{"id":14319,"date":"2015-09-18T08:21:21","date_gmt":"2015-09-18T08:21:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14319"},"modified":"2015-09-18T08:21:21","modified_gmt":"2015-09-18T08:21:21","slug":"la-ragioni-che-spinsero-mazzini-alla-pubblicazione-della-giovine-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14319","title":{"rendered":"La ragioni che spinsero Mazzini alla pubblicazione della \u201cGiovine Italia\u201d"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rileggiamo le parole con cui Giuseppe Mazzini introduceva il primo numero del periodico \u201c<em>La Giovine Italia<\/em>\u201d, uscito nel 1832. Risaltano il richiamo all\u2019educazione, come prima necessit\u00e0 per un popolo che aspira a rigenerarsi, e l\u2019invito a non affidarsi agli elementi apicali della vecchia societ\u00e0, i quali intendevano cavalcare la spinta al rinnovamento e contemporaneamente adottare un paternalismo volto a raffreddare gli aneliti pi\u00f9 vitali nel popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cgiovine Italia\u201d, animata da una fede ottimistica nell\u2019avvenire, avrebbe dovuto da l\u00ec in avanti depurarsi degli elementi servili e meschini per assumere (come poi si verific\u00f2 nei fatti) un carattere marcatamente popolare e progressista. Per questo l\u2019Apostolo del Risorgimento scopr\u00ec la necessit\u00e0 di scrivere al popolo e per il popolo. In proposito A. Galante Garrone osservava: \u00ab<em>Egli aveva concepito la \u201cGiovine Italia\u201d come un periodico destinato a un\u2019\u00e9lite, a un partito di quadri: studenti, intellettuali, professionisti della classe media, tutt\u2019al pi\u00fa artigiani istruiti. Sarebbe poi spettato a costoro, politicamente e culturalmente ispirati dal foglio mazziniano, illuminare e guidare le incolte e ignare masse popolari<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la societ\u00e0 italiana si \u00e8 rinnovata, superando cos\u00ec le secolari lotte fratricide tra legittimisti filopapisti e filoimperiali, e giungendo gradualmente alla moderna nozione di sovranit\u00e0 popolare, lo dobbiamo anche e soprattutto all\u2019insegnamento di Giuseppe Mazzini.<\/p>\n<p>(G.L.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se un Giornale a noi Italiani esuli raminghi, e sbattuti dalla fortuna fra gente straniera, senza conforto fuorch\u00e9 di speranza, senza pascolo all\u2019anima fuorch\u00e9 d\u2019ira e dolore, non dovesse riuscire che sfogo sterile, noi taceremmo. Fra noi, finora, s\u2019\u00e8 speso anche troppo tempo in parole: poco in opere; e se non guardassimo che a\u2019 suggerimenti dell\u2019indole propria, il silenzio ci parrebbe degna risposta alle accuse non meditate, e alla prepotenza de\u2019 nostri destini: il silenzio, che freme e sollecita l\u2019ora della giustificazione solenne; ma guardando alle condizioni presenti e al voto che i nostri fratelli ci manifestano, noi sentiamo la necessit\u00e0 di rinnegare ogni tendenza individuale a fronte del vantaggio comune: noi sentiamo urgente il bisogno di alzare una voce libera, franca e severa che parli la parola della verit\u00e0 ai nostri concittadini, e a\u2019 popoli che contemplano la nostra sventura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le grandi rivoluzioni si compiono pi\u00fa coi principii che colle baionette: dapprima nell\u2019ordine morale, poi nel materiale<\/strong>.<strong> Le baionette non valgono, se non quando rivendicano o tutelano un diritto: e diritti e doveri nella societ\u00e0 emergono tutti da una coscienza profonda, radicata ne\u2019 pi\u00fa: la cieca forza pu\u00f2 generare vittime e martiri e trionfatori; ma il trionfo, collochi la sua corona sulla testa d\u2019un re o d\u2019un tribuno, quand\u2019osta al volere dei pi\u00fa, rovina pur sempre in tirannide.