti di forza tra nord e sud di allora, che ancora, dopo quasi 100 anni, permane, si pu\u00f2 comprendere con maggior chiarezza oggi se rapportato alla condizione nazionale nei confronti del giogo della finanza Nordeuropeista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;auspicio di Gramsci divenne realt\u00e0, ventotto anni pi\u00f9 tardi, declinato secondo le categorie e le esigenze dei tempi, dalla traduzione in politica economica del dettame della Costituzione della Repubblica Italiana del 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le statistiche parlano, tuttavia, pi\u00f9 di mille parole e la rincorsa all\u2019annullamento del divario di produttivit\u00e0 e di reddito si ferm\u00f2 proprio nel 1981, anno in cui il capitale apolide transnazionale decise che l\u2019epoca dello stato parificatore e dispensatore del diritto al lavoro doveva essere spazzata via e con lei anche le speranze del meridione d\u2019Italia di riunirsi e di contribuire alla crescita del paese con pari mezzi e pari dignit\u00e0; in quell\u2019anno, la separazione tra le politiche monetarie della banca d\u2019Italia e le esigenze di finanziamento dell\u2019azione dello Stato attraverso lo scoperto di conto corrente di tesoreria e il riacquisto delle attivit\u00e0 di mercato aperto, impedirono di fatto allo stato democratico di disporre delle risorse per attuare le necessarie politiche di riunificazione economica del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il resto \u00e8 storia recente fatta di svendita dello stato alla speculazione privata per via Unionista, di demolizione dei diritti del lavoro, dei diritti sociali, di disoccupazione dilagante per via Eurista e di demolizione delle fondamenta dello Stato Italiano per mano degli attuali protettorati governativi di derivazione coloniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riprendere in mano quel percorso, abbandonando la deriva fascista globalista delle elite finanziarie apolidi dell\u2019Unione Europea, \u00e8 un dovere civico che dobbiamo assolvere per la sopravvivenza fisica del nostro paese e nel rispetto dei padri della nostra costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riferimenti web:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=qGCxyl3xtdYC&amp;pg=PA273&amp;lpg=PA273&amp;dq=divario+nord+sud+istat&amp;source=bl&amp;ots=ZSfWuC2Nb_&amp;sig=So4KBUVgNYl-WaiUK1m075fLrmA&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q=divario%20nord%20sud%20istat&amp;f=false\">https:\/\/books.google.it\/books?id=qGCxyl3xtdYC&amp;pg=PA273&amp;lpg=PA273&amp;dq=divario+nord+sud+istat&amp;source=bl&amp;ots=ZSfWuC2Nb_&amp;sig=So4KBUVgNYl-WaiUK1m075fLrmA&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q=divario%20nord%20sud%20istat&amp;f=false<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.paolomalanima.it\/default_file\/Papers\/ORIGINI_DIVARIO.pdf\">http:\/\/www.paolomalanima.it\/default_file\/Papers\/ORIGINI_DIVARIO.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.senato.it\/3182?newsletter_item=1530&amp;newsletter_numero=149\">https:\/\/www.senato.it\/3182?newsletter_item=1530&amp;newsletter_numero=149<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.senato.it\/application\/xmanager\/projects\/senato\/file\/repository\/relazioni\/biblioteca\/minervaweb\/Percorsi_13_Italia_5_bibl.pdf\">https:\/\/www.senato.it\/application\/xmanager\/projects\/senato\/file\/repository\/relazioni\/biblioteca\/minervaweb\/Percorsi_13_Italia_5_bibl.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2014\/05\/cap1.pdf\">http:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2014\/05\/cap1.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.svimez.info\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=271&amp;Itemid=127&amp;lang=it\">http:\/\/www.svimez.info\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=271&amp;Itemid=127&amp;lang=it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/159350\">http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/159350<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=2Op3uuw5QeYC&amp;pg=PT97&amp;lpg=PT97&amp;dq=crescita+sud+anni+70&amp;source=bl&amp;ots=5yOfAC8d0Y&amp;sig=Ca_NEYj4C6EfV3BeFGCyFR29J7E&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q=crescita%20sud%20anni%2070&amp;f=false\">https:\/\/books.google.it\/books?id=2Op3uuw5QeYC&amp;pg=PT97&amp;lpg=PT97&amp;dq=crescita+sud+anni+70&amp;source=bl&amp;ots=5yOfAC8d0Y&amp;sig=Ca_NEYj4C6EfV3BeFGCyFR29J7E&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;redir_esc=y#v=onepage&amp;q=crescita%20sud%20anni%2070&amp;f=false<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di NICOLA DI CESARE (ARS Sardegna) In questa convulsa estate di propaganda di regime, tra ridanciani annunci di ripresa economica in assenza di aumento dell\u2019occupazione e la stampa impegnata a distrarre le masse con l\u2019ondata migratoria, in Italia si gioca una partita a tressette col morto. 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