{"id":14346,"date":"2015-09-22T12:58:58","date_gmt":"2015-09-22T12:58:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=14346"},"modified":"2015-09-22T12:58:58","modified_gmt":"2015-09-22T12:58:58","slug":"da-atomi-a-collettivita-la-sfida-politica-e-filosofica-del-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14346","title":{"rendered":"Da atomi a collettivit\u00e0, la sfida politica e filosofica del domani"},"content":{"rendered":"<p><em>di <strong>GIAMPIERO CINELLI<\/strong> (ARS Lazio)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi capita spesso si interrogarmi filosoficamente sul senso del nostro essere un tessuto sociale, sui suoi presupposti, i suoi valori e i diritti\/doveri di chi fa parte di tale apparato. Il fatto che noi tutti apparteniamo a una collettivit\u00e0 \u00e8 vissuto con disagio da moltissime persone. Esistono in effetti diversi individui che non mancano mai di evidenziare il loro desiderio di affermarsi come entit\u00e0 distinte, indipendenti da un punto di vista valoriale, etico e pratico. Questa spinta verso una coscienza autonoma non \u00e8 una novit\u00e0 e neanche un male in s\u00e9, lungi da me dire che le coscienze non debbano svilupparsi in modo libero e autentico, tuttavia trovo che l\u2019atteggiamento di cui parlo, oggi sia portato all\u2019esasperazione, assumendo connotati che fanno trasparire quasi unicamente insofferenza, turbamento interiore e individualismo smodato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La frenesia dell\u2019indipendenza intellettuale e gestionale, oggi sarebbe quindi &#8211; nella maggior parte dei casi &#8211; un impeto di individualismo fine a s\u00e9 stesso, caratterizzato dalla voglia di non curarsi di principi generali e costituiti, che sono sedimentati nella natura e nella storia evolutiva del nostro gruppo sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli impulsi individualisti si denotano non soltanto nell\u2019intendere i costumi, ma soprattutto nella vita economica: \u201cla rivoluzione liberista\u201d ha instillato nei soggetti la tendenza a prevaricare l\u2019altro nel successo personale, o quantomeno lo ha reso pi\u00f9 facile, adattando il modello giuridico-economico a un comportamento atavico; si potrebbe dire quindi che la formula hobbesiana dell&#8217;<em>homo homini lupus<\/em> \u00e8 stata definitivamente istituzionalizzata nel sistema produttivo in cui ci troviamo da circa trent\u2019anni a questa parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto ho appena detto potrebbe in fondo non stupire. Qualcuno infatti mi risponderebbe che le dinamiche da me espresse sono insite negli umani ed \u00e8 giusto quantomeno regolarle attraverso una legislazione che ne riconosca la presenza e l\u2019imprescindibilit\u00e0. Lo stesso Montesquieu, ad esempio, credeva che gli uomini anche nella societ\u00e0 civile fossero continuamente in \u201cstato di guerra\u201d, inteso come la classica lotta del tutti contro tutti (\u201cbellum omnium contra omnes\u201d), e che l\u2019entit\u00e0 statuale li mettesse in condizioni di disputare tra loro pi\u00f9 o meno alla pari. Se accettiamo una visione del genere, possiamo allora sbrigare la faccenda con un concetto molto diffuso, quello secondo cui \u201cl\u2019uomo \u00e8 di natura competitivo\u201d. Insomma, data la natura competitiva dei soggetti, per una certa parte di intellettuali dobbiamo solo accettare che la competizione si esplichi, chiedendo alle istituzioni di normarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante quanto esposto sopra abbia una sua valenza e logicit\u00e0, si tratta di un\u2019interpretazione che a me non convince del tutto. L\u2019uomo \u00e8 s\u00ec competitivo ma ha in s\u00e9 anche un istinto alla collaborazione. Senza escludere la verit\u00e0 dell\u2019idea che nell\u2019essere umano lo spirito competitivo prevalga, credo che l\u2019obiettivo di una societ\u00e0 moderna sia cercare di smorzare questo elemento, attraverso un lavoro culturale coraggioso e promuovendo un sistema di valori appropriato a tale obiettivo.<br \/>\nI filosofi antichi ci insegnano che l\u2019uomo \u00e8 \u201canimale razionale\u201d, come possiamo quindi non sperare che la nostra mente &#8211; la quale pure ha in s\u00e9 vari aspetti istintuali &#8211; non possa elevarsi, arrivando a concepire che l\u2019individuo esiste solo in funzione del suo gruppo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A pensarci bene, non \u00e8 questa una concezione tanto singolare, perch\u00e9 apprendiamo proprio dai filosofi antichi l\u2019importanza che un tempo si dava all\u2019idea di collettivit\u00e0, un sentimento ancora molto presente nelle dottrine spirituali orientali. Nelle citt\u00e0 elleniche dell\u2019et\u00e0 classica, appunto, vigeva un forte senso di appartenenza; ne conseguiva il senso di responsabilit\u00e0 nei confronti degli altri cittadini, senso di responsabilit\u00e0 che induceva per esempio alla vergogna se in guerra ci si sottraeva allo scontro, fuggendo davanti al nemico, o un sentimento di inutilit\u00e0 se non si partecipava attivamente alla vita politica, o ancora un disonore se gli individui pi\u00f9 facoltosi avessero rifiutato di impiegare il loro denaro per allestire la tragedia (un principio che richiama un po\u2019 ai criteri di progressivit\u00e0 fiscale oggi in vigore), la quale era intesa come strumento educativo della cittadinanza, a riconoscimento del fatto che esistevano valori ritenuti collettivi. Attualmente un sistema di valori collettivi \u00e8 impensabile nel regime neo-liberale, tanto meno il concetto di \u201canimale sociale\u201d aristotelico che prese piede in quel contesto specifico. Il regime neo-liberale \u00e8 infatti antitetico a tutto ci\u00f2, poich\u00e9 predica la relativit\u00e0 dei principi etici &#8211; purch\u00e9 non si mettano in dubbio i principi del mercato &#8211; e il culto dell\u2019individuo come presupposto, in antagonismo con una cultura del sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il messaggio che esprimo dovr\u00e0 costituire un vero e proprio rinnovamento del pensiero, il Rinascimento del nuovo millennio. Ci sar\u00e0 quindi bisogno di una classe di intellettuali che si contrapponga a quella vecchia e incancrenita, in sinergia con dei partiti politici emergenti, i quali si facciano portatori di tali istanze di rottura col passato, traducendo in azioni pratiche e in materia di legge l\u2019input filosofico di cui si nutrono. Non sar\u00e0 facile e richieder\u00e0 un\u2019organizzazione certosina, oltre che un dispendio di risorse economiche e psico-fisiche massiccio. D\u2019altronde non possiamo esimerci, il sacrificio quasi si esige da coloro che sono in grado di recepire determinati concetti e farli propri trasmettendoli. E\u2019 una battaglia generazionale da combattere senza vigliaccheria, un destino, un dovere morale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO CINELLI (ARS Lazio) &nbsp; Mi capita spesso si interrogarmi filosoficamente sul senso del nostro essere un tessuto sociale, sui suoi presupposti, i suoi valori e i diritti\/doveri di chi fa parte di tale apparato. Il fatto che noi tutti apparteniamo a una collettivit\u00e0 \u00e8 vissuto con disagio da moltissime persone. 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