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I soli principii diffusi e propagati per via di sviluppo intellettuale nell\u2019anime manifestano ne\u2019 popoli il diritto alla libert\u00e0, e creandone il bisogno, danno vigore e giustizia di legge alla forza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Quindi la urgenza dell\u2019istruzione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[&#8230;] In Italia come in ogni paese che aspira a ricrearsi v\u2019\u00e8 un urto d\u2019elementi diversi, di passioni, che assumono forme varie, d\u2019affetti tendenti in sostanza a uno stesso fine, ma con modificazioni presso che all\u2019infinito. Molti, anime alteramente sdegnose, abborrono lo straniero, e gridano libert\u00e0 soltanto perch\u00e9 lo straniero la vieta. Ad altri la idea della riunione d\u2019Italia sorride unica, n\u00e9 ad essi increscerebbe il concentrarne le membra sotto l\u2019impero d\u2019una volont\u00e0 forte, foss\u2019anche di tiranno cittadino, o straniero. Alcuni paurosi delle grandi scosse, e diffidando di potere senza lunghi travagli soffocare ad un tratto tutti quanti gl\u2019interessi privati e le gare di provincia a provincia, s\u2019arretrano davanti al grido d\u2019unione assoluta, ed accetterebbero una divisione che minorasse non fosse altro il numero delle parti. <strong>Pochi intendono, o pajono intendere la necessit\u00e0 prepotente, che contende il progresso vero all\u2019Italia, se i tentativi non s\u2019avviino sulle tre basi inseparabili dell\u2019Indipendenza, della Unit\u00e0, della Libert\u00e0. Pur questi pochi aumentano ogni di pi\u00fa, ed assorbiranno rapidamente tutte l\u2019altre opinioni.<\/strong> L\u2019abborrimento al Tedesco, la smania di scotere il giogo, e il furore di Patria sono passioni universalmente diffuse, e le transazioni, che la paura, e i falsi calcoli diplomatici vorrebbero persuaderci, sfumeranno davanti alla maest\u00e0 del voto nazionale. Per\u00f2 la questione sotto questo aspetto vive e s\u2019agita fra l\u2019ardire generoso, che tenta il moto, e la tirannide, che fa l\u2019ultime prove e le pi\u00fa tremende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non cos\u00ed sui mezzi, pe\u2019 quali pu\u00f2 conseguirsi l\u2019intento, e tramutarsi la insurrezione in vittoria stabile ed efficace. Una classe d\u2019uomini influenti per autorit\u00e0 e per ingegno civile contende doversi procedere nella rivoluzione colle cautele diplomatiche, anzich\u00e9 colla energia della fede, e d\u2019una irrevocabile determinazione. Ammettono i principii, ri\ufb01utano le conseguenze: deplorano i mali estremi, e proscrivono gl\u2019estremi rimedii: vorrebbero condurre i popoli alla libert\u00e0 coll\u2019arti, non colla ferocia, della tirannide. <strong>Nati, cresciuti, educati a tempi, ne\u2019 quali la coscienza degli uomini liberi era in Italia privilegio di pochi, diffidano della potenza d\u2019un popolo che sorge a rivendicare gloria, diritti, esistenza, diffidano dell\u2019entusiasmo, dif\ufb01dano d\u2019ogni cosa, fuorch\u00e9 de\u2019 calcoli de\u2019 gabinetti, che ci hanno mille volte venduti, e dell\u2019armi straniere, che ci hanno mille volte traditi.<\/strong> <strong>Non sanno, che gli elementi d\u2019una rigenerazione fermentano in Italia da mezzo secolo, e ch\u2019oggi il desiderio del meglio \u00e8 fremito di moltitudini. Non sanno, che un popolo schiavo da molti secoli non si rigenera se non colla virt\u00fa, o colla morte. Non sanno che venti milioni d\u2019uomini, forti di giustizia, e di una volont\u00e0 ferma, sono invincibili<\/strong>. <strong>Dif\ufb01dano della possibilit\u00e0 di riunirli tutti ad un solo voto<\/strong>; ma essi, tentarono forse l\u2019impresa? Si mostrarono decisi a sotterrarsi per essa? Bandirono la crociata Italiana? Insegnarono al popolo, che non v\u2019era se non una via di salute; che il moto operato per esso doveva sostenersi da esso; che la guerra era inevitabile, disperata, senza tregua fuorch\u00e9 nel sepolcro, o nella vittoria? No: si ristettero quasi attoniti della grandezza dell\u2019opera, o camminarono tentennando, come se la via gloriosa ch\u2019essi calcavano fosse via d\u2019illegalit\u00e0, o di delitto. Illusero il popolo a sperare nell\u2019osservanza di principii ch\u2019essi traevano dagli archivi de\u2019 congressi o da\u2019 gabinetti: <strong>addormentarono l\u2019anime bollenti, che anelavano il sacrificio fecondo, nella fede degli ajuti stranieri: consumarono nella inerzia, o in discussioni di leggi, che non sapevano come difendere, un tempo che dovea consecrarsi tutto a\u2019 fatti magnanimi, e all\u2019armi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>[&#8230;] Ma nelle rivoluzioni ogni errore \u00e8 gradino alla verit\u00e0. Gli ultimi fatti hanno ammaestrata la crescente generazione pi\u00fa che non farebbero volumi di teoriche, e noi lo affermiamo, coi moti Italiani del 1831, s\u2019\u00e8 consumato il divorzio tra la giovine Italia, e gli uomini del passato.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Forse a convincere gl\u2019Italiani che Dio e la fortuna stanno coi forti, e che la vittoria sta sulla punta della spada, non nelle astuzie de\u2019 protocolli, si volea quest\u2019ultimo esempio, dove la fede giurata su\u2019 cadaveri di settemila cittadini fu convertita in patto d\u2019infamia e di delusione. Forse a insegnare che un popolo non deve aspettare libert\u00e0 da gente straniera, non bastava la vicenda di dieci secoli, n\u00e9 il grido de\u2019 padri caduti maladicendo: e si volea lo spergiuro di uomini liberi insorti sei mesi prima contro ad uno spergiuro, poi l\u2019esilio, le persecuzioni, e lo scherno. <strong>Ora, la Italia del XIX secolo sa che la unit\u00e0 dell\u2019impresa \u00e8 condizione senza la quale non \u00e8 via di salute: che una rivoluzione \u00e8 una dichiarazione di guerra a morte fra due principii: che i destini della Italia hanno a decidersi nelle pianure Lombarde, e la pace a fermarsi oltre l\u2019Alpi: che non si combatte, n\u00e9 si vince senza le moltitudini, e che il segreto per concitarle sta nelle mani degli uomini, che sanno combattere e vincere alla loro testa: che a cose nuove si richiedono uomini nuovi, non sottomessi all\u2019impero di vecchie abitudini o di antichi sistemi, vergini d\u2019anima e d\u2019interessi, potenti d\u2019ira e d\u2019amore, e immedesimati in una idea: che il segreto della potenza sta nella fede, la virt\u00fa vera nel sagri\ufb01cio, la politica nell\u2019essere e mostrarsi forti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo sa la Giovine Italia, e intende l\u2019altezza della sua missione, e l\u2019adempir\u00e0, noi lo giuriamo per le mille vittime, che si succedono instancabili da dieci anni a provare, che colle persecuzioni non si spengono, bens\u00ec si ritemprano le opinioni: lo giuriamo per lo spirito, che insegna il progresso, pei giovani combattenti di Rimini, pel sangue dei martiri Modenesi. <strong>V\u2019\u00e8 tutta una religione in quel sangue: nessuna forza pu\u00f2 soffocare la semenza di libert\u00e0, per\u00f2 ch\u2019essa ha germogliato nel sangue dei forti. Oggi ancora la nostra \u00e8 la religione del martirio: domani sar\u00e0 la religione della vittoria<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>E a noi giovani, e credenti nell\u2019istessa fede, corre debito di soccorrere alla santa causa in tutti i modi possibili. Poich\u00e9 i tempi ci vietano l\u2019opre del braccio, noi scriveremo. La Giovine Italia ha bisogno di ordinare a sistema le idee che fremono sconnesse e isolate nelle sue file: ha bisogno di purificare d\u2019ogni abitudine di servaggio, d\u2019ogni affetto men che grande questo elemento nuovo e potente di vita che la spinge a rigenerarsi: e noi, fidando nell\u2019ajuto Italiano, tenteremo di farlo: tenteremo di farci interpreti di quanti bisogni, di quante sciagure, di quante speranze costituiscono la Italia del secolo XIX.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[&#8230;] Noi snuderemo le nostre ferite: mostreremo allo straniero di qual sangue grondi quella pace alla quale ci sagrificarono le codardie diplomatiche: diremo gli obblighi che correvano a\u2019 popoli verso di noi, e gl\u2019inganni, che ci han posto in fondo: trarremo dalle carceri, e dalle tenebre del dispotismo i documenti della nostra condizione, delle nostre passioni, e delle nostre virt\u00fa: scenderemo nelle fosse riempiute dell\u2019ossa de\u2019 nostri martiri, escompiglieremo quell\u2019ossa, ed evocheremo que\u2019 grandi sconosciuti, ponendoli davanti alle nazioni, come testimoni muti de\u2019 nostri infortuni, della nostra costanza, e della loro colpevole indifferenza. Un gemito tremendo di dolore, e d\u2019illusioni tradite sorge da quella rovina, che l\u2019Europa contempla fredda, e dimentica, che da quella rovina si diffondeva ad essa due volte il raggio dell\u2019inciv\u00eclimento, e della libert\u00e0. E noi, lo raccorremo quel gemito, e lo ripeteremo all\u2019Europa, onde essa v\u2019impari tutta l\u2019ampiezza del suo misfatto, e diremo a\u2019 popoli: queste son l\u2019anime che voi avete trafficate sinora: questa \u00e8 la terra, che avete condannata alla solitudine e all\u2019eternit\u00e0 del servaggio!<\/p>\n<p>(da <em>Scritti di Giuseppe Mazzini<\/em>, Zanichelli, Bologna 1920).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Rileggiamo le parole con cui Giuseppe Mazzini introduceva il primo numero del periodico \u201cLa Giovine Italia\u201d, uscito nel 1832. 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